Archivio per Categoria Università

DDL 123, SviluppoImpresa: relazione di minoranza

C’è bisogno di un radicale cambiamento di paradigma! Quindi vi è un’unica domanda da porsi su questo DDL: in che misura ci aiuta a compierlo?

Undici mesi sono trascorsi da quando scoppiò nell’incredulità generale, questa gravissima emergenza socio-economica e sanitaria che purtroppo ancora perdura in un clima contraddittorio di allarme giustificato e colpevole negazionismo. Undici mesi che hanno sconvolto profondamente, sin negli aspetti più elementari le dinamiche sociali e private compromettendo la nostra capacità di progettare il futuro. Con preoccupazione ci interroghiamo quindi su come avviare una ripresa in tanti settori duramente colpiti, se non desertificati (turismo e spettacolo per citarne due emblematici), e su quali saranno i terribili contraccolpi occupazionali, quando verrà meno il blocco dei licenziamenti.

Ci chiediamo inoltre se gli sconvolgimenti planetari che stiamo vivendo non siano l’anticipazione di quelli previsti dall’incessante riscaldamento globale di origine antropica, che ha portato l’ultimo decennio ad essere il più caldo degli ultimi 12.000 anni.

A nostro avviso una risposta non si può trovare se non coniugando in modo strategico e integrato una ripresa resiliente a un progresso sociale e di consapevolezza ambientale, sostenibile e solidale, attraverso la riduzione degli squilibri territoriali, le disparità tra i cittadini, gli sprechi e i consumi. Non voglio più usare l’espressione banale “sviluppo”, che invece compare un po’ semplicisticamente nel titolo del DDL in questione, perché non penso ci siano più spazi da consumare su questo pianeta nei quali ci si possa “sviluppare”, senza che si scatenino nuovi e ancor più devastanti meccanismi retroattivi (feedback negativo).

Desta molta preoccupazione inoltre, che non ci si interroghi affatto su come progettare i “tempi del contagio”. Si guarda invece solamente oltre, come se fosse scontato che presto tutto questo finirà e si potrà ritornare alla normalità. Ma è proprio il senso della parola normalità che andrebbe invece messo in discussione se si vuole che le sofferenze degli ultimi undici mesi non siano state inutili. Tanto per dare un esempio la riduzione degli spostamenti e lo smart working vanno guidati e valorizzati e non lasciati all’iniziativa delle singole imprese come opportunità di speculazione.

A nostro avviso questo DDL è una risposta debole a questi pressanti interrogativi. Va comunque riconosciuto che costituisce, almeno, una qualche risposta.

Bisogna prenderne atto, undici mesi fa si interruppe per sempre, una normalità. Eravamo alla conclusione delle relazioni sul DDL 80, che porta lo stesso nome del presente DDL: SviluppoImpresa. Quella era una norma che giudicavamo in modo moderatamente positivo, anche perché si innestava, arricchiva e sottoponeva ad una appropriata manutenzione la L.R. 3 del 2015 Rilancimpresa, della quale riecheggiava sin il sottotitolo. Una Legge quest’ultima, che peraltro, come è stato indicato nell’ultima seduta del Comitato LCV del FVG, ha dato esiti positivi, rispetto ai parametri considerati. Ma fu norma che certamente non evitò una molteplicità di crisi aziendali e perdita di posti di lavoro. Al riguardo va rilevato infatti che tali crisi che colpirono settori cruciali e certamente non in dismissione come quelli dell’occhiale o dell’elettronica, furono subite molto passivamente dalla classe imprenditoriale della regione. Quindi l’impresa era ben lontana da un qualche rilancio. La prima domanda specifica su questa legge non può quindi non essere: questo DDL come attrezza l’impresa, che vorrebbe sviluppare, per il momento nel quale verrà eliminato il blocco dei licenziamenti? Preoccupa che nulla in questa legge risponda direttamente a questa domanda.

Undici mesi fa come Open Sinistra FVG davamo comunque una valutazione moderatamente positiva al DDL 80, più per la direzione nella quale cercava di legiferare che per le concrete strategie che metteva in campo. Indicavo nella relazione a tale DDL (a cui rimando) soprattutto una mancanza di un’energica strategia globale integrata e suggerivo numerosi correttivi.

Va riconosciuto che nel DDL 123 molte delle nostre osservazioni sono state riprese nelle keywords di numerosi articoli. Annotiamo che è stato raccolto inoltre il senso di molte delle sollecitazioni proposte da Open Sinistra FVG in questi undici mesi attraverso i nostri ordini del giorno, emendamenti, nonché le due PDL da noi depositate, ovvero la Proposta di Legge n. 77 sulla transizione energetica e il contenimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili e la Proposta di Legge n. 124 sul software libero e Open Source. Il testo del DDL 123 è oggi molto più ricco e senza dubbio più efficace di quello del DDL 80, anche per aver accolto il significato dei nostri contributi. Concetti quali cultura digitale, efficientamento, sostenibilità, e transizione energetica, silver economy, valorizzazione degli spin-off, e delle certificazioni, da noi ripetutamente ribaditi sono oggi tutti presenti a qualche titolo. Non tutti in verità con la frequenza che a nostro avviso sarebbe stata opportuna, perché ciascuno se pienamente elaborato aprirebbe già da solo importanti orizzonti e individuerebbe direzioni lungo le quali irrobustire il nostro sistema economico.

Come undici mesi fa esprimiamo quindi un apprezzamento collaborativo per il carattere antologico di questo provvedimento di quasi un centinaio di articoli che accennano a temi cruciali: dalla digitalizzazione alla promozione delle start up, dalle nuove modalità di accesso al credito (attribuendo anche nuove responsabilità a Friulia) al sostegno all’internazionalizzazione, dall’economia sostenibile a quella circolare, al riuso e al recupero, dal welfare aziendale, alla responsabilità sociale di impresa a dal riordino dei consorzi l coordinamento delle risorse. Molto significativo è il ruolo che grazie a questa legge potrà svolgere l’Agenzia Lavoro e SviluppoImpresa. Riconosciamo quindi senza indugio l’impegno dell’Assessore e dei suoi uffici. Hanno tutti dimostrato competenza e una certa visione meritando senz’altro un ringraziamento per il lavoro fatto.

Con il consueto spirito propositivo che ha sempre caratterizzato la nostra presenza in questo Consiglio regionale presenteremo comunque degli emendamenti che riteniamo migliorativi nel dettaglio dell’articolato nonché ordini del giorno. In particolare ne annunciamo sull’Open technology e la cultura digitale alla luce della nostra Proposta di Legge n. 124 sul software Open source che abbiamo recentemente depositato. Mireremo inoltre a consolidare i meccanismi che favoriscono lo spin-off della ricerca verso la costituzione di start-up e l’attività di R&D, e richiameremo con maggiore costanza il tema della sostenibilità, che non va mai dato per scontato se si vuole progettare a favore della Next Generation. Saremo anche fermi a richiamare sempre il coinvolgimento delle Commissioni competenti nei numerosi articolati che delegano decisioni a nostro avviso importanti alla Giunta. Siamo fiduciosi che alcuni degli spunti che offriremo possano essere valorizzati. Nostro obiettivo fondamentale è quello di caratterizzare l’idea di progresso economico regionale come l’acquisizione di un ruolo da protagonisti scongiurando che alcune dinamiche, come quelle della rivoluzione digitale, possano invece ridurlo banalmente a quello di mero consumatore colonizzato.

Avremmo dunque potuto dare un voto positivo in Commissione piuttosto che esprimere un’astensione? Ci siamo astenuti solamente come sollecitazione tattica?

Purtroppo la riposta è che il voto di astensione nasce dalla preoccupazione, già evidenziata, che questa norma non raggiunga tutto il potenziale che potrebbe avere in un momento tanto difficile per il nostro sistema economico. Le criticità strutturali che evidenziammo undici mesi fa relativamente all’impianto della DDL 80 permangono e rischiano di indebolire le innumerevoli azioni positive che il ricco articolato di questa norma potrebbe invece innescare. Voglio dunque riprenderle nel rispetto del difficile ruolo di un’opposizione, che deve essere coscienza critica e momento fondamentale nel processo di miglioramento continuo dell’azione legislativa. Le criticità principali di questo DDL sono le seguenti.

  1. Di sviluppo non si dovrebbe più parlare bensì solamente di progresso e dunque andrebbero specificate maggiormente le direzioni nelle quali andare.
  2. È necessario promuovere un cambiamento di paradigma. In questa legge si offrono importanti disposizioni per la modernizzazione, ma questo è il linguaggio del business as usual, che ci porterà tutt’al più a rimandare la catastrofe ambientale. Un articolo emblematico è quello del Capo IX, art. 57. Non una parola sulla direzione nella quale innovare davvero, per rendere più sostenibili tali settori che sono tra i più energivori. Mancano inoltre articoli efficaci per favorire il recupero dell’infrastruttura dell’unico turismo ormai possibile ovvero quello: lento, sostenibile, culturale.
  3. Pesantissima è ancora la frammentazione a silos con la quale è organizzata l’azione di questa legge. Non è possibile non integrare le strategie dell’assessorato alle attività produttive a quelle dell’assessorato all’ambiente, dell’assessorato alla ricerca, formazione e lavoro, di quello all’agricoltura, o di quelli all’infrastruttura. Comprendo che un atteggiamento secondo il whole-of-government approach non è facile, ma ogni azione condotta in isolamento da un singolo assessorato è destinata a non incidere sul sistema. Perché si continua a non esplicitare mai nemmeno un raccordo tra le varie direzioni?
  4. Altro raccordo assente è quello con le strategie di progettazione europea soprattutto rispetto alle varie articolazioni della Next Generation EU Initiative. Come è possibile che l’autorità di gestione dei fondi europei non sia presso l’assessorato alle attività produttive, ma sia altrove, e in questa legge non figuri mai?
  5. Molti articoli in questa legge, quali l’art. 18 sulla trasformazione digitale o l’art. 21 sull’Open Technology sono troppo vaghi e quindi denunciano una scarsa elaborazione progettuale. Non basta elencare le keywords perché vengano implementate. Analoga preoccupazione rileviamo sugli articoli relativi all’ingegneria finanziaria, che ribadiscono lo stereotipo che lo strumento finanziario possa da solo, genericamente, innescare idee imprenditoriali sostenibili e resilienti. Guardando al passato sembra invece piuttosto l’opposto.
  6. Questa legge soffre anche di un’altra sindrome che definirei dell’ipertrofia dell’intermediazione. Prima di delegare ad altri soggetti ed altre agenzie temi importanti quali l’innovazione e la digitalizzazione, la Regione dovrebbe dare indicazioni precise su cosa vuole che venga fatto. La politica non deve abdicare le scelte di indirizzo ai tecnici. Questo modo di agire soffoca tra l’altro il pluralismo. Si dovrebbe redigere un piano regionale dello sviluppo della ricerca e della digitalizzazione a cui partecipino rappresentanti di tutti i portatori di interesse. Solamente una volta definito il piano, si deleghi il tutto ad un’agenzia. In questo DDL avviene il viceversa. Si trova l’agenzia e buonanotte! Si rischia di mette su un piedestallo un’agenzia sperando che, come per magia, decida la cosa giusta da fare. Inevitabilmente darà risposte secondo i propri stereotipi. Cluster, consorzi, distretti: c’è un rischio concreto di confusione ordinamentale e operativa, se non addirittura di conflitti di interessi. L’art. 62, comma 1, è un esempio emblematico di questa dinamica.
  7. Nel DDL mancano indicatori precisi di risultato e di impatto. Come scrivevo circa il DDL 80, anche il presente DDL nasce secondo un paradigma vecchio: erogare più risorse sperando che gli imprenditori, operando nella massima libertà, abbiano buone idee. Ma, esattamente come c’era bisogno di fare una legge che facesse progredire la nostra regione verso un nuovo paradigma di progresso, così c’era bisogno di una legge che incarnasse un nuovo paradigma legislativo. Il DDL 123 invece, certamente non è una legge di riforma, ma solamente una norma di modernizzazione ovvero di aggiustamento.
  8. Quest’ultimo punto si riflette anche nel fatto che questa legge corposa non è un testo unico sulle imprese nell’era Covid e del riscaldamento globale fuori controllo. Per capire come opera si deve ancora saltabeccare tra svariati testi normativi a cominciare dalla L.R. n. 3 del 2015. Lo strumento legislativo è quindi sempre più saldamente in mano ai pochi guru che sanno navigarci e interpretarlo. Il potere del tecnicismo è ancora inespugnabile.

Concludiamo con alcune considerazioni più puntuali ma non meno importanti.

Si è detto che il concetto di sostenibilità dovrebbe essere martellante un po’ ovunque nella legge, ma in particolare nell’articolato sui consorzi. Ne do un semplice esempio. All’art. 74 si parla di efficientamento ma non ci si deve limitare a quello energetico o finanziario, il consumo di acqua sarà altrettanto drammatico nel prossimo futuro.

Ci sono elenchi in troppe norme. Questi rischiano di essere interpretati in modo esclusivo. Ad esempio negli articoli del Capo IV, sugli strumenti di accesso al credito non vengono mai menzionate le imprese culturali della musica e dello spettacolo. Non compaiono tra i soggetti incentivabili gli attori della silver economy che altrove invece sembrava si volessero incentivare.

Soprattutto non compaiono misure per l’intrapresa degli esclusi dal lavoro a seguito di crisi aziendali. Gli articoli sulla responsabilità sociale di impresa andrebbero arricchiti in questo senso. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei blocchi dei lavoratori all’uscita dalla loro azienda dei loro mezzi di produzione che venivano delocalizzati altrove per speculare sul costo del lavoro.

Va rivalutato il lavoro della Commissione consiliare, visto anche il contributo che le si è riconosciuto nell’evoluzione dal DDL 80 al DDL 123. Esempi di articoli nei quali questi passaggi vanno potenziati sono ad esempio l’Art. 10 e l’82.

La tematica sulla cultura digitale andrebbe gestita in modo più continuativo. L’evoluzione è rapida. È urgente avviare provvedimenti per sviluppare l’internet of things e un cloud regionale.

Infine nel parlare di riuso e riciclo si deve affrontare il tema dei costi di riqualificazione e bonifica. Non è un problema architettonico quello degli insediamenti dismessi bensì ambientale.

In conclusione confermiamo il voto di astensione in attesa del dibattito in aula e della disponibilità della maggioranza a fare proprie alcune delle nostre priorità, che poi dovrebbero essere quelle di tutti in quanto la window of opportunity, ovvero la finestra di opportunità per agire scongiurando catastrofi ambientali per le Next Generations si sta chiudendo!

Testo DDL fuoriuscito dalla Commissione

Proposta di legge Honsell su “software libero”: comunicato stampa

Oggi, Furio Honsell, Consigliere regionale di Open sinistra FVG, ha presentato la Proposta di Legge n.124 “Norme per la promozione e la diffusione di sistemi di software libero, nonché per la trasparenza, l’accessibilità e la portabilità nella Pubblica amministrazione.” La conferenza si è svolta telematicamente utilizzando la piattaforma Open Source: BigBlueButton. Nel corso della conferenza stampa hanno preso la parola a Giorgio Favaro di Continuity, in rappresentanza delle aziende regionali che sviluppano software libero e Alain Modolo, Presidente dell’associazione di promozione sociale PN Linux User Group, che è l’associazione di riferimento a livello regionale per il software libero.

“Questa proposta di legge vuole promuovere l’utilizzo, lo sviluppo e l’educazione al software libero, per affrancare il nostro paese e le nostre amministrazioni dal colonialismo digitale di poche multinazionali, e sviluppare i principi della conoscenza aperta, e nuovi posti di lavoro qualificati”: ha dichiarato Furio Honsell.

“Da oltre 15 anni è stato approvato in Italia il codice per l’Amministrazione digitale, ma siamo ancora agli albori. Questa proposta di legge nasce da un dibattito con le aziende, le associazioni, le scuole, e le università. Permetterà di promuovere l’adozione e lo sviluppo di software non proprietario attraverso un’alleanza tra sistema pubblico, aziende e associazioni. L’esplosione di attività on line dovuta alle restrizioni per fronteggiare la pandemia, dallo smart working alla didattica a distanza ci ha consegnati nelle mani di pochi soggetti, esponendoci a rischi difficilmente valutabili, quanto alla riservatezza e la portabilità, nonché a futuri costi ingenti, quando le piattaforme oggi gratuite diventeranno a pagamento”, ha continuato Honsell: “solamente un forte sviluppo di software open source può trasformare la nostra regione da consumatore a produttore, con la conseguente creazione di posti di lavoro qualificati. La Regione deve darsi un piano triennale per l’Open source, d’intesa con le associazioni, favorire l’uso di software non proprietario e disincentivare quello che ci rende inconsapevolmente manipolabili”.

Giorgio Favaro di Continuity: “con il progetto comeinclasse.it, Continuity ha investito in soluzioni per la didattica a distanza basate sul software libero BBB fin da inizio pandemia creando eventi divulgativi e facendo comunità insieme alle associazioni più note del settore. È stato un piacere ospitare la conferenza stampa su una delle nostre istanze dimostrando così la versatilità e validità del software. Continuity è accreditata come fornitore AgID con il progetto comeinclasse.it. Nella nostra esperienza possiamo dire che non è la mancanza di aziende che sono in grado di dare alternative basate su software open source e rispettose della privacy, ma molto di più una reale collaborazione ed un piano strategico tra istituzioni e pubblica amministrazione. Questa proposta di legge penso vada nella direzione giusta coinvolgendo aziende, associazioni, pubbliche amministrazioni e rafforza la legge del Codice dell’Amministrazione Digitale già esistente.”

Infine, Alain Modolo, Presidente di PN LUG: “l’esperienza dell’associazione PN LUG spesso viene richiesta per l’utilizzo di dispositivi apparentemente obsoleti, resi tali solo dal software appesantito per farli invecchiare appositamente. Con l’utilizzo di software libero e sistemi Linux riusciamo a recuperarli dando al computer nuova vita, evitando il consumismo programmato. Le 4 leggi del software libero possono essere riassunti in una: condivisione. È questo il valore della nostra associazione che portiamo fra i nostri soci e nelle scuole con cui abbiamo collaborato come associazione di promozione sociale.”

Relazione DDL 113 in materia modifiche alla normativa di istruzione e studio universitario

Sto apportando gli ultimi ritocchi a questa relazione il 20 novembre proprio nella Giornata dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In questo giorno, nel 1989, veniva infatti siglata la Convenzione dell’ONU a favore dei diritti dei minori, il cui art. 29 riguarda proprio il diritto all’educazione. Inviterei tutti i Consiglieri a rileggerla e a interrogarsi sulla sua piena applicazione.

Una legge quale la 113, che affronti il tema del diritto allo studio – emanata in piena crisi sanitaria, economica e scolastica, una crisi che ha sconvolto e continua a sconvolgere la vita dei bambini, dei giovani, delle famiglie, degli insegnanti e delle imprese, una crisi totale, collettiva, planetaria – dovrebbe essere un momento qualificante. Una tale legge lo sarebbe stata anche in tempi meno strani ed emergenziali, visto che l’Italia scivola sempre più in basso nella graduatoria europea per livelli educativi, dispersione scolastico-universitaria e numero di laureati. Purtroppo questa legge non riesce ad essere qualificante.

Ci troviamo infatti di fronte ad un ulteriore esempio di un metodo legislativo al quale questa Giunta ci ha abituati ormai da due anni e mezzo, ovvero un controcanto normativo-burocratico ad un impianto pre-esistente. Il DDL risulta di difficile lettura anche nella forma e necessita pesantemente di un quadro di raffronto per essere decifrabile. Questo non significa che la norma non abbia spunti interessanti e che sia stata accolta positivamente da vari operatori, soprattutto per certe innovazioni burocratiche che scaricano da certe incombenze le scuole e semplificano certi rapporti spesso farraginosi e onerosi che queste sono costrette ad avere con la Regione: l’introduzione del piano triennale, la dote scuola ed altri contributi direttamente alle famiglie, l’individuazione di un interlocutore unico regionale, ovvero l’ARDIS (cioè l’ARDISS senza l’ultima S). Nel DDL 113 vi è inoltre il positivo accoglimento degli articoli della PDL 76 presentata dal Gruppo 5 Selle a prima firma del consigliere Capozzella, che prevede la possibilità di introdurre misure per il contrasto dell’analfabetismo emotivo e funzionale.

Non emergono però nel DDL 113 autentiche strategie che incidano efficacemente sia sulle criticità strutturali del nostro sistema del diritto allo studio sia su quelle emergenziali derivanti dalla crisi che stiamo vivendo. Anzi la filosofia di questa legge rischia di aggravarle.

Con il consueto spirito costruttivo con il quale affrontiamo ormai da una mezza legislatura il nostro ruolo di opposizione cercherò di indicare in modo propositivo cosa avrebbe dovuto informare questa legge e cosa invece non avrebbe dovuto esserci.

In questa epoca di sconvolgimenti la Regione dovrebbe essere a fianco di tutte le iniziative che stanno emergendo spontaneamente e che concorrono a formare ciò che ormai sono chiamate le comunità educanti. I limiti pesanti della didattica a distanza – che pure può avere anche una componente virtuosa nell’alfabetizzazione digitale e può svolgere ruoli importanti in certi ambiti d’istruzione, e quindi non dovrà essere abbandonata o interrotta nemmeno a crisi risolta – possono essere superati solamente riconoscendo che gli spazi scolastici non sono più il solo luogo educativo. Coinvolgendo non solamente tutti i portatori di interesse tradizionalmente coinvolti nell’educazione dei giovani, scuola e famiglia, ma anche la comunità tutta, il territorio (ovvero teatri, biblioteche, musei, spazi di aggregazione, reti virtuali) è possibile interpretare in modo efficace la didattica a distanza!  La Regione dovrebbe favorire e sostenere queste esperienze positive che si sono sviluppate spontaneamente. Dovrebbe agire in modo proattivo da motore per la loro crescita e consolidamento.

Invece la principale criticità di questa legge è proprio il ruolo della Regione. Dal ridimensionamento dei cosiddetti progetti speciali avvenuta con la L.R. 3 del 2019 la Regione ha assunto infatti un ruolo accentratore e dirigista soffocando, invece di favorire, qualsiasi sperimentazione e innovazione. Ma innovazione e centralismo sono una contradictio in adiecto. (Questa mentalità peraltro si riflette anche nella pessima soluzione accettata per i parchi scientifici, ma questa è un’altra storia.)

I progetti speciali di questa legge hanno perduto qualsiasi margine di apertura, si sono irrigiditi in iniziative importanti, ma alle quali manca l’originalità e la creatività che viene dal basso e che è la sola che possa effettivamente creare momenti educativi di comunità. Con amarezza prendiamo atto che la Regione non vuole più sostenere l’innovazione creativa e aggregante che in un momento nel quale nessuno ha la chiave per risolvere i problemi è invece l’unica strategia possibile, a nostro avviso.

È da tempo ormai che ci siamo resi conto che l’apprendimento e l’educazione non avvengono più solamente tra le mura scolastiche. Cosa dobbiamo aspettare per sostenere questa rivoluzione e mettere gli insegnanti nelle condizioni di svolgere appieno il loro ruolo di educatori nel XXI secolo? Una scuola aperta è una scuola sana. L’educazione deve essere riconosciuta come una pratica di welfare di comunità.

La seconda criticità di questa legge è l’assenza di azioni integrate. L’esempio più evidente riguarda la digitalizzazione. È giusto certamente dare risorse a scuole o famiglie per l’acquisto di materiali, ma tutto ciò è inutile se 1) l’infrastruttura telematica non raggiunge tutte le abitazioni e tutte le scuole, 2) le condizioni sociali degli studenti e delle famiglie non permettono di poterle fruire in contesti culturali e spazi alloggiativi adeguati, 3) non viene fornita una consulenza di cosiddetto troubleshooting. Tutti hanno certamente un cellulare ma non è pensabile partecipare in una scuola digitale con lo spirito di chi usa un cellulare. Ci trovavamo di fronte a forti dipendenze da dispositivi telematici ancor prima della crisi. Azioni troppo grossolane in questa direzione, non possono che incrementare questa piaga tremenda e nascosta della nostra società, che prima o poi esploderà. Al riguardo faremo anche un emendamento che aggiungerà all’analfabetismo funzionale anche quello di relazione e l’educazione all’affettività, che già promuovevo a Udine quando ero sindaco nell’ambito dei progetti della rete OMS Città Sane. Riguardo all’analfabetismo emotivo inoltre andrebbe per lo meno chiarito che significa educazione all’empatia, alla tolleranza, alla solidarietà. Come sempre sarebbe utile dare messaggi in positivo accanto all’introduzione di misure che contrastino aspetti negativi.

Tornando all’aspetto della digitalizzazione questa legge non sembra affrontare le tre criticità segnalate sopra né creare le condizioni per lo sviluppo e l’utilizzo di software libero e dei suoi principi di libertà della conoscenza, che nella figura di Richard Stallman e del suo progetto GNU hanno uno degli interpreti più importanti.  Il software libero costa di meno, tutela della privacy degli studenti e permette di affrancare il nostro paese dal colonialismo digitale di cui soffre, creando posti di lavoro creativi.

Inoltre, una legge sul diritto allo studio dovrebbe porsi come obiettivo non solamente la funzionalizzazione di procedure, ma l’introduzione di nuove modalità per ridurre la distanza ormai sempre più grande che separa la media della popolazione dagli ultimi. Nell’ambito di più interventi legislativi recenti ho sottolineato che le norme e i contributi che ultimamente vengono introdotti per il contrasto alle disuguaglianze si concentrano troppo sulla mediana. Rischiano pertanto di aggravare le disparità, in quanto si rivolgono soprattutto a coloro che per così dire “riescono a montare sulla scala meritocratica sociale”, a coloro che già dispongono di risorse, ancorché poche. Le fasce degli ultimi, di chi riesce a fare solamente i primi gradini della scala o nemmeno uno, sono sempre più abbandonate. Non possiamo più permetterci abbandoni o insuccessi educativi né nella scuola, dove forse su base nazionale siamo in una buona posizione, ma solo in media appunto, né tantomeno quelli universitari che sono molto ma molto più numerosi, visto il numero dei nostri laureati. Non possiamo permetterci di perdere nessuno. Se la didattica a distanza raggiunge il 95% degli studenti e non il 100% è un fallimento! Nel mondo dell’educazione il principio a cui ispirarsi è quello evangelico del paradosso di Luca 15 3-7. Cosa mette in campo questa legge per contrastare gli insuccessi e gli abbandoni che poi portano al dramma dei NEET e degli inattivi? Pochissimo. I due termini non compaiono nemmeno nel testo! Ma allora quali sono i problemi che si cerca di risolvere? Come misurare l’efficacia di questa legge?

Un altro tema che ci è stato recentemente sottoposto in VI commissione durante un’audizione degli studenti universitari è quello di sostenere con maggiore vigore le famiglie nel far loro intraprendere scelte universitarie ai loro figli. Altri paesi europei abbattono le tasse universitari in modo significativo. Perché noi non lo facciamo, rendendo questa Regione attraente sotto questo profilo? Perché ci limitiamo a scoprire che abbiamo troppo pochi laureati – come adesso in questa epidemia, e non mi riferisco solamente agli specializzandi medici in favore dei quali avevamo già fatto delle richieste, ma agli infermieri e agli altri operatori della sanità – ma poi ce ne dimentichiamo quando variamo una legge sul diritto allo studio?

C’è un’ulteriore criticità che avevo già segnalato anni fa. Il diritto allo studio non può essere affrontato solamente con un modello a silos, a canne d’organo, da un’unica direzione. È necessario un tavolo inter-assessorile. Tematiche quali la formazione in sanità, l’educazione in salute, i trasporti, la messa in sicurezza degli edifici, l’infrastruttura telematica, il mondo del lavoro e dell’impresa … sono tutti altrettanto rilevanti nel garantire il diritto allo studio, ma coinvolgono altri assessorati. Se non si realizzano azioni integrate continueremo a far scontare ai giovani l’arretratezza strutturale e infrastrutturale della nostra regione.

Un’ultima osservazione. Conobbi l’attuale Presidente Fedriga quando era rappresentante degli studenti all’ERDISU e io ero rettore. Forse, il Presidente mosse i primi passi amministrativi proprio in quel ruolo. Gli enti per il diritto allo studio universitario in molti paesi europei sono gestiti direttamente dagli studenti. Noi in regione abbiamo subito un’involuzione: gli ERDISU sono scomparsi, sono diventati degli enti puramente gestionali e con questa legge vengono resi ulteriormente remoti dal mondo universitario, perché vengono dati loro ulteriori compiti amministrativi. Spero che riceveranno ulteriori dotazioni di personale almeno, che però non sono previste in legge. Si sacrifica comunque un ulteriore spazio di formazione all’altare dell’efficienza. Ma l’utilitarismo non è educativo! E per favore non mi si dica che gli studenti sono contenti, altrimenti sono costretto a riassumervi il racconto The country of the blind di H.G.Wells!

Questa legge contiene certamente tanti spunti, anche positivi, sui quali cercheremo di intervenire per suggerire delle migliorie. In Commissione ci siamo astenuti per i motivi elencati fino a qui. Auspichiamo che possa esserci un accoglimento degli emendamenti che proporremo o per lo meno un riconoscimento negli ordini del giorno delle nostre visioni strategiche. Il nostro voto dipenderà dunque dai lavori d’aula.

Qui il testo del Disegno di Legge

Commissione VI: necessari maggiori investimenti nel diritto allo studio

Questa mattina in Commissione VI c’è stata l’audizione di una delegazione di studenti dell’Università di Trieste che a nome di tutti gli studenti delle nostre due Università e in particolare di coloro che vivono presso le case dello studente, hanno presentato uno studio approfondito delle problematiche che attraversano in questo periodo di emergenza epidemiologica.
Molte #famiglie sono state penalizzate economicamente dalla pandemia e quindi per molte di quelle meno abbienti risulta molto più oneroso far intraprendere o far proseguire un percorso di #studi universitari ai propri figli. Le loro richieste riguardano sia forme di abbattimento del costo degli affitti per gli studenti fuori sede sia l’istituzione di borse servizi per studenti che provengono da famiglie con ISEE bassi, ma non tali da poter usufruire dei sussidi attuali.
Purtroppo le loro richieste non hanno ricevuto particolare ascolto dalla maggioranza anche se a giorni verrà varato una manovra di quasi 100 milioni che vedrà molte risorse indirizzate, spesso anche a pioggia, quindi non secondo criteri di bisogno, a tante aziende e verso la proroga per i pericolosi contributi per la benzina agevolata.
Come Open-Sinistra FVG siamo molto preoccupati che molte famiglie meno abbienti possano rinunciare a iscrivere i loro figli all’università, basti il dato che le domande per borse di studio anche entro la soglia ISEE da parte di matricole sono diminuite di un terzo. Ma la formazione universitaria sarà sempre più necessaria nel mondo post pandemia.
La nostra regione dovrebbe investire molto di più sul diritto allo studio in senso lato, facendola diventare una regione innovativa che favorisce e facilita gli studi universitari ben al di là di ciò che deve essere assicurato per legge. Auspichiamo che ci sia maggiore ascolto a questi temi in sede di bilancio di previsione.

Utilizzando il sito, accetti il possibile utilizzo di cookies. Per maggiori info

Questo sito potrebbe utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile o per raccogliere eventuali informazioni sull’uso del sito. Proseguendo nella navigazione accetti l’uso dei cookie; in caso contrario puoi abbandonare il sito.

Chiudi