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Relazione Honsell su Testo Unificato progetti di legge 12 e 16

Non trovo parole adeguate per esprimere i miei sentimenti e le mie valutazioni su questa legge se non dire che è umiliante. È umiliante anche solamente essere presenti oggi e votare contro.

È doloroso discutere una proposta di legge il cui solo fine è quello di escludere e discriminare tra i più deboli, cercando di capitalizzare vantaggio elettorale, promuovendo la guerra tra i poveri. Per chi, come me, intende la politica come servizio, l’inclusione degli ultimi della fila, di chi si trova alla base della piramide è il principio ideale, e badate bene non ideologico, dal quale prendere le mosse per tutte le azioni.

Questa legge invece, è un atto di cinica cattiveria! Aumentare da 2 a 5 anni di residenza il requisito di accesso a tutta una serie di servizi in merito al diritto alla casa, dalle opportunità dell’edilizia sovvenzionata, a quella convenzionata e agevolata, non risolve assolutamente né le difficoltà di alloggio né la disparità abitativa che ancora affligge la nostra Regione. È semplicemente una concessione al rancore verso i diversi. Diversi in questo caso perché più nuovi, come se 2 anni di residenza e di lavoro nella nostra regione non fossero garanzia sufficiente del loro desiderio di partecipare allo sviluppo del Friuli Venezia Giulia. A conti fatti, questo incremento va a colpire indiscriminatamente tutti i cittadini che sono venuti nella nostra regione per lavorare, indipendentemente dalla loro nazionalità. Punisce il loro desiderio di con-vivenza con noi. È un gesto di xenofobia in ossequio ad una promessa elettorale fatta non alla testa della gente, ma ai loro istinti più bruti. A nulla valgono i ragionamenti sul fatto che altre regioni, rette anche da amministrazioni di centro-sinistra hanno lo stesso requisito all’accesso. Quanto si sta facendo in FVG è un gesto atroce, non è il valore assoluto di quel requisito che i dati stessi dimostrano avere un impatto modesto. È questo gesto politico che fa inorridire. Legiferare oggi un aumento da 2 a 5 anni ha solamente una valenza simbolica di chiusura, di proclamazione di una volontà di isolamento. Non è il valore assoluto ripeto, ma la variazione, che costituisce il messaggio tremendo di questa legge. Passare da 10 a 5 anni avrebbe avuto valenza positiva, passare da 2 a 5 no. È il verso della variazione che purtroppo propone la nostra Regione come Regione non inclusiva. I dati poi mostrano che nell’ultimo bando la percentuale degli esclusi sarebbe stata piccola e in maggioranza avrebbe colpito la mobilità interregionale. Il cinismo di questo gesto alla luce di questi dati è amaro e ne provo vergogna.

Se proprio si fosse voluto potenziare il requisito della residenza, che può essere scelta legittima, si poteva introdurre un apposito punteggio premiale. Ma no, non conta per questa maggioranza il risultato, ciò che conta è il gesto assoluto, pubblico, forte nella sua brutalità.

Sembra poi, quanto meno poco meditato l’iter della legge stessa, che nella versione licenziata della Giunta vedeva introdotto il criterio dei 5 anni, anche là dove la Corte Costituzionale lo aveva giudicato illegittimo. Fortunatamente in soccorso è giunto il PDL dei Consiglieri. Ma resta ancora forte il dubbio, che l’introduzione del criterio dei 5 anni, su tutto l’articolo 29 della Legge 1 del 2016, possa avere ricadute svantaggiose per la Regione stessa, su altri bandi relativi alle politiche abitative, delle quali ancora non si è del tutto coscienti.

Fortemente discriminante nei confronti dei cittadini stranieri, appare infine l’impossibilità di utilizzare, diversamente dai cittadini comunitari, l’autocertificazione nella dichiarazione di non possedere altri alloggi nel paese di origine. Non solamente in alcuni di questi paesi non c’è garanzia di efficienza burocratica, ma i documenti stessi possono essere difficili da reperire e comunque saranno scritti in una lingua per la quale ulteriori oneri di traduzione autenticata saranno necessari. Questa è manifestamente un’altra forca caudina nei confronti di cittadini stranieri extra-comunitari, che potrebbe risultare profondamente ingiusta, nel senso più alto del termine giustizia.

Ben altro dovrebbe essere l’atteggiamento di questa Giunta nei confronti della politica abitativa. Si dovrebbero progettare piani di ristrutturazione per migliorare la qualità degli immobili esistenti, la loro coibentazione e la loro accessibilità, oltre a prevedere un cospicuo incremento di dotazione e recupero di immobili demaniali e di aree militari dismesse.

Per tutti questi motivi voteremo negativamente su questa proposta di legge. Misera dal punto di vista dell’articolato, ma tremenda per la sua valenza simbolica. Il voto negativo è l’unico atto coerente non solamente rispetto alla nostra visione di giustizia, ma soprattutto contro un uso cinico, mediatico e banalmente cattivo dello strumento della Legge che nulla ha a che fare con la Politica con la P maisuscola.

Modifica requisiti di accesso servizi Ater: unico fine escludere e discriminare tra i più poveri

È doloroso discutere una proposta di legge il cui solo fine è quello di escludere e discriminare tra i più deboli, cercando di capitalizzare vantaggio elettorale, promuovendo la guerra tra i poveri. Per chi, come me, intende la politica come servizio, l’inclusione degli ultimi della fila, di chi si trova alla base della piramide è il principio ideale, e badate bene non ideologico, dal quale prendere le mosse per tutte le azioni.

Aumentare da 2 a 5 anni di residenza il requisito di accesso a tutta una serie di servizi in merito al diritto alla casa, dalle opportunità dell’edilizia sovvenzionata, a quella convenzionata e agevolata, non risolve assolutamente né le difficoltà di alloggio né la disparità abitativa che ancora affligge la nostra Regione. È semplicemente una concessione al rancore verso i diversi. Diversi in questo caso perché più nuovi, come se 2 anni di residenza e di lavoro nella nostra regione non fossero garanzia sufficiente del loro desiderio di partecipare allo sviluppo del Friuli Venezia Giulia. A conti fatti, questo incremento va a colpire indiscriminatamente tutti i cittadini che sono venuti nella nostra regione per lavorare, indipendentemente dalla loro nazionalità ed ha solamente una valenza simbolica di chiusura, di proclamazione di una volontà di isolamento.

Se proprio si fosse voluto potenziare il requisito della residenza, che può essere scelta legittima, si poteva introdurre un apposito punteggio premiale. Ma no, non conta per questa maggioranza il risultato, ciò che conta è il gesto assoluto, pubblico, forte nella sua brutalità; discriminante nei confronti dei cittadini stranieri, appare infine l’impossibilità di utilizzare, diversamente dai cittadini comunitari, l’autocertificazione nella dichiarazione di non possedere altri alloggi nel paese di origine. Non solamente in alcuni di questi paesi non c’è garanzia di efficienza burocratica, ma i documenti stessi possono essere difficili da reperire e comunque saranno scritti in una lingua per la quale ulteriori oneri di traduzione autenticata saranno necessari.

Ben altro dovrebbe essere l’atteggiamento di questa Giunta nei confronti della politica abitativa. Si dovrebbero progettare piani di ristrutturazione per migliorare la qualità degli immobili esistenti, la loro coibentazione e la loro accessibilità, oltre a prevedere un cospicuo incremento di dotazione e recupero di immobili demaniali e di aree militari dismesse.

Un mio breve commento sulla Riforma delle Ater

Si sta profilando una legge di riforma delle ATER all’insegna della discriminazione dei cittadini che non affronta i reali problemi che sono quelli dell’aumento della dotazione e della riqualificazione edilizia, sia in termini di coibentazione e riduzione delle dispersioni termiche sia di accessibilità (ascensori, barriere architettoniche).

La Giunta e la maggioranza del Consiglio sono impegnate nella solita gara a chi escogita il criterio per escludere il maggior numero di cittadini stranieri: gara che rischia però di penalizzare soprattutto i cittadini italiani se passa il criterio di anzianità di residenza in Regione di almeno 5 anni.

Se passerà questa norma le problematiche dei cittadini bisognosi con residenza inferiore ai 5 anni verranno scaricate tutte sui servizi sociali dei Comuni con ripercussioni gravi sul territorio.

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