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Relazione su ddl 37 di modifica alla Legge regionale 13/2018 sul diritto allo studio

Mentre mi accingo a scrivere questa relazione su un disegno di Legge relativo al Diritto allo Studio, il mio pensiero non può non distogliersi dalla condizione dei migranti a bordo della Sea Watch, che a meno di due miglia dalla costa italiana, sono costretti dal nostro Governo a vivere in condizioni di profondo abbruttimento, come deterrente contro futuri arrivi. È tremendo parlare di un diritto quando di questo diritto non potranno godere mai i tanti giovani in fondo al mare Mediterraneo, che hanno cercato in un inutile viaggio di poterne finalmente godere, o di quelli sulla Sea Watch, il cui destino è quanto mai incerto. Forse garantire a quei minori, anche se non residenti, questo diritto sarebbe l’esempio più educativo che potremmo dare ai nostri giovani!

Una cappa grigia e pesante sta calando sul mondo della Scuola in Friuli Venezia Giulia: il DDL 37, che va a modificare subdolamente e dopo meno di un anno la Legge regionale 13/2018.

Gli spunti chiari ed espliciti sono minimi. Alcuni sono pienamente condivisibili: come le precisazioni sugli interventi relativi alla sicurezza e la prevenzione degli incidenti sul lavoro e nella scuola (art. 15) o le precisazioni su come articolare la “scuola in ospedale e la didattica a domicilio” (art. 9). Ci si poteva fermare qui o tutt’al più includere solamente quelle normette di assoluto dettaglio, che precisano in modo maniacale tutti i passaggi burocratici dell’erogazione di taluni contributi e sembrano quasi un regolamento per scaricare tutti da qualsiasi responsabilità amministrativa come nell’art.36, che riguarda i fondi ex-provincia o nell’art. 33 che riguarda i contributi per la tutela della minoranza linguistica slovena.

Ma prima di entrare direttamente nel merito un rilievo metodologico sull’iter di questo DDL va fatto. Come commissari di Open Sinistra FVG e Partito Democratico siamo stati obbligati ad andare sopra le righe per rivendicare le audizioni dei portatori di interesse, ai quali non è poi stato lasciato tempo sufficiente per riflettere sulla proposta. La Commissione è stata poi costretta ad operare accavallando i lavori con quelli di un‘altra Commissione per poter giungere in modo sollecito all’approvazione. Ci si chiede quale fosse l’urgenza, se non quella simbolica di poter affermare che è stata approvata un’altra legge, indipendentemente dalla sua rilevanza, o dal voler marcare subito, politicamente, un restringimento regionale dell’orizzonte culturale della nostra scuola. L’alto numero di emendamenti presentati dopo le audizioni dalla stessa Assessore come, ad esempio, la reintroduzione delle misure a sostegno dei giovani con disturbi specifici dell’apprendimento, dopo che con grande meticolosità era stato puntualmente espunto in tutto gli articoli, danno la misura di come questa Legge sia stata poco meditata, se non nella sua volontà ideologica e soffra di improvvisazione.

Questa legge prevede una sottile, ma inesorabile cosmesi lessicale dell’articolato della L.R. 13/2018, che sulle prime può sembrare neutrale o addirittura un’irrilevante questione nominalistica, come negli articoli dove in ossequio a qualche ansia nominalistica ministeriale “l’alternanza scuola lavoro” da oggi verrà chiamata “percorsi per le competenze e per l’orientamento”. Ma ad un’analisi più attenta, si legge in controluce in questo DDL una curvatura che non è solamente linguistica. Con determinazione e coerenza vengono operate modifiche che tarpano le ali a quella creatività e pluralismo che sono la vera tradizione scolastica della nostra regione.

Già nell’articolo 1 la cosmesi lessicale della Legge fa sentire la sua cifra restrittiva. L’ampiezza dell’aggettivo “educativo” viene sostituita dal più materialistico “formativo”, che non sono per nulla sinonimi. I più liberi “percorsi” vengono trasformati in “processi”, diretti dall’alto, forse. Non si migliora però la prosa: permane l’uso infelice della parola “implementazione” immagino con il senso di “incremento” … “gli approcci integrati multidisciplinari” diventano pleonasticamente “integrati interdisciplinari”.  Né si risolve la problematica relativa al trasporto scolastico dei disabili che un tempo era svolto dalla Provincia e che adesso sembra venir attribuito interamente ai Comuni non si sa se con risorse adeguate. Spunti potenzialmente positivi, sono invece gettati creando discriminazione: come nel caso delle scuole che promuovono salute come se ve ne fossero altre non interessate a promuoverla. Spero si volesse dire che si intendeva fornire strumenti a tutte le scuole per promuovere stili di vita sani e sostenibili attraverso progetti di salute fisica, alimentare e ambientale.

All’art. 5 non ci si lascia sfuggire l’opportunità di esplicitare che certi servizi si erogano solamente agli studenti residenti in Regione, senza curarsi di come ovviare all’evidente discriminazione antieducativa, che si viene così a creare.

Tremenda risuona all’art.8 la sostituzione della parola “evitare” con “ridurre” nella frase “evitare la dispersione scolastica”, che adesso suona “ridurre la dispersione scolastica” come se ciò che si cerca di fare sia il regolamentare la quantità di dispersione. Forse il nuovo legislatore ritiene che un po’ di dispersione sia sin salutare. Pesante suona l’enfasi all’art. 10 dell’aggiunta ad un mero titolo, quello del Capo V della 13/2018, dell’aggettivo “non statali”. Dall’articolato era chiaro a chi ci si riferisse, ma evidentemente qui l’obiettivo è la visibilità.

Solamente in un frangente il lessico sembra segnare un’apertura culturale ed è all’art. 19 che modifica l’art. 32/13 sulla promozione della dimensione europea dell’istruzione, perché si parla di internazionalizzazione. Ma l’impressione è di breve durata, si rimane agghiacciati nel rilevare quale ne sia lo scopo, che è quello di promuovere la peggior ideologia anti-europea perché quella che era la “diffusione della dimensione europea dell’istruzione e della formazione” diventa “la diffusione della dimensione internazionale dell’istruzione e dell’educazione”. L’Europa è scomparsa, era forse troppo di sinistra?

Un ultimo commento lessicale va espresso relativamente alla tematica “tempo pieno”,“ tempo prolungato” che a partire dall’art. 20 si trasforma in “tempo integrato extrascolastico”. Era emersa nelle audizioni un’indubbia pluralità di interpretazioni, su cosa dovesse intendersi per tempo pieno e tempo prolungato. Questa era una questione non nominalistica da approfondire, ma non ce n’è stato il tempo. Cosa fa dunque il DDL 37?  Dopo un andirivieni emendamentale cassa tutto, coniando un neologismo: il “tempo integrato extra-scolastico”. Concetto sull’orlo della contraddizione in termini: se il tempo è integrato non può essere extra-scolastico, ma se è extrascolastico allora non si è ancora integrato. Il Legislatore non si perita di chiarire cosa intenda!

Uno dei momenti più drammatici del DDL si raggiunge all’art. 16/37 che va a modificare l’art.29/13 (inserimento scolastico degli alunni figli di immigrati): le iniziative scolastiche di carattere interculturale diventano iniziative volte alla valorizzazione dell’identità culturale regionale. Come se ve ne fosse una e non fosse il FVG di per sé, coacervo di identità diverse e proprio per questa sua pluralità culturalmente più fertile. L’interculturalità è l’unico strumento per l’inserimento. L’identitarismo, tanto caro a questa amministrazione, è stata invece un’ideologia nefasta.

Ho condotto fin qui un’analisi principalmente lessicale, perché penso che suggerisca la cifra secondo cui interpretare tutti gli altri cambiamenti apportati alla Legge 13, dal DDL 37 ovvero gli artt. 22 e 23. Cambiamenti che sono stati aspramente criticati durante le audizioni da tutti gli operatori della scuola. Consistono nell’abolizione degli articoli della Legge 13/2018 che riguardano le modalità della progettazione didattica e i progetti speciali.  Con il nuovo articolato forse saranno ancora possibili queste iniziative, ma alla progettualità verrà sostituita la convenzione. Cosa significa? Quelle ricche e straordinarie iniziative saranno ancora possibili? Forse sì, ma solamente attraverso un controllo maggiore anche da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale. Vi sarà dunque maggior dirigismo, maggiore irreggimentazione, maggiore conformismo a detrimento dell’autonomia scolastica, pure sancita addirittura a principio costituzionale dopo la riforma del 2001. Nella stessa chiave va letta anche l’abolizione di finanziamenti alla Consulta degli Studenti. Tutto deve passare attraverso convenzioni e il vaglio dell’Ufficio Scolastico Regionale, che diventa così il nuovo deus-ex-machina della Scuola in FVG. Quanti progetti speciali, fondamentali per la reale crescita educativa e l’emancipazione dei nostri giovani, che erano ormai consolidati, dovranno ripartire da zero sotto una nuova forma? Quanti non ripartiranno o forse scompariranno? Poco importa a questo Legislatore, si ritorna al concetto di imprimatur. Alcuni tavoli vengono tolti, altri ne vengono costituiti. Vengono costruite anche delle reti, ma non sembrano strumenti per allargare l’orizzonte, quanto reti per impigliare chi non si adatta al processo. Non si parla infatti di contenuti.

In conclusione se la natura e l’evoluzione di questa legge diventeranno lo schema legislativo di questa maggioranza in tema di Scuola sono seriamente preoccupato. È stata caratterizzata da un iter legislativo quasi di rapina, compromettendo le audizioni. Non articola nuove idee ma opera ritocchi corrosivi e parassitari dell’impianto esistente così da rendere la struttura meno aperta alla creatività e alla fantasia.

Questa legge doveva dare energia e risorse nuove alla Scuola, favorendo la libertà di innovazione didattica. Al contrario, tutti quegli strumenti che erano a disposizione per sperimentarla vengono adesso irrigiditi.

Jacotot, all’indomani della Rivoluzione Francese, tra i primi a porsi seriamente il problema della pubblica istruzione universale, aveva individuato un bivio per le istituzioni scolastiche. Da un lato l’emancipazione, la promozione della fiducia in sé stessi, la promozione della curiosità, del gusto della ricerca e della scoperta, dall’altro l’abbruttimento, la creazione di distanze, che inculchino spiegazioni preconfezionate. Il DDL 37 vira purtroppo verso quest’ultima alternativa. Ben altro avrebbe dovuto essere un intervento sulla Scuola, che favorisse in una logica pluralista la liberazione e diffusione delle idee migliori!

La più grande fonte di disparità e di sofferenza nell’epoca contemporanea riguarda la conoscenza. Contrastare tale disparità è nostro dovere, ma anche la nostra unica speranza per un mondo migliore. Questa Legge non va in quella direzione.

Purtroppo, dopo questa legge la scuola sarà più di destra!

Scarica qui l’ultima versione fuoriuscita dalla Commissione e in discussione in Consiglio

Verità e giustizia per Giulio Regeni

Ieri eravamo in molti stretti intorno alla comunità di Fiumicello e ai genitori di Giulio Regeni a rinnovare dopo tre anni l’impegno per “la verità e la giustizia per Giulio Regeni”.

Con quello spirito, il 20 giugno 2018, noi di Open Sinistra FVG, proponemmo la prima mozione di questa legislatura regionale, volta a incitare il nuovo governo nazionale e i presidenti delle Camere nel perseguire il loro impegno di verità.

Perché è così importante chiedere la verità per Giulio quando dopotutto noi già la sappiamo? Il suo sequestro, le tremende torture che subì e la sua morte furono opera degli apparati repressivi dello Stato egiziano. Perché vogliamo sapere quali livelli dello Stato egiziano avevano ordinato tutto ciò?

Lo vogliamo per tutti i Giulio Regeni dell’Egitto e del mondo che in tutte le dittature vengono ogni giorno perseguitati per il loro desiderio di libertà e di emancipazione e vengono torturati e uccisi.

Lo vogliamo perché difendere e promuovere i diritti umani è nostro dovere oltre che un nostro bisogno di vita!

Come ogni anno Paola, la mamma di Giulio ha condiviso tanti pensieri con noi, come il ponte ideale che ha stabilito con le Madri di Plaza de Mayo, che hanno avuto giustizia dopo 40 anni.

Domani, Giornata della Memoria, riaffermiamo nuovamente il nostro impegno perché gli esseri umani non siano mai più considerati come oggetti sui quali scaricare l’odio ed esercitare la barbarie.

Il nostro pensiero però è fisso oggi su quei migranti che da giorni relegati sulla Sea Watch, a meno di due miglia marine dalla costa italiana, vivono un’esperienza tremenda.Un’esperienza voluta dai ministri del nostro governo come deterrente contro futuri arrivi di richiedenti asilo.

Penso che anche questa sia tortura e sento la colpevolezza per non poter fare molto per poterli aiutare ed accogliere.

Ieri a Fiumicello è stata anche ricordata la vicenda della, nave St. Louis che salpò dalla Germania nel 1939 carica di profughi ebrei che cercavano di mettersi in salvo dal nazismo. Fu respinta da numerosi porti da questa e da quella sponda dell’Atlantico e fu costretta a fare ritorno in Europa. Molti di loro non si salvarono dall’Olocausto!

La mia relazione su Ddl 32 – riforma Enti locali

Con l’approvazione di questa Legge assisteremo impotenti ad un’altra demolizione. Non certamente alle premesse di una riforma e nemmeno, come viene millantato,ad una modifica della legislazione pre-esistente, bensì ad un ulteriore passaggio di quella ineffabile opera di sfascio da parte dell’attuale Giunta,delle parti più innovative dell’impianto legislativo di questa Regione, senza che siano state pienamente comprese. A nostro avviso, come OPEN-Sinistra FVG, l’attuale Maggioranza è posseduta da un’ossessione iconoclasta, dall’imperativo di esorcizzare quanto è stato fatto da chi li ha preceduti, dal bisogno quasi fisico che le Unioni Territoriali Intercomunali si decompongano, e se mi si concede un termine un po’ forte, direi “che le UTI marciscano”! Si badi bene non viene proposta un’alternativa all’organizzazione sovracomunale, né si cancella la Legge così odiata, ma le si crea un contesto nel quale possa incancrenirsi.

Questo modo di operare ricalca la strategia del famigerato Decreto Sicurezza, recentemente approvato dal Governo, seppure su un tema molto più drammatico. Come quella legge cancella la parte più efficace dell’accoglienza, ovvero l’accoglienza diffusa, ma ne lascia la parte potenzialmente più problematica ovvero l’accoglienza concentrazionaria, al fine di esasperarne le conseguenze e poter continuare a capitalizzare sulla paura; così questa Legge toglie alle UTI il ruolo strategico di interlocutore nell’intesa con la Regione, ovvero di filtro dei campanilismi; concede ai Comuni la possibilità di sfilarsi, anzi li incentiva a farlo, premiando coloro che non ne hanno fatto parte, come abbiamo visto nei riparti approvati dalla Legge di Stabilità, ma mantiene, per così dire in rianimazione le UTI, confermandole nella responsabilità di funzioni molto delicate e importanti quali l’edilizia scolastica, che la Giunta non ha saputo gestire altrimenti, senza però assegnare loro il personale per svolgere tali funzioni con le forze a loro dedicate quando esistevano le Province. L’effetto, direi lo scopo, sarà dunque quello di trovare, a spese dei nostri studenti, ancora nuove colpe e fallimenti delle UTI, così da continuare a demonizzare con motivazione fresche l’innovazione legislativa della Giunta precedente. La cifra della politica di questa Maggioranza, come del resto della sua omologa a livello nazionale, si concreta infatti nell’individuazione di capri espiatori per i problemi che non si riescono a risolvere: alcuni, tragicamente, in carne ed ossa come i migranti, altri virtuali come le aziende sanitarie che già stavano funzionando e, con questa Legge, le UTI.

Che le UTI necessitassero di manutenzione come tutte le innovazioni coraggiose ma indispensabili, era questione evidente, ma ciò andava fatto solamente dopo adeguata sperimentazione. Tutte le innovazioni ed in particolare quelle relative alla governance sono tanto problematiche quanto urgenti. E saggezza istituzionale imporrebbe sia il rispetto per coloro che hanno ricoperto il nostro ruolo nel mandato precedente,sia ad una certa continuità. Qui assistiamo invece alla peggiore maleducazione legislativa. Sembra che la Giunta non si renda conto che lo sgretolamento delle UTI, condannando la Regione al ritorno alla governance polverizzata dei Comuni, è dannosa per tutti. Non darà risposte al bisogno di riforma degli Enti Locali che da decenni viene richiesta a gran voce nella nostra Regione senza distinzione di partito, e che è stata realizzata in quasi tutti i paesi europei avanzata. Ritarderà l’improcrastinabile programmazione multilivello e intercomunale. Quante devastazioni ambientali, quanto consumo di suolo, quanta progettazione conflittuale di aree artigianali realizzate a fianco di aree residenziali, quante duplicazioni, quale ipertrofia degli spazi commerciali ambientalmente insostenibili, sono state provocate dall’assenza di programmazione sia economica che urbanistica intercomunale? Senza un ragionamento integrato di area vasta, ma non di area vasta come quella provinciale, misure quali quelle sulla mobilità sostenibile, sul rumore, sulla qualità dell’aria non possono essere nemmeno inquadrate, figuriamoci se possono essere governate! L’assenza di qualsiasi progettazione sovracomunale nella pianificazione territoriale è dannosa anche per le attività produttive e costringe qualsiasi intrapresa economica a navigare tra una pluralità di idiosincrasie peculiari ai diversi enti locali. Da oltre un decennio, con il nome di multilevel governance, la programmazione intercomunale con il livello superiore viene discussa esperimentata in Europa, la nostra Regione con le Leggi n. 26/2014 e n. 18/2015 lo stava imparando a fare. Oggi quel processo virtuoso, seppure difficile, è gettato via!

Questa Legge prevede sì una “concertazione” (da notarsi che nemmeno dal punto di vista lessicale questa Giunta ha voluto mantenere quanto la Legge precedente chiamava“intesa”), ma perpetuando l’handicap che ha gravemente penalizzato nella Storia questa Regione: la frammentazione ovvero i campanili. Questi sono stati e continueranno ad essere le “palle al piede” dello sviluppo, obbligando il Friuli Venezia Giulia a rinunciare a priori al ruolo nazionale ed europeo che per struttura e dimensioni potrebbe giocare come regione pilota, come laboratorio o regione modello di innovazione ambientale, sociale e gestionale.  Quindi indietro tutta! Ma quale intesa sensata ci può essere quando si interroga il territorio con dei tête-à-tête fatti con i gelosi custodi dei campanili? Solamente la miopia.

Gli sgraziati vagiti che abbiamo sentito nella Legge di Stabilità circa un possibile, quanto costosissimo, ente intermedio, che sembrerebbe,contrariamente a quella che è l’opinione dell’Anci, addirittura di primo livello, è preoccupante perché sembra più fatto in ossequio ad una bandiera elettorale che a una lucidità programmatica. La confusione di idee si evidenzia anche dal fatto che sono stati istituite le poste finanziarie prima che ci siano discussi i progetti di fattibilità.

Questa legge indebolirà la nostra Regione certamente sul piano del prestigio, ma soprattutto sul piano programmatico.

Forse gli Enti Locali potranno essere anche stati abilmente illusi, perché le risorse sembrano essere piovute di più su quegli amministratori che non avevano l’igrometro ben tarato. Ma la soddisfazione sarà di breve durata. La capacità di spesa degli Enti Locali è diminuita drammaticamente a causa della carenza di personale anche perché ad essi vengono attribuiti in ogni occasione altri compiti dalla Regione, e certamente, questo volume di finanziamento non si vede come potrà essere mantenuto negli anni. Sarebbe importante valutare quante di queste risorse saranno effettivamente spese tra un anno. Piuttosto che abolire l’obbligo di strutturare la pianificazione territoriale attraverso le UTI, altre avrebbero dovute essere le riforme di sistema.

Manca completamente a questa legge qualunque tentativo di affrontare la vera crisi degli Enti Locali, che è stata la principale difficoltà per le UTI, ovvero la mancanza di personale!

Nel Capo II del Ddl 32 con uno sforzo di autentica archeologia legislativa si cerca di raccordare il meccanismo della concertazione. Ne valeva la pena, se si intende cambiare ancora tutto, di nuovo, tra un anno?

Passando al Capo III del Ddl 32 assistiamo alla conseguente retrodatazione dei meccanismi di gestione degli ambiti socio assistenziali al periodo pre-UTI. Notiamo qui, con grande sconcerto, che mettendo mano ad un tema così importante per la qualità della vita e il benessere dei nostri cittadini, ovvero l’ambito socio – assistenziale, non si è nemmeno accennato ai suoi compiti, ma solamente ai suoi aspetti organizzativi.Mi sarei aspettato degli articoli, ponderati sulla base dell’esperienza, che affrontassero le criticità dei Piani di Zona. Ma evidentemente a questa Giunta interessano solo gli aspetti burocratici. Però anche ciò è stato fatto male. Nell’introduzione dell’Assemblea dei Sindaci si rischia di azzerare i regolamenti di funzionamento che vigevano in passato, senza chiarire i meccanismi di governance di aspetti così cruciali, se non lasciandoli alla decisione di una maggioranza semplice. Si rischia di discriminare tra cittadini di seconda categoria e cittadini di prima categoria appartenenti ai comuni che hanno realizzato una maggioranza vincente. Se la logica è quella dell’interesse del proprio perimetro ristretto,gli esiti delle votazioni che porteranno ai nuovi regolamenti possono essere devastanti. Se non verrà accolto almeno l’emendamento che proporremo su questo punto sono seriamente preoccupato del funzionamento dei servizi sociali proprio nella aree più urbanizzate, che storicamente sono quelle che presentano le maggiori criticità dal punto di vista socio-economico

Procederò adesso a offrire alcune osservazioni sull’articolato.

Comma 1 dell’articolo 6 della Legge n.26/2014, così come modificato dal DDL 32.Il fatto stesso che si debba comunque ricorrere ad una norma statale, perché gestioni associate ed integrate sono comunque indispensabili per la funzionalità dei piccoli comuni, sta ad indicare che questa Legge di deregulation, alla fine abdica qualsiasi sua autonomia legislativa della Regione FVG. “Decidano gli altri” è il messaggio.

Comma 4 del succitato articolo. Operazioni dannose come l’Udinexit o le Utexit andrebbero intraprese solamente a seguito di un referendum consultivo con i cittadini. Questa maggioranza ha ribadito che perseguirà la partecipazione e la consultazione. Forse è il caso di non prendere decisioni verticistiche in chiave demolitiva senza andare ad ascoltare l’opinione dei cittadini. Verrà creato certamente uno stress normativo ai dipendenti e agli abitanti della Regione. Si verifichi se davvero vogliano tornare indietro per poi saltare ancora nel buio verso un altro sistema come quello per il quale sono state messe le poste finanziarie nella Legge di Stabilità. 

Articolo 2 del Ddl 32. Se vengono mantenute le Unioni Territoriali Intercomunali per la gestione dell’edilizia scolastica, allora il personale che prima lavorava presso la Provincia va comandato presso tali UTI. Mantenendo scollato il dimensionamento scolastico con l’edilizia si provocheranno inoltre ulteriori problemi al nostro eccellente sistema scolastico e di conseguenza ai nostri giovani.

Nell’articolo 9 del Ddl 32 che conferma e disciplina l’importante principio della concertazione,o equivalentemente dell’intesa, si ritiene opportuno ribadire che l’interlocuzione vada filtrata attraverso un coordinamento sovracomunale. Altrimenti la sua azione rischia di essere totalmente inefficace, se non addirittura contraddittoria. Non di interlocuzione bilaterale tra assessori e rappresentanti di enti locali c’è bisogno ma di programmazione integrata! È paradossale al riguardo che la finanziaria della scorsa settimana abbia dovuto aspettare gli emendamenti relativi alla concertazione fino all’extremis.

L’articolo 12 del Ddl 32 sulle norme transitorie non conferma tutti i progetti che erano stati definiti dalle precedenti intese. Vedo questo come un grave danno al principio della continuità amministrativa che comprometterà quanto di buono era stato fatto.

Gli articoli del Capo III del Ddl 32 costituiscono essenzialmente un ritorno alla situazione formalmente pre-UTI, che però era quella che sostanzialmente era anche in vigore nel periodo di funzionamento delle UTI. Inoltre, è curioso che all’Assemblea dei Sindaci del Servizio sociale dei Comuni venga dapprima attribuito il compito di promuovere l’istituzione di una Convenzione che disciplina il Servizio Sociale dei Comuni ed in un articolo successivo venga istituita l’Assemblea stessa. Forse questa è la prova che tali organismi esistevano già prima come entità. Come già indicato, vi sono seri rischi sul meccanismo di funzionamento di questa Assemblea. Invito pertanto la Giunta regionale a considerare le proposte che delineerò negli emendamenti.

In conclusione, senza tema di sembrare troppo severo, la mia valutazione su questa Legge è quella che è notevole solamente nell’essere capace di riassumere tutte le peggiori caratteristiche di una norma per la nostra Regione:

1) poco rispetto legislativo per quanto èstato lasciato in eredità da chi era venuto prima;
2) eliminazione di un progetto di sistema senza proporne un altro, obbligando aritornare al passato nell’attesa di una nuova riforma; e soprattutto
3) promozione del famigerato divide etimpera, nell’era della complessità.

SCARICA QUI IL DDL 32 

Breve nota a commento della giornata di ieri in Consiglio regionale FVG

Sono intervenuto in aula come relatore di minoranza per portare all’attenzione del Consiglio Regionale il punto di vista di Open Sinistra Fvg in merito alla “manovra” finanziaria regionale 2019.
E’ stato difficile trovare modo di proporre ragionamenti all’altezza del momento partendo da un documento di oltre 250 pagine nella quale non si trova nessuna idea nuova, nessun tentativo di analisi approfondita della realtà regionale, nessuna proposta in linea con i problemi. La maggioranza ha detto che questa manovra ha un cuore: sarebbe stato meglio avesse avuto un po’ più di cervello.
Dalla manovra mancano progetti capaci di porre l’ente Regione al centro del dibattito politico e civile in tema di innovazione, cultura e istruzione, contrasto al degrado ambientale e ai mutamenti climatici, così come mancano iniziative chiare su temi che avrebbero dovuto essere la cifra distintiva di questa maggioranza, quali il sostegno all’economia e in particolare al sistema delle imprese, oltre che una scarsa visione sul mondo del lavoro. Insomma, nessuna attenzione alla qualità della vita e al progresso del nostro territorio.
Deludente anche la parte sulla Sanità e sugli Enti Locali, così presente in molta della propaganda della destra durante la scorsa campagna elettorale regionale: il tema della Salute è in continuità con il passato: avremmo desiderato più attenzione sulla medicina di iniziativa e sul raccordo della medicina di base, nonché sul benessere mentale e relazionale dei cittadini e sul contrasto alla solitudine. e sul raccordo della medicina di base, oltreché più chiarezza sull’assetto organizzativo e gestionale del sistema. Medesima obiezione può essere mossa alla parte sulle Autonomie Locali, sulle quali non c’è nulla tranne la volontà di demolire l’architettura esistente.
Eppure per dei mesi prima del voto la Regione era stata descritta come in declino, a pezzi, da riformare da cima a fondo, ma di tutta questa ansia di cambiamento non vi è alcuna eco nel testo e nello spirito della manovra, quasi tutto è all’insegna della continuità, tranne la costante delle politiche di discriminazione verso ogni forma di diversità e bisogno, autentica ossessione regionale e nazionale, unico vero contributo “innovativo” di una maggioranza che ha una visione della politica e della società ferma al bianco e nero degli anni ’50.
Per citare Rossini intento a recensire una sinfonia di un autore emergente: “c’è del nuovo e c’è del bello, ma il bello non è nuovo e il nuovo non è bello”.

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