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Linee di indirizzo alla componente regionale della Commissione Paritetica

Tesi

Parafrasando Ippolito Nievo, si potrebbe dire che il FVG è un compendio dell’universo per la sua sorprendente diversità in un’area e con numeri così piccoli ancorché significativi. Il FVG ha infatti caratteristiche estremamente varie e complesse nei settori demografici (distribuzione geografica e di età), ambientali (biodiversità, diversità di accesso all’acqua, ecosistemi di pianura di montagna e costieri), produttivi (distretti industriali, risorse agricole, turistiche), dei servizi (autonomia socio-sanitari), istituzionali (alto numero di enti locali tra loro integrati in svariati modi) tali da renderla un campione estremamente rappresentativo di problematiche nazionali. Essendo anche una regione virtuosa, efficiente ed innovativa, il FVG è quindi un candidato naturale per lo Stato a svolgere il ruolo di Regione Laboratorio per tutta una serie di settori. L’atteggiamento della Commissione Paritetica dovrebbe essere pertanto assolutamente proattivo e non rivendicativo o passivo, favorendo lo sviluppo di tale ruolo.

Metodologia

a. Prevedere incontri annuali con il Consiglio, e incontri periodici con i Capigruppo congiuntamente alla Giunta, in modo da tenere informati sulle problematiche trattate e sintonizzare, aggiornare, precisare e contestualizzare le linee di indirizzo qui riportate.

Demanio

a. Aree militari dismesse. Su questa regione insistono pesanti servitù militari, ma insistono pure oltre 100Km2 di aree militari dismesse appartenente sia al Demanio militare che all’Agenzia del Demanio. Non sono percorribili pertanto logiche semplicistiche di cartolarizzazione e di valorizzazione economica da parte dell’Agenzia. Va invece definito un programma decennale di riqualificazione d’intesa con la Regione, sentiti i Comuni interessati.

b. Bacini idrici. Una delle caratteristiche di questa regione è la pluralità di modelli di gestione delle acque: sorgenti, pozzi, risorgive, pozzi artesiani.  Questa pluralità di modalità ha determinato specificità socio-culturali e tecniche importanti. Le norme nazionali vanno dunque declinate con particolare attenzione a questo contesto.

Ambiente

a. Mitigazione e adattamento ai mutamenti climatici. Ogni anno tempeste con conseguenze sempre più devastanti si abbattono su questa regione, ma si continua a ragionare sempre in modo emergenziale invece che strutturale. Vanno sviluppate importanti strategie condivise per l’adattamento e la mitigazione degli effetti dovuti al riscaldamento globale. Il tema è urgente.

b. Regione Laboratorio. Per le caratteristiche anche sopra esposte relativamente all’acqua, e all’energia, va promosso un PAESC (Piano attuativo per l’Energia Sostenibile e il Clima) multilivello tra Stato e Regioni. Il FVG può diventare Regione Laboratorio. Valorizzando in particolare le esperienze d’avanguardia, come nel caso di Udine che è stata pioniere nel Patto dei Sindaci per l’abbattimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili. L’accordo di Parigi e gli atti successivi dei COOP richiedono ancora di più, a tutti i livelli.

Sanità

a. Dichiarazioni anticipate di trattamento. La Regione FVG e la città di Udine sono state pioniere nella difesa dei diritti della persona nel fine vita e nell’introdurre sistemi, anche d’intesa con il Collegio dei Notai, per la registrazione e messa a disposizione di Testamenti in Vita. Il FVG è dunque interlocutore privilegiato per lo Stato anche grazie al suo sistema Sanitario Regionale per sperimentare regolamenti attuativi alla L. 219/17.

Trasporti

a. Questa regione è fortemente penalizzata dal traffico merci su gomma e dalla pochezza e arretratezza del sistema su rotaia. Vanno eliminati passaggi a livello su linee interamente in area urbana mentre vanno potenziate l’alta capacità, i nodi intermodali e le metropolitane leggere. Queste ultime sono importanti anche tra centri minori visto il carattere policentrico di questa regione.  

Rapporti Internazionali e Migrazione

a. Rafforzare il c.d. “potere estero” della Regione in particolare con riferimento alla stipula di accordi e convenzioni anche tra enti, nella gestione delle risorse comunitarie e nell’internazionalizzazione del settore produttivo. Ipotizzare, inoltre, forme di collaborazione strutturale tra la nostra Regione e gli Stati contermini per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio boschivo, marittimo e naturale in generale.

b. I differenziali fiscali e quelli relativi ai costi nei servizi creano spesso competitività negative per il FVG da parte delle regioni dei paesi confinanti. I rapporti tra Italia, Slovenia e Croazia devono essere calibrati sulle conseguenze che provocano sulla Regione FVG. Gli imprenditori richiedono da tempo la definizione di zone con fiscalità di vantaggio, ad esempio con riferimento ad aree in cui l’industria sia fortemente regredita malgrado esistano tutt’ora strutture e stabilimenti adeguati.

c. Il perimetro della nostra regione è confine nazionale con paesi che sono risultati passaggi obbligati nelle rotte di migrazione internazionale. Qualsiasi politica nazionale di gestione delle migrazioni via terra deve essere declinata specificamente per questa regione.

Beni culturali

a. Favorire un trasferimento di competenze amministrative e organizzative esercitate dal MIBAC in un’ottica di creazione di un sistema museale regionale, fermo il ruolo e il rispetto dei vincoli propri della normativa vigente in materia di tutela e Sovrintendenze.

Relazione su Stralcio 5-03 (AUSIR)

È con lo spirito che Sisifo dimostra nel sostenere la sua condanna per aver cercato di ingannare Tanathos (il Sisifo omerico non certo di quello di Camus, che dobbiamo invece immaginare felice), che mi accingo a svolgere questa relazione. Non tanto per la fatica, perché criticare queste modifiche è compito facilissimo. Mai credo, norma più improvvisata raggiunse questo stadio del suo iter e innumerevoli sono ancora i dubbi sulla sua percorribilità. Richiamo invece il mito di Sisifo per l’inutilità del nostro sforzo volto a migliorare il testo. Non ci sarà astuzia, come non ne trovò Sisifo, che ci permetterà di vedere accolto qualche pur ragionevole emendamento. Inesorabile, ancorché intimamente non compatta, la maggioranza approverà un testo che non risolverà nemmeno una delle criticità di due temi fondamentali per la nostra regione: il completamento del ciclo integrato dell’acqua su tutto il territorio e una innovativa economia circolare per quanto riguarda i rifiuti. Questa norma non permetterà di migliorare in nessuna misura la legge 5/2016 che ha per adesso il solo merito di aver distrutto organismi che funzionarono in modo esemplare come la Consulta d’ambito per il servizio idrico integrato di un’area quasi esattamente combaciante con l’ex provincia di Udine, che raggiunse risultati formidabili sul tema dell’acqua, visto il punto di partenza nel quale si trovava il territorio.

Ma prima di entrare nel merito lasciatemi ricordare come il testo in discussione, che ha visto arrivare emendamenti radicali di articoli sino a pochi minuti prima della votazione in commissione, è testo molto improvvisato e zoppicante quindi molto bisognoso di emendamenti.

La modesta proposta di Open Sinistra-FVG è quella di rivedere in modo radicale la Legge istitutiva dell’AUSIR che seppur approvata nel 2016 non ha ancora mai veramente funzionato, prevedendo almeno la separazione tra la problematica della gestione dei rifiuti e quella dell’acqua e una rappresentanza più diretta di territori omogenei. Altrimenti si rischia seriamente che questo organismo, indipendentemente da chi ne abbia la rappresentanza legale, sia troppo fragile rispetto agli interessi di soggetti che vorrebbe intervenire sull’acqua potabile e sui rifiuti con motivazioni estranee all’interesse pubblico: penso al profitto o al tragico campanilismo che ha impedito di avere acquedotti e sistemi di depurazione adeguati nella gran parte del nostro territorio. L’organismo di gestione deve essere forte invece per resistere agli opportunismi e alle strumentalizzazioni, ma non grazie all’arroganza, bensì alla conoscenza delle problematiche. Il ciclo integrato dell’acqua è gestito ancora in modo troppo primitivo nella nostra regione che invece proprio per la sua geo-diversità (sorgenti, fiumi, pozzi, risorgive, pozzi artesiani) dovrebbe essere regione leader nella gestione dell’acqua.

Ma veniamo alle criticità circa le modifiche proposte dalla norma.

La motivazione della loro introduzione non è chiara, perché le modifiche non risolvono le criticità vere sollevate sopra. Sembra infatti essere solamente lo sgradimento per l’attuale ruolo del Direttore Generale, giudicato eccessivo, e la necessità di fare ricadere oneri e responsabilità su un nuovo organo, il Consiglio di Amministrazione e il Presidente dell’AUSIR. Ma questo che potrebbe essere un recupero del vecchio assetto delle Consulte d’Ambito, che tanto bene avevano funzionato, oggi non si può più ri-introdurre e certamente non così.

Lo stesso AUSIR ha fatto pervenire una nota nella quale esplicita la preoccupazione che l’introduzione del Consiglio di Amministrazione comporti inutile appesantimento rispetto ai lavori dell’Assemblea Regionale d’Ambito. 

Questo Consiglio di Amministrazione infatti verrebbe a costituire una sorta di comitato ristretto all’interno dell’Assemblea regionale d’ambito. Ma mentre quest’ultima offre una completa rappresentanza delle problematiche territoriali (zone rurali, zone urbane densamente abitate, zone urbane, aree montane, pozzi artesiani, ecc.) in quanto eletta sulla struttura delle UTI, il nuovo Consiglio di Amministrazione viene ristretto senza criterio. Insomma, là dove c’era un organismo rappresentativo di 18 membri se ne fa uno, non rappresentativo di 7 membri, dei quali per giunta 2 veneti.

Non viene chiarita poi dalla norma l’esatta distribuzione della responsabilità tra il Sindaco/Presidente, che verrebbe ad avere la rappresentanza legale e quindi la rappresentatività verso l’esterno nella stipula di convenzioni e contratti, e il Direttore Generale. Questo Sindaco-Presidente, avrà responsabilità diretta sulla conduzione di piani di sviluppo di miliardi di Euro, e dovrà quindi essere esperto di ingegneria idraulica, ingegneria ambientale, legislazione ambientale e amministrativa, oltre ad essere datore di lavoro, ecc. Sarà compito molto facile trovarlo, visto che per questa gloriosa attività, che si può ben comprendere non può non essere a tempo pieno, nel nome della riduzione dei costi della politica, riceverà solamente un rimborso spese per recarsi alle riunioni ma nessuna indennità.

Clamoroso nella norma è poi lo squilibrio nel quale è previsto che il Consiglio di amministrazione operi in tema di acqua: ben 2 dei 7 membri sarebbero sindaci del Veneto. Mi permetto qui di ricordare avendo lavorato, con successo direi, per 10 anni nella Consulta d’Ambito del Friuli come non sia possibile gestire l’acqua in Friuli senza comprendere le complessità socio-economiche di chi per secoli ha attinto l’acqua dalle sorgenti di superficie, dai fiumi, dai pozzi, dalle risorgive, dai pozzi artesiani. Il nostro è un territorio che per queste diversità ha sistemi fognari e di depurazione che sono inadeguati e sono stati oggetto anche di infrazione comunitaria. Come potrà un quintetto di sindaci, alcuni dei quali forse anche ispirati da ideologie che sono state sconfitte nell’ultimo referendum sull’acqua pubblica, portare a maturazione tutte le istanze ambientali necessarie, nell’interesse dei cittadini di tutta una Regione?

Per tutti questi motivi noi di Open Sinistra-FVG proponiamo un profondo ripensamento di questa norma che vada nella direzione di aumentare i membri del Consiglio di Amministrazione in modo da avere una rappresentanza più ampia dei territori. Ma a questo punto forse si potrebbe non istituire affatto il Consiglio e dare all’Assemblea regionale d’ambito quel ruolo, rivedendone il meccanismo di elezione e forse il numero.

In conclusione il parere su questo stralcio è assolutamente negativo. I temi dell’acqua e dei rifiuti sono cruciali per il futuro e un organo come l’assemblea regionale, non deve continuare a gestirli in modo così approssimativo. Non coglierne le complessità e le difficoltà continuerebbe a rendere colpevole la nostra Assemblea nei confronti dei cittadini e delle generazioni future.

Per scaricare il testo fuoriuscito dalla Commissione clicca qui

La mia relazione su Ddl 32 – riforma Enti locali

Con l’approvazione di questa Legge assisteremo impotenti ad un’altra demolizione. Non certamente alle premesse di una riforma e nemmeno, come viene millantato,ad una modifica della legislazione pre-esistente, bensì ad un ulteriore passaggio di quella ineffabile opera di sfascio da parte dell’attuale Giunta,delle parti più innovative dell’impianto legislativo di questa Regione, senza che siano state pienamente comprese. A nostro avviso, come OPEN-Sinistra FVG, l’attuale Maggioranza è posseduta da un’ossessione iconoclasta, dall’imperativo di esorcizzare quanto è stato fatto da chi li ha preceduti, dal bisogno quasi fisico che le Unioni Territoriali Intercomunali si decompongano, e se mi si concede un termine un po’ forte, direi “che le UTI marciscano”! Si badi bene non viene proposta un’alternativa all’organizzazione sovracomunale, né si cancella la Legge così odiata, ma le si crea un contesto nel quale possa incancrenirsi.

Questo modo di operare ricalca la strategia del famigerato Decreto Sicurezza, recentemente approvato dal Governo, seppure su un tema molto più drammatico. Come quella legge cancella la parte più efficace dell’accoglienza, ovvero l’accoglienza diffusa, ma ne lascia la parte potenzialmente più problematica ovvero l’accoglienza concentrazionaria, al fine di esasperarne le conseguenze e poter continuare a capitalizzare sulla paura; così questa Legge toglie alle UTI il ruolo strategico di interlocutore nell’intesa con la Regione, ovvero di filtro dei campanilismi; concede ai Comuni la possibilità di sfilarsi, anzi li incentiva a farlo, premiando coloro che non ne hanno fatto parte, come abbiamo visto nei riparti approvati dalla Legge di Stabilità, ma mantiene, per così dire in rianimazione le UTI, confermandole nella responsabilità di funzioni molto delicate e importanti quali l’edilizia scolastica, che la Giunta non ha saputo gestire altrimenti, senza però assegnare loro il personale per svolgere tali funzioni con le forze a loro dedicate quando esistevano le Province. L’effetto, direi lo scopo, sarà dunque quello di trovare, a spese dei nostri studenti, ancora nuove colpe e fallimenti delle UTI, così da continuare a demonizzare con motivazione fresche l’innovazione legislativa della Giunta precedente. La cifra della politica di questa Maggioranza, come del resto della sua omologa a livello nazionale, si concreta infatti nell’individuazione di capri espiatori per i problemi che non si riescono a risolvere: alcuni, tragicamente, in carne ed ossa come i migranti, altri virtuali come le aziende sanitarie che già stavano funzionando e, con questa Legge, le UTI.

Che le UTI necessitassero di manutenzione come tutte le innovazioni coraggiose ma indispensabili, era questione evidente, ma ciò andava fatto solamente dopo adeguata sperimentazione. Tutte le innovazioni ed in particolare quelle relative alla governance sono tanto problematiche quanto urgenti. E saggezza istituzionale imporrebbe sia il rispetto per coloro che hanno ricoperto il nostro ruolo nel mandato precedente,sia ad una certa continuità. Qui assistiamo invece alla peggiore maleducazione legislativa. Sembra che la Giunta non si renda conto che lo sgretolamento delle UTI, condannando la Regione al ritorno alla governance polverizzata dei Comuni, è dannosa per tutti. Non darà risposte al bisogno di riforma degli Enti Locali che da decenni viene richiesta a gran voce nella nostra Regione senza distinzione di partito, e che è stata realizzata in quasi tutti i paesi europei avanzata. Ritarderà l’improcrastinabile programmazione multilivello e intercomunale. Quante devastazioni ambientali, quanto consumo di suolo, quanta progettazione conflittuale di aree artigianali realizzate a fianco di aree residenziali, quante duplicazioni, quale ipertrofia degli spazi commerciali ambientalmente insostenibili, sono state provocate dall’assenza di programmazione sia economica che urbanistica intercomunale? Senza un ragionamento integrato di area vasta, ma non di area vasta come quella provinciale, misure quali quelle sulla mobilità sostenibile, sul rumore, sulla qualità dell’aria non possono essere nemmeno inquadrate, figuriamoci se possono essere governate! L’assenza di qualsiasi progettazione sovracomunale nella pianificazione territoriale è dannosa anche per le attività produttive e costringe qualsiasi intrapresa economica a navigare tra una pluralità di idiosincrasie peculiari ai diversi enti locali. Da oltre un decennio, con il nome di multilevel governance, la programmazione intercomunale con il livello superiore viene discussa esperimentata in Europa, la nostra Regione con le Leggi n. 26/2014 e n. 18/2015 lo stava imparando a fare. Oggi quel processo virtuoso, seppure difficile, è gettato via!

Questa Legge prevede sì una “concertazione” (da notarsi che nemmeno dal punto di vista lessicale questa Giunta ha voluto mantenere quanto la Legge precedente chiamava“intesa”), ma perpetuando l’handicap che ha gravemente penalizzato nella Storia questa Regione: la frammentazione ovvero i campanili. Questi sono stati e continueranno ad essere le “palle al piede” dello sviluppo, obbligando il Friuli Venezia Giulia a rinunciare a priori al ruolo nazionale ed europeo che per struttura e dimensioni potrebbe giocare come regione pilota, come laboratorio o regione modello di innovazione ambientale, sociale e gestionale.  Quindi indietro tutta! Ma quale intesa sensata ci può essere quando si interroga il territorio con dei tête-à-tête fatti con i gelosi custodi dei campanili? Solamente la miopia.

Gli sgraziati vagiti che abbiamo sentito nella Legge di Stabilità circa un possibile, quanto costosissimo, ente intermedio, che sembrerebbe,contrariamente a quella che è l’opinione dell’Anci, addirittura di primo livello, è preoccupante perché sembra più fatto in ossequio ad una bandiera elettorale che a una lucidità programmatica. La confusione di idee si evidenzia anche dal fatto che sono stati istituite le poste finanziarie prima che ci siano discussi i progetti di fattibilità.

Questa legge indebolirà la nostra Regione certamente sul piano del prestigio, ma soprattutto sul piano programmatico.

Forse gli Enti Locali potranno essere anche stati abilmente illusi, perché le risorse sembrano essere piovute di più su quegli amministratori che non avevano l’igrometro ben tarato. Ma la soddisfazione sarà di breve durata. La capacità di spesa degli Enti Locali è diminuita drammaticamente a causa della carenza di personale anche perché ad essi vengono attribuiti in ogni occasione altri compiti dalla Regione, e certamente, questo volume di finanziamento non si vede come potrà essere mantenuto negli anni. Sarebbe importante valutare quante di queste risorse saranno effettivamente spese tra un anno. Piuttosto che abolire l’obbligo di strutturare la pianificazione territoriale attraverso le UTI, altre avrebbero dovute essere le riforme di sistema.

Manca completamente a questa legge qualunque tentativo di affrontare la vera crisi degli Enti Locali, che è stata la principale difficoltà per le UTI, ovvero la mancanza di personale!

Nel Capo II del Ddl 32 con uno sforzo di autentica archeologia legislativa si cerca di raccordare il meccanismo della concertazione. Ne valeva la pena, se si intende cambiare ancora tutto, di nuovo, tra un anno?

Passando al Capo III del Ddl 32 assistiamo alla conseguente retrodatazione dei meccanismi di gestione degli ambiti socio assistenziali al periodo pre-UTI. Notiamo qui, con grande sconcerto, che mettendo mano ad un tema così importante per la qualità della vita e il benessere dei nostri cittadini, ovvero l’ambito socio – assistenziale, non si è nemmeno accennato ai suoi compiti, ma solamente ai suoi aspetti organizzativi.Mi sarei aspettato degli articoli, ponderati sulla base dell’esperienza, che affrontassero le criticità dei Piani di Zona. Ma evidentemente a questa Giunta interessano solo gli aspetti burocratici. Però anche ciò è stato fatto male. Nell’introduzione dell’Assemblea dei Sindaci si rischia di azzerare i regolamenti di funzionamento che vigevano in passato, senza chiarire i meccanismi di governance di aspetti così cruciali, se non lasciandoli alla decisione di una maggioranza semplice. Si rischia di discriminare tra cittadini di seconda categoria e cittadini di prima categoria appartenenti ai comuni che hanno realizzato una maggioranza vincente. Se la logica è quella dell’interesse del proprio perimetro ristretto,gli esiti delle votazioni che porteranno ai nuovi regolamenti possono essere devastanti. Se non verrà accolto almeno l’emendamento che proporremo su questo punto sono seriamente preoccupato del funzionamento dei servizi sociali proprio nella aree più urbanizzate, che storicamente sono quelle che presentano le maggiori criticità dal punto di vista socio-economico

Procederò adesso a offrire alcune osservazioni sull’articolato.

Comma 1 dell’articolo 6 della Legge n.26/2014, così come modificato dal DDL 32.Il fatto stesso che si debba comunque ricorrere ad una norma statale, perché gestioni associate ed integrate sono comunque indispensabili per la funzionalità dei piccoli comuni, sta ad indicare che questa Legge di deregulation, alla fine abdica qualsiasi sua autonomia legislativa della Regione FVG. “Decidano gli altri” è il messaggio.

Comma 4 del succitato articolo. Operazioni dannose come l’Udinexit o le Utexit andrebbero intraprese solamente a seguito di un referendum consultivo con i cittadini. Questa maggioranza ha ribadito che perseguirà la partecipazione e la consultazione. Forse è il caso di non prendere decisioni verticistiche in chiave demolitiva senza andare ad ascoltare l’opinione dei cittadini. Verrà creato certamente uno stress normativo ai dipendenti e agli abitanti della Regione. Si verifichi se davvero vogliano tornare indietro per poi saltare ancora nel buio verso un altro sistema come quello per il quale sono state messe le poste finanziarie nella Legge di Stabilità. 

Articolo 2 del Ddl 32. Se vengono mantenute le Unioni Territoriali Intercomunali per la gestione dell’edilizia scolastica, allora il personale che prima lavorava presso la Provincia va comandato presso tali UTI. Mantenendo scollato il dimensionamento scolastico con l’edilizia si provocheranno inoltre ulteriori problemi al nostro eccellente sistema scolastico e di conseguenza ai nostri giovani.

Nell’articolo 9 del Ddl 32 che conferma e disciplina l’importante principio della concertazione,o equivalentemente dell’intesa, si ritiene opportuno ribadire che l’interlocuzione vada filtrata attraverso un coordinamento sovracomunale. Altrimenti la sua azione rischia di essere totalmente inefficace, se non addirittura contraddittoria. Non di interlocuzione bilaterale tra assessori e rappresentanti di enti locali c’è bisogno ma di programmazione integrata! È paradossale al riguardo che la finanziaria della scorsa settimana abbia dovuto aspettare gli emendamenti relativi alla concertazione fino all’extremis.

L’articolo 12 del Ddl 32 sulle norme transitorie non conferma tutti i progetti che erano stati definiti dalle precedenti intese. Vedo questo come un grave danno al principio della continuità amministrativa che comprometterà quanto di buono era stato fatto.

Gli articoli del Capo III del Ddl 32 costituiscono essenzialmente un ritorno alla situazione formalmente pre-UTI, che però era quella che sostanzialmente era anche in vigore nel periodo di funzionamento delle UTI. Inoltre, è curioso che all’Assemblea dei Sindaci del Servizio sociale dei Comuni venga dapprima attribuito il compito di promuovere l’istituzione di una Convenzione che disciplina il Servizio Sociale dei Comuni ed in un articolo successivo venga istituita l’Assemblea stessa. Forse questa è la prova che tali organismi esistevano già prima come entità. Come già indicato, vi sono seri rischi sul meccanismo di funzionamento di questa Assemblea. Invito pertanto la Giunta regionale a considerare le proposte che delineerò negli emendamenti.

In conclusione, senza tema di sembrare troppo severo, la mia valutazione su questa Legge è quella che è notevole solamente nell’essere capace di riassumere tutte le peggiori caratteristiche di una norma per la nostra Regione:

1) poco rispetto legislativo per quanto èstato lasciato in eredità da chi era venuto prima;
2) eliminazione di un progetto di sistema senza proporne un altro, obbligando aritornare al passato nell’attesa di una nuova riforma; e soprattutto
3) promozione del famigerato divide etimpera, nell’era della complessità.

SCARICA QUI IL DDL 32 

MIA – Misura d’Inclusione Attiva: un commento a caldo dal Consiglio regionale

La reintroduzione della Misura d’Inclusione Attiva nella finanziaria 2019 rappresenta l’ennesimo intervento da parte della Giunta regionale che va a peggiorare quanto di buono introdotto precedentemente, e che andava invece prorogato.

Se da un lato infatti si mantiene questa misura di sostegno che ha aiutato più 24.000 famiglie in passato, dall’altro la marca con la cifra del rancore ideologico. Alla misura di sostegno vengono infatti apportate due modifiche sostanziali: si pone un tetto massimo all’importo economico e viene introdotto il vincolo di 5 anni di residenzialità per farne richiesta.

La prima modifica, nella sostanza, comporterà la decurtazione di meno di un centinaio di euro mensili, e solamente in pochissimi casi, ma un tanto basta a segnare che la difficoltà economica è una colpa, se non addirittura un vizio per questa maggioranza.

Per quanto concerne la seconda invece poco importa a questa Giunta se creerà non poche difficoltà a diverse famiglie che si ritroveranno in una situazione di forte disagio, rimbalzando tra l’altro la gestione del problema ai servizi sociali dei Comuni.

Ciò che importa è che chi è povero non si senta mai ben accetto nella Regione governata da questa coalizione.

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