PER UNA MANUTENZIONE STRAORDINARIA DELLE RIFORME DEGLI ENTI LOCALI E DELLA SANITA’

Fra le azioni concrete da mettere in campo in merito agli enti locali:

  • Coinvolgere TUTTI gli amministratori, anche quelli che non hanno ancora aderito, attraverso un percorso partecipativo.
  • Fra i correttivi della riforma, migliorare la governance delle UTI coinvolgendo gli assessori dei comuni.
  • Permettere alle Unioni territoriali e agli enti locali di rafforzare il personale per l’applicazione della riforma.
  • Incentivare le opportunità offerte dal Comparto Unico.
  • Definire una riforma dell’Ente Regione, per ridurre il centralismo oggi eccessivo e potenziare la multilevel governance.
  • Rinforzare e valorizzare la riforma della finanza degli enti locali (Legge 18/2015) che ha permesso di definire con tempistica certa e certezza finanziaria, secondo una strategia di multilevel governance con l’Ente Regione, tra le prime in Europa, la pianificazione integrata per un’area vasta (piani: paesaggistico, qualità dell’aria, sviluppo rurale, energia sostenibile, mutamenti climatici, mobilità sostenibile), nonché la progettazione e la realizzazione delle opere relative.
  • Mantenere nel nostro ordinamento la previsione delle città metropolitane.

Per quanto riguarda invece la riforma sanitaria e la tutela della salute in genere:

  • Proseguire nel piano di assunzioni per consentire al personale di operare in condizioni di agibilità e sicurezza, rafforzare la territorialità con delle assunzioni funzionali, percorso già avviato ma che necessita di un’accelerazione. Trovare delle formule di organizzazione che superino gli ostacoli della burocrazia e la mancanza di personale.
  • Velocizzare la realizzazione dei Centri di assistenza primaria sul territorio, rafforzare la domiciliarità delle cure, ridurre da subito i tempi di attesa per la diagnostica più urgente.
  • Dare piena attuazione a una politica integrata di promozione della salute e dell’invecchiamento attivo.
  • Proseguire con l’attenzione dimostrata dalla legislatura uscente sul tema delle patologie associate all’amianto, ma investendo risorse sulla mappatura della presenza di amianto sul territorio regionale e potenziando le contribuzioni a pubblico e privato per la sua rimozione e smaltimento.
  • Rinforzare il lavoro di rete tra sistemi, istituzioni, figure professionali.
  • Migliorare la comunicazione all’interno del sistema socio-sanitario ma anche con il cittadino: renderlo più consapevole e informato per evitare falsi allarmismi, proteste ingiustificate, accessi non motivati al pronto soccorso, e favorire comportamenti più responsabili.
  • Migliorare la preparazione delle figure professionali (es. infermieri, MMG, educatori professionali, psicologi, ecc.) affinché sia prevista una formazione specifica sul lavoro in rete/team per creare una cultura della salute più territoriale che ospedale-centrica;
  • Individuare gli interlocutori corretti per dare risposte ai bisogni (maggior integrazione distretti-enti locali).
  • Rinforzare il sistema di assistenza alla domiciliarità (percorsi di dimissioni protette, supporto ai familiari, somministrazione farmaci, comunicazione tra i professionisti delle equipe multidisciplinari e con il paziente), per evitare sprechi di risorse e istituzionalizzazione e ridurre le complicanze.
  • Per le strutture assistenziali e/o residenziali migliorare il sistema di controllo della qualità e per persone autosufficienti pensare a soluzioni di co-housing (anche intergenerazionali).
  • Ragionare sulle peculiarità e differenze tra centri urbani e territorio rurale, sia in termini di servizi che di interventi preventivi.

Parallelamente al miglioramento della riforma sanitaria, è necessario sostenere il sistema sanitario attraverso la valorizzazione del volontariato e del terzo settore, oltre che investire in maniera sempre più decisa sugli aspetti della prevenzione. In particolare la prevenzione gioca ancora il ruolo di “Cenerentola” all’interno della pianificazione regionale, con il maggior investimento su screening e vaccinazioni e molto meno su programmi di promozione della salute ed educazione a sani stili di vita, programmi che permetterebbero anche una riduzione dei costi socio-sanitari in una fase successiva.

Fra le azioni da mettere in campo segnaliamo:

  • Garantire un maggior supporto alle realtà associative del terzo settore che collaborano con le istituzioni. Le associazioni del terzo settore si ritrovano spesso a dover rispondere a molte e complesse richieste di gestione di servizi e attività da parte delle istituzioni, anche con grandi responsabilità; per questo motivo avrebbero bisogno di essere aiutate a strutturarsi meglio attraverso un’adeguata formazione dei volontari o collaboratori, un’accurata informazione sulle procedure amministrative e una comunicazione efficace al cittadino.
  • Potenziare il registro delle associazioni di volontariato e promozione sociale della Regione (regionale, del CSV, di progetti specifici) affinché diventi un sistema unico di consultazione.
  • Per quanto riguarda le associazioni sportive, fare chiarezza sulla questione dell’obbligo di certificazione presso il medico o il pediatra di base per l’attività sportiva non agonistica.
  • Garantire un ruolo essenziale alla prevenzione e promozione della salute nella programmazione regionale, anche in termini di investimento, ragionando sulle tre linee della prevenzione primaria (educare a sani stili di vita), secondaria (diagnosi precoce di patologie) e terziaria (riduzione delle complicanze).
  • Evidenziare l’importanza della dimensione relazionale nella salute e qualità della vita dei cittadini, per sviluppare azioni di contrasto alla solitudine, di promozione della solidarietà intergenerazionale e del valore del volontariato, di sostegno alle persone a rischio di marginalizzazione o disagio sociale.
  • Istituire un osservatorio permanente sulla prevenzione per analizzare i fattori di rischio e i determinanti di salute, monitorare i risultati delle azioni implementate e per raccogliere le buone pratiche esistenti in regione e favorirne l’applicazione in altri contesti.
  • Favorire la sensibilizzazione/informazione sugli stili di vita fin dal sostegno alla genitorialità e dagli asili nido. Inoltre, attualmente non esiste nella programmazione scolastica un percorso permanente sull’educazione a corretti stili di vita ma soltanto la facoltà di aderire a programmi e proposte provenienti da istituzioni ma anche da altre organizzazioni. Si dovrebbe quindi intervenire per la creazione di un piano di educazione capillare e permanente, in particolare per promuovere una corretta alimentazione, l’esercizio fisico, il contrasto alle dipendenze, la salute sessuale, il diritto al gioco.
  • Dare continuità alla recente adesione della Regione alla Rete delle Regioni che promuovono Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Regions for Health Network) e ai percorsi già sperimentati o in corso nell’ambito della Rete Regionale Città Sane FVG.
  • Favorire interventi infrastrutturali e di riqualificazione urbana che facilitino l’adozione di sani stili di vita, la mobilità sostenibile, l’inclusione sociale (creazione spazi verdi, utilizzo palestre, percorsi ciclo-pedonali, messa in sicurezza di percorsi casa-scuola, accessibilità dei trasporti, ecc.).
  • Incoraggiare programmi e attività di carattere intergenerazionale, anche attraverso una stretta collaborazione con le due università.
  • Le attività di promozione della salute necessitano di un approccio integrato tra tutti i settori dell’amministrazione, i livelli di governo e le componenti della società civile; tuttora si lavora spesso per compartimenti stagni (a canne d’organo). Per questo è necessario promuovere una maggiore consapevolezza sul tema della salute e un approccio integrato e interdisciplinare in tutti i settori dell’amministrazione.

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