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La Regione “scippa” Palazzo Belgrado

Lo scorso 19 luglio, la Giunta Fedriga ha stabilito il passaggio alla proprietà della Regione dei beni immobili già appartenenti alla Provincia di Udine, tra i quali i patrimoni storici di Palazzo Antonini-Belgrado, Antonini-Cernazai e Snaidero, nel silenzio dell’attuale giunta comunale.

Durante il mio mandato di Sindaco ho costantemente rivendicato l’opportunità che la proprietà dei palazzi storici, intimamente legati alla storia e alla memoria cittadina, rimanesse al comune di Udine e un anno fa sono riuscito attraverso il CAL a impedire che il Mito di Fetonte e gli altri meravigliosi affreschi di Giulio Quaglio diventassero di proprietà regionale.

Come consigliere regionale (Open – Sinistra FVG) farò quanto possibile per mantenere a disposizione della città beni artistici e architettonici di primaria importanza e tra i primi atti alla ripresa dei lavori consiliari presenterò una proposta in tal senso, sulla quale spero di avere anche il supporto del Comune di Udine.

In passato su questo tema era attivo polemicamente anche l’allora presidente Fontanini, che in dichiarazioni pubbliche di varia natura aveva più volte ribadito come“si sarebbe dovuto evitare un affronto al popolo friulano”, per citare un suo comunicato stampa del luglio 2017. Ci si chiede che ne sia stato di tanta vivacità polemica ora che “l’affronto” proviene da un governo amico.

 

Riduzione dei fondi per l’immigrazione: una campagna elettorale permanente

In sede di commissione consiliare abbiamo oggi iniziato a discutere le modifiche al programma annuale immigrazione deliberate dalla Giunta su proposta dell’Ass. Roberti. Il sentimento è di sconcerto per la lontananza tra l’enormità del tema e la pochezza della visione politica incarnata dall’assessore. Nessuna idea su come governare un processo epocale, nessuna consapevolezza della necessità che il nostro Paese e la nostra regione hanno di un flusso costante e coordinato di migranti, ma solo il desiderio di prolungare all’infinito la campagna elettorale sulle spalle di persone che soffrono e delle amministrazioni locali che cercano di dare risposte concrete a problemi concreti.

Molte delle voci previste per l’anno in corso vengono azzerate e questo non è solo uno schiaffo ad ogni strategia di integrazione ma anche un problema grosso per tutti quei comuni che stanno gestendo il fenomeno dell’immigrazione basando molte delle loro iniziative anche su risorse economiche che ora verranno meno. E di nuovo, le manchevolezze della politica finisco per essere scaricate sull’istituzione di front-office per definizione.

Secondo l’assessore l’unica soluzione che la Giunta ha in mente è attivare nuovi CIE mettendo assieme persone già espulse con persone ancora da identificare e creando una forma di detenzione incostituzionale per soggetti che – fino a prova contraria – non hanno compiuto reato alcuno. E tutto questo senza una qualche menzione, neppure retorica, alla quotidiana tragedia che si svolge sotto i nostri occhi nel Mediterraneo.

Più attenzione alla disabilità

Il momento in cui il Consiglio Regionale discute del Documento di Economia e Finanza rappresenta la sede opportuna non solo per definire le macrostrategie regionali in materia di politica di bilancio, ma anche per fare il punto su tutta una serie di questioni apparentemente minori, ma che nei fatti coinvolgono la vita e i bisogni di molte famiglie, di nostri corregionali.

Tra le questioni che meritano attenzione e sulle quali la nostra attività consiliare intende orientarsi vi sono quelle relative alla disabilità che si collegano in modo profondo con il godimento pieno dei diritti di cittadinanza e del principio di uguaglianza. In particolare, come Open Sinistra FVG sollecitiamo l’attenzione della Giunta regionale e della maggioranza politica su due temi precisi: le liste di attesa del Fondo di Autonomia Possibile (FAP) e il trasporto dei ragazzi disabili frequentanti la scuola secondaria.

Il FAP è uno strumento fondamentale di tipo economico ma con un impatto anche di natura socio-culturale, considerato che la sua finalità non si limita all’elargizione di un sostegno di tipo materiale, comportando anche un positivo impatto nelle strategie di contrasto all’emarginazione sociale del portatore di disabilità fisica o psichica e quindi riteniamo necessario che una regione inclusiva e attenta alle necessità di tutti i propri cittadini investa risorse in questo ambito. Per quanto concerne invece il tema del trasporto degli studenti disabili è fondamentale porre rimedio ad un vuoto creato dalla riforma del sistema delle Autonomie Locali che non ha chiarito pienamente il nuovo equilibrio di competenze e risorse tra Regione e UTI su questa tipologia di servizio precedentemente svolto dall’ente provinciale.

Intervento in aula, riforma delle UTI

Nel mio intervento in aula di ieri mattina ho tenuto a sottolineare come – al di là di condivisibili critiche sulle modalità scarsamente partecipate e inclusive con le quali la legge istitutiva delle UTI è stata adottata – la direzione complessiva della riforma del 2014 siano condivisibili.
Si tratta infatti di difendere il principio di una migliore efficacia ed efficienza nei servizi erogati ai cittadini attraverso una condivisione di strumenti e risorse, nella convinzione che – per dimensione organizzativa e per risorse disponibili – quasi mai i singoli comuni sono in grado di adempiere alle proprie funzioni in maniera piena ed ottimale e – a fronte della crescente complessità gestionale – non è pensabile che centinaia di Comuni svolgano in proprio tante procedure. La messa a comune procedurale garantisce infatti qualità ed omogeneità di servizi. Così è avvenuto in numerose UTI, come quella da me presieduta, per funzioni quali i tributi, il personale e la polizia locale, quest’ultima ha permesso di estendere servizi come una centrale operativa funzionante sulle 24 ore su un’area molto più vasta, nonché la centralizzazione della gestione delle contravvenzioni e di tutto il contenzioso. In altri ambiti, come la pianificazione sovracomunale, la Legge Regionale 26 ci ha permesso di definire ed allineare vari Piani Comunali che hanno senso solamente se si riferiscono ad aree più vaste, ad esempio piano paesaggistico, piano del rumore, piano della mobilità, piano della qualità dell’aria.
L’aspetto più significativo di questa riforma che non va assolutamente perduto è quello che nasce dall’Art. 7 della Legge Regionale 18/2015 (Concertazione delle politiche per lo sviluppo del sistema integrato) noto anche come Intesa per lo Sviluppo.
In tutta Europa è in discussione come realizzare la cosiddetta Multilevel Governance ovvero l’intesa, nel pieno rispetto delle funzioni reciproche, del raccordo tra i diversi livelli di governo.
Ebbene la Legge 18 e l’intesa per lo sviluppo che ne discende è forse uno tra i sistemi più avanzati per raggiungere questo risultato. Come Comune di Udine siglai nel 2016 a livello europeo una Charter for Multilevel Governance con centinaia di altri Comuni dell’UE volta a sperimentare forme di governo multilivello, proprio in forza di questa norma.
Non posso elencare tutti gli obiettivi che ha permesso questa intesa sovracomunale tra Autonomie Locali e Regione, ne cito solamente uno perché ha forte impatto sulle politiche di sostenibilità ambientale e di contrasto ai mutamenti climatici e alla decarbonizzazione: il progetto per un sistema di teleriscaldamento su area vasta che recuperi il calore che altrimenti andrebbe sprecato, anzi attualmente deve  essere disperso da un grande complesso industriale fortemente energico che opera in un Comune dell’UTI.
Se la direzione è giusta, però, non si nega la necessità di alcuni ritocchi, in particolare cercando di incrementare la democraticità e rappresentatività dell’ente intermedio, pur mantenendone una natura di secondo livello.

Clicca qui per leggere il mio discorso con la dichiarazione di voto.

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