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La rete WHO Healthy Cities e la visione politica che la informa

La definizione dell’OMS di salute intesa non solamente come assenza di malattia, ma come benessere fisico, mentale, relazionale ed emozionale è di fatto un programma politico, soprattutto per un ente locale. È ormai universalmente riconosciuto che i determinanti di salute non sono più solamente quelli prossimali,  legati alle caratteristiche biologiche o genetiche individuali o la qualità dei servizi socio-sanitari. Gli stili di vita, l’ambiente fisico e quello socio-economico incidono in modo decisivo non solo sull’aspettativa di vita, ma sulla qualità della vita degli anni che le conquiste della medicina ci permettono di vivere in più (More life to years rather than merely more years to life).  Per incidere su questi determinanti, detti forse impropriamente distali, ivi compresi quelli commerciali, si deve fare della salute la politica. La promozione della salute svolta in modo olistico, ecologico, in-tutte-le-politiche (health-in-all-policies), in-tutti-i-settori-della-società (whole-of-society approach) può diventare la stella polare per le città che vogliono interpretare pienamente quell’Illuminismo della Salute (Health Enlightment) che informa la rete delle Città Sane (WHO Healthy Cities Network

A fronte delle grandi sfide dell’Antropocene: l’urbanizzazione, i mutamenti climatici e quelli demografici, in primo luogo l’invecchiamento e l’inter-generazionalità, la salute è tema che permette le più ampie convergenze e alleanze. A questo fine va condotta un’opportuna e innovativa diplomazia della salute (health diplomacy), soprattutto a livello di municipalità. Ci sono vari livelli nei quali esercitarla: a livello di rapporti con enti sovraordinati (multilevel governance), a livello inter-municipale attraverso la partecipazione a progetti e reti transnazionali, a livello intra-municipale superando  l’inefficace struttura a canne d’organo che spesso domina l’organizzazione amministrativa. La caratteristica meno scontata, ma forse più importante, della diplomazia della salute, parte invece dalla consapevolezza che la salute non può essere promossa solamente dall’alto (top-down) oppure dal basso (bottom-up). Le amministrazioni devono invece sviluppare percorsi di innovazione sociale, di intermediazione, di brokeraggio sociale (middle-out) per coinvolgere tutti i settori. Devono operare irrobustendo, facilitando, integrando, stimolando in modo proattivo proposte che vengono dai cittadini, dal volontariato, dalla ricerca dal terzo settore e persino dal for profit. Infine, va tenuto conto anche dell’adagio “make the healthy way the easy way” ovvero “rendi la via della salute la via più accattivante”, sviluppando ogni progetto utilizzando un playful paradigm.

Oggi però è necessario considerare anche tutte le implicazioni di un nuovo determinate di salute che stenta a farsi strada a causa della deriva egoistica e opportunistica contemporanea. È un determinante che rende il sistema dei determinanti di salute un sistema retroattivo. È un determinante che ha un impatto politico decisivo. Il nuovo determinante di salute per ognuno di noi è LA SALUTE DEGLI ALTRI! I risultati delle analisi di Wilkinson e Pickett non lasciano dubbi. Tutti stiamo peggio nelle società dove non c’è equità. Anche il percentile dei privilegiati sta peggio nelle società dove non c’è equità in salute. Le società nelle quali c’è maggiore disparità sono le società meno sane rispetto a indicatori quali la salute mentale, l’uso di psicofarmaci, le recidive carcerarie, l’obesità, gli abbandoni scolastici. Non lasciare indietro nessuno oltre ad essere un principio etico è dunque anche importante in una logica utilitaristica. Per questi motivi l’inclusione sociale è un imperativo. I muri sono patologici, mentre i ponti sono pratiche di salute. L’antica piazza medievale italiana con la sua pluralità di punti di accesso, la mancanza di un centro prospettico, che proprio per questo diventa luogo di incontro inclusivo è dunque il modello di società sana.

In conclusione Non c’è salute se non c’è salute globale.

Nel febbraio del 2018 fu firmato il WHO Healthy Cities Mayors Consensus a Copenhagen che sintetizza mnemonicamente in 6P il progresso verso il quale tendere nel futuro: Persone (People), Partecipazione (Participation), Posti (Places), Prosperity (Prosperità), Pianeta (Planet), Pace (Peace).

Tutti i concetti presentati verranno illustrati con esempi di progetti, iniziative ed attività svolti a Udine, città che ha un ruolo importante nella rete WHO Healthy Cities dal 1998. Si presenteranno: Camminamenti, per il contrasto alle demenze e l’integenerazionalità;  Ginnastica dolce e Gruppi di Cammino per il contrasto alla sedentarietà; Il contratto della merenda per il contrasto all’obesità e l’educazione alimentare nelle scuole (Alimentare Watson); Pedibus per favorire il movimento nei bambini, l’invecchiamento attivo, gli stili di vita attivi e consapevoli dell’impatto ambientale; La notte dei lettori per la promozione della lettura e l’attività cognitiva; La giornata del PI Greco per la promozione dell’alfabetizzazione scientifica; Energia in Gioco per la promozione delle azioni positive al contrasto ai mutamenti climatici; L’urbanismo tattico per promuovere la mobilità sostenibile; No alla solit’udine per contrastare l’isolamento (Si accennerà anche alla nuova proposta di Legge Regionale per contrastare la solitudine); Screening odontoiatrico per determinare l’indice WHO dmft come proxy per la disuguaglianza in salute.

Ringrazio la dott. Stefania Pascut (Responsabile Ufficio Città Sane – Udine) per la collaborazione.

Disegno di Legge 27 – Assetto Istituzionale e organizzativo del Servizio Sanitario del FVG

Ieri discussione in Consiglio regionale FVG sul Disegno di Legge 27 – Assetto Istituzionale e organizzativo del Servizio Sanitario del FVG.

È una legge affrettata che affronta solamente questioni di vertice. Non risponde assolutamente alle promesse elettorali fatte dall’attuale maggioranza, ma evidentemente è prassi non mantenerle per chi ha vinto le ultime elezioni.

Per Open Sinistra FVG è comunque meglio così anche perché viene mantenuto il principio dell’integrazione ospedale – territorio, sempre ritenuto cruciale ma invece tanto osteggiato proprio da questa maggioranza: evidentemente hanno finalmente capito.

Preoccupa invece il salto nel buio al quale sarà costretto il sistema sanitario regionale costretto dal 1° gennaio 2019 ad oltre un anno di commissariamento.

Udine: città in vetta nelle c.d. “smart city”

E’ uscita oggi una notizia che mi fa molto piacere e che conferma la bontà delle scelte compiute dall’amministrazione comunale che ho avuto l’onore di guidare nel decennio scorso. Udine è una delle città in vetta alla particolare classifica delle c.d. “smart city”, quelle che attraverso percorsi e processi di innovazione e strumenti dell’intelligenza urbana mirano a promuovere e gestire lo sviluppo in forma sostenibile e inclusiva.
In particolare – su 107 città analizzate – Udine è seconda per l’efficienza energetica e per l’inclusione sociale e al nono posto per la qualità dell’acqua e dell’ambiente. Sottolineo inoltre che Udine è anche al sesto posto per “sicurezza e legalità”, e questo rivela quanto la campagna sgangherata condotta su questi temi dalla destra sia stata strumentale e priva di fondamento empirico.
A tale proposito, è utile notare come la decisione di investire circa 80.000 euro nella privatizzazione dei servizi legati alla sicurezza sia l’ennesima scelta finalizzata a affermare un principio ideologico e non a risolvere dei problemi. La sicurezza dei cittadini non può diventare un affare privato, ma deve rimanere sempre sotto il controllo e l’esercizio pubblico, pertanto sarebbe stato più opportuno investire queste risorse in nuove assunzioni o percorsi di ulteriore professionalizzazione per il personale della polizia urbana in servizio invece di spenderli in iniziative che sembrano più di marketing elettorale che di effettiva necessità pubblica.
Dalla ricerca emerge quindi che l’amministrazione di centrosinistra che ha operato fino all’inizio del 2018 ha lasciato in eredità ai suoi successori una città coesa e solidale, all’avanguardia nei settori della salute, della salvaguardia ambientale, dell’efficienza energetica e della sicurezza e questo grazie alla visione pionieristica che ci ha guidato e alla collaborazione di ampia parte del personale del Comune che ringrazio nuovamente per questo. Sarebbe importante che questo patrimonio di civiltà non venisse sprecato dalla nuova amministrazione e fosse preso a esempio anche da quella regionale, che troppo spesso sembra prendere una direzione diversa.

Honsell su contro-riforma sanità: “Il progetto resta sempre fumoso”

Alla seconda uscita della presentazione ufficiale del “Documento dei Saggi” sulla contro-riforma della Sanità regionale di Riccardi, il progetto invece di chiarirsi è risultato più fumoso.
Positivo certamente il coinvolgimento di esponenti prestigiosi del mondo della sanità regionale in qualità di esperti, purtroppo, dal confronto con i portatori di interesse della mondo sanitario sono emersi due aspetti che rendono l’embrione della controriforma ancora fragile. Il primo è l’assoluta mancanza di dati e quindi a maggior ragione di simulazioni quantitative sui modelli proposti. Nella campagna elettorale di Open Sinistra FVG avevamo sottolineato come fosse preliminare a qualsiasi contro-riforma l’istituzione di un osservatorio per valutare anche quantitativamente gli effetti positivi e/o le distorsioni della riforma. Ci si ritrova invece ancora una volta a dover ascoltare idee progettuali, ancorché esposte da protagonisti del mondo della sanità, tutto sommato personali, impressionistiche. Prova ne è il fatto che vengano delineati due modelli che sono abbastanza antitetici. E qui emerge anche la seconda criticità, ovvero la composizione del comitato di esperti/saggi. Mancano tra i saggi i rappresentanti di tanti settori importantissimi, dai rappresentanti delle varie categorie di professionisti ai rappresentanti delle associazioni scientifiche e mediche. E’ dunque inevitabile che le proposte siano pregiudizievoli.
Il rischio più grave che corre la regione è di vedere azzerato quell’aspetto della riforma che invece in tutta Europa viene visto come il futuro ovvero l’integrazione tra strutture ospedaliere per acuzie ed emergenze e il territorio. Quello che mi sembra mancare è quindi la direzione politica della contro-riforma, che non può ridursi a una mera cancellazione del vigente assetto e su questo tema noi siamo disponibili a collaborare nella convinzione che l’assetto della Sanità sia un tema troppo importante per essere oggetto di polemica spicciola tra le forze politiche.
Speriamo che nell’attesa della controriforma, i cui tempi di gestazione sembrano lunghi, vada avanti almeno la riforma!

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