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Mozione per riconoscimento intesa Comune Udine – società Udinese Calcio che ha permesso ristrutturazione Stadio Friuli

Oggi ho presentato insieme ai consiglieri regionali Simona Liguori, Mariagrazia Santoro, Franco Iacop e Tiziano Centis una mozione dal titolo: “Riconoscimento, quale esempio meritevole di capacità imprenditoriale pubblico-privata, dell’intesa tra il Comune di Udine e la Società Udinese Calcio S.p.a., che ha permesso la ristrutturazione dello Stadio Friuli”.
La vendita all’Udinese del diritto di superficie, a seguito del contratto del 2013, tra Comune di Udine e Società Udinese Calcio S.p.a., ha permesso di riqualificare lo Stadio di Udine e realizzarne la copertura senza oneri per il pubblico. È un esempio quasi unico in Italia, vista la condizione attuale degli impianti di calcio nel nostro paese. La vendita, senza perdita del diritto di poter utilizzare lo stadio da parte del Comune, ha permesso inoltre di risparmiare quasi un milione di euro l’anno di soldi pubblici per le manutenzioni.
La recente delibera dell’ANAC, che non sembra tenere in debito conto quanto precedentemente riconosciuto da Corte dei Conti, TAR, Tribunale di Udine e la stessa ANAC rischia di venire strumentalizzata negativamente da alcuni per sminuire la valenza di un’opera che è attualmente presa a modello in varie città italiane. Questa mozione vuole esprimere il sostegno al Comune di Udine nel far valere il prestigio e rilievo che l’operazione ha portato al Friuli sia in termini sportivi che amministrativi.”
Così si è espresso Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra FVG, primo firmatario della mozione.

Ddl 122, sostegno e ripartenza dei settori cultura e sport e altre disposizioni settoriali: relazione Honsell

Dopo ben 3 tentativi falliti, e quasi un anno di attesa, finalmente sembra essersi aperto lo spiraglio per fornire sostegno e ristoro economico alle categorie più fragili dei lavoratori della cultura, dello spettacolo, della musica e dello sport. Evviva!

Questi lavoratori sono stati tra i più colpiti dalla devastante crisi economica che stiamo attraversando, perché operano soprattutto in attività artistiche “dal vivo”, che sono state quasi azzerate a seguito delle misure per fronteggiare la pandemia. Sono lavoratori fragili perché sono quasi sempre lavoratori intermittenti (gli artisti), oppure a chiamata, (la pluralità di figure funzionali alle attività culturali e artistiche stesse, ovvero i tecnici del suono e delle luci, i facchini ecc.).

Questi lavoratori sono tra i più fragili anche non in tempi di contagio, perché non raggiungono i volumi di ricavi che giustificano la costituzione di un’impresa, ma nonostante ciò, operando con partita IVA come lavoratori autonomi o con imprese individuali, sono classificati con quegli stessi codici ATECO che invece, qualora fossero imprese con fatturati più consistenti avrebbero già da tempo beneficiato di misure di sostegno, con i decreti regionali di ristoro precedenti.

Questi lavoratori sono però, tra i più preziosi in questi tempi sconvolgenti, perché con le loro attività aiutano a elaborare i drammi e i lutti della contemporaneità e a costruire un immaginario collettivo di speranza e di fiducia. Sono gli interpreti di un linguaggio che parla alla coscienza di tutti, con registri tra i più diversi e proprio per questo più popolari e universali. Vedere soffocate le loro voci, come è avvenuto fino ad adesso, penalizza pesantemente non solamente loro ma tutti i noi, rendendoci meno resilienti, meno capaci di dare un senso a ciò che ci sta avvenendo.

Come Open Sinistra FVG ci siamo battuti da mesi, perché questi lavoratori venissero riconosciuti e venissero superate quelle che da più parti, erano viste come criticità burocratiche insormontabili. Abbiamo indicato nei registri della previdenza sociale, dell’INPS, e dell’Agenzia delle Entrate i riferimenti da considerare. Siamo quindi lieti di essere finalmente riusciti a sgretolare quel muro di pregiudizi burocratici. Lo saremmo stati ancor di più se tutto ciò fosse stato riportato in questo testo di legge in modo più esplicito. Ciò non è avvenuto, ma il senso dell’Art. 2, le assicurazioni ricevute a voce dall’assessore e soprattutto il decreto attuativo previsto nel comma 4 dell’Art. 2, che verrà comunque valutato in commissione, ci rendono fiduciosi. Comunque, fino a quando non ne vedremo il contenuto, non possiamo averne la certezza. Per questo ci siamo riferiti a questa legge come ad uno spiraglio aperto, e non abbiamo usato la metafora della porta spalancata. Continueremo a vigilare dunque, i lavoratori della musica e spettacolo possono essere certi. E insisteremo se qualche tipologia ancora sfuggisse, adesso che la strada da noi indicata è stata finalmente percorsa.

La vicenda di questi lavoratori però, ci deve far riflettere anche su una questione più generale, che riguarda tutta la metodologia di attuazione dei ristori e dei contributi regionali. C’è infatti il rischio, che abbiamo spesso indicato in passato, che varare misure di ristoro non universali e non secondo il bisogno, come quelle varate prima di questa, aumentino le disparità più di quanto le riducano. Quelle misure, come del resto gli incentivi o le modalità di rinegoziazione del debito, aiutano infatti soprattutto, o solamente, chi prima della crisi si trovava già in una posizione di vantaggio e discriminano invece, o escludono, chi era più fragile o era rimasto indietro. Quindi misure come quelle varate in passato puniscono doppiamente gli ultimi.

Abbiamo segnalato già in molte occasioni questa dinamica perversa, che è quasi un esempio da manuale di effetto paradosso, o effetto rimbalzo: si cerca di aiutare chi si trova in difficoltà ma se non si misura il bisogno, l’effetto netto è di spingere chi è già svantaggiato a livelli ancora maggiori di svantaggio.

Osservate dunque come sono stati approvati i decreti ristori a fondo perduto: i lavoratori più deboli nel contesto economico precedente alla crisi sono gli ultimi ad essere stati aiutati!

Concludiamo questa relazione con alcuni commenti più specifici sull’articolato, che meriterebbero di venir considerate positivamente, per lo meno come ordini del giorno.

Il primo ha anch’esso quasi il sapore del paradosso: tra i luoghi della cultura non compare la SCUOLA! Con svariati emendamenti, inascoltati peraltro, in questi anni abbiamo cercato di sostenere lo sviluppo del raccordo tra teatro e scuola e tra musica e scuola. Queste attività, oltre a permettere in ogni epoca una modalità di apprendimento e di educazione alternativa, ovvero quella performativa e multifunzionale, in quest’epoca di pandemia potevano offrire nuove strategie per superare certe limitazioni della scuola in presenza e della didattica a distanza. Al comma 2 dell’Art. 1 si doveva dunque considerare anche la scuola come luogo della cultura. Proporremo un emendamento e un ordine del giorno in questa direzione.

È importante che le iniziative dell’Art. 3 vadano a compensare i possibili squilibri dei bandi ordinari dall’assessorato e non siano del tipo “piove sul bagnato”, oppure laddove c’è meno siccità, aggravando la desertificazione della cultura diffusa, confermando ancora una volta a i rischi di queste azioni straordinarie, già evidenziati.

Molto interessante infine è l’Art. 4. Se il cluster svolgerà un’attività di consulenza a livello di iniziative europee a tutti i lavoratori della cultura e dello spettacolo, comprese quindi le imprese individuali, permetterà di aprire una pluralità di scenari con importanti ricadute finanziarie e di nuovi orizzonti. Ciò sarà particolarmente importante e funzionale in vista del 2025 che vede Nova Gorica-Gorizia Capitale europea della Cultura. Questo cluster deve inoltre innescare dinamiche di dialogo e fertilizzazione incrociata (cross-fertilization) tra imprese cultuali anche individuali e imprese economiche in altri settori, anche di dimensioni molto più grandi. Anche qui preannunciamo un ordine del giorno.

Per tutti questi motivi e con lo spirito collaborativo che ci ha sempre contraddistinti, confermiamo il voto favorevole a questo decreto, che sarà tanto più convinto quanto più verranno accolte le nostre sollecitazioni.

Testo fuoriuscito dalla Commissione

Sul DDL n. 88 “Misure urgenti in materia di cultura e sport”

Non vi è alcun dubbio che ci sia necessità di una norma che affronti le gravi criticità della vasta e articolata galassia delle imprese culturali e creative nonché di quelle a carattere sportivo non professionistico. Queste, a seguito della chiusura di tutti i luoghi della cultura e della pratica sportiva, nonché del confinamento dei cittadini e delle modalità di distanziamento sociale, sono quelle che più delle altre sono state paralizzate nella propria attività. A tutt’oggi queste imprese sono quelle per le quali sono più incerti i tempi di ripresa delle attività normali e quelle per le quali è più problematico rendere compatibili le modalità operative tradizionali con le restrizioni sanitarie attuali e probabilmente future, almeno a breve termine. Poiché molte di queste imprese non hanno fini lucrativi né vesti giuridiche omogenee non tutte hanno avuto accesso agli strumenti di sostegno alla liquidità o ai crediti di imposta che il governo nazionale e quello regionale hanno predisposto.

Questa norma quindi è benvenuta, ma mi sarei aspettato che intervenisse in modo qualitativamente diverso, con più forza e creatività, per scongiurare che questa crisi conduca ad una “desertificazione delle imprese e dei soggetti culturali e sportivi”, come recita l’appello a livello nazionale redatto da un nutrito gruppo di operatori e intellettuali. Mi sarei aspettato che fossero delineate strategie per una nuova convenzione tra soggetti culturali ed amministrazione regionale, e fosse istituito un osservatorio per monitorare le diverse problematiche di questa tipologia di soggetti e la loro evoluzione. Le imprese creative e sportive sono infatti fondamentali per sviluppare e sostenere quelle reti sociali che, già messe in crisi dal modello di sviluppo precedente alla crisi epidemiologica, sono state molto preziose per mitigare il disagio derivante dall’emergenza sul piano della salute, intesa come benessere non solo fisico ma anche relazionale e mentale. Il nostro paese, inoltre, proprio in queste imprese e questi soggetti manifesta uno dei suoi caratteri nazionali. Avrei desiderato che questa norma contenesse anche qualche idea nuova che indirizzasse il mondo delle imprese creative e culturali verso nuovi orizzonti innovativi, tecnologici e digitali. Queste aziende sono molto importanti per la crescita e la trasformazione della coscienza collettiva. Se riusciremo ad elaborare i lutti di questa epidemia sarà proprio attraverso il loro contributo. Avrei desiderato quindi che fossero introdotti strumenti finanziari per la sperimentazione artistica e riprogettazione dei contenuti e per la loro fruizione a distanza, e per il potenziamento telematico di queste imprese.

Questa legge invece non va oltre il mantenimento dello status quo. Certamente lo fa in modo ragionevolmente compiuto e, diciamo pure, generoso. Addirittura infila anche alcune deroghe che non sarebbero nemmeno tanto giustificate. In questo senso, l’Assessore dimostra attenzione puntuale, ma ci rimane la preoccupazione che alla fine si riesca a puntellare proprio le imprese più solide e si trascurino quelle più fragili. Non si ha la garanzia che siano state ricomprese proprie tutte le diverse forme giuridiche con le quali operano le varie imprese di questi settori.

La nostra posizione non è quindi contraria a questo DDL, se non su alcuni punti che cercheremo di emendare, ma vorremmo richiamare l’Assessorato “alle imprese culturali e creative” ad essere più creativo!

Mi sarei infine anche aspettato un controllo più preciso sugli investimenti, alla luce dell’urlo di dolore recentemente lanciato dal Presidente della Regione, che in clima di pandemia ancora non superata, ha alimentato lo sconforto generale dichiarando che “potranno mancare le risorse per garantire il sistema sanitario”!

Andando più nel dettaglio dell’articolato, si apprezzano tutti gli articoli per così dire emergenziali che confermano i contributi, se non addirittura li anticipano, permettendo rimodulazioni e rendicontazioni che possano compensare le spese derivanti dall’emergenza, come gli Artt.1-4, 7 e 8, 11 e 12, 17 e 18 e 21, 22 e 23. Incidentalmente si rileva l’attenzione riservata all’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano e dalmata agli Artt. 5 e 6. Il contributo dell’Art bonus all’Art. 9 poteva essere ulteriormente ridotto, come è stato richiesto da alcuni soggetti, per favorire le imprese culturali più piccole, e si sarebbero potuti introdurre altri strumenti di credito di imposta per azioni a favore di soggetti del settore. Lascia invece molto perplessi l’Art. 10 che permette di creare credito di imposta alle aziende investendo ne “I favolosi ONU 17”: a nostro avviso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile meriterebbero ben altra attenzione da parte di questa Giunta, che non devono essere solamente offerti come foglia di fico alle imprese, senza nessuna garanzia che partecipino attivamente allo sviluppo e al consumo responsabile e alla transizione energetica, ovvero allo spirito di tali obiettivi.

L’Art. 13 è invece il più discutibile, e ci vede assolutamente contrari. Vengono concessi contributi a Musei, a fondo perduto, senza che sia più necessario proporre e concordare un progetto culturale. Molti di questi musei, senza ombra di dubbio, non sono minimamente a rischio di fallimento. Perché è stato abbandonato il modello qualificante della precedente amministrazione regionale che prevedeva un protocollo, veramente creativo soprattutto per i musei privati, a fronte di contributi? Adesso vengono ammesse anche spese di mero funzionamento come le spese di pulizia o le utenze elettriche e il riscaldamento a enti che certamente in questo momento non hanno bisogno di queste risorse. Stranamente, proprio in un frangente nel quale i più creativi, se stimolati, avrebbero potuto spiccare voli innovativi straordinari nell’accessibilità e la fruizione a distanza del loro patrimonio, si curva invece la traiettoria del loro sviluppo verso il basso, ovvero verso il mero sussidio assistenziale. Ma davvero musei che dipendono da enti che hanno vitalità millenaria avevano bisogno, proprio in questo momento nel quale, come ci spaventa il Presidente Fedriga, forse non si riuscirà a mantenere nemmeno il sistema sanitario, di ricevere contributi generici a fronte di una mera loro esistenza? Tante imprese creative non si riprenderanno e noi facciamo piovere sul bagnato? Non a caso, infatti, si sono aperte le cateratte in Commissione e la moneta cattiva ha scacciato quella buona. Abbiamo assistito ad una corsa all’emendamento, cioè ad un assalto alla diligenza della quale hanno approfittato in modo scomposto un po’ tutti. Peccato! La via della progettualità creativa è stata sepolta. Queste cifre ancorché singolarmente non enormi, sono ancora più esagerate tenendo conto invece dell’esiguità delle risorse devolute al sistema delle biblioteche, sistema che peraltro è giustamente rafforzato dagli ottimi articoli 14, 15 e 16. Chiederemo qui un riequilibrio.

Gli Art. 18, 19 e 20, infine, sembrano poco giustificati in quanto prevedono deroghe strutturali che non sembrano direttamente correlate alle criticità della pandemia.

In conclusione non daremo certo un parere negativo a questo DDL perché l’Assessore ci ha anche confortato nel dichiarare di operare in stretto contatto con il governo nazionale, a differenza di quanto hanno dichiarato invece altri suoi colleghi assessori per le materie di loro competenza. Inoltre la natura stessa degli articoli emergenziali è appropriata alle esigenze del momento. Rimane però comunque l’insoddisfazione. Avremmo voluto veder gettate le basi per una svolta ad una situazione che era critica e sottovalutata anche prima dell’emergenza epidemiologica, una svolta che avviasse un Piano di sviluppo innovativo per le imprese creative e sportive, che oggi sono doppiamente a rischio di scomparsa. Invece abbiamo ricevuto una norma che cerca solamente di “tamponare” e mitigare il danno. Aspettiamo dunque fiduciosi una legge più significativa offrendo in tal senso la nostra collaborazione e quella della rete di operatori che a noi si sono rivolti.

Qui il testo del Disegno di Legge approvato in Commissione

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