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Relazione Honsell su DDL 125 “Politiche integrate di sicurezza e ordinamento della polizia locale”

Perché il titolo di questo DDL non è <<Modifiche alla L.R. 29 aprile 2009, N. 9 recante “Disposizioni in materia di politiche di sicurezza e ordinamento della polizia locale”>> quando di questo trattano buona parte degli articoli come mi è stato fatto notare, sarcasticamente, dall’assessore in Commissione? È forse per dare maggiore enfasi a questo provvedimento, che ha un significato strategico nella politica propagandistica di questa maggioranza, mentre il parlare di mera “modifica” non avrebbe dato sufficiente visibilità sui social networks? O forse questo DDL, nel modificare tale legge, sottende invece un più sottile cambiamento nel paradigma della polizia locale, il cui controllo viene centralizzato in Regione a scapito dell’autonomia dei Comuni, come si evince da svariati articoli quali 6, 11, 15 e 16. Quanto sarebbe ironico tutto ciò nei confronti di quei Comuni che all’epoca delle UTI rifiutarono il coordinamento sovracomunale delle polizie locali, proprio perché si sarebbe indebolita la figura del “vigile di quartiere”, che adesso con l’Art. 6 viene addirittura azzerata! Probabilmente valgono entrambe queste interpretazioni nella scelta del titolo.

Certamente in questo DDL c’è la volontà di rileggere tutti i fenomeni sociali che stiamo vivendo esclusivamente sub specie di “controllo e sicurezza”. Con azioni negative e non con azioni positive. Ciò si concreta nell’irrobustimento degli articoli sugli addetti alla sicurezza sussidiaria quali gli steward (Art. 8), a cui si vanno ad affiancare una pletora di altre figure della cosiddetta sicurezza partecipata: i volontari per la sicurezza (Art.10), i gruppi di vicinato e i gruppi di cittadinanza attiva comunque denominati (Art. 11). (Riguardo a questi ultimi non posso esimermi dal sottolineare che la quasi cinquantenaria associazione Cittadinanzattiva, che “promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza” certamente non si riconoscerebbe in tale articolo. Tale dicitura è un autentico caso di domain-grabbing, si direbbe in gergo internet.)

Questa forte regimentazione della comunità in chiave di sicurezza è, a nostro avviso, molto preoccupante. Più volte in commissione l’Assessore ha portato l’esempio di gruppi FB sorti spontaneamente con lo scopo della sorveglianza e controllo del vicinato. Ronde di quartiere e altri gruppi nostalgici di un para-militarismo che speravamo superato, saranno certamente ancora più legittimati dall’Art. 11 del DDL a dare libero sfogo alla loro vocazione repressiva nei confronti dei propri vicini. Non v’è dubbio che il loro occhio vigile colpirà subito i concittadini con abitudini dissimili dalle loro, creando un clima di paura e diffidenza verso i “diversi” o verso chi non voglia omologarsi ad una logica autoritaria. Quanto renda ancora più pericolosa questa deriva è che il Sindaco sia completamente escluso dal processo di riconoscimento di questi gruppi. L’Art. 11 è secco, e recita così: “La Regione riconosce …come strumenti …dell’attività di prevenzione”. Ci sarà dunque un albo regionale delle associazioni di controllo e repressione del vicinato? Non ho ricevuto risposta. Auguri, Sindaci!

Inoltre gli Artt. 3 e 4 che istituiscono l’Osservatorio sulla Sicurezza nonché quelli successivi che definiscono i principi della sicurezza integrata ai sensi del D.L. 14/2017 e gli obiettivi generali del programma annuale della sicurezza delineano una concezione dello spirito di comunità, che rifiutiamo nel modo più netto. Il senso di comunità non si costruisce sulla diffidenza e il sospetto, su azioni negative, che sono alla base di tutte queste iniziative, bensì su azioni positive di solidarietà nel riconoscere chi è diverso da noi come vicino a noi. Clamorosi nel rappresentare questa visione mi sembrano alcuni commi dell’Art. 3 che definiscono i temi di cui si occupa l’osservatorio. Il comma 2 lettera b) recita così “valutazione e rilevazione dei fenomeni di devianza, di emarginazione e di bullismo”. Ma come, mescola vittime e carnefici? Ma il problema dell’emarginazione è un problema sociale che va combattuto abbattendo le disparità, non è un problema di sicurezza! Altrettanto preoccupante è il comma 2 lettera e) che concerne il “monitoraggio del problema dell’immigrazione clandestina”. Ma tra tutti i problemi di illegalità che affliggono la nostra società che a nostro avviso sono in primo luogo l’infiltrazione mafiosa, il lavoro nero e l’evasione fiscale, si vuole mettere l’accento proprio su un fenomeno che ben sappiamo come marginale e legato alla problematica delle migrazioni e dei richiedenti asilo, che sono comunque riconosciuti dalla nostra Costituzione? E per giunta, si utilizza lo stesso lessico che è risuonato in quest’aula ai primi di agosto dalla bocca di quei facinorosi che, avendo sfondato i controlli degli ausiliari alla sicurezza del Consiglio, si proponevano con megafono e proclami come i nuovi paladini della sicurezza? Almeno per questione di rispetto istituzionale tale locuzione non andava usata nel testo di legge!

Circa l’osservatorio non posso non rilevare come l’ampia argomentazione contra speculas, che fu svolta dalla Giunta quando la proposi nella PDL per il contrasto ai fenomeni di solitudine, non sia stata applicata in questo caso e non siano stati nemmeno chiariti i costi le modalità di gestione delle figure di cui ci si intenda avvalere.

Un’ultima considerazione generale, in Commissione si è spesso parlato di “percezione di insicurezza”. A parte che dal VI secolo a.C. si diffida dalla “percezione” se questa non corrisponda alla “verità”, ma se dunque di verità si tratta allora questa Giunta ha forse fallito nell’assicurare quella sicurezza che fu il suo cavallo di battaglia elettorale? E se si fosse voluto affrontare proprio il “pregiudizio” di insicurezza, altre sarebbero state le misure da introdurre, volte a costituire una comunità più coesa, più aperta e fiduciosa. Non vi è dubbio infatti che questa propaganda sulla sicurezza martellante, amplifica proprio una percezione falsa, seminando paura e diffidenza. Amaramente si deve riconoscere che questo DDL lungi dal rasserenare il clima nelle nostre comunità, ponendo in risalto le iniziative autogestite di volontari per la sicurezza, di fatto alimenta la paura a tutto vantaggio di quei suoi imprenditori che avvelenano la nostra quotidianità.

Per tutti questi motivi in Commissione abbiamo votato contro questo DDL.

Non abbiamo ritenuto nemmeno corretto che non ci sia stata una trattazione ordinaria del DDL ovvero che non sia stata pianificata una pausa tra l’illustrazione del provvedimento legislativo e l’espressione del parere. A nostro avviso dovrebbe essere assicurato di prassi uno spazio per le audizioni. Le audizioni servono ai legislatori per comprendere le motivazioni dei portatori di interesse, anche quando magari possono aver già espresso un parere positivo. L’osservazione più volte ribadita dall’Assessore che il CAL si era già espresso positivamente non ha nessun rilievo, infatti, sull’eventuale audizione del presidente del CAL stesso. Le audizioni sono momenti di approfondimento per i legislatori attraverso il dialogo. Ribadiamo quindi con forza che si possa al più presto ritornare ad una procedura ordinaria nella trattazione dei provvedimenti legislativi.

Con il consueto spirito costruttivo cercheremo di offrire dei contributi.

Il primo è volto a chiarire cosa si dovrebbe intendere a nostro avviso per sicurezza integrata. Il nodo è l’Art.6. La sicurezza è integrata se gli interventi definiti nel programma si coordinano e si integrano con le politiche regionali in materia di prevenzione, contrasto e riduzione delle cause del disagio e dell’emarginazione sociale, riqualificazione urbana e del territorio, vigilanza urbanistica e del demanio, protezione civile e tutela dell’ambiente nonché prevenzione dei disastri naturali e incendi, formazione professionale, e politiche attive del lavoro e rapporto con gli enti locali. Così hanno interpretato il D.L. 14/2017 altre regioni alle quali avremmo dovuto ispirarci. Sicurezza integrata significa infatti sviluppare progetti integrati a cominciare dalle direzioni regionali, gli enti locali e gli altri enti pubblici. Non si integra invece irreggimentando sotto l’egida della polizia locale ogni sorta di gruppo o gruppuscolo che se ne autonomini custode.

Proprio il tema della programmazione e dei regolamenti ci conduce ad un’altra questione che deve essere sistematicamente ribadita in Consiglio a suon di emendamenti di questi tempi. La Giunta non può richiedere deleghe in bianco. Regolamenti e programmi vanno emanati sentita la Commissione competente. E questo il caso degli Artt. 15 e 16. Addirittura all’Art. 31, tale passaggio previsto nell’Art. 25 della vecchia L.R. 9/2009 è stato abolito. Con lo stesso spirito ogni programma, e in primis quelli dell’Art. 6, andrebbe rendicontato rispetto ad indicatori di risultato reali e non “percepiti”.

Intendiamo proporre emendamenti abrogativi e la riformulazione di altri articoli cercando di far emergere il significato di “integrazione” sopra delineato. In particolare intendiamo puntare sulla mediazione sociale come strumento per il superamento dei conflitti e su programmi che prevedano azioni positive di carattere sociale e non meramente negative. Introdurremo anche precise garanzie che dovranno soddisfare tutti coloro che verranno reclutati nelle varie forme di sicurezza partecipata. Il tema della sicurezza sui social network e dei social come veicolo di odio sembra piuttosto sottovalutato. Cercheremo di provvedere.  Analogamente proporremo di reintrodurre esplicitamente i riferimenti alla privacy nella costruzione della banca dati delle telecamere.

Infine rileviamo come molte siano le situazioni nelle quali il controllo della polizia locale sembra indebolirsi e sfuggire ai sindaci, intendiamo restituire forza a tale controllo.

In conclusione confermiamo la valutazione molto negativa su questa norma già espressa in Commissione.

Il testo del Disegno di Legge 125 fuoriuscito dalla Commissione

Centrosinistra ed elezioni amministrative: appello di Furio Honsell e Giulio Lauri

Nel 2021 andranno al voto 37 comuni e circa un terzo dei cittadini residenti nella nostra regione. Una tornata amministrativa importante che coinvolge i comuni di Trieste e Pordenone oltre a diverse altre realtà di grande importanza nel contesto regionale. Nei fatti siamo di fronte all’ultimo vero impegno rilevante in termini elettorali prima del rinnovo del governo regionale previsto per il 2023. A tale proposito la domanda che formuliamo è una sola: esiste ancora una coalizione di centro sinistra? E se la risposta è sì, come si sta preparando per fronteggiare quelle che sono vere e proprie elezioni di “mid term”?

Non nascondiamo la nostra preoccupazione: la percezione è che non si riesca a vedere un disegno unitario capace di legare assieme questa ondata elettorale, ma che si creda (o si voglia far credere) che ogni singola competizione faccia storia a sé e quindi non vi sia un’unica visione, ma 37 visioni diverse ciascuna separata dalle altre. È un approccio pericoloso: non sono più tempi di solitudine o splendidi isolamenti, le sfide sul tappeto sono tali per complessità e importanza da poter essere affrontate solo con un’alta coerenza politica e programmatica e dunque è urgente e non rinviabile iniziare a riallacciare i fili di una coalizione che dopo il voto del 2018 solo episodicamente si è presentata in modo unitario di fronte ai cittadini.

Ci serve un metodo e ci serve un perimetro, entrambi necessari per legare assieme queste 37 competizioni in un unico disegno. La responsabilità di definire entrambi spetta inizialmente al Partito Democratico, che è indubbiamente il soggetto politico più forte elettoralmente è più organizzato della coalizione, e che proprio per questi motivi ha il prestigio e l’onere della proposta.

Open FVG-Sinistra Civica si sente naturalmente parte integrante di questo processo di ricomposizione del campo progressista e riformista ed è pronta a contribuire con il proprio patrimonio di idee e di esperienze ad ogni livello; per questo chiediamo formalmente ai vertici del PD e al capo politico della coalizione di centro sinistra Sergio Bolzonello – che ci guidò nel 2018 –  la convocazione di un tavolo politico e aperto a tutte le realtà partitiche e civiche che fanno riferimento alla coalizione o che sono attive nelle realtà amministrative che andranno al voto, al fine di costruire progetti e candidature capaci di invertire quella rotta che vede il centro sinistra troppo spesso perdente nella nostra regione da ormai cinque anni.

Perseguire miopi interessi di partito non è convenienza di nessuno, così come non conviene a nessuno affrontare separatamente e in modo divisivo questa stagione elettorale ma, invece, è interesse dei partiti del centro sinistra attivarsi realmente su proposte politiche rinnovate e incisive utili oggi per offrire una valida alternativa di governo alle visioni reazionarie della destra al potere e in prospettiva affrontare la competizione del 2023 in modo meno improvvisato di quanto accaduto in passato.

Furio Honsell, consigliere regionale e Giulio Lauri, Presidente Open FVG – Sinistra Civica

Sviluppoimpresa, il commento del consigliere Honsell

“Abbiamo votato a favore alla legge SviluppoImpresa perché nel complesso pensiamo sia una legge ampia ed antologica e costituisce un’apertura di credito nei confronti dell’assessorato in un momento di profonda crisi non solamente sanitaria ma anche sociale ed economica.”
Esprime parere positivo il Consigliere di Open Sinistra Fvg Furio Honsell: “Hanno accolto alcuni fra i nostri spunti in tema di efficientamento energetico, sostenibilità ambientale, innovazione, cultura digitale e di open technology, e ancora in tema di servizi agli anziani e con gli anziani (silver economy) che avevamo sostenuto in numerosi emendamenti e ordini del giorno anche in passato”.
“Esprimo inoltre soddisfazione del fatto che, per la prima volta in questa legislatura si pone finalmente l’attenzione sul tema della sostenibilità ambientale. Anche in questo senso credo che le nostre battaglie ed i nostri suggerimenti di questi anni abbiano sortito finalmente degli effetti.”
“La legge senz’altro non è perfetta e senz’altro subirà delle modifiche e dei correttivi nel prossimo futuro, mi auguro che quando succederà verrà accolto il mio invito a porre l’attenzione su quella che sarà la grande sfida dei prossimi mesi ovvero attrezzare l’impresa a gestire il momento nel quale verrà meno il blocco dei licenziamenti in modo che non siano poi i lavoratori a pagare le conseguenze della crisi.”

DDL 123, SviluppoImpresa: relazione di minoranza

C’è bisogno di un radicale cambiamento di paradigma! Quindi vi è un’unica domanda da porsi su questo DDL: in che misura ci aiuta a compierlo?

Undici mesi sono trascorsi da quando scoppiò nell’incredulità generale, questa gravissima emergenza socio-economica e sanitaria che purtroppo ancora perdura in un clima contraddittorio di allarme giustificato e colpevole negazionismo. Undici mesi che hanno sconvolto profondamente, sin negli aspetti più elementari le dinamiche sociali e private compromettendo la nostra capacità di progettare il futuro. Con preoccupazione ci interroghiamo quindi su come avviare una ripresa in tanti settori duramente colpiti, se non desertificati (turismo e spettacolo per citarne due emblematici), e su quali saranno i terribili contraccolpi occupazionali, quando verrà meno il blocco dei licenziamenti.

Ci chiediamo inoltre se gli sconvolgimenti planetari che stiamo vivendo non siano l’anticipazione di quelli previsti dall’incessante riscaldamento globale di origine antropica, che ha portato l’ultimo decennio ad essere il più caldo degli ultimi 12.000 anni.

A nostro avviso una risposta non si può trovare se non coniugando in modo strategico e integrato una ripresa resiliente a un progresso sociale e di consapevolezza ambientale, sostenibile e solidale, attraverso la riduzione degli squilibri territoriali, le disparità tra i cittadini, gli sprechi e i consumi. Non voglio più usare l’espressione banale “sviluppo”, che invece compare un po’ semplicisticamente nel titolo del DDL in questione, perché non penso ci siano più spazi da consumare su questo pianeta nei quali ci si possa “sviluppare”, senza che si scatenino nuovi e ancor più devastanti meccanismi retroattivi (feedback negativo).

Desta molta preoccupazione inoltre, che non ci si interroghi affatto su come progettare i “tempi del contagio”. Si guarda invece solamente oltre, come se fosse scontato che presto tutto questo finirà e si potrà ritornare alla normalità. Ma è proprio il senso della parola normalità che andrebbe invece messo in discussione se si vuole che le sofferenze degli ultimi undici mesi non siano state inutili. Tanto per dare un esempio la riduzione degli spostamenti e lo smart working vanno guidati e valorizzati e non lasciati all’iniziativa delle singole imprese come opportunità di speculazione.

A nostro avviso questo DDL è una risposta debole a questi pressanti interrogativi. Va comunque riconosciuto che costituisce, almeno, una qualche risposta.

Bisogna prenderne atto, undici mesi fa si interruppe per sempre, una normalità. Eravamo alla conclusione delle relazioni sul DDL 80, che porta lo stesso nome del presente DDL: SviluppoImpresa. Quella era una norma che giudicavamo in modo moderatamente positivo, anche perché si innestava, arricchiva e sottoponeva ad una appropriata manutenzione la L.R. 3 del 2015 Rilancimpresa, della quale riecheggiava sin il sottotitolo. Una Legge quest’ultima, che peraltro, come è stato indicato nell’ultima seduta del Comitato LCV del FVG, ha dato esiti positivi, rispetto ai parametri considerati. Ma fu norma che certamente non evitò una molteplicità di crisi aziendali e perdita di posti di lavoro. Al riguardo va rilevato infatti che tali crisi che colpirono settori cruciali e certamente non in dismissione come quelli dell’occhiale o dell’elettronica, furono subite molto passivamente dalla classe imprenditoriale della regione. Quindi l’impresa era ben lontana da un qualche rilancio. La prima domanda specifica su questa legge non può quindi non essere: questo DDL come attrezza l’impresa, che vorrebbe sviluppare, per il momento nel quale verrà eliminato il blocco dei licenziamenti? Preoccupa che nulla in questa legge risponda direttamente a questa domanda.

Undici mesi fa come Open Sinistra FVG davamo comunque una valutazione moderatamente positiva al DDL 80, più per la direzione nella quale cercava di legiferare che per le concrete strategie che metteva in campo. Indicavo nella relazione a tale DDL (a cui rimando) soprattutto una mancanza di un’energica strategia globale integrata e suggerivo numerosi correttivi.

Va riconosciuto che nel DDL 123 molte delle nostre osservazioni sono state riprese nelle keywords di numerosi articoli. Annotiamo che è stato raccolto inoltre il senso di molte delle sollecitazioni proposte da Open Sinistra FVG in questi undici mesi attraverso i nostri ordini del giorno, emendamenti, nonché le due PDL da noi depositate, ovvero la Proposta di Legge n. 77 sulla transizione energetica e il contenimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili e la Proposta di Legge n. 124 sul software libero e Open Source. Il testo del DDL 123 è oggi molto più ricco e senza dubbio più efficace di quello del DDL 80, anche per aver accolto il significato dei nostri contributi. Concetti quali cultura digitale, efficientamento, sostenibilità, e transizione energetica, silver economy, valorizzazione degli spin-off, e delle certificazioni, da noi ripetutamente ribaditi sono oggi tutti presenti a qualche titolo. Non tutti in verità con la frequenza che a nostro avviso sarebbe stata opportuna, perché ciascuno se pienamente elaborato aprirebbe già da solo importanti orizzonti e individuerebbe direzioni lungo le quali irrobustire il nostro sistema economico.

Come undici mesi fa esprimiamo quindi un apprezzamento collaborativo per il carattere antologico di questo provvedimento di quasi un centinaio di articoli che accennano a temi cruciali: dalla digitalizzazione alla promozione delle start up, dalle nuove modalità di accesso al credito (attribuendo anche nuove responsabilità a Friulia) al sostegno all’internazionalizzazione, dall’economia sostenibile a quella circolare, al riuso e al recupero, dal welfare aziendale, alla responsabilità sociale di impresa a dal riordino dei consorzi l coordinamento delle risorse. Molto significativo è il ruolo che grazie a questa legge potrà svolgere l’Agenzia Lavoro e SviluppoImpresa. Riconosciamo quindi senza indugio l’impegno dell’Assessore e dei suoi uffici. Hanno tutti dimostrato competenza e una certa visione meritando senz’altro un ringraziamento per il lavoro fatto.

Con il consueto spirito propositivo che ha sempre caratterizzato la nostra presenza in questo Consiglio regionale presenteremo comunque degli emendamenti che riteniamo migliorativi nel dettaglio dell’articolato nonché ordini del giorno. In particolare ne annunciamo sull’Open technology e la cultura digitale alla luce della nostra Proposta di Legge n. 124 sul software Open source che abbiamo recentemente depositato. Mireremo inoltre a consolidare i meccanismi che favoriscono lo spin-off della ricerca verso la costituzione di start-up e l’attività di R&D, e richiameremo con maggiore costanza il tema della sostenibilità, che non va mai dato per scontato se si vuole progettare a favore della Next Generation. Saremo anche fermi a richiamare sempre il coinvolgimento delle Commissioni competenti nei numerosi articolati che delegano decisioni a nostro avviso importanti alla Giunta. Siamo fiduciosi che alcuni degli spunti che offriremo possano essere valorizzati. Nostro obiettivo fondamentale è quello di caratterizzare l’idea di progresso economico regionale come l’acquisizione di un ruolo da protagonisti scongiurando che alcune dinamiche, come quelle della rivoluzione digitale, possano invece ridurlo banalmente a quello di mero consumatore colonizzato.

Avremmo dunque potuto dare un voto positivo in Commissione piuttosto che esprimere un’astensione? Ci siamo astenuti solamente come sollecitazione tattica?

Purtroppo la riposta è che il voto di astensione nasce dalla preoccupazione, già evidenziata, che questa norma non raggiunga tutto il potenziale che potrebbe avere in un momento tanto difficile per il nostro sistema economico. Le criticità strutturali che evidenziammo undici mesi fa relativamente all’impianto della DDL 80 permangono e rischiano di indebolire le innumerevoli azioni positive che il ricco articolato di questa norma potrebbe invece innescare. Voglio dunque riprenderle nel rispetto del difficile ruolo di un’opposizione, che deve essere coscienza critica e momento fondamentale nel processo di miglioramento continuo dell’azione legislativa. Le criticità principali di questo DDL sono le seguenti.

  1. Di sviluppo non si dovrebbe più parlare bensì solamente di progresso e dunque andrebbero specificate maggiormente le direzioni nelle quali andare.
  2. È necessario promuovere un cambiamento di paradigma. In questa legge si offrono importanti disposizioni per la modernizzazione, ma questo è il linguaggio del business as usual, che ci porterà tutt’al più a rimandare la catastrofe ambientale. Un articolo emblematico è quello del Capo IX, art. 57. Non una parola sulla direzione nella quale innovare davvero, per rendere più sostenibili tali settori che sono tra i più energivori. Mancano inoltre articoli efficaci per favorire il recupero dell’infrastruttura dell’unico turismo ormai possibile ovvero quello: lento, sostenibile, culturale.
  3. Pesantissima è ancora la frammentazione a silos con la quale è organizzata l’azione di questa legge. Non è possibile non integrare le strategie dell’assessorato alle attività produttive a quelle dell’assessorato all’ambiente, dell’assessorato alla ricerca, formazione e lavoro, di quello all’agricoltura, o di quelli all’infrastruttura. Comprendo che un atteggiamento secondo il whole-of-government approach non è facile, ma ogni azione condotta in isolamento da un singolo assessorato è destinata a non incidere sul sistema. Perché si continua a non esplicitare mai nemmeno un raccordo tra le varie direzioni?
  4. Altro raccordo assente è quello con le strategie di progettazione europea soprattutto rispetto alle varie articolazioni della Next Generation EU Initiative. Come è possibile che l’autorità di gestione dei fondi europei non sia presso l’assessorato alle attività produttive, ma sia altrove, e in questa legge non figuri mai?
  5. Molti articoli in questa legge, quali l’art. 18 sulla trasformazione digitale o l’art. 21 sull’Open Technology sono troppo vaghi e quindi denunciano una scarsa elaborazione progettuale. Non basta elencare le keywords perché vengano implementate. Analoga preoccupazione rileviamo sugli articoli relativi all’ingegneria finanziaria, che ribadiscono lo stereotipo che lo strumento finanziario possa da solo, genericamente, innescare idee imprenditoriali sostenibili e resilienti. Guardando al passato sembra invece piuttosto l’opposto.
  6. Questa legge soffre anche di un’altra sindrome che definirei dell’ipertrofia dell’intermediazione. Prima di delegare ad altri soggetti ed altre agenzie temi importanti quali l’innovazione e la digitalizzazione, la Regione dovrebbe dare indicazioni precise su cosa vuole che venga fatto. La politica non deve abdicare le scelte di indirizzo ai tecnici. Questo modo di agire soffoca tra l’altro il pluralismo. Si dovrebbe redigere un piano regionale dello sviluppo della ricerca e della digitalizzazione a cui partecipino rappresentanti di tutti i portatori di interesse. Solamente una volta definito il piano, si deleghi il tutto ad un’agenzia. In questo DDL avviene il viceversa. Si trova l’agenzia e buonanotte! Si rischia di mette su un piedestallo un’agenzia sperando che, come per magia, decida la cosa giusta da fare. Inevitabilmente darà risposte secondo i propri stereotipi. Cluster, consorzi, distretti: c’è un rischio concreto di confusione ordinamentale e operativa, se non addirittura di conflitti di interessi. L’art. 62, comma 1, è un esempio emblematico di questa dinamica.
  7. Nel DDL mancano indicatori precisi di risultato e di impatto. Come scrivevo circa il DDL 80, anche il presente DDL nasce secondo un paradigma vecchio: erogare più risorse sperando che gli imprenditori, operando nella massima libertà, abbiano buone idee. Ma, esattamente come c’era bisogno di fare una legge che facesse progredire la nostra regione verso un nuovo paradigma di progresso, così c’era bisogno di una legge che incarnasse un nuovo paradigma legislativo. Il DDL 123 invece, certamente non è una legge di riforma, ma solamente una norma di modernizzazione ovvero di aggiustamento.
  8. Quest’ultimo punto si riflette anche nel fatto che questa legge corposa non è un testo unico sulle imprese nell’era Covid e del riscaldamento globale fuori controllo. Per capire come opera si deve ancora saltabeccare tra svariati testi normativi a cominciare dalla L.R. n. 3 del 2015. Lo strumento legislativo è quindi sempre più saldamente in mano ai pochi guru che sanno navigarci e interpretarlo. Il potere del tecnicismo è ancora inespugnabile.

Concludiamo con alcune considerazioni più puntuali ma non meno importanti.

Si è detto che il concetto di sostenibilità dovrebbe essere martellante un po’ ovunque nella legge, ma in particolare nell’articolato sui consorzi. Ne do un semplice esempio. All’art. 74 si parla di efficientamento ma non ci si deve limitare a quello energetico o finanziario, il consumo di acqua sarà altrettanto drammatico nel prossimo futuro.

Ci sono elenchi in troppe norme. Questi rischiano di essere interpretati in modo esclusivo. Ad esempio negli articoli del Capo IV, sugli strumenti di accesso al credito non vengono mai menzionate le imprese culturali della musica e dello spettacolo. Non compaiono tra i soggetti incentivabili gli attori della silver economy che altrove invece sembrava si volessero incentivare.

Soprattutto non compaiono misure per l’intrapresa degli esclusi dal lavoro a seguito di crisi aziendali. Gli articoli sulla responsabilità sociale di impresa andrebbero arricchiti in questo senso. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei blocchi dei lavoratori all’uscita dalla loro azienda dei loro mezzi di produzione che venivano delocalizzati altrove per speculare sul costo del lavoro.

Va rivalutato il lavoro della Commissione consiliare, visto anche il contributo che le si è riconosciuto nell’evoluzione dal DDL 80 al DDL 123. Esempi di articoli nei quali questi passaggi vanno potenziati sono ad esempio l’Art. 10 e l’82.

La tematica sulla cultura digitale andrebbe gestita in modo più continuativo. L’evoluzione è rapida. È urgente avviare provvedimenti per sviluppare l’internet of things e un cloud regionale.

Infine nel parlare di riuso e riciclo si deve affrontare il tema dei costi di riqualificazione e bonifica. Non è un problema architettonico quello degli insediamenti dismessi bensì ambientale.

In conclusione confermiamo il voto di astensione in attesa del dibattito in aula e della disponibilità della maggioranza a fare proprie alcune delle nostre priorità, che poi dovrebbero essere quelle di tutti in quanto la window of opportunity, ovvero la finestra di opportunità per agire scongiurando catastrofi ambientali per le Next Generations si sta chiudendo!

Testo DDL fuoriuscito dalla Commissione

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