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Più attenzione alla disabilità

Il momento in cui il Consiglio Regionale discute del Documento di Economia e Finanza rappresenta la sede opportuna non solo per definire le macrostrategie regionali in materia di politica di bilancio, ma anche per fare il punto su tutta una serie di questioni apparentemente minori, ma che nei fatti coinvolgono la vita e i bisogni di molte famiglie, di nostri corregionali.

Tra le questioni che meritano attenzione e sulle quali la nostra attività consiliare intende orientarsi vi sono quelle relative alla disabilità che si collegano in modo profondo con il godimento pieno dei diritti di cittadinanza e del principio di uguaglianza. In particolare, come Open Sinistra FVG sollecitiamo l’attenzione della Giunta regionale e della maggioranza politica su due temi precisi: le liste di attesa del Fondo di Autonomia Possibile (FAP) e il trasporto dei ragazzi disabili frequentanti la scuola secondaria.

Il FAP è uno strumento fondamentale di tipo economico ma con un impatto anche di natura socio-culturale, considerato che la sua finalità non si limita all’elargizione di un sostegno di tipo materiale, comportando anche un positivo impatto nelle strategie di contrasto all’emarginazione sociale del portatore di disabilità fisica o psichica e quindi riteniamo necessario che una regione inclusiva e attenta alle necessità di tutti i propri cittadini investa risorse in questo ambito. Per quanto concerne invece il tema del trasporto degli studenti disabili è fondamentale porre rimedio ad un vuoto creato dalla riforma del sistema delle Autonomie Locali che non ha chiarito pienamente il nuovo equilibrio di competenze e risorse tra Regione e UTI su questa tipologia di servizio precedentemente svolto dall’ente provinciale.

Intervento in aula, riforma delle UTI

Nel mio intervento in aula di ieri mattina ho tenuto a sottolineare come – al di là di condivisibili critiche sulle modalità scarsamente partecipate e inclusive con le quali la legge istitutiva delle UTI è stata adottata – la direzione complessiva della riforma del 2014 siano condivisibili.
Si tratta infatti di difendere il principio di una migliore efficacia ed efficienza nei servizi erogati ai cittadini attraverso una condivisione di strumenti e risorse, nella convinzione che – per dimensione organizzativa e per risorse disponibili – quasi mai i singoli comuni sono in grado di adempiere alle proprie funzioni in maniera piena ed ottimale e – a fronte della crescente complessità gestionale – non è pensabile che centinaia di Comuni svolgano in proprio tante procedure. La messa a comune procedurale garantisce infatti qualità ed omogeneità di servizi. Così è avvenuto in numerose UTI, come quella da me presieduta, per funzioni quali i tributi, il personale e la polizia locale, quest’ultima ha permesso di estendere servizi come una centrale operativa funzionante sulle 24 ore su un’area molto più vasta, nonché la centralizzazione della gestione delle contravvenzioni e di tutto il contenzioso. In altri ambiti, come la pianificazione sovracomunale, la Legge Regionale 26 ci ha permesso di definire ed allineare vari Piani Comunali che hanno senso solamente se si riferiscono ad aree più vaste, ad esempio piano paesaggistico, piano del rumore, piano della mobilità, piano della qualità dell’aria.
L’aspetto più significativo di questa riforma che non va assolutamente perduto è quello che nasce dall’Art. 7 della Legge Regionale 18/2015 (Concertazione delle politiche per lo sviluppo del sistema integrato) noto anche come Intesa per lo Sviluppo.
In tutta Europa è in discussione come realizzare la cosiddetta Multilevel Governance ovvero l’intesa, nel pieno rispetto delle funzioni reciproche, del raccordo tra i diversi livelli di governo.
Ebbene la Legge 18 e l’intesa per lo sviluppo che ne discende è forse uno tra i sistemi più avanzati per raggiungere questo risultato. Come Comune di Udine siglai nel 2016 a livello europeo una Charter for Multilevel Governance con centinaia di altri Comuni dell’UE volta a sperimentare forme di governo multilivello, proprio in forza di questa norma.
Non posso elencare tutti gli obiettivi che ha permesso questa intesa sovracomunale tra Autonomie Locali e Regione, ne cito solamente uno perché ha forte impatto sulle politiche di sostenibilità ambientale e di contrasto ai mutamenti climatici e alla decarbonizzazione: il progetto per un sistema di teleriscaldamento su area vasta che recuperi il calore che altrimenti andrebbe sprecato, anzi attualmente deve  essere disperso da un grande complesso industriale fortemente energico che opera in un Comune dell’UTI.
Se la direzione è giusta, però, non si nega la necessità di alcuni ritocchi, in particolare cercando di incrementare la democraticità e rappresentatività dell’ente intermedio, pur mantenendone una natura di secondo livello.

Clicca qui per leggere il mio discorso con la dichiarazione di voto.

Insediamento Commissioni Permanenti

Oggi in Consiglio Regionale si sono insediate le Commissioni Permanenti. Ovviamente, la maggioranza si è accaparrata tutte le presidenze attraverso una logica di tipo spartitorio tra i diversi soggetti che la compongono.
Tra le poche posizioni riconosciute alle minoranze, vi sono le vicepresidenze e io ho accettato quella della V Commissione: è la Commissione che si occupa di affari istituzionali e statutari, forma di governo, elezioni, disciplina del referendum, autonomie locali, usi civici, rapporti esterni e con l’Unione europea, organi di garanzia, beni e attività culturali, identità linguistiche, spettacoli e manifestazioni, attività sportive, corregionali all’estero.
E’ la più importante per il governo del territorio, in essa cercherò di portare la mia decennale esperienza di sindaco di una grande città, di conoscenza diretta dei problemi e di idee innovative per darvi soluzioni.

Non so se sarà facile essere ascoltati, ma è un dovere provarci.

Replica al discorso programmatico Presidente Fedriga

Signor Presidente della Regione, Signor Presidente del Consiglio, Signori Colleghi Consiglieri,

desidero porgere a tutti loro e in special modo a Lei, Signor Presidente del Friuli Venezia Giulia On. Massimiliano Fedriga, i migliori auguri di buon lavoro e questo per il bene di tutti i cittadini della nostra regione, in particolare, e più in generale a tutti coloro che vivono e vivranno su questo pianeta.

Ho apprezzato nel Suo discorso, Presidente Fedriga, i suoi cenni alle tematiche della tutela ambientale e della sostenibilità energetica, e all’attenzione nei confronti delle fasce più fragili e deboli della popolazione.

Ma mi dispiace rilevare anche, che si è trattato di cenni generici, purtroppo. Tutto il Suo discorso infatti è stato a mio avviso per buona parte troppo generico e superficiale, e ciò mi preoccupa.

Le sfide dei mutamenti climatici e della salute dei cittadini, nonché quelle del lavoro, richiederebbero un’attenzione e un approfondimento ben diversa, in ogni occasione, anche in quelle che possono essere interpretate solamente come un adempimento.

Relativamente alla sostenibilità ambientale andrebbero infatti declinati, con tempistiche precise e obiettivi quantificabili, i passi che la Regione FVG intenderebbe compiere verso la de-carbonizzazione, in accordo con gli impegni nazionali che nascono dal COOP21 di Parigi del 2015, nonché dai 17 obiettivi sostenibili delle Nazioni Unite. Questi potrebbero riguardare l’eliminazione di oli pesanti per il riscaldamento, gli investimenti per FV, il geotermico, l’idroelettrico. Mi sarei aspettato qualche indicazione sugli standard edilizi per garantire l’efficientamento e la coibentazione degli edifici. Qualche proposta concreta su come raggiungere gli obiettivi previsti dalle direttive europee in tema di ciclo integrato dell’acqua (venendo così a chiudere le procedure di infrazione attualmente aperte), e anche in tema di qualità dell’aria, che è ormai riconosciuta indiscutibilmente come una delle principali cause di morte prematura.

La inviterei ad essere ambizioso in questi settori anche perché alte sono le opportunità di nuovi posti di lavoro, sia qualificati che non, che essi possono offrire se adeguatamente sviluppati.

Avrei desiderato ascoltare qualcosa di più convinto sui piani di prevenzione della salute e alla marginalizzazione. E soprattutto sulle misure attive che intende attivare per il lavoro e almeno qualche azione proattiva per contrastare il preoccupante fenomeno degli inattivi e dei working poors, nell’ambito di una più seria analisi del tema della disoccupazione.

Con preoccupazione invece ho rilevato alcune sottolineature nel Suo discorso che mi fanno temere che Lei sia poco informato sulla realtà di questa regione e pensi che qualche slogan possa risolvere i problemi. Mi riferisco al passaggio sulla “accoglienza diffusa” a suo dire “bocciata senza appello da una larghissima fetta della cittadinanza”.  Non penso proprio che le soluzioni concentrazionarie, che Lei sembra prediligere, siano state salutate con soddisfazione dai cittadini, anzi sono invece innumerevoli gli esempi positivi di accoglienza diffusa, che sono stati i soli che hanno permesso di far fronte agli arrivi dei richiedenti asilo. Su questo punto infatti Lei è quanto meno semplicistico. Dichiara “chi entra illegalmente nel nostro Paese commette un reato”. Ma non sa forse che l’accoglienza diffusa è stata organizzata non per immigrati clandestini, ma per richiedenti asilo, migranti non economici, ma ecologici, che la nostra Costituzione nel suo Articolo 10. Parlare poi di “filtri” immagino di esseri umani, quando ci si riferisce ai “valici”, è un lessico brutale, non degno di un discorso di insediamento e certo non degno di uno che rivendica così spesso la propria matrice cristiana.

Questa brutalità se proprio deve esserci, spero rimanga solo nelle parole. Con soddisfazione noto infatti che nel documento scritto, Lei non ha riportato quell’aggettivo “naturale” accanto alla parola “famiglia”, che invece ha fatto risuonare nell’aula del Consiglio. Le ricordo che il Friuli Venezia Giulia è terra di diritti umani, di diritti cioè di cui sono titolari gli esseri umani, in quanto tali, e non in quanto cittadini per diritto ereditario o per anzianità nel ruolo. Quando lei dichiara di rivedere i criteri di accesso ai servizi sociali e all’edilizia agevolata, attribuendo il “giusto peso” agli anni di residenza in Friuli Venezia Giulia, Le ricordo sulla base della mia esperienza di sindaco di una città,  che sono “cittadini” tutti coloro che fanno parte della nostra comunità, che non c’è nessun vantaggio a creare delle discriminazioni, delle disparità. Le nostre scuole materne pubbliche sono frequentate da tanti futuri cittadini di questo Paese che forse non possono vantare alcun diritto ereditario, ma parlano la nostra lingua con le stesse sfumature e accenti e incertezze dei loro coetanei che invece secondo lei sono gli unici a vantare giusti diritti. Non è con l’ottocentesca retorica del “sangue e suolo” che si governano le società complesse e questo mi porta a riflettere sull’assenza di una visione realmente europea, che sorprende in chi è cresciuto e si è formato in una città nella quale negli elenchi telefonici esiste una stratificazione di cognomi italiani, tedeschi, sloveni, croati, greci e così via… Certo, non nego esista una oggettiva necessità di riequilibrio delle scelte europee in favore di politiche di crescita e di sviluppo, esiste il tema della riforma in senso democratico delle istituzioni comunitarie e di una rilegittimazione popolare del grande disegno sortito dal Manifesto di Ventotene, ma è vero anche che la nostra regione e il nostro Paese non possono prosperare o avere un qualche ruolo fuori dal grande disegno europeo ed è parimenti vero che – se non vogliamo che l’Europa sia solo finanza e moneta – dobbiamo aprire i confini e mescolare i popoli, non nasconderci dentro una ridotta identitaria in salsa ungherese.

Avrei anche desiderato sentire qualche progetto più significativo sulla promozione dell’innovazione e il sostegno alla ricerca. E tutto ciò senza dimenticare i tanti sconfitti che inevitabilmente l’innovazione crea.

Una regione può essere protagonista solamente se non lascia indietro nessuno, perché solamente le società veramente eque sono sane. Il benessere o è di tutti oppure non è. E purtroppo un silenzio ingombrante è stato i suo anche sul tema delle pari opportunità.

Un’ultima osservazione, quella sui “campioni dello sport”. Una regione è tanto più sana quanto più è equa, certamente ci sono i campioni a cui lei si riferisce, ma una regione è una regione attiva se lo sport è di tutti.

Su un punto però, Signor Presidente, condivido il Suo discorso ed è quello sulla Sua volontà di operare insieme ciascuno nel proprio ruolo. Mi metto a disposizione per suggerimenti ed idee. Le confesso che sarei molto più soddisfatto nei prossimi 5 anni se non avessi che da elogiarla per come Lei opererà, minimizzando così il ruolo di opposizione, piuttosto che trarre visibilità nel contrastarla.

Il benessere di tutta la comunità regionale è infatti il nostro primo dovere, ma anche la nostra unica speranza per il futuro.

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