Replica al discorso programmatico Presidente Fedriga

Replica al discorso programmatico Presidente Fedriga

Signor Presidente della Regione, Signor Presidente del Consiglio, Signori Colleghi Consiglieri,

desidero porgere a tutti loro e in special modo a Lei, Signor Presidente del Friuli Venezia Giulia On. Massimiliano Fedriga, i migliori auguri di buon lavoro e questo per il bene di tutti i cittadini della nostra regione, in particolare, e più in generale a tutti coloro che vivono e vivranno su questo pianeta.

Ho apprezzato nel Suo discorso, Presidente Fedriga, i suoi cenni alle tematiche della tutela ambientale e della sostenibilità energetica, e all’attenzione nei confronti delle fasce più fragili e deboli della popolazione.

Ma mi dispiace rilevare anche, che si è trattato di cenni generici, purtroppo. Tutto il Suo discorso infatti è stato a mio avviso per buona parte troppo generico e superficiale, e ciò mi preoccupa.

Le sfide dei mutamenti climatici e della salute dei cittadini, nonché quelle del lavoro, richiederebbero un’attenzione e un approfondimento ben diversa, in ogni occasione, anche in quelle che possono essere interpretate solamente come un adempimento.

Relativamente alla sostenibilità ambientale andrebbero infatti declinati, con tempistiche precise e obiettivi quantificabili, i passi che la Regione FVG intenderebbe compiere verso la de-carbonizzazione, in accordo con gli impegni nazionali che nascono dal COOP21 di Parigi del 2015, nonché dai 17 obiettivi sostenibili delle Nazioni Unite. Questi potrebbero riguardare l’eliminazione di oli pesanti per il riscaldamento, gli investimenti per FV, il geotermico, l’idroelettrico. Mi sarei aspettato qualche indicazione sugli standard edilizi per garantire l’efficientamento e la coibentazione degli edifici. Qualche proposta concreta su come raggiungere gli obiettivi previsti dalle direttive europee in tema di ciclo integrato dell’acqua (venendo così a chiudere le procedure di infrazione attualmente aperte), e anche in tema di qualità dell’aria, che è ormai riconosciuta indiscutibilmente come una delle principali cause di morte prematura.

La inviterei ad essere ambizioso in questi settori anche perché alte sono le opportunità di nuovi posti di lavoro, sia qualificati che non, che essi possono offrire se adeguatamente sviluppati.

Avrei desiderato ascoltare qualcosa di più convinto sui piani di prevenzione della salute e alla marginalizzazione. E soprattutto sulle misure attive che intende attivare per il lavoro e almeno qualche azione proattiva per contrastare il preoccupante fenomeno degli inattivi e dei working poors, nell’ambito di una più seria analisi del tema della disoccupazione.

Con preoccupazione invece ho rilevato alcune sottolineature nel Suo discorso che mi fanno temere che Lei sia poco informato sulla realtà di questa regione e pensi che qualche slogan possa risolvere i problemi. Mi riferisco al passaggio sulla “accoglienza diffusa” a suo dire “bocciata senza appello da una larghissima fetta della cittadinanza”.  Non penso proprio che le soluzioni concentrazionarie, che Lei sembra prediligere, siano state salutate con soddisfazione dai cittadini, anzi sono invece innumerevoli gli esempi positivi di accoglienza diffusa, che sono stati i soli che hanno permesso di far fronte agli arrivi dei richiedenti asilo. Su questo punto infatti Lei è quanto meno semplicistico. Dichiara “chi entra illegalmente nel nostro Paese commette un reato”. Ma non sa forse che l’accoglienza diffusa è stata organizzata non per immigrati clandestini, ma per richiedenti asilo, migranti non economici, ma ecologici, che la nostra Costituzione nel suo Articolo 10. Parlare poi di “filtri” immagino di esseri umani, quando ci si riferisce ai “valici”, è un lessico brutale, non degno di un discorso di insediamento e certo non degno di uno che rivendica così spesso la propria matrice cristiana.

Questa brutalità se proprio deve esserci, spero rimanga solo nelle parole. Con soddisfazione noto infatti che nel documento scritto, Lei non ha riportato quell’aggettivo “naturale” accanto alla parola “famiglia”, che invece ha fatto risuonare nell’aula del Consiglio. Le ricordo che il Friuli Venezia Giulia è terra di diritti umani, di diritti cioè di cui sono titolari gli esseri umani, in quanto tali, e non in quanto cittadini per diritto ereditario o per anzianità nel ruolo. Quando lei dichiara di rivedere i criteri di accesso ai servizi sociali e all’edilizia agevolata, attribuendo il “giusto peso” agli anni di residenza in Friuli Venezia Giulia, Le ricordo sulla base della mia esperienza di sindaco di una città,  che sono “cittadini” tutti coloro che fanno parte della nostra comunità, che non c’è nessun vantaggio a creare delle discriminazioni, delle disparità. Le nostre scuole materne pubbliche sono frequentate da tanti futuri cittadini di questo Paese che forse non possono vantare alcun diritto ereditario, ma parlano la nostra lingua con le stesse sfumature e accenti e incertezze dei loro coetanei che invece secondo lei sono gli unici a vantare giusti diritti. Non è con l’ottocentesca retorica del “sangue e suolo” che si governano le società complesse e questo mi porta a riflettere sull’assenza di una visione realmente europea, che sorprende in chi è cresciuto e si è formato in una città nella quale negli elenchi telefonici esiste una stratificazione di cognomi italiani, tedeschi, sloveni, croati, greci e così via… Certo, non nego esista una oggettiva necessità di riequilibrio delle scelte europee in favore di politiche di crescita e di sviluppo, esiste il tema della riforma in senso democratico delle istituzioni comunitarie e di una rilegittimazione popolare del grande disegno sortito dal Manifesto di Ventotene, ma è vero anche che la nostra regione e il nostro Paese non possono prosperare o avere un qualche ruolo fuori dal grande disegno europeo ed è parimenti vero che – se non vogliamo che l’Europa sia solo finanza e moneta – dobbiamo aprire i confini e mescolare i popoli, non nasconderci dentro una ridotta identitaria in salsa ungherese.

Avrei anche desiderato sentire qualche progetto più significativo sulla promozione dell’innovazione e il sostegno alla ricerca. E tutto ciò senza dimenticare i tanti sconfitti che inevitabilmente l’innovazione crea.

Una regione può essere protagonista solamente se non lascia indietro nessuno, perché solamente le società veramente eque sono sane. Il benessere o è di tutti oppure non è. E purtroppo un silenzio ingombrante è stato i suo anche sul tema delle pari opportunità.

Un’ultima osservazione, quella sui “campioni dello sport”. Una regione è tanto più sana quanto più è equa, certamente ci sono i campioni a cui lei si riferisce, ma una regione è una regione attiva se lo sport è di tutti.

Su un punto però, Signor Presidente, condivido il Suo discorso ed è quello sulla Sua volontà di operare insieme ciascuno nel proprio ruolo. Mi metto a disposizione per suggerimenti ed idee. Le confesso che sarei molto più soddisfatto nei prossimi 5 anni se non avessi che da elogiarla per come Lei opererà, minimizzando così il ruolo di opposizione, piuttosto che trarre visibilità nel contrastarla.

Il benessere di tutta la comunità regionale è infatti il nostro primo dovere, ma anche la nostra unica speranza per il futuro.

Gig Economy e nuove professioni: la Carta dei diritti dei lavoratori digitali di Bologna

Nei mesi scorsi si è discusso molto nei social e nella stampa delle tutele dei lavoratori nei nuovi settori della Gig Economy: uno dei più grandi campi in espansione in questo settore è dato dai fattorini delle consegne a domicilio (si pensi a Foodora, Glovo, Deliveroo e Just Eat; alcune già presenti nel nostro territorio).

Una notizia che fa ben sperare per uno sviluppo delle tutele e dei diritti di queste nuove professioni arriva dalla città di Bologna, con la realizzazione della Carta dei diritti dei lavoratori digitali di Bologna che stabilisce una serie di impegni minimi per il datore di lavoro nei confronti del lavoratore (fra cui una paga minima oraria, contratti trasparenti, assicurazione e indennità di lavoro per i lavoratori delle piattaforme digitali che firmeranno la carta).

Questo può considerarsi un punto da cui partire anche per la nostra Regione, un punto dove le tutele del lavoratore sono messe in primo piano e dove gli obiettivi sono molteplici, fra cui:
– il miglioramento delle condizioni di lavoro a prescindere dalla qualificazione giuridica del rapporto;
– la promozione del dialogo sociale tra imprese, organizzazioni sindacali e lavoratori digitali nel contesto urbano;
– il miglioramento della trasparenza del mercato del lavoro digitale e
– la promozione/diffusione di una nuova cultura del lavoro digitale in Italia e in Europa.

Perché non dobbiamo dimenticarci che nella nuova economia globale non possono esistere ancora delle “zone grigie” che provocano problemi in tema di tutela della dignità della persona e sicurezza del lavoro: lo stesso art. 4. della nostra carta costituzionale recita “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Sempre nella Costituzione, art. 36, c. 1: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Concludendo, non dimentichiamoci mai che nessuno deve rimanere indietro.


Vai alla notizia tratta dal sito wired.it Carta dei diritti dei lavoratori digitali di Bologna

2 giugno: viva la Repubblica!

Sono intervenuto alla bella iniziativa dell’Anpi per brindare alla Costituzione e alla Repubblica. Nel mio saluto ho cercato di ragionare proprio sul termine “Repubblica”, sottolineando come in Costituzione compare ben 95 volte in contesti diversi ma con un significato costante: quello di impegno concreto e profondo nel realizzare i principi fondamentali della carta costituzionale in capo a tutti noi cittadini, non solo alle istituzioni dello Stato.
Ognuno di noi – uomini e donne – compone “la Repubblica” e su ciascuno di noi pesa l’onore e l’onere di farla vivere, ogni giorno.

Recesso dalla Re.a.dy: insulto gratuito alla storia della Regione FVG

Il recesso dalla Rete Re.a.dy, la rete della Pubbliche Amministrazioni anti discriminazione per orientamento sessuale, è un insulto gratuito alla storia della Regione FVG. Storia di impegno nella promozione di valori di solidarietà, pari opportunità, dignità per tutti. Dalla Resistenza a Loris Fortuna a Basaglia fino ai giorni nostri il FVG si è sempre distinto nella nella difesa dei più fragili. Quale motivo per uscire dalla Rete se non un segnale di prepotenza e di disprezzo per le diversità?
Male Fedriga! Tolleranza e non discriminazione pensavamo fossero valori condivisi!

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