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DDL 123, SviluppoImpresa: relazione di minoranza

C’è bisogno di un radicale cambiamento di paradigma! Quindi vi è un’unica domanda da porsi su questo DDL: in che misura ci aiuta a compierlo?

Undici mesi sono trascorsi da quando scoppiò nell’incredulità generale, questa gravissima emergenza socio-economica e sanitaria che purtroppo ancora perdura in un clima contraddittorio di allarme giustificato e colpevole negazionismo. Undici mesi che hanno sconvolto profondamente, sin negli aspetti più elementari le dinamiche sociali e private compromettendo la nostra capacità di progettare il futuro. Con preoccupazione ci interroghiamo quindi su come avviare una ripresa in tanti settori duramente colpiti, se non desertificati (turismo e spettacolo per citarne due emblematici), e su quali saranno i terribili contraccolpi occupazionali, quando verrà meno il blocco dei licenziamenti.

Ci chiediamo inoltre se gli sconvolgimenti planetari che stiamo vivendo non siano l’anticipazione di quelli previsti dall’incessante riscaldamento globale di origine antropica, che ha portato l’ultimo decennio ad essere il più caldo degli ultimi 12.000 anni.

A nostro avviso una risposta non si può trovare se non coniugando in modo strategico e integrato una ripresa resiliente a un progresso sociale e di consapevolezza ambientale, sostenibile e solidale, attraverso la riduzione degli squilibri territoriali, le disparità tra i cittadini, gli sprechi e i consumi. Non voglio più usare l’espressione banale “sviluppo”, che invece compare un po’ semplicisticamente nel titolo del DDL in questione, perché non penso ci siano più spazi da consumare su questo pianeta nei quali ci si possa “sviluppare”, senza che si scatenino nuovi e ancor più devastanti meccanismi retroattivi (feedback negativo).

Desta molta preoccupazione inoltre, che non ci si interroghi affatto su come progettare i “tempi del contagio”. Si guarda invece solamente oltre, come se fosse scontato che presto tutto questo finirà e si potrà ritornare alla normalità. Ma è proprio il senso della parola normalità che andrebbe invece messo in discussione se si vuole che le sofferenze degli ultimi undici mesi non siano state inutili. Tanto per dare un esempio la riduzione degli spostamenti e lo smart working vanno guidati e valorizzati e non lasciati all’iniziativa delle singole imprese come opportunità di speculazione.

A nostro avviso questo DDL è una risposta debole a questi pressanti interrogativi. Va comunque riconosciuto che costituisce, almeno, una qualche risposta.

Bisogna prenderne atto, undici mesi fa si interruppe per sempre, una normalità. Eravamo alla conclusione delle relazioni sul DDL 80, che porta lo stesso nome del presente DDL: SviluppoImpresa. Quella era una norma che giudicavamo in modo moderatamente positivo, anche perché si innestava, arricchiva e sottoponeva ad una appropriata manutenzione la L.R. 3 del 2015 Rilancimpresa, della quale riecheggiava sin il sottotitolo. Una Legge quest’ultima, che peraltro, come è stato indicato nell’ultima seduta del Comitato LCV del FVG, ha dato esiti positivi, rispetto ai parametri considerati. Ma fu norma che certamente non evitò una molteplicità di crisi aziendali e perdita di posti di lavoro. Al riguardo va rilevato infatti che tali crisi che colpirono settori cruciali e certamente non in dismissione come quelli dell’occhiale o dell’elettronica, furono subite molto passivamente dalla classe imprenditoriale della regione. Quindi l’impresa era ben lontana da un qualche rilancio. La prima domanda specifica su questa legge non può quindi non essere: questo DDL come attrezza l’impresa, che vorrebbe sviluppare, per il momento nel quale verrà eliminato il blocco dei licenziamenti? Preoccupa che nulla in questa legge risponda direttamente a questa domanda.

Undici mesi fa come Open Sinistra FVG davamo comunque una valutazione moderatamente positiva al DDL 80, più per la direzione nella quale cercava di legiferare che per le concrete strategie che metteva in campo. Indicavo nella relazione a tale DDL (a cui rimando) soprattutto una mancanza di un’energica strategia globale integrata e suggerivo numerosi correttivi.

Va riconosciuto che nel DDL 123 molte delle nostre osservazioni sono state riprese nelle keywords di numerosi articoli. Annotiamo che è stato raccolto inoltre il senso di molte delle sollecitazioni proposte da Open Sinistra FVG in questi undici mesi attraverso i nostri ordini del giorno, emendamenti, nonché le due PDL da noi depositate, ovvero la Proposta di Legge n. 77 sulla transizione energetica e il contenimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili e la Proposta di Legge n. 124 sul software libero e Open Source. Il testo del DDL 123 è oggi molto più ricco e senza dubbio più efficace di quello del DDL 80, anche per aver accolto il significato dei nostri contributi. Concetti quali cultura digitale, efficientamento, sostenibilità, e transizione energetica, silver economy, valorizzazione degli spin-off, e delle certificazioni, da noi ripetutamente ribaditi sono oggi tutti presenti a qualche titolo. Non tutti in verità con la frequenza che a nostro avviso sarebbe stata opportuna, perché ciascuno se pienamente elaborato aprirebbe già da solo importanti orizzonti e individuerebbe direzioni lungo le quali irrobustire il nostro sistema economico.

Come undici mesi fa esprimiamo quindi un apprezzamento collaborativo per il carattere antologico di questo provvedimento di quasi un centinaio di articoli che accennano a temi cruciali: dalla digitalizzazione alla promozione delle start up, dalle nuove modalità di accesso al credito (attribuendo anche nuove responsabilità a Friulia) al sostegno all’internazionalizzazione, dall’economia sostenibile a quella circolare, al riuso e al recupero, dal welfare aziendale, alla responsabilità sociale di impresa a dal riordino dei consorzi l coordinamento delle risorse. Molto significativo è il ruolo che grazie a questa legge potrà svolgere l’Agenzia Lavoro e SviluppoImpresa. Riconosciamo quindi senza indugio l’impegno dell’Assessore e dei suoi uffici. Hanno tutti dimostrato competenza e una certa visione meritando senz’altro un ringraziamento per il lavoro fatto.

Con il consueto spirito propositivo che ha sempre caratterizzato la nostra presenza in questo Consiglio regionale presenteremo comunque degli emendamenti che riteniamo migliorativi nel dettaglio dell’articolato nonché ordini del giorno. In particolare ne annunciamo sull’Open technology e la cultura digitale alla luce della nostra Proposta di Legge n. 124 sul software Open source che abbiamo recentemente depositato. Mireremo inoltre a consolidare i meccanismi che favoriscono lo spin-off della ricerca verso la costituzione di start-up e l’attività di R&D, e richiameremo con maggiore costanza il tema della sostenibilità, che non va mai dato per scontato se si vuole progettare a favore della Next Generation. Saremo anche fermi a richiamare sempre il coinvolgimento delle Commissioni competenti nei numerosi articolati che delegano decisioni a nostro avviso importanti alla Giunta. Siamo fiduciosi che alcuni degli spunti che offriremo possano essere valorizzati. Nostro obiettivo fondamentale è quello di caratterizzare l’idea di progresso economico regionale come l’acquisizione di un ruolo da protagonisti scongiurando che alcune dinamiche, come quelle della rivoluzione digitale, possano invece ridurlo banalmente a quello di mero consumatore colonizzato.

Avremmo dunque potuto dare un voto positivo in Commissione piuttosto che esprimere un’astensione? Ci siamo astenuti solamente come sollecitazione tattica?

Purtroppo la riposta è che il voto di astensione nasce dalla preoccupazione, già evidenziata, che questa norma non raggiunga tutto il potenziale che potrebbe avere in un momento tanto difficile per il nostro sistema economico. Le criticità strutturali che evidenziammo undici mesi fa relativamente all’impianto della DDL 80 permangono e rischiano di indebolire le innumerevoli azioni positive che il ricco articolato di questa norma potrebbe invece innescare. Voglio dunque riprenderle nel rispetto del difficile ruolo di un’opposizione, che deve essere coscienza critica e momento fondamentale nel processo di miglioramento continuo dell’azione legislativa. Le criticità principali di questo DDL sono le seguenti.

  1. Di sviluppo non si dovrebbe più parlare bensì solamente di progresso e dunque andrebbero specificate maggiormente le direzioni nelle quali andare.
  2. È necessario promuovere un cambiamento di paradigma. In questa legge si offrono importanti disposizioni per la modernizzazione, ma questo è il linguaggio del business as usual, che ci porterà tutt’al più a rimandare la catastrofe ambientale. Un articolo emblematico è quello del Capo IX, art. 57. Non una parola sulla direzione nella quale innovare davvero, per rendere più sostenibili tali settori che sono tra i più energivori. Mancano inoltre articoli efficaci per favorire il recupero dell’infrastruttura dell’unico turismo ormai possibile ovvero quello: lento, sostenibile, culturale.
  3. Pesantissima è ancora la frammentazione a silos con la quale è organizzata l’azione di questa legge. Non è possibile non integrare le strategie dell’assessorato alle attività produttive a quelle dell’assessorato all’ambiente, dell’assessorato alla ricerca, formazione e lavoro, di quello all’agricoltura, o di quelli all’infrastruttura. Comprendo che un atteggiamento secondo il whole-of-government approach non è facile, ma ogni azione condotta in isolamento da un singolo assessorato è destinata a non incidere sul sistema. Perché si continua a non esplicitare mai nemmeno un raccordo tra le varie direzioni?
  4. Altro raccordo assente è quello con le strategie di progettazione europea soprattutto rispetto alle varie articolazioni della Next Generation EU Initiative. Come è possibile che l’autorità di gestione dei fondi europei non sia presso l’assessorato alle attività produttive, ma sia altrove, e in questa legge non figuri mai?
  5. Molti articoli in questa legge, quali l’art. 18 sulla trasformazione digitale o l’art. 21 sull’Open Technology sono troppo vaghi e quindi denunciano una scarsa elaborazione progettuale. Non basta elencare le keywords perché vengano implementate. Analoga preoccupazione rileviamo sugli articoli relativi all’ingegneria finanziaria, che ribadiscono lo stereotipo che lo strumento finanziario possa da solo, genericamente, innescare idee imprenditoriali sostenibili e resilienti. Guardando al passato sembra invece piuttosto l’opposto.
  6. Questa legge soffre anche di un’altra sindrome che definirei dell’ipertrofia dell’intermediazione. Prima di delegare ad altri soggetti ed altre agenzie temi importanti quali l’innovazione e la digitalizzazione, la Regione dovrebbe dare indicazioni precise su cosa vuole che venga fatto. La politica non deve abdicare le scelte di indirizzo ai tecnici. Questo modo di agire soffoca tra l’altro il pluralismo. Si dovrebbe redigere un piano regionale dello sviluppo della ricerca e della digitalizzazione a cui partecipino rappresentanti di tutti i portatori di interesse. Solamente una volta definito il piano, si deleghi il tutto ad un’agenzia. In questo DDL avviene il viceversa. Si trova l’agenzia e buonanotte! Si rischia di mette su un piedestallo un’agenzia sperando che, come per magia, decida la cosa giusta da fare. Inevitabilmente darà risposte secondo i propri stereotipi. Cluster, consorzi, distretti: c’è un rischio concreto di confusione ordinamentale e operativa, se non addirittura di conflitti di interessi. L’art. 62, comma 1, è un esempio emblematico di questa dinamica.
  7. Nel DDL mancano indicatori precisi di risultato e di impatto. Come scrivevo circa il DDL 80, anche il presente DDL nasce secondo un paradigma vecchio: erogare più risorse sperando che gli imprenditori, operando nella massima libertà, abbiano buone idee. Ma, esattamente come c’era bisogno di fare una legge che facesse progredire la nostra regione verso un nuovo paradigma di progresso, così c’era bisogno di una legge che incarnasse un nuovo paradigma legislativo. Il DDL 123 invece, certamente non è una legge di riforma, ma solamente una norma di modernizzazione ovvero di aggiustamento.
  8. Quest’ultimo punto si riflette anche nel fatto che questa legge corposa non è un testo unico sulle imprese nell’era Covid e del riscaldamento globale fuori controllo. Per capire come opera si deve ancora saltabeccare tra svariati testi normativi a cominciare dalla L.R. n. 3 del 2015. Lo strumento legislativo è quindi sempre più saldamente in mano ai pochi guru che sanno navigarci e interpretarlo. Il potere del tecnicismo è ancora inespugnabile.

Concludiamo con alcune considerazioni più puntuali ma non meno importanti.

Si è detto che il concetto di sostenibilità dovrebbe essere martellante un po’ ovunque nella legge, ma in particolare nell’articolato sui consorzi. Ne do un semplice esempio. All’art. 74 si parla di efficientamento ma non ci si deve limitare a quello energetico o finanziario, il consumo di acqua sarà altrettanto drammatico nel prossimo futuro.

Ci sono elenchi in troppe norme. Questi rischiano di essere interpretati in modo esclusivo. Ad esempio negli articoli del Capo IV, sugli strumenti di accesso al credito non vengono mai menzionate le imprese culturali della musica e dello spettacolo. Non compaiono tra i soggetti incentivabili gli attori della silver economy che altrove invece sembrava si volessero incentivare.

Soprattutto non compaiono misure per l’intrapresa degli esclusi dal lavoro a seguito di crisi aziendali. Gli articoli sulla responsabilità sociale di impresa andrebbero arricchiti in questo senso. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei blocchi dei lavoratori all’uscita dalla loro azienda dei loro mezzi di produzione che venivano delocalizzati altrove per speculare sul costo del lavoro.

Va rivalutato il lavoro della Commissione consiliare, visto anche il contributo che le si è riconosciuto nell’evoluzione dal DDL 80 al DDL 123. Esempi di articoli nei quali questi passaggi vanno potenziati sono ad esempio l’Art. 10 e l’82.

La tematica sulla cultura digitale andrebbe gestita in modo più continuativo. L’evoluzione è rapida. È urgente avviare provvedimenti per sviluppare l’internet of things e un cloud regionale.

Infine nel parlare di riuso e riciclo si deve affrontare il tema dei costi di riqualificazione e bonifica. Non è un problema architettonico quello degli insediamenti dismessi bensì ambientale.

In conclusione confermiamo il voto di astensione in attesa del dibattito in aula e della disponibilità della maggioranza a fare proprie alcune delle nostre priorità, che poi dovrebbero essere quelle di tutti in quanto la window of opportunity, ovvero la finestra di opportunità per agire scongiurando catastrofi ambientali per le Next Generations si sta chiudendo!

Testo DDL fuoriuscito dalla Commissione

Proposta di legge Honsell su “software libero”: comunicato stampa

Oggi, Furio Honsell, Consigliere regionale di Open sinistra FVG, ha presentato la Proposta di Legge n.124 “Norme per la promozione e la diffusione di sistemi di software libero, nonché per la trasparenza, l’accessibilità e la portabilità nella Pubblica amministrazione.” La conferenza si è svolta telematicamente utilizzando la piattaforma Open Source: BigBlueButton. Nel corso della conferenza stampa hanno preso la parola a Giorgio Favaro di Continuity, in rappresentanza delle aziende regionali che sviluppano software libero e Alain Modolo, Presidente dell’associazione di promozione sociale PN Linux User Group, che è l’associazione di riferimento a livello regionale per il software libero.

“Questa proposta di legge vuole promuovere l’utilizzo, lo sviluppo e l’educazione al software libero, per affrancare il nostro paese e le nostre amministrazioni dal colonialismo digitale di poche multinazionali, e sviluppare i principi della conoscenza aperta, e nuovi posti di lavoro qualificati”: ha dichiarato Furio Honsell.

“Da oltre 15 anni è stato approvato in Italia il codice per l’Amministrazione digitale, ma siamo ancora agli albori. Questa proposta di legge nasce da un dibattito con le aziende, le associazioni, le scuole, e le università. Permetterà di promuovere l’adozione e lo sviluppo di software non proprietario attraverso un’alleanza tra sistema pubblico, aziende e associazioni. L’esplosione di attività on line dovuta alle restrizioni per fronteggiare la pandemia, dallo smart working alla didattica a distanza ci ha consegnati nelle mani di pochi soggetti, esponendoci a rischi difficilmente valutabili, quanto alla riservatezza e la portabilità, nonché a futuri costi ingenti, quando le piattaforme oggi gratuite diventeranno a pagamento”, ha continuato Honsell: “solamente un forte sviluppo di software open source può trasformare la nostra regione da consumatore a produttore, con la conseguente creazione di posti di lavoro qualificati. La Regione deve darsi un piano triennale per l’Open source, d’intesa con le associazioni, favorire l’uso di software non proprietario e disincentivare quello che ci rende inconsapevolmente manipolabili”.

Giorgio Favaro di Continuity: “con il progetto comeinclasse.it, Continuity ha investito in soluzioni per la didattica a distanza basate sul software libero BBB fin da inizio pandemia creando eventi divulgativi e facendo comunità insieme alle associazioni più note del settore. È stato un piacere ospitare la conferenza stampa su una delle nostre istanze dimostrando così la versatilità e validità del software. Continuity è accreditata come fornitore AgID con il progetto comeinclasse.it. Nella nostra esperienza possiamo dire che non è la mancanza di aziende che sono in grado di dare alternative basate su software open source e rispettose della privacy, ma molto di più una reale collaborazione ed un piano strategico tra istituzioni e pubblica amministrazione. Questa proposta di legge penso vada nella direzione giusta coinvolgendo aziende, associazioni, pubbliche amministrazioni e rafforza la legge del Codice dell’Amministrazione Digitale già esistente.”

Infine, Alain Modolo, Presidente di PN LUG: “l’esperienza dell’associazione PN LUG spesso viene richiesta per l’utilizzo di dispositivi apparentemente obsoleti, resi tali solo dal software appesantito per farli invecchiare appositamente. Con l’utilizzo di software libero e sistemi Linux riusciamo a recuperarli dando al computer nuova vita, evitando il consumismo programmato. Le 4 leggi del software libero possono essere riassunti in una: condivisione. È questo il valore della nostra associazione che portiamo fra i nostri soci e nelle scuole con cui abbiamo collaborato come associazione di promozione sociale.”

Un commento sulla legge appena approvata su gestione grandi derivazioni idroelettriche

“Importante risultato è stato ottenuto oggi in Consiglio Regionale: la legge sulle grandi derivazioni idroelettriche. È ispirata al principio della tutela del territorio e del rispetto delle Comunità che sono interessate dalle opere che diventano i beneficiari di tutti i canoni. Le perplessità che ci avevano portato ad astenerci in Commissione sono state superate anche per l’accoglimento diretto e indiretto di nostri emendamenti”: così si è espresso Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra FVG.
“Questa legge tutela la sicurezza dei lavoratori, la voce e la sensibilità di chi vive in montagna e permette su quei territori che fino ad oggi sono stati trascurati o sfruttati, buone prospettive di sviluppo sostenibile.”

Ddl 80 “SviluppoImpresa”: la mia relazione di minoranza

Legiferare nella direzione di questo DDL è quanto mai importante e urgente. Numerose e gravi sono state le crisi aziendali che hanno colpito il FVG, con migliaia di posti di lavoro perduti, a causa della fragilità delle politiche di innovazione e delle strategie imprenditoriali e di visione della nostra comunità. Quello della Safilo è un caso emblematico per tutti. In conclusione quell’azienda ha deciso di chiudere definitivamente solamente il sito in FVG.

L’impatto di queste crisi sui lavoratori, e dunque sulla comunità, sarà sempre più grave.

La situazione poi non potrà che peggiorare a medio e lungo termine, a causa dell’accelerazione del riscaldamento globale di origini antropiche già drammaticamente in atto. A breve termine a causa dell’evoluzione dell’epidemia Covid-19, la situazione poi è gravissima in quanto il nostro paese dipende per approvvigionamenti e mercati dalla Cina in misura molto significativa. Inoltre la straordinaria enfasi mediatica delle misure prese contro la diffusione del virus ha avuto un effetto estremamente negativo sul turismo e sui prodotti e cittadini italiani.

Va quindi subito dichiarato che in questa legge si dovrebbe aggiungere un nuovo Capo che preveda misure per il sostegno immediato a imprese colpite indirettamente dagli effetti del Covid-19. Queste misure dovrebbero però tutelare soprattutto i lavoratori, compresi quelli stagionali del turismo, non solo le imprese.

Tuttavia, essendo questo DDL orientato in una direzione importante, non verrà ostacolato nel suo iter consiliare, dal nostro gruppo.

Delude però, ma soprattutto preoccupa, il fatto che questo DDL sia decisamente poca cosa di fronte all’enormità dei problemi che vuole affrontare. Questi richiederebbero un mutamento di “paradigma”, nel senso di Kuhn, nell’interpretazione e gestione della crisi che ci sta colpendo. Ci troviamo qui invece, di fronte a misure concepite in uno spirito, ancorché apprezzabile, essenzialmente tradizionale; è dubbio che possa avere effetto al di là di elargire medicine per curare i sintomi, sotto forma di contributi a varie tipologie di imprenditori perché possano continuare con il loro business as usual. Immaginare che ci sia ancora una via per ritornare alla situazione pre-2008 è un’illusione che avrà conseguenze nefaste. Questo DDL appare infatti più un’ennesima Legge di Manutenzione, una omnibus, che una legge di riforma che davvero rilanci l’impresa. La prova che questa legge non scuota i pregiudizi e i modelli del nostro sistema produttivo e turistico è emerso chiaramente in Commissione, dove si è registrato un generale apprezzamento delle misure proposte. Tutti apparivano soddisfatti perché illusi con queste nuove misure di poter continuare a fare quello che hanno sempre fatto. Ma ciò purtroppo non funziona e non funzionerà più. In Commissione nessuno si è sentito messo in discussione, o ha sentito messo in discussione il suo modo di operare; questo va letto con preoccupazione, perché non è incrementando le risorse senza incanalarle in nuove direzioni che si può superare la crisi. È solo un’illusione, comprensibile per l’imprenditore o il rappresentante di un interesse, ma colpevole per la politica. Le crisi presenti e future non si superano con misure sintomatiche finanziariamente quantitative: queste non curano la malattia. Ci vogliono misure qualitativamente nuove che obblighino tutti a mettere in discussione in primo luogo i propri modelli di comportamento e sviluppo.

Con lo spirito, che ha visto la nostra attività di opposizione come Open-Sinistra FVG essere sempre costruttiva, anche per questo DDL, contribuiremo con osservazioni critiche, emendamenti e ordini del giorno. Vogliamo evitare che questa legge, certamente non dannosa, sia in larga parte inutile e pericolosa non solamente per il tempo prezioso che intanto fa perdere, ma per la debolezza con la quale guida il sistema verso una sua trasformazione.

Ecco le osservazioni critiche principali:

  1. Non di sviluppo si dovrebbe parlare. L’urgenza della sostenibilità ci dovrebbe aver ormai insegnato che ci sono limiti precisi allo sviluppo, e che lo sviluppo di per sé può essere anche dannoso, se non è guidato. Si dovrebbe parlare invece di progresso. ProgressoImpresa sarebbe l’appellativo migliore per questa legge. Il progresso è infatti illimitato e porta con sé l’idea di cambiamento di modello di sviluppo. Questa non è una legge che ci permetterà di innescare un’era di progresso, del quale abbiamo invece profondamente bisogno. Troppo generiche e vaghe sono le indicazioni sullo sviluppo sostenibile, l’economia circolare, la transizione energetica, i nuovi materiali e la digitalizzazione, come vengono proposte negli articoli 39-40, 48-49 nonché 19-20.
  2. Il cambiamento di paradigma di cui il Friuli Venezia Giulia ha bisogno si realizza attraverso una forte spinta verso le imprese innovative. Questa legge, invece, soffre del limite dell’azione politica attuale: è una legge settoriale che irrigidisce il sistema in tante canne d’organo, in silos comunicanti con difficoltà.

Non favorisce l’ibridazione e l’azione inter-settoriale, che è alla premessa dell’innovazione, è una legge tradizionale. Faccio alcuni esempi: stiamo assistendo alla demolizione del sistema distribuito dell’innovazione, realizzato nei decenni scorsi con i parchi scientifici e tecnologici, per mettere tutto in capo ad un ente pubblico di ricerca, Area Science Park, che ha contatti con il sistema produttivo solo per gli aspetti di punta. Non mi risulta che sia intervenuta significativamente in Commissione ad esempio, come invece mi sarei aspettato. Nessun articolo di questa legge parla di come l’impresa debba raccordarsi con il sistema della ricerca e dell’innovazione. Altrettanto grave è la mancanza di coordinamento con il sistema della formazione, c’è solo un fragilissimo riferimento nell’art. 45.  Ma non c’è solo la formazione delle maestranze, c’è soprattutto quella degli imprenditori stessi. Sono loro l’anello debole del nostro sistema: spesso infatti, la fragilità della nostra imprenditoria deriva proprio dalla mancanza di preparazione dei vertici; molte delle crisi aziendali sono crisi derivanti dalla globalizzazione e dal passaggio generazionale.

Il settore dei servizi alla persona e medicale non è nemmeno menzionato quando invece sarà questo, anzi già lo è, la nuova frontiera. (Ma qui già si vogliono chiudere tutte le frontiere!). Per ovviare a questa mancanza di visione inter-settoriale della Direzione ho dovuto io stesso chiedere che venissero invitati alle audizioni i parchi e le Università.

  • Per superare la frammentazione a silos che è la matrice di questa legge, ma che ne sarà anche l’effetto, ci sarebbe dovuto essere un Capo che prevedesse un’azione congiunta inter-assessorile. Si dovrebbe prevedere che le direzioni delle attività produttive e turistiche, della salute, della formazione e il lavoro, della digitalizzazione, agissero in modo coordinato.
  • Nell’Art. 21 che tratta di imprenditoria giovanile e start-up, un articolo generico e antologico, manca qualunque riferimento all’imprenditoria innovativa e agli spin-off della ricerca o alla brevettazione. Mai si affronta nel DDL il tema della silver economy che, dopo quasi due anni che ne parlo, è stato almeno ripreso dall’Assessore alla Sanità; forse, avrebbe dovuto ascoltarmi anche quello alle Attività Produttive. Questa è una tematica importante che deve essere raccordata anche con gli articoli 43-45 in una più ampia trattazione delle strategie e Agenda 2030 della UE e dell’ONU.
  • L’internazionalizzazione che è parte integrante della strategia di progresso è lasciata pericolosamente all’iniziativa opportunistica dei singoli. Pericoloso è l’Art.22 in particolare il comma 2 che nella modifica della legge 2/1992 Art.24 Comma 3.a) promette sostegno per attività di internazionalizzazione senza nessun freno a quei fenomeni di delocalizzazione da parte di imprenditori italiani in luoghi dove la manodopera è sottocosto, che invece tanto hanno pesato negativamente sul nostro sistema socio-economico. Ma soprattutto gravissima è la mancanza di coordinamento con le cabine di regia, le autorità di gestione e le altre strutture europee e di raccordo con l’Europa. Questa legge avrebbe dovuto essere intrisa di riferimenti al green deal. La direzione attività produttive avrebbe dovuto raccordare ogni azienda in un framework di ricerca e sviluppo europeo. La legge avrebbe dovuto pianificare le attività dell’autorità di gestione UE regionale per adattare il green deal alle nostre esigenze di progresso. E invece non se ne parla proprio! Sembra che la Regione FVG sia uscita dalla UE, o perlomeno lo abbia fatto la direzione attività produttive. Dov’è finita l’autorità di gestione?
  • Molti articoli in questa legge come l’Art.21 e 18 sono troppo vaghi. Quest’ultimo poi, sull’ingegneria finanziaria, denuncia non senza una certa ingenuità, lo stereotipo che lo strumento finanziario possa da solo, genericamente, innescare le idee imprenditoriali.
  • Questa legge soffre anche di un’altra sindrome che potrei definire quella dell’ipertrofia dell’intermediazione. Esistono le due Università, la SISSA, esistono i centri di ricerca e i parchi scientifici e tecnologici. Ma non vengono coinvolti, come se non si dovesse disturbare chi lavora isolato. In questi giorni si depotenzia invece Friuli Innovazione e si incentiva il Ditedi. Forse prima di delegare ad un altro soggetto, che sia Area Science Park per quanto concerne l’innovazione o il Ditedi per quanto concerne la digitalizzazione, la Regione dovrebbe dare indicazioni precise su cosa vuole che venga fatto. Si dovrebbe redigere un piano regionale dello sviluppo della ricerca e della digitalizzazione a cui partecipino rappresentanti di tutti i portatori di interesse. Solamente una volta definito il piano, si trovi l’agenzia che lo implementi. Nel DDL 80 avviene il viceversa. Si trova l’agenzia e buonanotte! Qui si mette su un piedestallo un’agenzia sperando che, come per magia, decida la cosa giusta da fare. Inevitabilmente darà risposte secondo i propri stereotipi. La politica non può abdicare le scelte ad organismi terzi. La politica ascolti certamente i tecnici, ma prenda le decisioni in prima persona. Esempio di questa ipertrofia è la nascita di un nuovo cluster, nell’assenza di una legge generale sui cluster. I cluster dipendono da una pluralità di direzioni. Andrebbe fatta una legge unitaria che imponesse un coordinamento a queste direzioni. C’è un rischio concreto che aggiungendo un altro cluster si aumenterà la confusione ordinamentale e operativa.

Veniamo infine alla questione più seria e conclusiva: la mancanza in questa legge di obiettivi e di indicatori quantitativi per misurare se questi sono stati raggiunti. Certamente è ben nota la legge di Goodhart “When a measure becomes a target, it ceases to be a good measure.” (Quando un indicatore diventa una misura, allora cessa di essere un buon indicatore – che è l’analogo colto, del nostro proverbio “Fatta la legge trovato l’inganno”) non suggerisco quindi di fissare obiettivi che possano alterare lo sviluppo. Ma ci troviamo di fronte una legge che nella metodologia di esplicazione e controllo nasce secondo un paradigma vecchio: erogare più risorse sperando che gli imprenditori, operando nella massima libertà, abbiano buone idee. Ma, esattamente come c’era bisogno di fare una legge che facesse progredire la nostra Regione verso un nuovo paradigma di progresso, così c’era bisogno di una legge che incarnasse un nuovo paradigma legislativo. Il DDL 80 invece certamente non è una legge di riforma ma è meramente una legge di Manutenzione, ancorché dignitosa. Ed è una legge di sistema, solamente nella misura in cui parlare di tutto, come in un’omnibus, di fatto tratta l’intero sistema.

Come è stato detto in questi giorni, rispetto ad un altro grave problema, la window of opportunity, ovvero la finestra per agire…però si sta chiudendo.

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