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Relazione su DDL 83 “Contributi per interventi per la manutenzione delle reti stradali comunali”

Questo DDL sarebbe da censurare anche se non dovessimo approvarlo in questo contesto tanto tragico da sembrare irreale, dopo una sospensione di quasi due mesi di molti diritti civili e democratici, quali la possibilità di salutare e dare sepoltura ai nostri cari (che come ricorda il filosofo Agamben, è un diritto riconosciuto dai tempi di Antigone), il diritto di andare a scuola, di muoverci liberamente, di cercare un lavoro, di svolgere elezioni. C’è oggi la piena consapevolezza che nei nostri piani per le emergenze erano state clamorosamente trascurate le emergenze epidemiologiche, e che il nostro sistema sanitario era esemplare nella medicina di prestazione ma era invece poco flessibile a gestire grandi numeri di pazienti. C’è inoltre la presa di coscienza che le conseguenze economiche delle misure sociali prese stanno colpendo pesantemente tantissimi lavoratori e le loro famiglie e lo stanno facendo in modo iniquo colpendo proprio le fasce più fragili.

Un DDL approvato in questo contesto emergenziale, per rispetto verso la tanta sofferenza intorno a noi, avrebbe dovuto essere indirizzato a mitigare almeno in minima parte quanto sta avvenendo nelle case di riposo e nelle RSA o avrebbe dovuto affrontare altre misure di contrasto al Covid-19 e inaugurare una nuova stagione di edilizia sanitaria ed edilizia assistita.  Avrebbe almeno potuto prevedere interventi per il completamento delle infrastrutture telematiche che hanno tanto penalizzato una percentuale significativa di cittadini in questi mesi.

Invece questo DDL è improntato al più imbarazzante “facciamo finta che non sia successo niente”. E per di più non è innovativo ma è figlio della più banale operazione propagandistica “vecchio stampo”. E pertanto sarebbe stato da censurare anche in epoca “avanti Covid”.

Di cosa ci occupiamo invece? È francamente imbarazzante: di micro interventi di manutenzione stradale. La Giunta strizza l’occhio in modo propagandistico ai sindaci amici premiando quel tipo di campagna elettorale che non ha saputo guardare in alto alle strategie di grande respiro, ma ha alimentato e fatto leva in modo populista su quell’availability bias, su quella distorsione cognitiva che non ritiene che nulla sia significativo se non quanto abbiamo davanti al naso che si può sintetizzare parafrasando il detto latino: Fiat asphlatum et pereat mundus “Che non ci sia la buca davanti casa, e vada pure a fuoco il mondo!”

Si fosse poi voluto proprio parlare di strade si sarebbe potuto indirizzare gli interventi in direzioni strategiche di sostenibilità ambientale. Si pensi all’utilizzo delle tecnologie dell’Internet of Things applicate alla sicurezzanelle infrastrutture stradali, viarie e ciclabili, ai nuovi macchinari per la manutenzione delle strade oppure ai temi dell’eco-sostenibilità e dell’innovazione nei progetti di manutenzione, come ad esempio alla realizzazione di asfalti fonoassorbenti con materiali riciclabili, alle cd. “barriere connesse” o all’illuminazione a LED. Si pensi alla prevenzione e al recupero e al contrasto delle instabilità geologiche.

Ma no! Vietato guardare in alto! Non c’è assolutamente nulla di strategico e innovativo. La Giunta si riserva di fissare autonomamente i criteri nel bando e quindi di orientare la graduatoria, udite anticipatamente le richieste in via confidenziale, così da rendere le domande un mero adempimento formale. Tanto le cifre messe a disposizione sono scarse, e verranno frantumate tra i piccoli comuni. Si parla dei piccoli Comuni che sono interessati in modo sistematico ai transiti dei trasporti eccezionali. Ma obiettivo della legge è la sicurezza di alcuni o di tutti? Ma importanti non sono le opere, è lo “spot elettorale”. La Regione finalmente si adopera per la GRANDE OPERA (tutto maiuscolo) di sistemare qualche decina di metri di asfalto, tappare qualche buca (per poi richiedere i rallentatori) o di marciapiede, mettere qualche lampione. Se poi succederà poco… poco male, il messaggio propagandistico è partito, tutto il resto sarà colpa del Governo Nazionale, o dell’Europa, o dei migranti, o di qualche sindaco di parte politica avversa.

Dico basta con queste operazioni di piccolo, anzi minuscolo cabotaggio. Ben altro deve essere il ruolo della politica. Questa dovrebbe indirizzare, stimolare all’innovazione, ispirare, liberare le visioni degli amministratori dagli stereotipi! Se c’è un modo per dare un senso alla tanta sofferenza di questi mesi è proprio quello di cambiare radicalmente il modello di sviluppo che ha ispirato questi ultimi sciocchi decenni.

Nel contesto drammatico nel quale stiamo vivendo ci vorrebbe ben altro piglio!

Noi ci rendiamo comunque funzionali proponendo spunti e osservazioni che tradurremo in emendamenti che possano dare un po’ di slancio a questa legge miserrima nel suo impianto e certamente nei possibili effetti.  

Passo quindi ad offrire un contributo sulla mobilità sostenibile per far comprendere quale tipo di politica vorrei sentire e discutere in questo Consiglio. Spero vengano recepiti.

Un Disegno di Legge necessario per affrontare le grandi sfide che la mobilità ci impone oggi dovrebbe partire dalla considerazione che le modalità con le quali i cittadini si spostano all’interno di un Comune o tra più Comuni limitrofi sta evolvendo: secondo le ultime ricerche ISTAT (2018) il 21,1% della popolazione sceglie una forma “attiva” per gli spostamenti, ad esempio va a piedi il 17,4% o va in bicicletta il 3,7%. Inoltre, sono sempre di più i cittadini che compiono anche piccoli tragitti con la propria autovettura, condividendoli con altri soggetti mediante formule di sharing mobility. Oltre all’evoluzione di questi fenomeni vi è la nascita di nuovi mezzi, come ad esempio il monopattino elettrico.

In questo DDL non si parla però di “infrastrutture ciclabili” al comma 2 dell’articolo 2. È fondamentale invece investire risorse economiche importanti in infrastrutture ciclabili.La costruzione e la manutenzione delle infrastrutture ciclabili rappresenta l’unica leva per incentivare l’uso sicuro della bicicletta. Inoltre, la loro costruzione ha un impatto inferiore rispetto a quello richiesto per le corsie destinate al traffico motorizzato con una conseguente riduzione dei costi di costruzione delle opere per la viabilità e un più contenuto consumo di suolo. La European Cyclist Federation (ECF) ha stimato come nella UE-28 il minor impatto delle ciclo-infrastrutture sul territorio, rispetto a quelle dedicate ai veicoli a motore, ha un valore di 2 miliardi di euro a livello europeo che con gli attuali livelli di ciclabilità (il 4,25% del dato UE) significa oltre 85 milioni di euro per l’Italia.

Sostituire gli spostamenti in auto con quelli in bicicletta, inoltre, determinerebbe anche un minor inquinamento del suolo derivante dall’uso di combustibili fossili e altre sostanze nocive con una riduzione della pressione sul suolo. Da considerare, inoltre, che usare l’automobile costa sei volte in più che pedalare. Per non parlare dei risparmi su: il sistema sanitario, il tempo (misurato in ore di traffico in meno), la produttività e l’efficienza logistica e dei trasporti pubblici, il minore inquinamento acustico, ambientale e la riduzione degli effetti sul cambiamento climatico. Un ciclista medio poi non si scoraggia soltanto per l’assenza di infrastrutture adeguate ma dalla mancanza di predisposizione di tutta una serie di strumenti che consentano di rendere l’uscita in bicicletta sicura: basti pensare alla carenza di parcheggi adeguati, di attrezzature per la riparazione di piccoli danni alla propria bici o all’assenza delle rastrelliere.

L’uso della bicicletta e quindi il potenziamento della viabilità ciclabile ha significativi risvolti di salute. La sedentarietà è la quarta causa di mortalità a livello globale, secondo il WHO (World Health Organisation) per la correlazione con l’insorgenza di patologie legate a obesità, disturbi cardiocircolatori, diabete, depressione, etc. I tassi di inattività fisica risultano elevati in tutto il mondo e correlati con il progresso tecnologico. Svolgiamo meno attività fisica rispetto alle generazioni precedenti. Se a questo aggiungiamo errate abitudini alimentari, il rischio di insorgenza di patologie legate all’obesità aumenta. Le cosiddette forme di trasporto attivo (camminare, pedalare e utilizzare trasporti pubblici), incentivando l’esercizio fisico sono state riconosciute come possibili rimedi a cattivi stili di vita. In conclusione politiche sinergiche per favorire la mobilità attiva in tutta sicurezza e l’esercizio fisico hanno importanti finalità di salute pubblica.

Al comma 2, art. 2 si parla di manutenzione dei marciapiedi e degli attraversamenti pedonali. Bene! Ma quali criteri devono essere adottati per realizzare queste manutenzioni! Vanno eliminate le barriere architettoniche per i soggetti con problematiche di disabilità motorie o ipovedenti, per le persone più anziane o per le famiglie con bambini piccoli. Si pensi solamente agli scivoli per le carrozzine, alle fermate dei bus predisposte per le persone con disabilità o con problemi fisici oppure agli ascensori o alle rampe nei sottopassi stradali o pedonali. Ricordo molto bene nella mia recente esperienza di Sindaco di Udine il costo molto elevato per la sistemazione in sicurezza dei marciapiedi: si parla di parecchie centinaia di euro al metro. Si devono sistemare le canaline, le plotte tattilo-plantari, gli scarichi, gli scivoli. Con i micro finanziamenti di questa legge si fa ben poco di tutto ciò.

In questo DDL manca completamente l’innovazione e la ricerca di sistemi o materiali efficienti e sostenibili. Desidero elencare qui alcuni esempi di best “practices” italiane ed europee che secondo me possono essere valutate in questa tipologia di legge:

  • Quando si parla d’illuminazione (comma 2, art. 2) bisognerebbe indicare come migliorare l’illuminazione e la qualità della vita dei cittadini. Nel mio mandato di Sindaco ho portato a termine un progetto innovativo per la sostituzione dell’intera illuminazione pubblica della città con sistemi a Led, con la precisa finalità di riduzione delle emissioni di CO2 da fonti fossili e per un efficientamento energetico. Ma il progetto era strategico, d’intesa con l’azienda che gestisce l’illuminazione pubblica. Un micro finanziamento non permette nulla di tutto ciò.
  • Se si parla di asfaltature si devono incentivare quelle “eco-sostenibili”, quali ad esempio il fresato d’asfalto per la produzione di conglomerato bituminoso che permette ampi risparmi, il bitume realizzato con pellet polimerici, prodotto da materiali riciclati dalla plastica, o ancora l’asfalto “modificato” con l’aggiunta di polverino di gomma riciclata da PFU (Pneumatici Fuori Uso) che permette una maggiore resistenza all’usura e alla formazione di crepe e buche, e che dura pertanto fino a 3 volte più degli asfalti convenzionali, con un conseguente contenimento dei costi di manutenzione, e inoltre una riduzione del rumore generato dal passaggio dei veicoli fino a 7 dB.
  • Le ultime generazioni di vetture sono sempre più connesse e smart vanno pertanto sfruttate queste innovazioni. Ad esempio un’azienda italiana ha creato una barriera laterale e spartitraffico interattiva che possiede un sistema di illuminazione integrato automatico che, tramite sensori, si illumina in caso di nebbia. Inoltre, sempre grazie ai sensori, è in grado di allertare autonomamente e in tempo reale i soccorsi in caso di incidente ed è integrabile con le applicazioni delle auto vetture. Queste sono le smart road, le strade del futuro, sulle quali i veicoli possono comunicare e connettersi tra di loro! La smart road è in grado di agevolare la mobilità grazie all’implementazione di sistemi di rilevazione del meteo e del traffico, deviando i flussi di traffico nel caso di incidenti, suggerendo traiettorie alternative, intervenendo sulle velocità per evitare situazioni di congestionamento, gestendo accessi, parcheggi e rifornimenti, permettendo interventi tempestivi in caso di emergenze. Ciò sarebbe importante soprattutto nelle strade dei Comuni montani o dei Comuni che sono interessati in modo sistematico ai transiti dei trasporti eccezionali.
  • Un’altra tecnologia, che però richiede ben altri investimenti, ma è utile per la maggiore scorrevolezza del traffico e sicurezza per i pedoni e i cicli e quindi una diminuzione dell’inquinamento per il minor tempo di arresto delle auto, è il Sistema intelligente per la sincronizzazione degli impianti semaforici. Questa è un’altra tecnologia che dovrebbe essere spinta maggiormente nella legge. Questo sistema è molto interessante in particolar modo per i Comuni interessati in modo sistematico ai transiti dei trasporti eccezionali.

Segnalo inoltre come nel DDL manchi uno specifico riferimento ad un coordinamento con i progetti delle cd. “Zone 30” che spesso caratterizzano i piccoli comuni della nostra regione.

Infine nella relazione introduttiva si parla di “manutenzione ordinaria e straordinaria”, di “mantenere la qualità delle infrastrutture viarie comunali adeguata alle funzioni svolte”, di “priorità alla sistemazione dei tratti degradati e dissestati” ma mai da nessuna parte, e ciò è grave, si parla di manutenzione di ponti e gallerie comunali che avrebbero reali necessità di interventi urgenti, al fine di evitare inutili tragedie come quelle che abbiamo ancora impresse nella memoria

Il parere su questo DDL è quindi molto negativo, e ci vedrà contrari se non verrà modificato in sede di discussione tenendo conto delle osservazioni qui espresse: in questo senso il nostro gruppo proporrà una serie di emendamenti e/o ordini del giorno.

Lo stato innovatore

Lo stato innovatore di Mariana Mazzucato (Laterza, 2017) è uno dei libri di economia più incisivi degli ultimi anni. Contrariamente a questo sostiene la cultura liberistica, gli investimenti pubblici sono stati sempre al centro dello sviluppo economico dei territori. Attraverso molti esempi storici, Mazzucato ci ricorda che è il pubblico che si fa carico del rischio d’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie (anche della comunicazione digitale, la celebre banda larga), che finanzia la ricerca e che produce gli strumenti più rivoluzionari nell’ambito delle telecomunicazioni, delle nanotecnologie, della farmaceutica, della green economy e non solo.

Quello che abbiamo visto per troppo tempo è stato un sostanziale abbandono da parte dell’Europa del terreno dello sviluppo scientifico e tecnologico, rimanendo a guardare passivamente la creazione dei grandi monopoli (ad esempio digitali) oltre oceano, con un pugno di megaimprese americane e cinesi che oggi si contendono la supremazia. Se Stati Uniti e Cina fanno grandi investimenti in termini di innovazione e tecnologia, l’Unione Europea deve recuperare il terreno perduto. Nella società della conoscenza, infatti, il motore dello sviluppo sta nell’innovazione e nella ricerca, in rapporto con le imprese.

Se verrò eletto Parlamentare europeo mi adopererò affinché l’UE metta in campo una reale politica industriale che, anche attraverso fondi decentralizzati, sostenga ampiamente lo sviluppo di nuovi prodotti fino alla commercializzazione, valorizzando il nostro tessuto produttivo, composto soprattutto da piccole e medie imprese. In questo modo si potranno creare nuove occasioni di lavoro, anche per i giovani.

Linee di indirizzo alla Commissione Paritetica Stato-Regioni

Nelle linee di indirizzo alla Commissione Paritetica Stato-Regione, sottoscritto da tutti i capigruppo da tutto il Consiglio, Open-Sinistra FVG è riuscita a far riconoscere nelle premesse l’urgenza di affrontare le problematiche ambientali e climatiche nonché a sottolineare il ruolo di “Regione Laboratorio” che il FVG può svolgere a livello nazionale, data la sua piccola ma significativa dimensione, la sua diversità di ambiti ecologici e socio-economici, e soprattutto il suo potenziale di ricerca e innovazione.

Oltre a spronare la Commissione a concretare tutte le potenzialità della specialità e dell’autonomia per quanto riguarda gli ambiti demaniali, fiscali, economici e relativi ai rapporti internazionali Open-Snistra FVG si è però adoperata ad arginare velleitari progetti di regionalizzazione della scuola e dell’università.

Coworking e sharing economy: nuovi modelli per il lavoro

È importante creare spazi e strutture per sostenere chi vuole trasformare le proprie idee innovative in imprese o per valorizzarne le idee.

Negli ultimi 15 anni da quando è stato creato il parco di Friuli Innovazione alla ZIU a Udine sono sorte varie iniziative di sostegno a chi vuole fare impresa innovativa attraverso la Camera di Commercio, l’Università e il Comune. Vari progetti europei hanno assistito con seed money e con consulenze per la realizzazione del business plan. Le iniziative più recenti sono i luoghi di coworking come il FAB-LAB presso l’ex-macello comunale, realizzato d’intesa tra il Comune di Udine e Confartigianato.

Questi sono spazi che permettono di disporre di infrastrutture indispensabili alle aziende start-up ad alto contenuto di conoscenza e di tecnologia (il classico esempio sono le stampanti 3D per la prototipazione rapida e i sistemi di laser-scanning per digitalizzare gli oggetti) senza necessariamente essere proprietari di tali macchinari. Lo spazio di co-working come il FAB-LAB costituisce infatti un esempio di sharing economy.

Le strutture si condividono: così si ammortizzano le spese, perché nessuno ha bisogno tutto il tempo di tutte le strutture. Queste esperienze a Udine hanno permesso alla città di essere tra i capoluoghi più prolifici di opportunità soprattutto per i giovani, creativi.

L’obiettivo è di portare questa visione anche in Regione disseminando su tutto il territorio la filosofia dell’innovazione high-tech ma anche della sharing economy, avvalendosi di modelli concreti.

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