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Relazione Honsell assestamento di bilancio 2019-2021

Ecco un’altra legge omnibus: l’omnibus di luglio si potrebbe chiamare il DDL 55! Questa Giunta ci serve ormai con cadenza quasi bimestrale uno zibaldone di norme. E qui uso il vocabolo zibaldone non certamente nella sua accezione nobilitata dall’ammiccamento leopardiano, bensì in quella originaria, ovvero di raccolta di pensieri (norme nel caso nostro) scritti senza un filo logico, disordinati, fatti di idee eterogenee, se non addirittura nella sua matrice etimologica, ovvero uno zabaione di norme. Certamente questa Giunta dimostra ancora una volta, drammaticamente, di non avere alcuna prospettiva legislativa, alcuna progettualità, alcuna strategia. Si legifera infatti con l’incapacità di guardare lontano, per opportunismo elettorale immediato, si naviga a vista. Certamente sono ben riconoscibili:

1.            la cifra xenofoba e discriminatoria, come nel comma 41, dell’art. 9, ex emendamento 9.5 nel quale si dettagliano le condizioni di ammissione alle misure di inclusione previste: i soliti 5 anni di residenza in regione e le restrizioni agli stranieri;

2.            la tattica di veicolare insicurezza con gli ulteriori investimenti milionari per il revamping delle sale operative della polizia locale previste nei Commi 16 e seguenti dell’articolo 10;

3.            l’applicazione della regola di vivere alla giornata, come nel riparto dei soldi agli enti locali dell’Art.10. Si frantumeranno in modo che tutti possano trovare un obolo da far convogliare in un numero ancor maggiore di rivoli, a scala inferiore, ciascuno volto ad accattivarsi la soddisfazione dei questuanti del livello sottostante. Tanti rivoli però fanno un fiume di denaro elargito senza progettualità e investimenti a lungo termine, che si disperderà in spese in ultima analisi inefficaci e improduttive;

4.            e, per la prima volta in modo così esplicito, si rileva il montare dell’onda oscurantista, rivendicata provocatoriamente dall’assessore come “slancio anti-illuminista”, nel contributo all’Art. 8 Comma 9 per spese, anche retroattive, di ben 200,000€ alla Diocesi di Trieste per un convegno di Bioetica e “eventi, formativi e informativi a più livelli e di eventi formativi per le scuole di ogni ordine e grado”. Sarà per controbilanciare il troppo razionalismo che la Giunta teme possa emergere dall’evento ESOF (Euro Science Open Forum). Quanti auto-da-fé si ha intenzione di inscenare con tale fiume di denaro? Tremo a immaginare cosa ciò voglia dire in termini di condizionamento giovanile in un’epoca nella quale il Parlamento dovrebbe invece legiferare, su sollecitazione della Consulta, sul suicidio assistito nel rispetto del diritto di autodeterminazione e del dovere di alleviare le sofferenze.

Ma aldilà di questi, per così dire “marchi di fabbrica”, c’è un vuoto nelle strategie su:

1.            Ambiente ed energia. Ancora nulla per eliminare gli impianti di riscaldamento a gasolio BTZ, che oltre ad essere più inquinanti hanno emissioni di CO2 altissime rispetto ad altri combustibili. Pochi spiccioli all’Art. 4 Comma 1 per consulenze al gruppo di lavoro che dovrebbe occuparsi dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’ONU. Alla luce però, degli obiettivi di de-carbonizzazione, e di riduzione di gas serra previsti per il 2030, qualunque regione che volesse essere innovativa dovrebbe avere ben altro atteggiamento proattivo nei confronti degli enti locali. La Giunta invece nella Tabella D trova altri 6,5M di rimborso per i combustibili.

2.            Politiche economiche e del lavoro. La diaspora dei giovani dalla nostra regione è ormai drammatica e se si aggiunge all’assenza di qualunque incentivo, se non addirittura all’impermeabilità, all’ingresso irrobustisce la tendenza all’invecchiamento dell’età media della popolazione residente nel FVG. Emblematici sono i commi 10 e seguenti, ex emendamento 2.1, di cui segnaliamo, quasi con disperazione, il rischio di un effetto perverso. Togliere risorse al co-working e ai fab-labs, che ormai ovunque nel mondo sono gli acceleratori di imprenditoria giovanile, in quanto “i bandi sono andati deserti”, per assegnarli alle Camere di Commercio per l’internazionalizzazione, accrescerà la diaspora. Si sarebbe dovuto invece avviare iniziative volte a comprendere come mai tali attività non decollano in FVG, e definire strategie per incentivarle. Insomma, invece di costruire competitività in FVG, questa Giunta favorisce la delocalizzazione. Invece di sostenere i Fab-Labs in FVG sceglie di investire dove la forza lavoro costa meno.

3.            Salute e politiche sociali. Nell’Art. 9, non c’è nessun tentativo di sviluppare misure autentiche di inclusione sociale. Il reddito di cittadinanza, seppure meritevole di attenzione, non può però essere l’unica misura di inclusione sociale. Non solamente esiste ormai la classe dei working poors, ovvero di coloro che magari un lavoro ce l’hanno, ma il salario non basta a mantenere in modo decoroso la famiglia, ma attraverso il reddito di cittadinanza, il segmento della popolazione più marginalizzato non viene più incentivato a dialogare con le reti sociali e assistenziali locali, bensì trova come unico interlocutore un ente nazionale.

4.            Enti Locali. I veri problemi degli enti locali in FVG sono la frammentazione e la mancanza di personale. Era questo il punto fondamentale da correggere relativamente alle UTI. Assistiamo invece nell’Art. 10, a fronte del progressivo smantellamento delle UTI, all’assenza di qualsiasi nuova proposta di condivisione di infrastrutture per garantire equità nella qualità dei servizi ai cittadini. Nessuna riforma sembra venire avanti ma solamente proclami. Il tema della equa distribuzione del personale tra Enti Locali e Regione non viene nemmeno preso in considerazione mentre, paradossalmente, si continua a fare affidamento sulle UTI dei comuni capoluogo per svolgere attività importanti come l’edilizia scolastica.

A fronte del deficit programmatico di questa Giunta e del “buio delle idee” che la caratterizza, come Open-Sinistra FVG ci sentiamo di proporre lo strumento degli osservatori in almeno tre settori-chiave:

a)               Un osservatorio sul disagio, perché siamo convinti che la poca attenzione al tema dei diritti e delle diversità, combinata alla conclusione di qualsiasi misura di inclusione attiva, rischia di approfondire le disparità nella nostra società.

b)               Un osservatorio sulla solitudine, perché il benessere mentale, sia dal punto di vista sociale che da quello fisiologico, è fortemente correlato alla robustezza delle relazioni. La solitudine sta crescendo a causa di stili di vita sedentari e digitalmente ipertrofici, nonché ai modelli di competizione consumistica proposti dalla società. La solitudine è la causa di moltissime forme di sofferenza mentale e di demenza. Il suo contrasto è un’importante terapia sociale dunque.

c)               Un osservatorio sulle criticità in agricoltura. L’Art. 3 (Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna) è un repertorio di buona volontà atta a compensare ed aiutare un settore che a causa dei mutamenti climatici e i fenomeni meteorologici estremi che comportano (siccità e inondazioni), in aggiunta alle altre attività antropiche, è stato fortemente penalizzato soprattutto nei settori delle api e delle patate, della frutta, dei kiwi e dei molluschi. Assegnare indennizzi in denaro o, come nel caso delle cimici asiatiche, immettere degli antagonisti, ancorché autoctoni sono esempi di misure palliative, che non risolvono il problema. Se l’ecosistema che avrebbe sostenuto gli antagonisti non c’è più, lasciando quindi campo libero ai nuovi parassiti, che speranza si può avere, senza la ricostruzione dell’habitat che ospitava quegli antagonisti, di vederli contrastare efficacemente la cimice?

Gli osservatori sono strumenti di raccolta ed elaborazione dei dati di contesto, essenziali per proporre misure strutturali e non contingenti.  Dovrebbero coinvolgere oltre ai tecnici regionali, le Università, gli enti di ricerca, gli operatori, i rappresentanti dei portatori di interesse. Solo così si potrebbe fornire del materiale prezioso per elaborare strategie ai decisori politici.

In conclusione, si vuole stigmatizzare un altro aspetto di quella che si potrebbe definire la maleducazione legislativa di questa Giunta. Dopo l’ennesima e faticosa settimana di commissioni semplici ed integrate ci si aspetta, come è già avvenuto per le precedenti leggi omnibus dei mesi precedenti, che in aula ci siano ulteriori emendamenti sostanziali. Veramente grave sarebbe però se arrivassero in aula risorse importanti a favore di misure completamente nuove. Lo strumento “emendamento in aula” dovrebbe essere puramente migliorativo dell’esistente. Se come è avvenuto in passato, gli emendamenti saranno costituiti da articolati assolutamente nuovi, non solamente si sarà compromesso fortemente, se non nientificato, il lavoro fin qui svolto (compresa questa relazione), ma fatto ancora più grave, risorse importanti saranno attribuite “di rapina” in modo avventato. Assisteremo quindi ad un’altra legge di questa legislatura, che riesce a coniugare il disordine all’impulsività.

Puoi trovare qui il ddl 55 – Assestamento del bilancio per gli anni 2019-2021 ai sensi dell’articolo 6 della LR.26/2015

Relazione Honsell su Documento di Economia e Finanza Regionale 2020 (DEFR)

Indubbiamente un titolo questo, da far tremar le vene e i polsi per citare la celebre endiadi dantesca, anche per la data 2020. Oltre 10 anni fa, il 2002 costituì l’orizzonte di molti documenti programmatici per traguardare azioni innovative decisive per il futuro del pianeta e dell’Umanità che lo abita. Ne ricordo soltanto uno il Covenant of Mayors 2020, il primo documento a livello mondiale che vedeva i sindaci impegnarsi per l’abbattimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili. E invero, il DEFR che ci è stato presentato costituirebbe un’ottima premessa ad un DEFR per un anno simbolicamente così epocale, contiene molte parole chiave importanti ed è pieno di auspici e di buoni propositi. Purtroppo, questo documento però risulta già finito prima di incominciare con la vera sostanza. Questo documento riduce il DEFR, che dovrebbe essere il documento programmatico capitale di un’amministrazione, ad un mero adempimento burocratico, formulato certamente con coscienziosa genericità da puntuali funzionari e dirigenti. L’unico merito della Giunta è quello della franchezza, perché non hanno mai cercato, durante tutta la lunga settimana di attività in commissione, di spacciarlo per qualcosa di importante. Tutti gli assessori hanno infatti implicitamente condiviso con me la sua inutilità, nella formulazione attuale, semplicemente non facendo mai alcun riferimento ad esso!

Fossi stato in loro avrei presentato con orgoglio un DEFR, soprattutto dopo un anno di lavoro, anche con il desiderio di rivendicare i risultati ottenuti.

Per rispetto istituzionale e slancio ideale, farò comunque delle osservazioni in questo silenzioso deserto.

  1. La prima è una considerazione: la genericità a volte ha un merito, quello di svolgere una funzione eufemistica. Ecco che le drammatiche, quanto ottuse applicazioni del criterio del “prima i residenti da 5 anni”, riformulazione friulan-giuliana del “prima gli italiani” tanto caro al governo insediato a Roma nel 2018, ne esce ripulita: Missione 12 – Programma 6 – Interventi per il diritto alla casa diventa “verranno valorizzati gli anni di residenza”. Tremo al pensiero di quali prepotenze ed esclusioni si celeranno dietro a questa minaccia rappresentata in modo così angelico.
  2. Missione 18 – Relazioni con le altre autonomie territoriali e locali. L’unico tentativo fatto in Commissione di sostanziare i tre paragrafetti sull’assetto degli enti locali e in particolare cosa si intenda per assetto istituzionale che comprenda un nuovo livello di governo intermedio per le funzioni sovracomunali e di area vasta e come questo si raccorderà con la prevista revisione organica della disciplina regionale delle forme collaborative tra enti locali attualmente costituita dalle UTI hanno solamente innescato il trasporto dell’Assessore attraverso una macchina del tempo ad oltre un anno fa, scatenandolo in un’invettiva contro le UTI. Nulla è valso dirgli che dopo 14 mesi suona strano che si continui ad assegnare senza adeguato personale la gestione dell’edilizia scolastica delle scuole superiori, proprio alle UTI!
  3. Missione 13 – Tutela della Salute. Ottima. Soprattutto perché la Giunta è ritornata sui suoi passi riconoscendo la superiorità del modello proposto dalla riforma Telesca-Serracchiani rispetto a quello da loro propagandato in campagna elettorale. Leggiamo infatti: “…aziende che recuperino i percorsi virtuosi realizzati negli anni dalla nostra regione e… comprendano al loro interno sia l’area territoriale sia quella ospedaliera”.
  4. Missione 16 – Agricoltura, politiche agroalimentari e ambiente. La legge di assestamento che discuteremo tra breve, vedrà misure per compensare le gravi criticità derivanti dalla cimice asiatica, dalla sofferenza delle api, dal calo della produzione di kiwi, dalle problematiche sulle patate … per non menzionar dei molluschi. Ma la nostra Regione si illude ancora che un Fondo regionale per la gestione delle emergenze in agricoltura per il sostegno e gli indennizzi alle aziende per le perdite causate da epizoozie, fitopatie, infestazioni parassitarie, avverse condizioni atmosferiche e calamità naturali? Ormai a livello internazionale si parla invece dell’elefante nero, crasi tra quel cigno nero che indica un evento inaspettato e quell’elefante nella stanza, che tutti vedono ma che nessuno vuol dichiarare che c’è. Ben altro dovrebbe essere l’atteggiamento nei confronti di queste dinamiche che non sono più emergenziali, ma strutturali. Ci vorrebbero osservatori, gruppi di lavoro, pianificazioni di interventi. Non basta erogare i soldi per l’aspirina. Insomma qui ci vorrebbe un documento come un DEFR per elencarle… e qui mi fermo.
  5. Lo stesso ragionamento si potrebbe svolgere per la Missione 9 – Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente. Niente di nuovo sul fronte occidentale.  Sì c’è un riferimento ai 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’ONU. Ma nel 2009 io firmavo il Covenant of Mayors per l’abbattimento di Co2 da fonti fossili e a tutt’oggi forse solamente Udine c’è riuscita. L’obiettivo per il 2030 è l’abbattimento del 40% delle emissioni rispetto al 1990! Quali segnali ambientali dobbiamo ancora aspettare, quante Vaia, prima di dare il nostro contributo a cambiare passo?
  6. Missione 12 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia. Si conferma quanto c’è di buono nella tradizione e visione dei servizi sociali di questa regione, ma sono scomparsi i diritti. La famiglia è coniugale e genitoriale in primis, le altre sono forme solidaristiche che non meritano di essere analizzate, sono residuali. Una visione rivolta all’indietro, indifferente a volumi e volumi di ricerche sociologiche, sentenze di tribunali, vita reale e quotidiana di nostri cittadini. Infine non c’è ragionamento su come colmare la distanza tra i beneficiari del reddito di cittadinanza e coloro che beneficiavano di misure di inclusione attiva. E questo è indicatore di una mancanza ben più grave.
  7. Missione 15 – Politiche per il lavoro e la formazione professionale. Anche qui Business as usual. Nemmeno un grido d’allarme per la diaspora delle forze lavoro, nessuna idea nuova per la lotta allo squilibrio e le disparità di contratto, per la tutela dei lavoratori esternalizzati e in subappalto.

In conclusione la Regione si è dimenticata che il benessere è soprattutto relazionale e mentale. E questo passa attraverso l’inclusione e i diritti alla diversità. Siamo tutti diversi di qualche diversità. Il semplicismo di “prima gli italiani” ha fatto perdere di vista il fatto che ogni italiano, come tutte le altre persone in questo pianeta, in quanto ogni essere umano è diverso da tutti gli altri.

In sintesi si potrebbe dire che il traguardo simbolico del 2020 è stato brillantemente tagliato all’insegna del business as usual: i sonnambuli ci stanno facendo fare un ulteriore passo verso il precipizio. “Don’t Think Twice, it’s all Right”.

Qui puoi trovare l’ultima versione del Documento di Economia e Finanza Regionale 2020 (DEFR).

Diminuzione dei residenti in FVG: alcune riflessioni sull’articolo de “Il Friuli”

Alcuni giorni fa il Friuli pubblicava un articolo nel quale si evidenziava come da ormai 5 anni il Friuli Venezia Giulia veda costantemente il numero dei residenti calare, 14.000 in meno in 5 anni, 1600 in meno solo nel corso del 2018 e questo malgrado l’aggiunta dei residenti di Sappada, entrata ufficialmente a far parte della nostra regione nel dicembre 2017.

Il dato della nostra regione è in controtendenza rispetto al resto del Nord-Est e si spiega per una inferiore natalità e una maggiore tendenza all’emigrazione, soprattutto da parte dei giovani ad alto livello di scolarizzazione, che probabilmente spesso non trovano un contesto adeguato per crescere umanamente e professionalmente.

Il dato negativo conferma un aspetto che abbiamo più volte sottolineato: il costante impegno dell’attuale maggioranza regionale per rendere il Friuli Venezia Giulia una regione poco attrattiva per chi vuole trasferirsi per studio o lavoro. Ogni volta che la giunta Fedriga ne ha avuto l’occasione ha inserito ostacoli per trovare una casa, trovare un lavoro, fruire di servizi essenziali e Open FVG lo ha costantemente evidenziato e stigmatizzato.

All’origine di questa infelice strategia c’è il desiderio di discriminazione nei confronti degli stranieri ma il testo delle norme è concepito in modo tale da essere preclusivo al trasferimento in regione di chiunque, indipendentemente dalla cittadinanza di appartenenza.

Il nostro territorio avrebbe bisogno di vitalità, di apertura, di dinamismo e di contaminazioni culturali e intellettuali, non di chiusure ideologiche. Ma siamo invece governati da una maggioranza che straparla di muri sul confine con la Slovenia e magari, di questo passo, anche sul Livenza.

➡ Leggi qui l’articolo de “Il Friuli”: https://urly.it/3283a

Tasso disoccupazione: alcune mie osservazioni

L’Istat comunica che il tasso di disoccupazione è calato sotto il 10% e questo è certo un dato positivo, anche se andrebbe analizzato nel dettaglio sia sulla dimensione degli indici di concentrazione territoriale sia, soprattutto, per verificare che tale dato non sia alterato da un aumento della percentuale di inattivi, favorita anche dall’erogazione del reddito di cittadinanza.

Ma, anche considerando il dato “pulito” da qualsiasi alterazione socio-statistica emerge il peso – in termini percentuali ed assoluti – del lavoro “atipico”, autentica cifra distintiva della nostra epoca.

Il mondo del lavoro è cambiato, è diventato più instabile, volatile e questo cambiamento è probabilmente strutturale. Per questo preoccupa la scarsa attenzione del governo nazionale e regionale verso politiche sociali di tipo universalistico e il rischio di ulteriori tagli a servizi socio-economici di base.

Solo forti investimenti pubblici in sanità e istruzione saranno in grado di fornire quegli elementi di stabilità sociale ed economica necessari per attenuare l’instabilità caratteristica del nostro tempo ed è necessaria una visione più alta dei cambiamenti economici e socio-demografici in atto.

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