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Sovraffollamento delle carceri in FVG: dati ed osservazioni

Sul tema del sovraffollamento delle carceri in FVG ci eravamo già pronunciati l’anno scorso, proprio in questo periodo, con alcune riflessioni dopo il tragico suicidio di una persona nel carcere di Udine.

I dati, come divulgati nell’incontro organizzato ieri mattina al Caffè Caucigh, parlano chiaro: permane ad oggi una situazione di forte emergenza in tutte le realtà carcerarie della Regione FVG: il carcere di Udine accoglie 155 detenuti (con una capienza di 90), quello di Gorizia accoglie 27 detenuti (57), quello di Pordenone 67 (38), quello di Trieste 195 (145) mentre quello di Tolmezzo 230 (149).

Non si tratta però solo del fenomeno del “sovraffollamento” delle strutture che ci deve fare riflettere ma anche tutta una serie di questioni relative all’idonea assistenza psicologica dei soggetti, alla possibilità del ricorso a pene alternative, alla migliore definizione di percorsi punitivo-rieducativo delle persone condannate: una riflessione puntuale va compiuta quindi non tanto sulla necessità (più o meno immediata) nella costruzione di nuove strutture ma più sul cambiamento di paradigma nell’organizzazione di queste e sulla riforma del procedimento penale e del sistema della giustizia più in generale.

Secondo la relazione Space I, realizzata per il Consiglio d’Europa dall’Università di Losanna con i dati del 31 gennaio 2018 provenienti da 44 amministrazioni penitenziarie, l’Italia primeggia, tra i grandi Paesi europei, per la percentuale di detenuti non condannati in via definitiva – il 34,5% rispetto a una media europea del 22,4%. In numeri assoluti si tratta di 20mila persone, di cui quasi la metà sono in attesa di un primo giudizio, mentre gli altri hanno fatto appello contro la condanna o sono entro i limiti temporali per farlo.

E questo non è un appello casuale, deve essere un appello all’intero mondo politico ed istituzionale, perché troppo poco (purtroppo) è stato fatto sul tema della tutela dei diritti e della giustizia per queste persone negli ultimi anni.

Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici

La misura dell’anima. Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici di Richard Wilkinson e Kate Pickett (Feltrinelli 2009) è un libro che ha ispirato da sempre la mia azione politica. I ricercatori mostrano, cifre alla mano, dopo trent’anni di analisi e comparazione statistiche tra dati raccolti in tutti i paesi sviluppati, che è la disuguaglianza la madre di tutti i malesseri sociali. Dove è maggiore il divario fra ricchi e poveri, infatti, è probabile che ci siano più violenza, più ignoranza, maggiore obesità, più criminalità, maggiore disagio, condizioni di lavoro più difficili. Ma il punto centrale è che in società molto diseguali non stanno peggio soltanto i più poveri, ma anche gli avvantaggiati. Tutti quindi potrebbero beneficiare di una società più giusta.

La sfida epocale, in questo contesto, è quella di innovare quel sistema di welfare che ha contraddistinto l’Europa, ricordandoci che solamente curando il benessere degli altri assicuriamo il nostro! Per fare questo bisogna la sostenibilità e rendere le nostre città a misura di tutte le persone più fragili dagli anziani ai bambini. Va perseguita la salute, intendendola non solo come assenza di malattia, ma come benessere sia fisico, che mentale, emozionale e relazionale. Ma ciò richiede un’azione olistica in tutta la società, che integri la salute in tutte le politiche non solo sanitarie ma anche economiche, urbanistiche, sociali e ambientali. Da sindaco fui membro del Political Vision Group che nel 2017 formulò il Copenaghen Major Consensus, caratterizzato dalle 6P: Persone, Pianeta, Posti, Partecipazione, Prosperità, Pace. Se verrò eletto mi impegnerò affinché nessuno rimanda indietro, promuovendo un’azione politica olistica.

La violenza delle parole, le parole della violenza

Si trascura l’importanza e la gravità della comunicazione soprattutto via web improntata alla violenza verbale e alla discriminazione. Può avere effetti pericolosi quando si trasforma in bullismo o stalking, giungendo fino a indurre all’isolamento e al suicidio chi ne è vittima e – in linea di massima – un discorso pubblico improntato al rispetto reciproco, all’ascolto e alla ricerca di punti d’unione è fondamentale per connotare in modo civile un Paese.

Su questo tema e sul più generale tema del c.d. hate speech si è impegnata tra gli altri la senatrice Liliana Segre e di questo parleremo all’iniziativa di Open Sinistra FVG del prossimo 2 aprile, alle ore 17.30, c/o la Sede della Regione FVG in Via Sabbadini 31, Udine, in Sala Pasolini.

Discuteranno sul tema: Furio Honsell – Consigliere regionale Open Sinistra FVG, Augusta De Piero – già Vice Presidente del Consiglio regionale FVG, Giuliana Catanese – docente. Modera l’incontro l’Avv. Andreina Baruffini. Infine, in questa occasione, verrà presentata la mozione consiliare del Consigliere Honsell di sollecito al completamento dell’iter e dell’approvazione del Ddl nazionale S. 362 della Senatrice Liliana Segre di “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.

Decreto sicurezza: un passo indietro verso la barbarie

Il decreto sicurezza di Salvini è un passo indietro verso la barbarie, un provvedimento assolutamente diabolico perché non risolve il problema dell’inclusione, ma cerca di esasperare le situazioni azzerando lo Sprar e non permettendo ai richiedenti asilo di fare nessuna attività nel periodo in cui sono ospitati. Scelte da cui non possono che derivare gravi problemi di convivenza.

E’ davvero molto pericoloso ciò che viene fatto ed è contrario alla Costituzione perché colpevolizza e criminalizza una condizione che invece la Costituzione prevede che debba essere trattata con rispetto e lo fa in modo tale che la situazione si esasperi.

Le persone in attesa di conoscere la propria sorte sono trattate alla stregua di criminali e in contesti che non possono che sfociare in tensioni sociali.

Con questo decreto diventato legge si butta via tutta l’esperienza maturata fino a oggi. È un provvedimento che nasce da una profonda ignoranza perché lo Sprar era un modello di inclusione. Invece di perfezionarlo, hanno volutamente strumentalizzato il tema dell’immigrazione favorendo l’instabilità in quanto si punta a radicalizzare la presenza degli stranieri affinché possano essere utilizzati come capro espiatorio. Tutto questo è diabolico.

Qui sotto l’articolo del Messaggero Veneto:

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