PER UNA REGIONE APERTA: LAVORARE PER L’INCLUSIONE E LA DIFESA DEI DIRITTI DI TUTTI E PER TUTTI

Il contrasto a ogni forma di discriminazione e l’attivazione di azioni positive a sostegno dell’effettivo esercizio dei diritti da parte dei soggetti più deboli e a rischio di esclusione debbono assumere una ben maggiore centralità nella politica regionale. Ad esempio, non appare sufficiente istituire un servizio contro le discriminazioni (anche se si è trattato di una scelta importante) ma è necessario attivare un piano regionale finalizzato a sostenere programmi specifici, anche sperimentali, e a fare formazione al personale della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Inoltre, pur riconoscendo l’importanza delle azioni finora intraprese, le dimensioni assunte dalla piaga dell’omofobia e del bullismo appaiono inquietanti anche in FVG. Appare quindi necessario adottare un nuovo e più energico piano regionale di intervento su questi temi che riguardi tutti gli ambiti (sanitario, scolastico, culturale) e valutare altresì se non sia opportuna l’adozione di norme regionali in materia di omofobia, al pari di quanto fatto in altre regioni.

Per quanto riguarda l’inclusione dei minori, registriamo che nel giro di pochi anni la media degli alunni stranieri, o aventi almeno un genitore straniero o comunque di seconda generazione, si attesterà attorno al 40% nelle principali aree urbane e in alcune località supererà il 50%. Si tratta di un cambiamento interno al sistema scolastico e sociale che va affrontato con strumenti nuovi che rafforzino gli interventi positivi già fatti dall’amministrazione regionale uscente. In particolare è necessario:

  • Prevedere che le competenze all’insegnamento della lingua italiana quale seconda lingua diventino patrimonio comune al corpo docente.
  • Rafforzare la mediazione linguistica nelle scuole.
  • Rafforzare notevolmente l’intervento dei centri di educazione permanente per gli adulti in modo che il numero e la qualità dei corsi disponibili siano effettivamente parametrati al numero degli stranieri adulti e al relativo bisogno formativo, con una particolare attenzione alle donne.
  • Dare seguito alla nuova legge regionale sull’integrazione sociale dei cittadini stranieri (L.R 7 aprile 2017, n. 47) che ha rimediato alla indecorosa cancellazione avvenuta nella precedente legislatura della previgente legge regionale in materia (L.R. 5/2005) e che ha rappresentato un’importante scelta di civiltà che tuttavia è intervenuta con notevole ritardo nel corso della legislatura. Gli interventi previsti dalla legge regionale, specie in relazione alle scuole (vedi punto 2) e ai minori stranieri non accompagnati, vanno rafforzati.

Per quanto riguarda specificatamente l’accoglienza dei richiedenti asilo in FVG, la situazione è assai critica. Infatti, nonostante ci siano nella regione sistemi di eccellenza cui si guarda come modelli a livello nazionale (come nel caso – ma non solo – dell’esperienza triestina dell’accoglienza diffusa), gran parte degli interventi regionali sono ancorati all’accoglienza straordinaria (CAS), spesso erogante servizi meramente essenziali e senza alcuna attenzione ai processi di inserimento sociale dei beneficiari. Se in tutto il territorio nazionale si registra purtroppo una mancata attuazione delle disposizioni previste dal D.Lgs 142/2015 con un sistema SPRAR che raggiunge a malapena il 20% dei posti complessivi, in FVG questa percentuale scende addirittura sotto il 10% confinando la nostra regione tra le peggiori in Italia. Si tratta di una seria sconfitta che va riconosciuta e alla quale bisogna reagire al più presto in quanto la cattiva accoglienza, anche in FVG, è fonte alla quale si alimentano forze sociali e politiche regressive il cui impatto sulla vita pubblica locale è allarmante.  La ratio della norma nazionale è quella di portare progressivamente il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e di integrazione sociale dei rifugiati nell’ambito dei servizi socio-assistenziali del territorio, con attribuzione alle amministrazioni locali dei compiti di gestione dell’accoglienza, in attuazione dell’art. 118 della Costituzione.  Se è indubbio che la programmazione, la gestione e il finanziamento del sistema di accoglienza è di competenza statale, in attuazione del proprio Statuto la Regione FVG ha facoltà di adeguare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione e di attuazione in alcune materie come l’assistenza sociale. Ciò ha permesso alla Regione di sperimentare forme innovative di welfare quali quelle previste dalla L.R. 35/2017.

Senza alcun contrasto bensì ad integrazione delle misure previste dalla legge nazionale (D.Lgs 142/2015) la Regione FVG dovrebbe:

  • Dotarsi di un Piano regionale sull’accoglienza, in accordo con le competenti Autorità statali che vincoli maggiormente le amministrazioni comunali e le UTI ad attivare, sulla base di quote stabilite sulla base di parametri oggettivi, programmi locali di accoglienza inseriti nella programmazione socio-assistenziale territoriale, superando l’aleatorio criterio della volontarietà che ha creato situazioni troppo disomogenee e gravi disfunzioni.
  • Concordare con le autorità statali che, nelle more dell’effettiva piena implementazione dello SPRAR in tutto il territorio regionale, tutti i titolari di protezione internazionale o umanitaria usufruiscono di un periodo di accoglienza successivo al riconoscimento giuridico che consenta di attivare percorsi di inserimento sociale evitando di “gettare in strada”, come ora avviene quasi ovunque in regione, persone che hanno pieno titolo a rimanere in Italia per un riconosciuto diritto di protezione ma che sono interamente privi di mezzi economici e che quindi finiscono inevitabilmente nella marginalità sociale con serie ricadute per la sicurezza sociale della comunità.
  • Concordare con le autorità statali un diverso modello di gestione della prima accoglienza che eviti le gravi ed indecorose situazioni di abbandono che si producono da alcuni anni in diversi territori e specie a Gorizia.

La parità di trattamento dello straniero regolarmente soggiornante nell’accesso alle prestazioni sociali rispetto al cittadino italiano costituisce, in Italia come in Europa, un obiettivo fondamentale in primo luogo per garantire una società più giusta e più coesa ed evitare situazioni di emarginazione e di conflitto sociale, ma anche per garantire una effettiva mobilità dei lavoratori, componente essenziale per la crescita economica. Il mancato intervento legislativo in questo campo e la generale confusione normativa sulla materia ha largamente contribuito ad alimentare la deriva xenofoba attuale imperniata sul grido di battaglia “prima gli italiani”. Ogni forma di sostegno alla famiglia e all’inclusione attiva nonché altra forma di sostegno al reddito che spesso (e con difformità sul territorio nazionale) viene limitata ai soli titolari di permesso di lungo periodo, ai familiari di comunitari e ai titolari di protezione internazionale è iniqua e irragionevole perché esclude proprio quelle categorie che si trovano presumibilmente in condizioni di maggiore povertà, non avendo potuto accedere al reddito minimo necessario per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Occorre pertanto, anche al fine di evitare una vergognosa guerra tra poveri, che le prestazioni di supporto sociale siano erogate a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti che si trovino nella effettiva situazione di bisogno a parità di condizione con i cittadini. Su questo aspetto la Regione FVG oltre a gestire con tale ottica le proprie risorse in materia di assistenza deve agire affinché le altre regioni e lo Stato si allineino alla medesima prospettiva di equità e giustizia rivedendo molte scelte sbagliate fatte finora.

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