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Nuovo governo: un primo commento

Quasi un mese ci è voluto per comporre la crisi di governo aperta in riva al mare da Matteo Salvini. Alla fine è nato un governo in larga parte ancora da valutare, ma con alcuni aspetti che già oggi possiamo definire positivi. È positivo il cambio al Viminale, che non sarà più usato come megafono di odio e xenofobia ma – sotto la guida dell’ex prefetta di Milano – di sicuro tornerà ad essere un presidio democratico a garanzia di tutti.

È positiva l’istituzione di un ministero per l’Innovazione e il digitale ed è positivo che un uomo di sinistra come Roberto Speranza sia ministro della Sanità, che deve rimanere pubblica e universale. Trovo soddisfacente anche il ritorno di un politico al ministero dell’Economia, perché è fondamentale che eventuali scelte di rigore economiche siano fatte da chi si è confrontato con il consenso e le aspettative dei cittadini.

Alcuni curriculum dei neoministri sono di assoluto valore per esperienza professionale ed accademica e questo lascia ben sperare sulla qualità del lavoro quotidiano, così come lascia ben sperare il fatto che la sinistra intera – sia nella sua componente più istituzionale che quella più movimentista – sieda assieme al governo. Il M5S rivendica la propria apoliticità ma molti dei suoi punti programmatici sono parte del patrimonio ideale della sinistra e questo rappresenta una sfida sia per il PD che per il Movimento.

Ci sono poi i punti del governo Conte, saliti a 26. Sono tutti condivisibili in astratto, ma sarà fondamentale capire come verranno declinati in sede di dichiarazioni programmatiche e soprattutto con i primi atti politici concreti. Quindi aspettiamo, con moderata fiducia.

Potere digitale. Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia

Potere digitale. Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia di Gabriele Giacomini (Meltemi 2018) è un libro che ci spiega come la democrazia che conosciamo si stia modificando sotto spinte centrifughe. Queste spinte vedono le élites allontanarsi dal popolo, e viceversa. Azione e reazione si sommano e si confondono. Da un lato abbiamo la componente élitaria, tecnica, rifugiarsi in organi indipendenti come le banche centrali, il fondo monetario internazionale ma anche la commissione europea. Dall’altro lato la componente popolare della democrazia cerca una valvola di sfogo nei cosiddetti movimenti populisti, che strumentalizzano il bisogno di espressione presenti nella società. Ma questa dinamica, se non viene corretta, potrà portare all’esplosione di queste contraddizioni.

La via maestra per evitare ciò, e per scongiurare le conseguenze potenzialmente pericolose, è cambiare l’Europa in senso maggiormente democratico. Fare in modo che i cittadini possano contare di più all’interno dei palazzi di Bruxelles. Elezione diretta del Presidente della Commissione, possibilità per ogni cittadino europeo di votare anche partiti di altre nazioni, maggiori poteri al Parlamento (l’unico organo attualmente democratico) sono gli obiettivi che porterò avanti, contro ogni spinta tecnocratica o populista, per fare in modo che la democrazia cresca e si innovi, e che metta il cittadino al centro, anche e soprattutto a livello europeo.

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