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Relazione Honsell su Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2022

Se le relazioni fossero un resoconto di quanto avvenuto nelle commissioni di merito, sul DEFR non ci sarebbe nulla da dire. Né il Presidente della Regione, che lo ha firmato, né gli assessori, si sono seriamente preoccupati di illustrarlo o di motivarlo a fronte dell’assestamento di Bilancio. Solo un anno fa questa Giunta Regionale lo aveva consegnato in bianco, in polemica con il Governo; e la maggioranza in Consiglio, quasi si stesse recitando una commedia di Ionesco, lo aveva eroicamente approvato senza battere ciglio. Qualcosa forse, poteva essere opportuno dichiarare oggi; invece, nulla. Ancora una volta quindi registriamo che questo genere di documenti, se non viene strumentalizzato per altri fini, è interpretato dalla Giunta Fedriga come mero adempimento burocratico. Che peccato – io non la penso così!

Eppure quest’anno, e un elogio va fatto a chi ha materialmente redatto il documento, rileviamo la comparsa di alcuni indicatori e misure: quelli del Benessere Equo e Sostenibile (BES), normativamente previsti, e altri scelti tra i 169 sotto-obiettivi dei 17 SDG dell’Onu nonché tra quelli rilevati dall’Istat e altri istituti di misurazioni econometriche. Tale strumento avrebbe dunque potuto essere di efficacia straordinaria se gli obiettivi delle ben 19 missioni in cui è delineata la, comunicativamente ambiziosa, politica regionale fossero stati raccordati in modo stringente a tali misure. Purtroppo le due parti del DEFR non dialogano e quindi si è perduta un’occasione di pianificazione e programmazione strategica.

Circa gli indicatori va subito detto che nelle commissioni di merito non è stato mai veramente chiarito chi abbia scelto tutti questi indicatori e perché siano stati scelti questi e non altri. Stenderò un velo sulle risposte ricevute nel mio tentativo di appurare tale criterio, perché chi ha cercato di rispondermi ha dimostrato per lo meno fantasia e buona volontà rispetto a chi semplicemente non mi ha risposto.

Ebbene, proprio la scelta di questi indicatori non è affatto secondaria e avrebbe potuto, forse dovuto, essere invece condivisa nelle commissioni di merito. Io stesso ho più volte auspicato in questi quasi tre anni e mezzo di attività legislativa la necessità di indicatori; presentando, per quanto riguarda l’impatto ambientale, anche una proposta di legge (Pdl n. 77, Disposizioni per la promozione di iniziative e azioni positive volte alla limitazione di emissioni di CO2 da fonti fossili e al riscaldamento globale antropogenico), e altrettanto mi sembra abbia fatto anche la Consigliera Dal Zovo.  Inoltre si sarebbero potuti dare i valori di tali indicatori nel contesto delle loro serie storiche, al fine di poter cogliere le tendenze strutturali. Ciò avrebbe costituito un esempio di “Legiferare meglio”, tema sul quale tanto in Consiglio si è pontificato e ancora si pontificherà. Auspico che nel tempo che ancora ci manca prima della fine di questa legislatura regionale si possa fare qualche passo avanti verso questo risultato.

In primo luogo vorrei segnalare la necessità di introdurre degli indici di concentrazione. Molti degli indici che compaiono nell’elenco sono dati in media, e quindi rischiano di nascondere le vere criticità. Gli indici di concentrazione permettono invece di sfuggire al paradosso di Trilussa, che richiamo per i pochi che ancora non lo prendono in considerazione: se tu mangi due polli e io salto il pasto, in media abbiamo mangiato un pollo a testa. Come ormai ho ribadito più volte in questi anni, la vera sfida della nostra epoca è quelle di ridurre le disparità. Disparità che sono decisamente cresciute a seguito alla crisi economica innescata dalla pandemia. Lasciare indietro gli ultimi non è etico, ma poiché viviamo in un clima culturale che si addice più al sofista Trasimaco, che sfidò Socrate, nel primo libro della Repubblica di Platone, a confutare la tesi che la giustizia sia l’utile del più forte, non cerco di convincere la Giunta su quel fronte e mi limito a far notare che la disparità non è nemmeno utilitaristicamente vantaggiosa. Come si è visto proprio nel caso della pandemia rispetto alla salute: la salute o è di tutti oppure non è.

Pertanto, quando l’indicatore-in-media, per la nostra regione, è decisamente migliore rispetto a quello nazionale, come ad esempio gli indicatori di povertà ed esclusione sociale (13,6% rispetto al 27,3% nazionale), di rischio di povertà (8,4 – 20,1) e del reddito disponibile pro capite (21.027 – 18.902), non ci si deve vantare. Non solamente i dati si riferiscono al 2019, dunque ad un periodo pre-Covid, ma questi dati non tengono conto dell’aspetto cosiddetto relativo. Ricordo che l’indicatore di povertà relativa è dato dalla “percentuale di individui che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente inferiore ad una soglia di povertà convenzionale, data dal 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare equivalente”. La nostra regione, rispetto alla povertà relativa, era in difficoltà, ultima tra le regioni del Nord, e certamente la situazione non è migliorata. Ovvero è molto più problematico essere poveri in Friuli Venezia Giulia che in Lombardia.

Ricordo ancora una volta, che il benessere di una società è correlato in modo stretto con l’indice di Gini. I paesi nei quali è distribuita meglio la ricchezza sono anche quelli più sani. Invito a leggere al riguardo l’articolo ‘Jaw-dropping’ fall in life expectancy in poor areas of England, report finds[1] comparso su The Guardian il 29 giugno 2021 oppure il libro The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone di Kate Pickett e Richard Wilkinson[2].

Gli indicatori presenti nel DEFR offrono comunque numerosissimi spunti di riflessione e di programmazione, e sono dispiaciuto che spesso nelle commissioni quanto ho sollevato sia stato lasciato cadere.

Nella parte rimanente della relazione mi limiterò dunque a discutere alcuni di questi indicatori che ritengo emblematici delle criticità di questa regione e rilevo che le azioni previste del DEFR 2022 proposto non le affrontano specificamente e quindi le lasceranno irrisolte.

Nell’ultima sessione europea con una difficile mediazione si è riusciti ad evitare che nel documento finale inviato all’UE comparisse la richiesta di eliminazione dell’obiettivo del 25% nella produzione agricola biologica entro il 2030, che originariamente l’assessore intendeva imporre. Se però andiamo a guardare gli indicatori per la nostra regione, relativamente alla produzione biologica, scopriamo che siamo drammaticamente indietro rispetto alla media nazionale: la superficie agricola investita da coltivazioni biologiche è 7,1% contro il 15,5% nazionale, a fronte di un’inquietante realtà: i prodotti fitosanitari distribuiti in agricoltura ammontano a 18,5 kg/ha contro i 12,8 nazionali e i fertilizzanti ammontano a 619,6 kg/ha contro i 509,8 nazionali. È evidente che proprio in uno dei settori nei quali si giocherà il futuro sostenibile, e che richiederà maggiore innovazione, siamo ancora legati a logiche del passato molto impattanti. La Giunta Fedriga di fronte a questo stato di cose non dovrebbe appiattirsi su come si operava in passato, cercando solamente di intercettare facili consensi, e per di più suggerendo proposte reazionarie in Europa, dovrebbe invece guidare la rivoluzione green e biologica, alla luce anche del fatto che sempre maggiore è la domanda di un’alimentazione eticamente sostenibile e responsabile. Il biologico andrebbe sostenuto e favorito non represso.

Gravi appaiono anche gli scarti rispetto ai dati nazionali di altri indicatori di sostenibilità ambientale, malgrado quanto venga ripetutamente dichiarato ufficialmente circa le ambizioni della nostra Regione: la percentuale di energia elettrica rinnovabile è del 29,4 contro il 34,3 e le istituzioni pubbliche che adottano Criteri Ambientali Minimi (CAM) in almeno una procedura di acquisto sono il 61,6 contro il 63,2!

Gravissimo lo scarto rispetto ai dati nazionali nella copertura della rete fissa di accesso ultra veloce a Internet 23,5% rispetto al 30%. Questa è una delle ragioni che poi ci condannano ad avere per lo più imprese terziste che operano con scarso contenuto di conoscenza. La percentuale di imprese con almeno 10 addetti con connessione a banda larga fissa o mobile in FVG è l’89,3% contro il 97,5 nazionale. Questo è anche uno dei motivi per cui l’indice di crescita delle imprese è del -0,6 contro lo 0,3 nazionale. E come opera la PA? Il grado di utilizzo dell’e-procurement nella PA è 43,3% contro il 65,6% nazionale, che si trascina un utilizzo dell’e-government da parte delle imprese del 74,0% contro l’80% nazionale. Perché ci si stupisce se non siamo economicamente attrattivi?

Preoccupa l’altissima percentuale di persone in lavoro agile 76,1% rispetto al 51,8% nazionale, perché non ci sono adeguate garanzie di tutela dei lavoratori in quella modalità.

Nel settore sanitario spicca l’alto il tasso di mortalità per incidente stradale (6/100.000 contro 5,3/100.000) e sull’abuso di alcol (22,4% contro 16,8).

Molti indicatori sono però migliori del corrispondente valore italiano. Colpisce in questo senso l’ostinazione di investimenti della Regione in sistemi di videosorveglianza quando i dati sui furti e rapine si confermino assai inferiori alla media nazionale.

Straordinariamente elevato il numero di associazioni non-profit ma non si capisce se ciò derivi da una forte presenza del volontariato, oppure da una difficoltà a fare rete, cosa che sarebbe possibile incentivare attraverso i bandi.

Infine spicca la difficile condizione della montagna friulana: a fronte di una popolazione montana del 5,2% corrisponde un’area del 43%, contro una media italiana del 12,1 su una percentuale 35,2.

In conclusione anche questa breve carrellata di dati indica quanto si sarebbe dovuto programmare e pianificare e quali analisi si sarebbero potute fare grazie agli indicatori, così da rendere il DEFR più puntuale a risolvere le criticità di questa regione. Purtroppo così non è, e registriamo nella seconda parte del documento solamente un ricco catalogo di belle promesse, alcune delle quali già sentite ripetutamente, marginalmente correlate alle criticità sopra evidenziate. Concludo con un ultimo rilievo di carattere lessicale del testo: la scarsissima presenza delle parole Udine, Pordenone, Gorizia rispetto alla parola Trieste. Chi ha orecchie da intendere intenda.

Il voto non sarà positivo.

Qui il testo del Documento di Economia e Finanza Regionale 2022

Note:

[1] Per visualizzare il testo: https://www.theguardian.com/uk-news/2021/jun/30/life-expectancy-key-to-success-of-levelling-up-in-uks-poorer-areas-covid-pandemic

[2] Traduzione italiana “La misura dell’anima”, ed. Feltrinelli.

Eutanasia: sostegno a Referendum popolare

“Dai tempi della grande battaglia civile ispirata da Beppino Englaro che ha portato alla Legge 219 del 2017 sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento abbiamo sempre sostenuto che fosse indispensabile una presa di posizione forte sul tema del fine vita. Per questi motivi appoggiamo chi come l’Associazione Luca Coscioni e la Consulta di Bioetica Onlus, di cui sono socio, che sostengono l’etica della morte volontaria. Troppi sono stati gli esempi tragici nei quali cittadini sono rimasti soli nell’affrontare il momento più tremendo della loro vita e hanno dovuto ricorrere all’espatrio per avere il diritto all’eutanasia. Per questi motivi ci adopereremo per la raccolta di firme per il Referendum popolare per l’eutanasia”: così si è espresso Furio Honsell di Open Sinistra FVG.

Centrosinistra ed elezioni amministrative: appello di Furio Honsell e Giulio Lauri

Nel 2021 andranno al voto 37 comuni e circa un terzo dei cittadini residenti nella nostra regione. Una tornata amministrativa importante che coinvolge i comuni di Trieste e Pordenone oltre a diverse altre realtà di grande importanza nel contesto regionale. Nei fatti siamo di fronte all’ultimo vero impegno rilevante in termini elettorali prima del rinnovo del governo regionale previsto per il 2023. A tale proposito la domanda che formuliamo è una sola: esiste ancora una coalizione di centro sinistra? E se la risposta è sì, come si sta preparando per fronteggiare quelle che sono vere e proprie elezioni di “mid term”?

Non nascondiamo la nostra preoccupazione: la percezione è che non si riesca a vedere un disegno unitario capace di legare assieme questa ondata elettorale, ma che si creda (o si voglia far credere) che ogni singola competizione faccia storia a sé e quindi non vi sia un’unica visione, ma 37 visioni diverse ciascuna separata dalle altre. È un approccio pericoloso: non sono più tempi di solitudine o splendidi isolamenti, le sfide sul tappeto sono tali per complessità e importanza da poter essere affrontate solo con un’alta coerenza politica e programmatica e dunque è urgente e non rinviabile iniziare a riallacciare i fili di una coalizione che dopo il voto del 2018 solo episodicamente si è presentata in modo unitario di fronte ai cittadini.

Ci serve un metodo e ci serve un perimetro, entrambi necessari per legare assieme queste 37 competizioni in un unico disegno. La responsabilità di definire entrambi spetta inizialmente al Partito Democratico, che è indubbiamente il soggetto politico più forte elettoralmente è più organizzato della coalizione, e che proprio per questi motivi ha il prestigio e l’onere della proposta.

Open FVG-Sinistra Civica si sente naturalmente parte integrante di questo processo di ricomposizione del campo progressista e riformista ed è pronta a contribuire con il proprio patrimonio di idee e di esperienze ad ogni livello; per questo chiediamo formalmente ai vertici del PD e al capo politico della coalizione di centro sinistra Sergio Bolzonello – che ci guidò nel 2018 –  la convocazione di un tavolo politico e aperto a tutte le realtà partitiche e civiche che fanno riferimento alla coalizione o che sono attive nelle realtà amministrative che andranno al voto, al fine di costruire progetti e candidature capaci di invertire quella rotta che vede il centro sinistra troppo spesso perdente nella nostra regione da ormai cinque anni.

Perseguire miopi interessi di partito non è convenienza di nessuno, così come non conviene a nessuno affrontare separatamente e in modo divisivo questa stagione elettorale ma, invece, è interesse dei partiti del centro sinistra attivarsi realmente su proposte politiche rinnovate e incisive utili oggi per offrire una valida alternativa di governo alle visioni reazionarie della destra al potere e in prospettiva affrontare la competizione del 2023 in modo meno improvvisato di quanto accaduto in passato.

Furio Honsell, consigliere regionale e Giulio Lauri, Presidente Open FVG – Sinistra Civica

Un ringraziamento speciale agli oltre 28000 cittadini che mi hanno sostenuto

Vorrei esprimere un caloroso ringraziamento a tutti gli oltre 28.000 cittadini che mi hanno voluto esprimere la loro fiducia. E soprattutto ai tantissimi di questi che mi hanno aiutato grazie al loro impegno personale promuovendo la mia candidatura. Ringrazio anche il PD, Art.1-MdP e Open FVG per il loro appoggio convinto.
Spero nessuno si dispiaccia oggi.
Io sono molto soddisfatto della campagna che ha permesso di promuovere tante idee positive sul lavoro, l’ambiente, la salute, l’Europa. Sono anche soddisfatto per aver restituito all’ideale di Europa tutto quello che ho ricevuto come ricercatore, come rettore, e come sindaco. E che ho cercato di trasmettere a studenti e cittadini. Fossi rimasto a guardare senza partecipare, oggi mi sentirei di non aver perso solo una carica ma anche la dignità.
Ogni campagna è soprattutto un’occasione per imparare. Così è stato nei momenti più intensi di questa: al cambio turno di fabbriche e grandi aziende, negli incontri con sindacati, cooperative, associazioni, o semplici cittadini in incontri o ai mercati.
Nulla di tutto ciò andrà perduto nel mio impegno che continuerà rinforzato come Consigliere in Regione di Open FVG.

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