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Legge di stabilità 2019: la mia relazione

Se ci fossero ancora dubbi che la Giunta e la maggioranza attualmente al governo della regione Friuli Venezia Giulia non abbiano né una visione, né strategie innovative al di là di sterili slogan elettorali che capitalizzano sulla paura rasentando la pubblicità ingannevole (come è avvenuto in materia di Sanità), o di brutali testimonianze di rancore ideologico (come l’uscita dalla Rete Re.a.dy, l’azzeramento dei progetti per l’inclusione diffusa, o l’incremento di 3 anni per godere dei diritti di cittadinanza), questi Disegni di Legge li fugano completamente.

Noi di Open Sinistra Fvg ci chiediamo preoccupati se questa Giunta riuscirà a mantenere nella nostra Regione l’alto livello di qualità della vita che le ha lasciato in eredità la Giunta precedente, e se saprà, pur essendo così sprovvista di coraggio e lucidità, riconoscere e governare le problematiche che dovrà fronteggiare nei prossimi 3 anni.

Se la Regione Friuli Venezia Giulia poteva giocare un ruolo a livello nazionale ed europeo, era proprio quello di laboratorio, di modello di buone pratiche innovative sul fronte del benessere e della qualità della vita, della sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica e della governance multilivello integrata. Invece, nulla di quello che ci presentano queste leggi va in queste direzioni. Assistiamo anzi all’erosione, se non addirittura alla cancellazione, di quanto è stato fatto negli anni precedenti. Vi è una riduzione dell’impegno finanziario su settori strategici quali lo sviluppo economico, la politica abitativa, le politiche del lavoro, la promozione dell’inclusione e della solidarietà. Assistiamo ad una corruzione dei valori di coesione sociale e di universalità dei servizi, che inevitabilmente si rifletterà in una crescita delle disparità in Regione e dunque sulla salute, benessere e qualità sin qui goduti nella nostra società. Questa Giunta sarà dunque ricordata per aver di fatto trasformato la “paura del declino” in “declino autentico”. Le cosiddette riforme degli Enti Locali e della Sanità sin qui delineate, rischiano di far fare un salto nel buio alle nostre amministrazioni, azzerando senza sostituire nulla a quegli enti e organismi che, seppure bisognosi di manutenzione, con coraggio la Giunta precedente aveva avviato.

Per alcuni aspetti queste Leggi hanno anche elementi condivisibili, essenzialmente sono quelli che consistono nel proseguimento delle iniziative avviate in passato ovvero nella misura nelle quali sono “leggi di ordinaria amministrazione”.

Ma la nostra “grande epoca”, come beffardamente Karl Kraus chiamava la sua già un secolo fa, necessiterebbe di ben altro!

Sui temi decisivi dello sviluppo sostenibile rispetto ai 17 obiettivi delle Nazioni Unite o a quelli dell’UE per il 2030 non c’è nulla. Niente bilancio energetico, nessun piano per le energie alternative, nulla per la riduzione delle emissioni di gas serra derivanti da combustibili fossili, nulla sulla tutela dell’aria e dell’acqua. Niente sul contrasto proattivo ai mutamenti climatici, nulla volto alla loro mitigazione e all’adattamento e resilienza della popolazione.

Con questa Legge di Stabilità la nostra Regione si incaglia, ferma le lancette dell’orologio della Storia, anzi si illude di riportarle indietro. Trova ispirazione guardando nella direzione opposta a quella nella quale si muove il pianeta. Con questa Legge di Stabilità la nostra Regione dichiara di rinunciare a qualunque ambizione. La Storia la faranno gli altri, noi la subiremo, condannati ad essere di nuovo dei senzastoria, come li ha definiti Tito Maniacco. Direi “peccato”, se non fosse che non abbiamo il diritto di penalizzare le future generazioni, ma il dovere, invece, di guardare sempre in alto, per loro!

Con spirito di servizio procederò quindi ad una critica costruttiva di alcuni passaggi di queste leggi offrendo contributi che sono stati concretati in emendamenti e ordini del giorno, sperando di non essere solo una inascoltata vox clamantis in deserto.

Le prime considerazioni sono di natura strutturale.

L’articolato di queste leggi ha essenzialmente la tessitura dell’intarsio normativo, fatto di articoli che vanno a modificare o sostituire spezzoni di frasi in norme preesistenti, oppure numeri in tabelle, obbligando chiunque le legga ad una scalata lungo catene di rimandi. Sono leggi esemplari per la loro opacità referenziale. A quando una riforma verso la trasparenza?

Il DDL 33, che dovrebbe presentare norme intersettoriali, è invece fortemente gravato da una visione a “canne d’organo” dell’amministrazione. Per esempio non c’è concertazione e integrazione tra Ambiente e Salute, tra Energia e Attività Produttive, tra Attività Produttive e Lavoro, ecc.

Passerò adesso in rassegna l’articolato in parallelo sui DDL 34 e 33.

Gli articoli 2 (DDL 34) e 1 (DDL 33), sulle attività produttive, non offrono misure nuove ed efficaci volte alla promozione dell’innovazione o a settori emergenti ad alto contenuto di conoscenza Sono decisamente sottofinanziati rispetto al passato, in particolare per quanto concerne il turismo, ancorché nel DEFR 2019 questo sia ben sviluppato. Non vi è nulla sulla cosiddetta “silver economy”, ovvero le attività economiche “per e degli anziani” che pure, visto l’andamento demografico della nostra regione, le renderebbe urgenti.

L’articolo 3 (DDL 34) sulle risorse agroalimentari, forestali e ittiche offrono un quadro molto puntuale. Ma sono di tipo palliativo e cercano di eliminare le cause profonde delle problematiche che vorrebbero governare, quali la riconversione delle aree abbandonate e la ricomposizione fondiaria.

L’articolo 4 (DDL 34) che riguardano l’ambiente e l’energia è totalmente insufficiente a promuovere una cultura, stili di vita e di attività economica sostenibili, volti all’efficientamento energetico e alla riduzione delle emissioni di gas serra derivanti dall’uso di fonti energetiche da combustibili fossili. È gravissimo che non vi siano contributi per il 2019 che promuovano presso gli enti locali la stesura di Piani Attuativi per l’Energia Alternativa e i Clima (PAESC), in linea con il Global Covenant of Mayors for Energy and Climate Change. L’urgentissimo tema dei cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di gas serra derivanti dall’uso di combustibili fossili è ignorato. Mancano iniziative significative volte alle riduzioni delle emissioni di CO2 e altri gas serra, alla stesura di un indispensabile bilancio energetico, alla promozione di impianti di cogenerazione e di fonti energetiche alternative, e si rimanda ancora l’eliminazione dei dannosissimi BTZ. Compaiono invece i preoccupanti commi dell’Art.3 (DDL 33), che ripristinano gli onerosi contributi regionali per il sostegno all’acquisto di carburante anche ai veicoli che era previsto ne fossero esclusi, perché troppo inquinanti. L’intera operazione della benzina agevolata andrebbe infatti eliminata a favore di altre iniziative di mobilità sostenibile come la conversione della rete di distributori verso altri tipi di carburanti o il car-pooling e il car-sharing.

L’articolo 6 (DDL 34) (Trasporti e diritto alla mobilità) non affronta in modo organico il tema del completamento e della manutenzione della rete per la mobilità ciclabile nella nostra Regione, né tantomeno avvia programmi di progettazione di metropolitane leggere per ridurre il traffico di pendolari, urbani e interurbani, e la riduzione del traffico parassita o passivo. Si limita invece a interventi di ordinaria amministrazione o di nicchia come quello dei servizi ferroviari con materiale storico (anche se di questo passo presto non sarà più di nicchia). Clamorosi sono poi i Commi 10 e 11 dell’Art.6 (DDL 34) che prevedono ingenti investimenti volti ad abbattere i costi sostenuti dalle famiglie per il trasporto dei figli alle sedi scolastiche e universitarie. Non solamente questa misura va a discriminare in modo iniquo tra giovani che risiedono da più di 5 anni nella nostra regione e quelli che non vi risiedono da così lungo tempo, che non ne avrebbero diritto. Ma questa norma non pone criteri di reddito per accedere alla misura. Inoltre non è coordinata con nessuna misura di dimensionamento scolastico, rischiando di desertificare le scuole decentrate nei poli diversi dai capoluoghi. In ultimo va a confliggere con la politica di attrazione che le Università della Regione hanno sempre condotto verso popolazioni studentesche extra-regionali, quali quelle del Veneto Orientale e del Cadore, e con le esigenze di coloro che sono obbligati a trasferirsi in Regione a seguito di concorsi di ammissione nazionali (vedi medicina e lauree sanitarie).

L’articolo 7 (DDL 33) (Salute, politiche sociali e disabilità) presenta l’agghiacciante Comma 8, che se da un lato mantiene in modo transitorio il reddito di cittadinanza, dall’altro lo marca con la cifra del rancore ideologico ponendo un tetto all’importo economico. Nella sostanza, comporterà la decurtazione di meno di un centinaio di euro mensili, e solamente in pochissimi casi, ma un tanto basta a segnare che la difficoltà economica è una colpa se non addirittura un vizio, per questa maggioranza. È una norma affine a quella dei 5 anni di residenza, non importa se creerà problemi ad alcune famiglie e quindi agli enti locali, l’importante è che chi è povero non si senta mai ben accetto nella Regione governata da questa coalizione.

Il corrispondente articolo 9 del DDL 34 ci consegna un Sistema Ospedaliero finanziato almeno come in passato, ma manca qualsiasi misura volta a promuovere l’integrazione dei soggetti coinvolti nel raccordo ospedale-territorio ovvero medici e pediatri di base, medici ospedalieri, medici del distretto, farmacisti, operatori sociali. Mancano anche misure specifiche di “medicina di iniziativa”.

All’articolo 7 (DDL 34) (Beni e attività culturali, sport e tempo libero) non c’è nessun progetto di promozione dello sport di cittadinanza, inteso come attività sportiva di partecipazione invece che di competizione. Sarebbe importante diffondere a livello regionale progetti quali “Far Sport oltre la crisi” realizzato dal Comune di Udine negli ultimi 4 anni e volto a sostenere le spese per l’attività sportiva dei ragazzi appartenenti alle famiglie meno abbienti. È un progetto necessario perché le spese per l’attività sportiva sono tra le prime a venir tagliate nei periodi di recessione. L’attività ludico-sportiva deve essere vista invece come un diritto per tutti perché è alla base di ogni strategia di prevenzione. Sembra infine ingiustificata l’eliminazione della candidatura della Città di Grado quale Sito Unesco.

L’articolo 8 (DDL 34) relativo a lavoro, formazione, politiche giovanili e famiglia è ambivalente.  Da un lato sembra fornire risposte, ad esempio alla carenza di personale della scuola, soprattutto degli insegnanti di sostegno, ma dall’altro non offre certezze quanto alla quantificazione dei nuovi organici. Modesti sono gli interventi di politiche attive del lavoro previsti dall’articolo 6 (DDL 33) e manca l’introduzione di nuovi strumenti per contrastare in modo efficace i gravi fenomeni degli inattivi, degli scoraggiati nella ricerca di un impiego e dei Neet. Ridotte appaiono le risorse per l’inclusione degli espulsi dal mondo del lavoro. Nell’articolo 8, comma 38 (DDL 34) in netta contrapposizione ai reali bisogni di inclusione e delle politiche di contrasto alla discriminazione la Giunta prevede un investimento per “promuovere il valore della diversità tra uomo e donna quale elemento essenziale per lo sviluppo e la coesione sociale”. Ma cosa significa? Non vi è alcuna garanzia che questa misura non vada invece proprio a irrobustire pregiudizi di genere e in ultima analisi giochi contro le pari opportunità che tendono invece a promuovere l’“uguaglianza” tra i generi. Preoccupa anche il Comma 40 che modifica radicalmente la gestione del progetto Docuscuele, senza peraltro coinvolgere l’Università che è deputata primariamente alla formazione degli insegnanti.

Lo sterminato articolo 10 (DDL 34) registra una meticolosa ricerca volta a ripristinare con cura filologica, quasi maniacale, i meccanismi di finanziamento agli enti locali risalenti al periodo pre-UTI, che tanti problemi di frammentazione, duplicazione e rallentamento nello sviluppo avevano creato proprio a causa della mancanza di un assetto istituzionale che permettesse di realizzare azioni integrate. Si conferma il meccanismo dell’intesa con la Regione, ma in assenza di un ente intercomunale, se ne perde tutta l’efficacia programmatica. Si ritorna all’epoca della frantumazione dei fondi a pioggia. Non arrivano risorse in più rispetto all’anno precedente, e certamente non viene affrontato il gravissimo problema della carenza di personale. Questa norma condurrà ad un caos istituzionale e certamente non favorirà il coordinamento, che è invece indispensabile per lo sviluppo del territorio. Curiosamente sono comparsi nel sottocomma y) del comma 3 e nei commi 87 e 88, in zona Cesarini, delle risorse per il 2021 a favore di un istituendo ente intermedio.  È questa la riforma? Sono infine previsti cospicui ulteriori investimenti a favore di telecamere, sistemi di videosorveglianza e altri interventi volti a garantire la “sicurezza delle abitazioni private”. Ma se c’è davvero bisogno di “sicurezza nelle abitazioni private” penso ci si dovrebbe riferire a politiche attive per la riduzione degli incidenti domestici e delle cadute, che soprattutto per gli anziani sono la prima causa di disabilità permanente!

È molto grave e contraddittorio infine, che siano state tolte nell’articolo 11 (DDL 34) relativo al volontariato tutte le risorse riferite alla L.R. 33/2017 “Norme per la promozione del diritto al gioco e all’attività ludico-motoria-ricreativa” ovvero sul gioco di cittadinanza. Questo è condannabile non solamente perché sono centinaia di migliaia ogni anno i visitatori delle ludoteche e manifestazioni pubbliche di gioco nella nostra regione, ma il gioco sano è l’unico vero antidoto alle dipendenze, e soprattutto alla dipendenza dal gioco d’azzardo patologico. Inoltre il gioco è strumento per superare barriere e promuovere stili di vita sani e sostenibili.

In conclusione questa Legge di Stabilità e la sua collegata non offrono nessuna radicale novità. Non vi si trova nulla all’altezza della retorica del Grande Cambiamento condotta in campagna elettorale dalla coalizione oggi al governo, la retorica che descriveva la nostra Regione come un territorio in pezzi, da riaggiustare da cima a fondo. Entrambe riprendono in buona sostanza l’esistente, e non lo aggiornano. Che la loro retorica fosse in realtà una profezia?

Relazione di Furio Honsell sul ddl 24 di modifica del pubblico impiego

Ancora una volta questa Giunta perde un’importante occasione politica e fa rapidamente rotta sul vecchio… e la sua maggioranza la segue a rimorchio.

La sedicente Giunta della discontinuità e del cambiamento ha scelto infatti di azzerare completamente l’ipotesi di riforma della dirigenza delineata dalla precedente Amministrazione regionale con la Legge 18 del 2016, e ha fatto un reset. Ma a differenza dei computer dove ciò può essere salutare quando il sistema operativo va in deadlock, quando si parla come in questo caso di organizzazione di servizi, fare reset vuol dire perdita di elaborazione e disorientamento. Questa Giunta, dimostrando ancora una volta di non avere il coraggio di innovare davvero, ritorna indietro in Sacchetta, rimettendo tutti i segnaposto alla casella 0 in un inutile “gioco dell’oca”. Ovviamente anche l’Assessore Callari, come altri prima della Giunta, non manca di dichiarare che questa “non è ancora la riforma”, “questo è solo un passaggio”, “che la riforma arriverà”. Proprio come è avvenuto per le unioni sovracomunali, per le politiche abitative, ecc. Ma intanto reintroduce l’inefficace vecchiume.

Un unico ruolo regionale dei dirigenti poteva creare qualche difficoltà relativamente ai segretari comunali, e infatti prontamente avevamo concesso una proroga all’entrata in vigore della legge, ma mai avremmo immaginato che la riforma sarebbe stata l’eliminazione completa di questo ruolo unico che viene ridotto a poco meno di un gruppo WhatsApp, senza nessuna valenza.

Forse, chi viene da enti locali piccoli, senza dirigenti, non se ne rende conto, ma in quelli medi e grandi, senza la Legge Regionale n. 18 del 2016, assisteremo al perdurare di una situazione nella quale la politica è succube della dirigenza burocratica. “I politici passano i burocrati restano” questo era l’adagio che la riforma della Legge Regionale n. 18 del 2016 cercava di sfatare. Il ruolo unico regionale cercava di mettere fuori gioco quel tipo di mentalità, per premiare invece quella dirigenza che ha voglia di mettersi in gioco e risolvere i problemi, invece di passare il tempo a cavillare, per frenare il progresso. E ce n’è di questa dirigenza, che però non ha vita facile nell’assetto attuale nel quale gli aspetti peggiori della Bassanini ìmperano.

L’assessore Callari purtroppo ci propone di ritornare a 3 anni fa e abroga con l’Art. 3 di questo Ddl le parti più interessanti e innovative della Legge Regionale n. 18 del 2016 senza nemmeno provare a metterci mano, introducendo solamente qualcosa che è poco più di una directory WhatsApp. Il braccio di ferro l’hanno vinto ancora una volta i burocrati gattopardeschi. Continueremo ad assistere quindi ad incarichi dirigenziali di scarsa utilità per paura di contenziosi, e ad incarichi cosiddetti di staff. Tutto viene irrigidito nel rigore dei timori dirigenziali che è il rigor mortis della paralisi burocratica. La speranza di potere conferire incarichi secchi, puntuali, finalizzati, assegnati a dirigenti specialisti orgogliosi della loro professionalità, efficaci nel loro operare, non sarà possibile. Con l’eliminazione del ruolo unico regionale dei dirigenti la politica continuerà a rimanere succube della dirigenza burocratica e il Comparto Unico continuerà a rimanere solamente sulla carta, un’ennesima contradictio in adiecto.

Un primo esempio dell’assurdità che genera lo strapotere della burocrazia fine a sé stessa è l’articolo 6 proprio di questo Ddl, relativamente alla dirigenza dell’ente per il Diritto allo Studio Universitario. Questo è un articolone apparentemente complesso e finemente declinato, ma assolutamente irrilevante, che non produce nulla. Qualche solerte superburocrate deve aver scoperto che c’era un cavillo burocratico che è stato trasformato in una montagna da lui brillantemente scalata. Ben diverso avrebbe dovuto essere l’intervento relativamente alla gestione dell’Ente per il Diritto allo Studio. Un tempo vi era una folta rappresentanza di studenti nel suo Consiglio di Amministrazione. Se mi concedete una nota personale, fu proprio in quel ruolo una quindicina di anni fa, che apprezzai per la prima volta l’attuale Presidente Fedriga. Nel Nord-Europa tali Enti sono addirittura gestiti interamente dagli studenti, gli unici che conoscono a fondo le proprie esigenze. Da noi, invece, è stata perduta un’altra occasione per reintrodurre la voce degli studenti universitari nella gestione del diritto allo Studio, che viene invece riconsegnato ad un superburocrate.

L’unica nota positiva della legge è l’art. 2 che favorisce le proroghe nelle more del processo di stabilizzazione di alcune tipologie di dipendenti.

Ma la vera novità del Ddl è l’art. 9 ed è assolutamente negativa. Va nella direzione di togliere quell’imparzialità alle agenzie che svolgono la comunicazione istituzionale sia del Consiglio che della Giunta e che, secondo l’ordinamento precedente, le rendeva veri e propri organi di garanzia. Quest’articolo permette ai Presidenti Fedriga e Zanin di nominare come direttori dei rispettivi uffici stampa figure di loro fiducia anche esterne. Non vi è più nemmeno la certezza che possiedano un’esperienza nel settore specifico, come avveniva invece in passato quando tale direttore veniva scelto tra i professionisti delle agenzie stesse. A poco valgono i ragionamenti che sono stati fatti dall’Assessore che il rapporto dei due Presidenti con le proprie agenzie è come quello dell’editore nei confronti del direttore di un giornale. Qui si tratta di un ruolo di comunicazione istituzionale, che deve essere anche proattivo. Non si tratta di assicurarsi un mercato di clienti o di fan ma di essere al servizio di tutti. L’art. 9 indebolisce a tutti gli effetti la libertà di comunicazione nella nostra Regione. L’agenzia che cura la comunicazione del Consiglio deve tutelare infatti tutte le minoranze.

In conclusione Open-Sinistra FVG dà una valutazione negativa o insufficiente a quasi tutti gli articoli di questo Ddl e intende presentare emendamenti specifici all’art. 9 per assicurare l’imparzialità della comunicazione istituzionale di questa Regione, nonché ordini del giorno volti a richiamare l’urgenza di ridare voce agli studenti nella gestione degli Enti per il Diritto allo Studio Universitario e nel restituire il primato della politica sulla superburocrazia, attraverso  una riforma efficace della dirigenza in Regione.

Qui sotto puoi scaricare i principali documenti:

DDL 24 | RELAZIONE DI MAGGIORANZA | RELAZIONI DI MINORANZA

Relazione Honsell sul Ddl “Disposizioni finanziarie intersettoriali”

A distanza di 6 mesi da una durissima campagna elettorale di forte critica verso l’Amministrazione regionale uscente, di fronte ad un mare di millenaristiche promesse di discontinuità e risoluzione rapida di tutte le difficoltà economiche e strutturali della nostra Regione, ci ritroviamo invece ancora una volta con una Legge perfettamente allineata con le scelte del passato, tutto sommato di manutenzione, di ritocco cesellato su un impianto legislativo e normativo esistente.

La bora che forte soffiava sul golfo di Trieste ad aprile e maggio e che il presidente Fedriga prometteva di prendere di bolina stretta per correre ancor più veloce, raggiunto il successo elettorale, si è trasformata in una calma piatta. La Regione FVG di oggi ricorda alcune pagine della Linea d’ombra di Conrad.

Forse, allora non era poi tanto male l’amministrazione uscente, se quella entrante continua a prenderla come modello, o forse le promesse escatologiche che tardano ad arrivare erano impossibili da mantenere. La Regione continua a soffrire di scarsissime opportunità di lavoro per tanti giovani ed espulsi da quel mondo, le pensioni minime di tanti anziani diventano sempre più inadeguate a supplire ai loro bisogni quotidiani, l’innovazione tecnologica sia nei settori trainanti delle energie sostenibili che del digitale rimane al palo.

Drammatica, da questa legge, emerge l’assenza di qualsiasi disegno politico di sviluppo organico per questa regione, che non finisce sugli scogli di Barcola solamente perché c’è bonaccia. Ma quale rotta vuole prendere per affrontare il futuro?

Questo non vuol dire che non ci siano dei passaggi certamente positivi nella Legge 23, appunto perché si riferiscono ad un disegno già esistente. Riguardano lo scorrimento di graduatorie, o proroghe di rendicontazione nei settori più svariati quali l’edilizia scolastica e le misure antisismiche. Ci sono anche commi specifici come quelli dei commi dell’Art. 2 relativi alle attività produttive, compreso l’incremento di investimenti per le biciclette con pedalata assistita, dell’Art. 3 sul futuro organismo pagatore del PAC, quelli nell’Art.7 relativi al sostegno di prestigiosi musei privati che erano in passato rimasti esclusi da contributi essenziali, o quelli dell’Art. 8 relativi alle politiche del lavoro compresi gli emendamenti volti ad evitare disparità ingiustificate all’accesso (APE sociale) provocate da interpretazioni restrittive circa la stato di disoccupazione, nonché a favore dell’Università e altri enti di ricerca.

Ma appunto, sono tutti interventi di ordinaria manutenzione che dimostrano come gli Assessori hanno svolto insieme ai loro uffici un onesto e diligente lavoro di dettaglio, certamente prezioso, ma di assoluta continuità con il passato.

Ma questo disegno è quello dell’anno passato, se l’Amministrazione non si qualifica ed affronta i veri nodi strutturali, anche ciò che, per fortuna, aveva fatto l’Amministrazione precedente rischia di diventare inadeguato e di invecchiare.

Preoccupa che anche in quei passaggi minimali dove la Regione avrebbe potuto essere innovativa come nell’Art. 4 tabella D relativo al contributo ai Comuni per la progettazione di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), invece di avviare un efficace bando accompagnato da una politica di promozione e di assistenza, l’attuale amministrazione abbia preferito invece richiudersi, con una considerazione meramente ragionieristica e rimandare tutto a data da destinarsi. Le Energie Sostenibili non sono solamente un nostro dovere etico nei confronti di questo pianeta, ma sono la nostra unica speranza per un futuro, almeno pari al nostro, per i nostri figli.

Con preoccupazione poi si vede riemergere carsicamente l’unica cifra che caratterizzi questa amministrazione: l’ossessione per una cosiddetta “sicurezza” nell’Art. 6 e nell’Art. 10.

Clamorosa la giustificazione per l’intervento dell’Art. 6 che prevede l’assunzione di nuovi agenti di Polizia Locale presso il Comune di Latisana per garantire la sicurezza stradale nella viabilità alternativa all’A4. Ma se c’è bisogno di una viabilità alternativa ciò è dovuto alla mancanza di sicurezza sull’A4 stessa, agli ormai giornalieri incidenti mortali provocati dagli improvvisi rallentamenti a causa dei lavori. Ben vengano i nuovi agenti, come ex-sindaco ho sofferto la difficoltà di reclutamento di queste figure professionali a fronte del blocco delle assunzioni e del conseguente sottodimensionamento. Ma se di “sicurezza” si deve parlare poniamoci il problema di ridurre i “morti sull’A4”, invece di considerarli inevitabili. Là, dove il Presidente Fedriga è il Commissario, ci vorrebbero interventi speciali di autentica sicurezza, superando tutte le difficoltà burocratiche. Non a ridurre i ritardi nella viabilità comunale si dovrebbe tendere, bensì a fermare la mattanza di camionisti e automobilisti.

Analoga interpretazione a tunnel della parola “sicurezza” appare nell’articolo 10. Ma quanto dovremo ancora investire in telecamere e sistemi di video sorveglianza?  “Sicurezza” non vuol dire solamente perdita di riservatezza e videosorveglianza h24 da quando usciamo di casa. Forse se non pensiamo a come incrementare ai nostri anziani le loro pensioni minime, avranno ben poco da videosorvegliare nel prossimo futuro.

Sulla riforma dei criteri di accesso case Ater

Chi ha fatto il Sindaco per dieci anni trova immorale distinguere tra cittadini che hanno la residenza da due anni e cittadini che hanno la residenza da cinque e trova ancora più immorale la furbesca distinzione tra cittadini che hanno il diritto di fare l’autocertificazione e i cittadini che questo diritto non ce l’hanno.

Uno dei principi della democrazia è l’uguaglianza: creare distinzioni di classi è la strada verso il razzismo.

Il reale problema degli alloggi è la scarsa quantità e purtroppo la bassa qualità di molti di questi: il Pres. Fedriga invece di riversare milioni sulle telecamere potrebbe usarli per migliorare il patrimonio edilizio pubblico esistente.

Open – Sinistra FVG è assolutamente contraria ad ogni discriminazione tra cittadini.


Qui sotto l’articolo di oggi de Il Piccolo:

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