Relazione Honsell su DDL 94

Relazione Honsell su DDL 94

Questo è un disegno di legge importante, che certamente non ci vedrà contrari. Presenta però numerosi aspetti che lo rendono ancora piuttosto debole e che andrebbero invece riconsiderati urgentemente. Cercheremo di articolarli in questa relazione.

Ci troviamo infatti, di fronte a misure ancora di tipo emergenziale, passive, di contenimento del danno che cercano di puntellare un auspicato ritorno alla normalità a prima dell’era a.C. (acronimo che non va letto come avanti Cristo ma avanti Covid).

Quasi tutte le misure del DDL 94 sono opportune e giuste, ma ci vorrebbe invece una legge che riconoscesse il fatto che quanto è avvenuto nei mesi scorsi è una svolta epocale, che ha innescato un cambiamento nel paradigma di sviluppo socio-economico mondiale. Sono mutate le modalità di rapporto tra le persone forse per sempre, queste rimarranno anche quando verrà superata la fase di distanziamento interpersonale. Il lavoro a distanza, la riduzione della mobilità fisica, la necessità di irrobustire la nostra resilienza in tutti i settori da quello primario, a quelli secondario e terziario, dovuti all’emergenza epidemiologica segneranno per sempre il nostro futuro. Inoltre quanto è avvenuto ci ha dato solamente un piccolo assaggio di quali potrebbero essere gli impatti socio-economici delle future crisi globali. Crisi, verso le quali siamo irrimediabilmente indirizzati se non trasformiamo rapidamente il nostro modello di sviluppo basato sul carbonio fossile, che saranno provocate dall’inarrestabile processo di riscaldamento globale di origine antropica. Ci sarebbe quindi bisogno di prendere atto dei cambiamenti e delle opportunità sopraggiunti, in mezzo a tanti lutti, dall’emergenza epidemiologica e articolare la prima legge dell’era d.C. (acronimo non da leggersi come dopo Cristo, ma dopo Covid).

Ci vorrebbe dunque una legge strategica in primo luogo dal punto di vista programmatico. Il DDL 94 è ancora ancorato invece ad una visione a silos. Affronta la tematica solamente dal punto di vista delle attività produttive. Non ci può essere vera ripartenza se questa non viene affrontata in modo olistico, integrando alle misure per le aziende produttive, anche misure per le politiche attive del lavoro, azioni sulla formazione professionale, azioni sulla sanità, sull’infrastruttura, sulla cultura, azioni volte ad una nuova responsabilità sociale e ambientale. Se le misure qui proposte rimangono slegate da misure parallele in altri settori non può che derivarne un’azione gracile che ancora si illude di poter ritornare ad una “normalità”, mentre il mondo è cambiato.

Una vera legge di rilancio avrebbe dovuto coniugare l’esperienza maturata dal lockdown, che ci ha fatti entrare di forza in una nuova dimensione, alla necessità di agire nella direzione dei 17 SDG, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, e il Green Deal europeo. Questo va fatto non solamente con le belle parole che ascoltiamo dagli assessori nelle audizioni sulla sessione europea, ma con i fatti. Questo DDL invece non ha abbastanza ambizione, parla più di dettagli che di principi. Non ha sufficiente energia per orientare in modo innovativo e strategico la ripresa nella fase post-emergenziale, né dal punto di vista finanziario (alla luce, ad esempio, dei forti investimenti del DDL 90 per la riduzione della TARI e COSAP, questa legge tanto più cruciale risulta pesantemente sotto-finanziata), né dal punto di vista della chiarezza degli indirizzi che promuove.

Questo DDL avrebbe potuto essere una nuova legge dell’innovazione, essere la legge della ripresa, portatrice di una sua originalità. Avrebbe potuto esser una nuova Legge 26/2005, ovvero la legge che declinò nella nostra regione quell’altro mutamento di paradigma epocale ovvero l’economia della conoscenza. Alla stesura di quella Legge mi onoro di aver partecipato, insieme ad altre persone presenti in quest’aula. Purtroppo basta leggere i sottotitoli degli articoli di questo DDL 94 per capire che non ha quell’ambizione e quindi non lo è. Ci vuole, quindi, urgentemente una legge di quella caratura per sostenere davvero e indirizzare il cambiamento di paradigma socio-economico in atto.

Più analiticamente il DDL 94 contiene tutta una serie di articoli, certamente opportuni, urgenti e di assoluto buon senso, come l’Art. 6 sui grandi eventi o articoli che vanno a ritoccare e ad ampliare in modo altrettanto opportuno leggi già varate, come la L.R. 3/2020 (Art. 3 e 4), oppure il Rilancimpresa L.R. 3/2015 (Art 7 e 8). Tutti i punti toccati sono significativi. Ma perché si è voluto lavorare con scalpelli, sgorbie, seghetti e pialletti, ovvero con gli strumenti da restauro e da intarsio su leggi esistenti, e non costruire una nuova visione con una legge organica che diventasse un punto di riferimento? C’era tutto il tempo per farlo in questi mesi.

Gli Artt. 3 e 4 offrono esempi di strumenti interessanti per l’agevolazione degli contributi a favore di un’innovazione che anche ben declinata, ma manca di un indirizzo incisivo. Anche il comma 7 dell’art. 3, che pone a carico della comunità alcuni rischi di impresa, non definisce in quali settori questi vadano presi ovvero quali start up si intenda promuovere. Giustamente si parla di valorizzazione economica dell’innovazione, di contributi a fondo perduto, ma non viene indicato un indirizzo stringente. Le nostre imprese non hanno tutte il capitale umano per potersi innovare, chi lo formerà e poi le animerà? I 17 SDG non vengono mai menzionati in modo diretto da questa Giunta, nemmeno in questa caso. (Incidentalmente rilevo che l’unica volta che lo ha fatto è stato nell’infelice episodio dei favolosi 17).

Corretto l’art. 4 ter introdotto dall’art. 4 del DDL, ma si sarebbe dovuta introdurre una cabina di regia, una struttura di coordinamento dell’innovazione e una struttura di consulenza. Faccio qui ancora una volta riferimento a come questa Regione rispose al cambiamento di paradigma dettato dall’Economia della Conoscenza 15 anni fa, con la legge regionale 26/2005. Allora accanto a misure economiche c’erano misure di promozione e formazione. Qui si assume che tutti sappiano già tutto su come fare. Mancano a mio avviso sia la formazione sia i luoghi dove progettare e sviluppare le strategie di innovazione. Ad esempio non c’è nemmeno un riferimento al software open source. Si rischia di consegnare il nostro sistema economico alle multinazionali del digitale. Al riguardo presenteremo presto come Open Sinistra FVG una proposta di legge per rendere efficaci le leggi che già esistono in materia.

Manca nel DDL 94 la scintilla vera dell’innovazione, non c’è infatti nessuna premialità.

Ci sono contributi e basta. Non sono definiti dei criteri che spingano verso il superamento dei modelli precedenti di sviluppo. Come si è detto più volte l’emergenza epidemiologica deve essere colta non solamente come una tragedia ma come un’opportunità di nuovo sviluppo.

Il 4 quater introdotto dall’art. 4 del DDL è un intervento interessante ma puntuale – dov’è articolata la nobilissima circolarità di cui si parla? Forse il tema dell’economia circolare avrebbe meritato un articolo più ampio!

Nel 4 quinquies introdotto dall’art. 4 del DDL si dovrebbero coinvolgere in modo massiccio università e enti di ricerca, nonché rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori. Ma a questo scopo ci sarebbe stato bisogno di audizioni. Solo ascoltando le voci di tutti si poteva rendere questa legge un documento epocale.

Rifaccio il solito commento all’Art. 5. Vanno bene le misure emergenziali come questa, che permettono l’espansione degli spazi di somministrazione per favorire il distanziamento. Ma queste misure devono essere temporanee, fino alla fine delle norme straordinarie, altrimenti potrebbero provocare conseguenze imprevedibili sulla qualità delle residenzialità.

Dell’Art. 6 sul turismo si è già detto: è corretto, ma di nuovo è meramente finalizzato a gestire l’emergenza. C’è bisogno di azioni forti per il turismo post-Covid, come il progettare grandi arene permanenti per lo spettacolo dal vivo. Queste esigenze erano già manifeste prima dell’epidemia, ma adesso con le restrizioni dovute all’emergenza sono emerse in modo più chiaro.

Positivo ragionare sul COSEF, ma è un controsenso che gli siano state tolte le quote e il ruolo che aveva nel parco Friuli Innovazione? C’era una sinergia perfetta con tale ente di promozione dell’Innovazione che vi era insediato. Oggi si vuole ricostituire tale asse, dopo aver distrutto quella miracolosa sinergia per la sciagurata idea di una regia unica regionale, che ha creato un unico padrone dell’innovazione?

Ottimo l’Art. 8 sulla responsabilità di impresa. Si sarebbe potuto ampliare in una più generale azione atta a promuovere e sostenere il lavoro femminile e la silver economy. Fa piacere qui inoltre, che almeno ci si ricordi della legge regionale 26/2005 che si sarebbe invece dovuta prendere a modello.

Si rileva infine quanto i finanziamenti di questa legge siano modesti in modo imbarazzante e quanto sia assente ogni riferimento alla progettazione europea e ai suoi obiettivi. Non ci può essere ripresa se non in sintonia con i programmi europei. Ma come si può pensare che questi siano gestiti da una direzione a parte?

Infine mancano misure per chi era già in difficoltà. C’è un rischio concreto che questa emergenza aggravi in modo irrimediabile le disparità. Quanto vediamo accadere negli Stati Uniti oggi, marxianamente, non è slegato dall’aumento dei disoccupati e degli emarginati dovuti alla crisi economica dell’emergenza Covid. C’è bisogno di misure che affrontino il tema della riduzione delle disparità e che tengano conto dei nuovi esclusi e inattivi.

In conclusione il DDL 94 è una norma di buon senso, ma auspico che le indicazioni date, possano spingere la Giunta a sviluppare al più presto i temi accennati mediante il varo di una nuova legge che innervi la nostra regione con più convinzione nel nuovo paradigma d.C.

Relazione Honsell su DDL 93 – Omnibus

Nel mio personale elenco delle leggi meno opportune questo Disegno di Legge n. 93 ha momentaneamente la posizione di testa. Forse, vista la curva della qualità legislativa di questa stagione, non la terrà per molto, comunque, per il momento questo triste primato è decisamente suo.

È l’ennesima legge omnibus. C’è stato messo dentro di tutto, estemporaneamente, senza rifletterci troppo. Dunque nulla di nuovo per questa Giunta. Ma il DDL n. 93 riesce ad interpretare questo suo essere non-legge nel peggiore dei modi perché viene proposto, come se niente fosse, a fronte delle gravissime problematiche che affliggono la nostra regione, acuite dall’emergenza epidemiologica. Affrontare queste problematiche richiederebbe invece interventi strategici urgenti, ricchi di prospettiva. Non c’è nulla in questo DDL che serva davvero a questa regione. Nulla che sia nemmeno immaginato.

Il DDL n. 93 è una legge confusa, che affastella provvedimenti di varie tipologie, accomunati solamente dall’essere introdotti a tutela del particulare di qualcuno, nell’accezione più piena di questo aggettivo che dobbiamo al Guicciardini. Questa omnibus per lo più replica per oltre 80 articoli il medesimo modello claustrofobico: concedere la deroga a norme precedenti al fine di elargire piccoli favori. I titoli di molti articoli dei Capi V, VIII e soprattutto VI in materia di infrastrutture, territorio e viabilità sono più che eloquenti si vedano gli: Artt. 30, 31, 45, 46, 48, 49, 59 e 63. A volte le giustificazioni date in Commissione sembravano infantili: “la mail non è giunta”, forse qualcuno non ha guardato cosa ci fosse in spam. Ma intanto facciamo una legge per salvare questo sprovveduto infelice. Ma lo strumento legislativo non dovrebbe avere qualcosa di universale e venir usato come strumento di progresso, invece che come il martello per un’aggiustatina ai cubetti di porfido? A volte sembra di essere di fronte a dirottamenti di fondi assegnati per una finalità ad un’altra, in barba a chi è stato escluso.

Nel DDL 93 si trovano articoli come quelli del Capo XI in materia di sanità, che recepiscono le indicazioni del Governo fino a svuotare, direi quasi a nientificare di un qualunque senso i corrispondenti articoli della tanto decantata Riforma Riccardi rendendoli assolutamente pleonastici. D’altra parte non si fosse fatto così sarebbe stato imbarazzante vedersi impugnare la legge, meglio lasciare che gli articoli non dicano niente, sperando che nessuno se ne accorga. Simile compito hanno gli Art. 40 e 41 sull’ambiente rispetto alla Legge 6/2019 lasciando aperta però la questione se simili modifiche non sarebbe stato forse opportuno che venissero discusse con i territori.

Vi sono poi articoli che manifestano una certa confusione programmatica, come l’Art. 5 che autorizza noleggi e acquisti di auto blu di grossa cilindrata a sola propulsione termica a fronte del tanto decantato progetto di mobilità elettrica NOEMIX. Incoerenza che non si può imputare però agli Assessori all’Ambiente o alla Mobilità, che candidamente hanno dichiarato in Commissione che ne erano all’oscuro. Evidentemente devono rivendicare maggiore trasparenza in Giunta.

Nel DDL 93 vi sono però anche articoli molto preoccupanti e pericolosi. Tesi nello sforzo di curare quel particulare interesse di qualche potentato rischiano infatti di compromettere un sistema urbanistico collaudato da decenni. Mi riferisco qui alla possibilità per i Comuni di disciplinare nell’Art. 32 come monetizzare le opere di urbanizzazione primaria; ma così si avvalla una progettazione e una prassi di stesura di convenzioni che non tiene conto di caratteristiche urbanistiche che si sono rivelate fondamentali nell’emergenza epidemiologica.

Gravi sono anche gli Artt. 12 del Capo III e 15 del Capo IV. La necessità di introdurli evidenzia quanto sia stata precipitosa l’abolizione delle UTI che adesso obbliga a trasferire in Regione anche quei pochi dipendenti delle ex-Province, che ancora erano rimasti al servizio degli enti locali. Quest’operazione senza un quadro generale provocherà solamente maggiori costi. È inquietante infatti l’improvvisazione che sembra profilarsi nella definizione dei futuri enti di area vasta, ovvero dei fantomatici Enti di Decentramento Regionale (EDR). Questi articoli al momento confermano solamente, ancora una volta, la politica di accentramento di questa Giunta in contraddizione con quanto ha sempre dichiarato. Ma quando verrà assegnato finalmente ai Comuni il personale del quale hanno estremo bisogno? Qui si parla di quasi un centinaio di lavoratori che andranno a ingrossare le file della Regione.

L’Art. 14 evidenzia poi la difficoltà nella quale si trovano i Comuni, che si è voluto lasciare da soli nella concertazione, nello spendere quanto è stato loro assegnato.

Agghiaccianti per l’ostinazione ideologica sono gli Artt. 19 e 20. In un contesto nel quale il Presidente continua a gettare la regione nel panico dichiarando che mancano i soldi per pagare il sistema sanitario si versa invece denaro ulteriore su programmi straordinari di sicurezza e si concedono proroghe per spendere le ingenti cifre assegnate ai Comuni per il sostegno all’operatività nel settore della sicurezza. Poiché queste voci sono finanziate da anni, perché l’Assessore non vuole arrendersi all’evidenza che non c’è più bisogno di interventi di questo tipo, almeno fino al superamento della crisi epidemiologica, e non cerchi invece di contribuire anche lui per la sua parte a mettere in sicurezza il sistema sanitario?

Puntuale c’è poi il colpo di accetta che va demolire qualsiasi progettualità in materia di immigrazione e sostegno alle persone straniere. Nell’Art. 25 scompare infatti il piano triennale per l’immigrazione. Si decide che si improvvisa. Così si riuscirà a drammatizzare meglio e quindi a strumentalizzare ancora più efficacemente su Facebook qualsiasi problematica futura, facendola diventare immediatamente emergenza imprevista.

Vi sono poi una miriade di articoli minori, alcuni notevoli solamente per l’infelicità della prosa. Ne cito uno l’art. 55, che recita verbatim “Per il finanziamento del contributo di cui al comma 1, è necessaria la partecipazione a maggioranza dei professionisti che esercitano l’attività con sede legale o operativa in regione”. Suggerirei in ossequio alle tante leggi sulla chiarezza normativa di riformularlo in positivo così: “I progetti di aggiornamento professionale sono aperti anche a professionisti che esercitano l’attività con sede legale o operativa fuori regione, purché non siano la maggioranza dei partecipanti.”

Molti articoli vanno nella direzione di ridurre la partecipazione come l’Art. 74 che esclude la consultazione delle assemblee locali dell’AUSIR in situazioni di emergenza. Ma se c’è una cosa che abbiamo scoperto da questa tremenda esperienza dell’epidemia è proprio quanto sia facile consultarsi per via telematica?

Ingiustificato l’art. 70, che rischia, insieme al taglio delle spese di funzionamento previste nell’ultima Legge, di compromettere l’operatività dell’UCIT che è l’unico strumento di controllo omogeneo della qualità delle emissioni in atmosfera che abbiamo in Regione.

Non avrei altro aggettivo per definire gli Artt. 43 e 44 se non come la quintessenza dell’improvvisazione.  Sul ruolo dei centri intermodali e sul trasporto ferroviario non ha senso intervenire con articoli puntuali. Si faccia un ragionamento legislativo ampio e soprattutto condiviso con i territori prima di legiferare in merito.

Chiudo con due esempi di leggi mancate. Una prende lo spunto dall’Art. 35 relativo all’eliminazione di un passaggio con il Ministero dei Beni Culturali nell’istallazione di antenne radio base di reti radiomobili. Invece di intervenire a favore degli enti gestori si sarebbe potuto dare una risposta alla cittadinanza e alla sua crescente preoccupazione relativa all’avvio del 5G, evitando che singoli comuni prendano decisioni avventate cavalcando un panico populista. Si sarebbe dovuto garantire ai cittadini il diritto ad avere modelli degli impatti delle antenne per valutarne consapevolmente in modo disaggregato la pericolosità. Ci vorrebbe una legge non un misero articolo di modifica. Cercheremo di presentarne una noi di Open-Sinistra FVG.

L’emergenza epidemiologica ha colpito soprattutto la scuola. Ha creato un vuoto che può essere pericoloso soprattutto per gli studenti provenienti dalle famiglie più svantaggiate o già emarginate. Vi è un forte rischio che ci possa essere una recrudescenza degli abbandoni sia a livello scolastico che universitario. Al riguardo andrebbe fatto uno sforzo di monitoraggio specifico e andrebbero avviate misure per contenere questo fenomeno, quali l’abbattimento delle Tasse Universitarie e le spese scolastiche, invece che solo quello della TARI e COSAP. Se non si agisce in fretta, questo fenomeno potrebbe avere effetti devastanti per la competitività della nostra regione in futuro. Cercheremo di presentare al riguardo, come Open-Sinistra FVG, una legge.

Esprimiamo quindi parere molto negativo su questo DDL senza sottrarci però al nostro dovere quali rappresentanti del popolo di migliorarlo là dove possibile con emendamenti e ordini del giorno.

Sulla notizia della possibile archiviazione dell’indagine omicidio di Giulio Regeni: un mio commento

È tremenda la notizia che ieri è stata data dalla RAI per cui potrebbe essere archiviata l’indagine sul criminale omicidio di Giulio Regeni, perché non ci sarebbe risposta alla rogatoria internazionale.

La reazione del Governo italiano dovrebbe essere l’opposto. Se non arriva l’autorizzazione dovrebbe richiamare l’ambasciatore!

Questa notizia è gravissima anche perché posteriore di pochi giorni a quella di una maxi vendita di navi da guerra all’#Egitto. Che l’interesse del nostro paese stia nel non avere ostacoli nella vendita di armi piuttosto che nel promuovere i diritti umani è agghiacciante.
Non si hanno nemmeno notizie dello studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki, che è ancora in carcere con accuse arbitrarie.

Nel giugno del 2018, nella sua prima mozione (su proposta di Furio Honsell – Open Sinistra FVG) il Consiglio Regionale del FVG espresse all’unanimità l’impegno a favore della #giustizia per Giulio Regeni e le altre vittime delle dittature. Chiediamo al Presidente Fedriga che si adoperi con rinnovata e energia su questo fronte, essendo ormai passati ben 2 anni.

Ancora non arrivano risposte dall’Egitto sulla rogatoria presentata dalla Procura di Roma che vuole interrogare un testimone. Paola e Claudio Regeni tornano a chiedere il ritiro del nostro ambasciatore al Cairo.

Sul DDL n. 88 “Misure urgenti in materia di cultura e sport”

Non vi è alcun dubbio che ci sia necessità di una norma che affronti le gravi criticità della vasta e articolata galassia delle imprese culturali e creative nonché di quelle a carattere sportivo non professionistico. Queste, a seguito della chiusura di tutti i luoghi della cultura e della pratica sportiva, nonché del confinamento dei cittadini e delle modalità di distanziamento sociale, sono quelle che più delle altre sono state paralizzate nella propria attività. A tutt’oggi queste imprese sono quelle per le quali sono più incerti i tempi di ripresa delle attività normali e quelle per le quali è più problematico rendere compatibili le modalità operative tradizionali con le restrizioni sanitarie attuali e probabilmente future, almeno a breve termine. Poiché molte di queste imprese non hanno fini lucrativi né vesti giuridiche omogenee non tutte hanno avuto accesso agli strumenti di sostegno alla liquidità o ai crediti di imposta che il governo nazionale e quello regionale hanno predisposto.

Questa norma quindi è benvenuta, ma mi sarei aspettato che intervenisse in modo qualitativamente diverso, con più forza e creatività, per scongiurare che questa crisi conduca ad una “desertificazione delle imprese e dei soggetti culturali e sportivi”, come recita l’appello a livello nazionale redatto da un nutrito gruppo di operatori e intellettuali. Mi sarei aspettato che fossero delineate strategie per una nuova convenzione tra soggetti culturali ed amministrazione regionale, e fosse istituito un osservatorio per monitorare le diverse problematiche di questa tipologia di soggetti e la loro evoluzione. Le imprese creative e sportive sono infatti fondamentali per sviluppare e sostenere quelle reti sociali che, già messe in crisi dal modello di sviluppo precedente alla crisi epidemiologica, sono state molto preziose per mitigare il disagio derivante dall’emergenza sul piano della salute, intesa come benessere non solo fisico ma anche relazionale e mentale. Il nostro paese, inoltre, proprio in queste imprese e questi soggetti manifesta uno dei suoi caratteri nazionali. Avrei desiderato che questa norma contenesse anche qualche idea nuova che indirizzasse il mondo delle imprese creative e culturali verso nuovi orizzonti innovativi, tecnologici e digitali. Queste aziende sono molto importanti per la crescita e la trasformazione della coscienza collettiva. Se riusciremo ad elaborare i lutti di questa epidemia sarà proprio attraverso il loro contributo. Avrei desiderato quindi che fossero introdotti strumenti finanziari per la sperimentazione artistica e riprogettazione dei contenuti e per la loro fruizione a distanza, e per il potenziamento telematico di queste imprese.

Questa legge invece non va oltre il mantenimento dello status quo. Certamente lo fa in modo ragionevolmente compiuto e, diciamo pure, generoso. Addirittura infila anche alcune deroghe che non sarebbero nemmeno tanto giustificate. In questo senso, l’Assessore dimostra attenzione puntuale, ma ci rimane la preoccupazione che alla fine si riesca a puntellare proprio le imprese più solide e si trascurino quelle più fragili. Non si ha la garanzia che siano state ricomprese proprie tutte le diverse forme giuridiche con le quali operano le varie imprese di questi settori.

La nostra posizione non è quindi contraria a questo DDL, se non su alcuni punti che cercheremo di emendare, ma vorremmo richiamare l’Assessorato “alle imprese culturali e creative” ad essere più creativo!

Mi sarei infine anche aspettato un controllo più preciso sugli investimenti, alla luce dell’urlo di dolore recentemente lanciato dal Presidente della Regione, che in clima di pandemia ancora non superata, ha alimentato lo sconforto generale dichiarando che “potranno mancare le risorse per garantire il sistema sanitario”!

Andando più nel dettaglio dell’articolato, si apprezzano tutti gli articoli per così dire emergenziali che confermano i contributi, se non addirittura li anticipano, permettendo rimodulazioni e rendicontazioni che possano compensare le spese derivanti dall’emergenza, come gli Artt.1-4, 7 e 8, 11 e 12, 17 e 18 e 21, 22 e 23. Incidentalmente si rileva l’attenzione riservata all’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano e dalmata agli Artt. 5 e 6. Il contributo dell’Art bonus all’Art. 9 poteva essere ulteriormente ridotto, come è stato richiesto da alcuni soggetti, per favorire le imprese culturali più piccole, e si sarebbero potuti introdurre altri strumenti di credito di imposta per azioni a favore di soggetti del settore. Lascia invece molto perplessi l’Art. 10 che permette di creare credito di imposta alle aziende investendo ne “I favolosi ONU 17”: a nostro avviso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile meriterebbero ben altra attenzione da parte di questa Giunta, che non devono essere solamente offerti come foglia di fico alle imprese, senza nessuna garanzia che partecipino attivamente allo sviluppo e al consumo responsabile e alla transizione energetica, ovvero allo spirito di tali obiettivi.

L’Art. 13 è invece il più discutibile, e ci vede assolutamente contrari. Vengono concessi contributi a Musei, a fondo perduto, senza che sia più necessario proporre e concordare un progetto culturale. Molti di questi musei, senza ombra di dubbio, non sono minimamente a rischio di fallimento. Perché è stato abbandonato il modello qualificante della precedente amministrazione regionale che prevedeva un protocollo, veramente creativo soprattutto per i musei privati, a fronte di contributi? Adesso vengono ammesse anche spese di mero funzionamento come le spese di pulizia o le utenze elettriche e il riscaldamento a enti che certamente in questo momento non hanno bisogno di queste risorse. Stranamente, proprio in un frangente nel quale i più creativi, se stimolati, avrebbero potuto spiccare voli innovativi straordinari nell’accessibilità e la fruizione a distanza del loro patrimonio, si curva invece la traiettoria del loro sviluppo verso il basso, ovvero verso il mero sussidio assistenziale. Ma davvero musei che dipendono da enti che hanno vitalità millenaria avevano bisogno, proprio in questo momento nel quale, come ci spaventa il Presidente Fedriga, forse non si riuscirà a mantenere nemmeno il sistema sanitario, di ricevere contributi generici a fronte di una mera loro esistenza? Tante imprese creative non si riprenderanno e noi facciamo piovere sul bagnato? Non a caso, infatti, si sono aperte le cateratte in Commissione e la moneta cattiva ha scacciato quella buona. Abbiamo assistito ad una corsa all’emendamento, cioè ad un assalto alla diligenza della quale hanno approfittato in modo scomposto un po’ tutti. Peccato! La via della progettualità creativa è stata sepolta. Queste cifre ancorché singolarmente non enormi, sono ancora più esagerate tenendo conto invece dell’esiguità delle risorse devolute al sistema delle biblioteche, sistema che peraltro è giustamente rafforzato dagli ottimi articoli 14, 15 e 16. Chiederemo qui un riequilibrio.

Gli Art. 18, 19 e 20, infine, sembrano poco giustificati in quanto prevedono deroghe strutturali che non sembrano direttamente correlate alle criticità della pandemia.

In conclusione non daremo certo un parere negativo a questo DDL perché l’Assessore ci ha anche confortato nel dichiarare di operare in stretto contatto con il governo nazionale, a differenza di quanto hanno dichiarato invece altri suoi colleghi assessori per le materie di loro competenza. Inoltre la natura stessa degli articoli emergenziali è appropriata alle esigenze del momento. Rimane però comunque l’insoddisfazione. Avremmo voluto veder gettate le basi per una svolta ad una situazione che era critica e sottovalutata anche prima dell’emergenza epidemiologica, una svolta che avviasse un Piano di sviluppo innovativo per le imprese creative e sportive, che oggi sono doppiamente a rischio di scomparsa. Invece abbiamo ricevuto una norma che cerca solamente di “tamponare” e mitigare il danno. Aspettiamo dunque fiduciosi una legge più significativa offrendo in tal senso la nostra collaborazione e quella della rete di operatori che a noi si sono rivolti.

Qui il testo del Disegno di Legge approvato in Commissione

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