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Relazione di Furio Honsell sul ddl 24 di modifica del pubblico impiego

Ancora una volta questa Giunta perde un’importante occasione politica e fa rapidamente rotta sul vecchio… e la sua maggioranza la segue a rimorchio.

La sedicente Giunta della discontinuità e del cambiamento ha scelto infatti di azzerare completamente l’ipotesi di riforma della dirigenza delineata dalla precedente Amministrazione regionale con la Legge 18 del 2016, e ha fatto un reset. Ma a differenza dei computer dove ciò può essere salutare quando il sistema operativo va in deadlock, quando si parla come in questo caso di organizzazione di servizi, fare reset vuol dire perdita di elaborazione e disorientamento. Questa Giunta, dimostrando ancora una volta di non avere il coraggio di innovare davvero, ritorna indietro in Sacchetta, rimettendo tutti i segnaposto alla casella 0 in un inutile “gioco dell’oca”. Ovviamente anche l’Assessore Callari, come altri prima della Giunta, non manca di dichiarare che questa “non è ancora la riforma”, “questo è solo un passaggio”, “che la riforma arriverà”. Proprio come è avvenuto per le unioni sovracomunali, per le politiche abitative, ecc. Ma intanto reintroduce l’inefficace vecchiume.

Un unico ruolo regionale dei dirigenti poteva creare qualche difficoltà relativamente ai segretari comunali, e infatti prontamente avevamo concesso una proroga all’entrata in vigore della legge, ma mai avremmo immaginato che la riforma sarebbe stata l’eliminazione completa di questo ruolo unico che viene ridotto a poco meno di un gruppo WhatsApp, senza nessuna valenza.

Forse, chi viene da enti locali piccoli, senza dirigenti, non se ne rende conto, ma in quelli medi e grandi, senza la Legge Regionale n. 18 del 2016, assisteremo al perdurare di una situazione nella quale la politica è succube della dirigenza burocratica. “I politici passano i burocrati restano” questo era l’adagio che la riforma della Legge Regionale n. 18 del 2016 cercava di sfatare. Il ruolo unico regionale cercava di mettere fuori gioco quel tipo di mentalità, per premiare invece quella dirigenza che ha voglia di mettersi in gioco e risolvere i problemi, invece di passare il tempo a cavillare, per frenare il progresso. E ce n’è di questa dirigenza, che però non ha vita facile nell’assetto attuale nel quale gli aspetti peggiori della Bassanini ìmperano.

L’assessore Callari purtroppo ci propone di ritornare a 3 anni fa e abroga con l’Art. 3 di questo Ddl le parti più interessanti e innovative della Legge Regionale n. 18 del 2016 senza nemmeno provare a metterci mano, introducendo solamente qualcosa che è poco più di una directory WhatsApp. Il braccio di ferro l’hanno vinto ancora una volta i burocrati gattopardeschi. Continueremo ad assistere quindi ad incarichi dirigenziali di scarsa utilità per paura di contenziosi, e ad incarichi cosiddetti di staff. Tutto viene irrigidito nel rigore dei timori dirigenziali che è il rigor mortis della paralisi burocratica. La speranza di potere conferire incarichi secchi, puntuali, finalizzati, assegnati a dirigenti specialisti orgogliosi della loro professionalità, efficaci nel loro operare, non sarà possibile. Con l’eliminazione del ruolo unico regionale dei dirigenti la politica continuerà a rimanere succube della dirigenza burocratica e il Comparto Unico continuerà a rimanere solamente sulla carta, un’ennesima contradictio in adiecto.

Un primo esempio dell’assurdità che genera lo strapotere della burocrazia fine a sé stessa è l’articolo 6 proprio di questo Ddl, relativamente alla dirigenza dell’ente per il Diritto allo Studio Universitario. Questo è un articolone apparentemente complesso e finemente declinato, ma assolutamente irrilevante, che non produce nulla. Qualche solerte superburocrate deve aver scoperto che c’era un cavillo burocratico che è stato trasformato in una montagna da lui brillantemente scalata. Ben diverso avrebbe dovuto essere l’intervento relativamente alla gestione dell’Ente per il Diritto allo Studio. Un tempo vi era una folta rappresentanza di studenti nel suo Consiglio di Amministrazione. Se mi concedete una nota personale, fu proprio in quel ruolo una quindicina di anni fa, che apprezzai per la prima volta l’attuale Presidente Fedriga. Nel Nord-Europa tali Enti sono addirittura gestiti interamente dagli studenti, gli unici che conoscono a fondo le proprie esigenze. Da noi, invece, è stata perduta un’altra occasione per reintrodurre la voce degli studenti universitari nella gestione del diritto allo Studio, che viene invece riconsegnato ad un superburocrate.

L’unica nota positiva della legge è l’art. 2 che favorisce le proroghe nelle more del processo di stabilizzazione di alcune tipologie di dipendenti.

Ma la vera novità del Ddl è l’art. 9 ed è assolutamente negativa. Va nella direzione di togliere quell’imparzialità alle agenzie che svolgono la comunicazione istituzionale sia del Consiglio che della Giunta e che, secondo l’ordinamento precedente, le rendeva veri e propri organi di garanzia. Quest’articolo permette ai Presidenti Fedriga e Zanin di nominare come direttori dei rispettivi uffici stampa figure di loro fiducia anche esterne. Non vi è più nemmeno la certezza che possiedano un’esperienza nel settore specifico, come avveniva invece in passato quando tale direttore veniva scelto tra i professionisti delle agenzie stesse. A poco valgono i ragionamenti che sono stati fatti dall’Assessore che il rapporto dei due Presidenti con le proprie agenzie è come quello dell’editore nei confronti del direttore di un giornale. Qui si tratta di un ruolo di comunicazione istituzionale, che deve essere anche proattivo. Non si tratta di assicurarsi un mercato di clienti o di fan ma di essere al servizio di tutti. L’art. 9 indebolisce a tutti gli effetti la libertà di comunicazione nella nostra Regione. L’agenzia che cura la comunicazione del Consiglio deve tutelare infatti tutte le minoranze.

In conclusione Open-Sinistra FVG dà una valutazione negativa o insufficiente a quasi tutti gli articoli di questo Ddl e intende presentare emendamenti specifici all’art. 9 per assicurare l’imparzialità della comunicazione istituzionale di questa Regione, nonché ordini del giorno volti a richiamare l’urgenza di ridare voce agli studenti nella gestione degli Enti per il Diritto allo Studio Universitario e nel restituire il primato della politica sulla superburocrazia, attraverso  una riforma efficace della dirigenza in Regione.

Qui sotto puoi scaricare i principali documenti:

DDL 24 | RELAZIONE DI MAGGIORANZA | RELAZIONI DI MINORANZA

Relazione Honsell sul Ddl “Disposizioni finanziarie intersettoriali”

A distanza di 6 mesi da una durissima campagna elettorale di forte critica verso l’Amministrazione regionale uscente, di fronte ad un mare di millenaristiche promesse di discontinuità e risoluzione rapida di tutte le difficoltà economiche e strutturali della nostra Regione, ci ritroviamo invece ancora una volta con una Legge perfettamente allineata con le scelte del passato, tutto sommato di manutenzione, di ritocco cesellato su un impianto legislativo e normativo esistente.

La bora che forte soffiava sul golfo di Trieste ad aprile e maggio e che il presidente Fedriga prometteva di prendere di bolina stretta per correre ancor più veloce, raggiunto il successo elettorale, si è trasformata in una calma piatta. La Regione FVG di oggi ricorda alcune pagine della Linea d’ombra di Conrad.

Forse, allora non era poi tanto male l’amministrazione uscente, se quella entrante continua a prenderla come modello, o forse le promesse escatologiche che tardano ad arrivare erano impossibili da mantenere. La Regione continua a soffrire di scarsissime opportunità di lavoro per tanti giovani ed espulsi da quel mondo, le pensioni minime di tanti anziani diventano sempre più inadeguate a supplire ai loro bisogni quotidiani, l’innovazione tecnologica sia nei settori trainanti delle energie sostenibili che del digitale rimane al palo.

Drammatica, da questa legge, emerge l’assenza di qualsiasi disegno politico di sviluppo organico per questa regione, che non finisce sugli scogli di Barcola solamente perché c’è bonaccia. Ma quale rotta vuole prendere per affrontare il futuro?

Questo non vuol dire che non ci siano dei passaggi certamente positivi nella Legge 23, appunto perché si riferiscono ad un disegno già esistente. Riguardano lo scorrimento di graduatorie, o proroghe di rendicontazione nei settori più svariati quali l’edilizia scolastica e le misure antisismiche. Ci sono anche commi specifici come quelli dei commi dell’Art. 2 relativi alle attività produttive, compreso l’incremento di investimenti per le biciclette con pedalata assistita, dell’Art. 3 sul futuro organismo pagatore del PAC, quelli nell’Art.7 relativi al sostegno di prestigiosi musei privati che erano in passato rimasti esclusi da contributi essenziali, o quelli dell’Art. 8 relativi alle politiche del lavoro compresi gli emendamenti volti ad evitare disparità ingiustificate all’accesso (APE sociale) provocate da interpretazioni restrittive circa la stato di disoccupazione, nonché a favore dell’Università e altri enti di ricerca.

Ma appunto, sono tutti interventi di ordinaria manutenzione che dimostrano come gli Assessori hanno svolto insieme ai loro uffici un onesto e diligente lavoro di dettaglio, certamente prezioso, ma di assoluta continuità con il passato.

Ma questo disegno è quello dell’anno passato, se l’Amministrazione non si qualifica ed affronta i veri nodi strutturali, anche ciò che, per fortuna, aveva fatto l’Amministrazione precedente rischia di diventare inadeguato e di invecchiare.

Preoccupa che anche in quei passaggi minimali dove la Regione avrebbe potuto essere innovativa come nell’Art. 4 tabella D relativo al contributo ai Comuni per la progettazione di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), invece di avviare un efficace bando accompagnato da una politica di promozione e di assistenza, l’attuale amministrazione abbia preferito invece richiudersi, con una considerazione meramente ragionieristica e rimandare tutto a data da destinarsi. Le Energie Sostenibili non sono solamente un nostro dovere etico nei confronti di questo pianeta, ma sono la nostra unica speranza per un futuro, almeno pari al nostro, per i nostri figli.

Con preoccupazione poi si vede riemergere carsicamente l’unica cifra che caratterizzi questa amministrazione: l’ossessione per una cosiddetta “sicurezza” nell’Art. 6 e nell’Art. 10.

Clamorosa la giustificazione per l’intervento dell’Art. 6 che prevede l’assunzione di nuovi agenti di Polizia Locale presso il Comune di Latisana per garantire la sicurezza stradale nella viabilità alternativa all’A4. Ma se c’è bisogno di una viabilità alternativa ciò è dovuto alla mancanza di sicurezza sull’A4 stessa, agli ormai giornalieri incidenti mortali provocati dagli improvvisi rallentamenti a causa dei lavori. Ben vengano i nuovi agenti, come ex-sindaco ho sofferto la difficoltà di reclutamento di queste figure professionali a fronte del blocco delle assunzioni e del conseguente sottodimensionamento. Ma se di “sicurezza” si deve parlare poniamoci il problema di ridurre i “morti sull’A4”, invece di considerarli inevitabili. Là, dove il Presidente Fedriga è il Commissario, ci vorrebbero interventi speciali di autentica sicurezza, superando tutte le difficoltà burocratiche. Non a ridurre i ritardi nella viabilità comunale si dovrebbe tendere, bensì a fermare la mattanza di camionisti e automobilisti.

Analoga interpretazione a tunnel della parola “sicurezza” appare nell’articolo 10. Ma quanto dovremo ancora investire in telecamere e sistemi di video sorveglianza?  “Sicurezza” non vuol dire solamente perdita di riservatezza e videosorveglianza h24 da quando usciamo di casa. Forse se non pensiamo a come incrementare ai nostri anziani le loro pensioni minime, avranno ben poco da videosorvegliare nel prossimo futuro.

Sulla riforma dei criteri di accesso case Ater

Chi ha fatto il Sindaco per dieci anni trova immorale distinguere tra cittadini che hanno la residenza da due anni e cittadini che hanno la residenza da cinque e trova ancora più immorale la furbesca distinzione tra cittadini che hanno il diritto di fare l’autocertificazione e i cittadini che questo diritto non ce l’hanno.

Uno dei principi della democrazia è l’uguaglianza: creare distinzioni di classi è la strada verso il razzismo.

Il reale problema degli alloggi è la scarsa quantità e purtroppo la bassa qualità di molti di questi: il Pres. Fedriga invece di riversare milioni sulle telecamere potrebbe usarli per migliorare il patrimonio edilizio pubblico esistente.

Open – Sinistra FVG è assolutamente contraria ad ogni discriminazione tra cittadini.


Qui sotto l’articolo di oggi de Il Piccolo:

La Regione “scippa” Palazzo Belgrado

Lo scorso 19 luglio, la Giunta Fedriga ha stabilito il passaggio alla proprietà della Regione dei beni immobili già appartenenti alla Provincia di Udine, tra i quali i patrimoni storici di Palazzo Antonini-Belgrado, Antonini-Cernazai e Snaidero, nel silenzio dell’attuale giunta comunale.

Durante il mio mandato di Sindaco ho costantemente rivendicato l’opportunità che la proprietà dei palazzi storici, intimamente legati alla storia e alla memoria cittadina, rimanesse al comune di Udine e un anno fa sono riuscito attraverso il CAL a impedire che il Mito di Fetonte e gli altri meravigliosi affreschi di Giulio Quaglio diventassero di proprietà regionale.

Come consigliere regionale (Open – Sinistra FVG) farò quanto possibile per mantenere a disposizione della città beni artistici e architettonici di primaria importanza e tra i primi atti alla ripresa dei lavori consiliari presenterò una proposta in tal senso, sulla quale spero di avere anche il supporto del Comune di Udine.

In passato su questo tema era attivo polemicamente anche l’allora presidente Fontanini, che in dichiarazioni pubbliche di varia natura aveva più volte ribadito come“si sarebbe dovuto evitare un affronto al popolo friulano”, per citare un suo comunicato stampa del luglio 2017. Ci si chiede che ne sia stato di tanta vivacità polemica ora che “l’affronto” proviene da un governo amico.

 

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