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EDR e viabilità: relazione Honsell su DDL 142

Trattasi di un’autentica controriforma! La legge regionale n. 32/2017 aveva attribuito, per omogeneità di problematiche e competenze, ad un unico soggetto esperto la progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione della viabilità sovracomunale: la società in house FVG Strade S.p.A., con il conseguente trasferimento di parte del personale delle Province. I potenziali vantaggi in termini di razionalità, efficacia, efficienza, nonché economicità (vedasi la possibilità di scaricare l’IVA) di quel passaggio organizzativo erano evidenti. Tali funzioni erano precedentemente attribuite alle Province, ovvero a quattro enti distinti che dunque avevano maggiori oneri, costi fissi superflui, e presentavano un’inevitabile pluralità di metodologie con conseguenti rigidità di procedure nonché complessità di raccordo.

Nel corso delle audizioni abbiamo appreso però che, violando lo spirito della Legge regionale n. 32/2017, all’interno di FVG Strade il personale proveniente dai quattro enti non è stato riorganizzato né sono state uniformate le procedure, tutto è stato mantenuto invece in inutili, quanto improduttivi, compartimenti stagni. Le ragioni di ciò non sono state chiarite però. Ordini dall’alto?

Per risolvere gli inevitabili problemi che sono derivati da ciò, invece di procedere finalmente alla piena attuazione di una norma francamente portatrice di una visione innovativa dando opportune istruzioni ai gestori di FVG Strade, la Giunta Fedriga preferisce fare oggi marcia indietro, con l’unica discutibile innovazione di accentrare in seno alla Regione questa stessa funzione. Il Disegno di Legge n. 142 attribuisce infatti le funzioni relative alla viabilità a quegli enti anfibi, un po’ regionali e un po’ autoreferenziali, che sono i cosiddetti EDR (Enti di decentramento regionale) che già avevano ricevuto l’incarico della gestione dell’edilizia scolastica e parzialmente quella dei funghi ipogei (per affinità di compiti ci fu detto?!). Forse sarebbe quindi corretto rinominare questi enti ECR ovvero Enti di Concentramento Regionale.

Questi enti sono ben quattro (ma forse sono solo due?) nonché di natura pubblica, essendo analoghi a delle direzioni regionali. Nello svolgere queste nuove funzioni innescheranno immediatamente nuovi costi, in primo luogo quelli relativi all’IVA, condurranno ad una futile duplicazione di ruoli e, perpetuano la disomogeneità e la non-interoperabilità che ora era possibile superare almeno in linea di principio; creeranno inoltre dei doppioni e quell’organizzazione a silos così dannosa nella pubblica amministrazione.

Spero che non si sia solo noi, di Open Sinistra FVG e dell’opposizione, gli unici a chiederci il perché di questa scelta un po’ scellerata. Speriamo altrettanto facciano gli organi di controllo finanziario e gestionale!

Il motivo della scelta appare infatti puramente politico, con la “p” minuscola: fingere che si stia ricostituendo un livello intermedio di governo per le funzioni di area vasta, ovvero le Province. Almeno così recita la relazione di accompagnamento al DDL n. 142. Tale relazione dà atto di quanto affermo proprio nella sproporzione dello spazio dedicato alle pretese politiche rispetto alla sostanza della norma. Che la Giunta stessa sia un po’ titubante sulla sostanza della norma è evidenziato anche dal fatto che in “zona Cesarini” è stato introdotto l’art. 9, che fa slittare alcuni aspetti di questa controriforma al 1 gennaio 2022. Ci chiediamo quindi perché siamo costretti ad approvare di corsa questo DDL e ad analizzarlo mentre stiamo ragionando dell’assestamento di bilancio più pingue degli ultimi dieci anni. È forse una manovra elettorale in vista delle elezioni d’autunno?

Ricordo che le Province furono tolte la scorsa legislatura con voto unanime da parte di tutte le forze politiche che ebbero la spina dorsale di esprimersi, e non compaiono più nemmeno nello Statuto della Regione FVG. Il percorso per ricostituirle richiede dunque più di un passaggio parlamentare. Spacciare questo DDL come un passo nella direzione “della ricostituzione del livello intermedio di governo di area vasta” è un inganno.  Gli EDR non sono degli enti locali bensì degli organi regionali retti da un commissario.

Se davvero questa maggioranza riuscirà in questa mistificazione nei confronti del proprio elettorato lo diranno le prossime elezioni, quanto a noi, come consiglieri, spetta invece cercare di spiegare come gli EDR non permettano assolutamente di svolgere la funzione di pianificazione e gestione sovracomunale, che a differenza del livello di area vasta, è quello più deficitario nell’attuale assetto. Questa legge di fatto espropria i Comuni di una parte importante delle loro funzioni di pianificazione e gestione sovracomunale in materia di viabilità stradale e ciclabile, che invece le Unioni Territoriali Intercomunali, oggi quasi definitivamente strangolate, almeno in linea di principio garantivano, delegando ad una pluralità di organi regionali, per giunta commissariati, di area vasta, tali scelte.

Lo ripeto: quanto manca drammaticamente nella macilenta ristrutturazione del sistema degli Enti Locali voluta da questa Maggioranza non è l’area vasta, in quanto la Regione è sufficientemente piccola per assolvere tale ruolo, bensì il livello sovracomunale. L’assenza di questo livello ha prodotto in passato allo scempio del territorio con grave consumo di suolo (che ci vede ai primi posti come regione a livello nazionale) in cambio della creazione di innumerevoli aree artigianali e industriali isolate, che oggi si stagliano quali insediamenti fantasma popolati solo da capannoni abbandonati. Ciò che oggi manca è un luogo per la cosiddetta governance multilivello, ovvero un luogo nel quale si interfaccino e si equilibrano gli interessi locali, quelli sovracomunali e quelli regionali. Gli EDR non sono una risposta a questa esigenza proprio perché sono entità regionali. Come potranno rispondere alle domande provenienti dai territori dei commissari che per loro caratteristica giuridica possono semplicemente eseguire ciò che viene loro demandato dall’ente che li ha nominati? Giuridicamente non hanno una personalità che li trasformi in soggetti adatti ad un dialogo multilivello, rappresentano solamente la Regione!

Anche se con il DDL n. 142 i costi per assolvere alle funzioni della viabilità lieviteranno, la Giunta non sembra darsene troppa preoccupazione; nulla infatti è stato replicato dall’Assessore alla conferma dell’affermazione che i costi aumenteranno in modo sterile. Ma tanto si sa: questo è un anno pingue e non occorre essere troppo accorti nelle spese. Auspico che ci sia comunque una clausola di valutazione sugli stanziamenti e sui tempi richiesti nell’impegno delle risorse che giungeranno agli EDR a tali fini, per poter valutare se effettivamente questi pseudo-enti locali, risolveranno i problemi di cui oggi è incolpata, anche giustamente per le sue non-scelte organizzative, FVG Strade.

Con questo DDL, che è più un intervento di disordino, in quanto accresce l’entropia amministrativa, che un intervento di riordino, ancora una volta assistiamo all’applicazione del pessimo principio legislativo e antiscientifico che consiste, invece di correggere quanto non funziona, nel fare tabula rasa e reinventare, è proprio il caso di dirlo in questo caso, la ruota… sgonfia, aggiungerei.

In conclusione la Giunta ha promesso che avrebbe ricostituito le Province. Se crede che questo sia un passo avanti in quella direzione dopo aver eliminato le UTI che erano enti locali di secondo livello, è preda di un’illusione. Questi sono enti locali di livello zero, cioè non lo sono. Invece di essere un passo avanti questo DDL è solo un triste passo falso, fatto per motivi/dispetti elettorali.

Per tutte queste ragioni voteremo contro al DDL 142.

Qui il testo del DDL 142

Relazione Honsell su Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2022

Se le relazioni fossero un resoconto di quanto avvenuto nelle commissioni di merito, sul DEFR non ci sarebbe nulla da dire. Né il Presidente della Regione, che lo ha firmato, né gli assessori, si sono seriamente preoccupati di illustrarlo o di motivarlo a fronte dell’assestamento di Bilancio. Solo un anno fa questa Giunta Regionale lo aveva consegnato in bianco, in polemica con il Governo; e la maggioranza in Consiglio, quasi si stesse recitando una commedia di Ionesco, lo aveva eroicamente approvato senza battere ciglio. Qualcosa forse, poteva essere opportuno dichiarare oggi; invece, nulla. Ancora una volta quindi registriamo che questo genere di documenti, se non viene strumentalizzato per altri fini, è interpretato dalla Giunta Fedriga come mero adempimento burocratico. Che peccato – io non la penso così!

Eppure quest’anno, e un elogio va fatto a chi ha materialmente redatto il documento, rileviamo la comparsa di alcuni indicatori e misure: quelli del Benessere Equo e Sostenibile (BES), normativamente previsti, e altri scelti tra i 169 sotto-obiettivi dei 17 SDG dell’Onu nonché tra quelli rilevati dall’Istat e altri istituti di misurazioni econometriche. Tale strumento avrebbe dunque potuto essere di efficacia straordinaria se gli obiettivi delle ben 19 missioni in cui è delineata la, comunicativamente ambiziosa, politica regionale fossero stati raccordati in modo stringente a tali misure. Purtroppo le due parti del DEFR non dialogano e quindi si è perduta un’occasione di pianificazione e programmazione strategica.

Circa gli indicatori va subito detto che nelle commissioni di merito non è stato mai veramente chiarito chi abbia scelto tutti questi indicatori e perché siano stati scelti questi e non altri. Stenderò un velo sulle risposte ricevute nel mio tentativo di appurare tale criterio, perché chi ha cercato di rispondermi ha dimostrato per lo meno fantasia e buona volontà rispetto a chi semplicemente non mi ha risposto.

Ebbene, proprio la scelta di questi indicatori non è affatto secondaria e avrebbe potuto, forse dovuto, essere invece condivisa nelle commissioni di merito. Io stesso ho più volte auspicato in questi quasi tre anni e mezzo di attività legislativa la necessità di indicatori; presentando, per quanto riguarda l’impatto ambientale, anche una proposta di legge (Pdl n. 77, Disposizioni per la promozione di iniziative e azioni positive volte alla limitazione di emissioni di CO2 da fonti fossili e al riscaldamento globale antropogenico), e altrettanto mi sembra abbia fatto anche la Consigliera Dal Zovo.  Inoltre si sarebbero potuti dare i valori di tali indicatori nel contesto delle loro serie storiche, al fine di poter cogliere le tendenze strutturali. Ciò avrebbe costituito un esempio di “Legiferare meglio”, tema sul quale tanto in Consiglio si è pontificato e ancora si pontificherà. Auspico che nel tempo che ancora ci manca prima della fine di questa legislatura regionale si possa fare qualche passo avanti verso questo risultato.

In primo luogo vorrei segnalare la necessità di introdurre degli indici di concentrazione. Molti degli indici che compaiono nell’elenco sono dati in media, e quindi rischiano di nascondere le vere criticità. Gli indici di concentrazione permettono invece di sfuggire al paradosso di Trilussa, che richiamo per i pochi che ancora non lo prendono in considerazione: se tu mangi due polli e io salto il pasto, in media abbiamo mangiato un pollo a testa. Come ormai ho ribadito più volte in questi anni, la vera sfida della nostra epoca è quelle di ridurre le disparità. Disparità che sono decisamente cresciute a seguito alla crisi economica innescata dalla pandemia. Lasciare indietro gli ultimi non è etico, ma poiché viviamo in un clima culturale che si addice più al sofista Trasimaco, che sfidò Socrate, nel primo libro della Repubblica di Platone, a confutare la tesi che la giustizia sia l’utile del più forte, non cerco di convincere la Giunta su quel fronte e mi limito a far notare che la disparità non è nemmeno utilitaristicamente vantaggiosa. Come si è visto proprio nel caso della pandemia rispetto alla salute: la salute o è di tutti oppure non è.

Pertanto, quando l’indicatore-in-media, per la nostra regione, è decisamente migliore rispetto a quello nazionale, come ad esempio gli indicatori di povertà ed esclusione sociale (13,6% rispetto al 27,3% nazionale), di rischio di povertà (8,4 – 20,1) e del reddito disponibile pro capite (21.027 – 18.902), non ci si deve vantare. Non solamente i dati si riferiscono al 2019, dunque ad un periodo pre-Covid, ma questi dati non tengono conto dell’aspetto cosiddetto relativo. Ricordo che l’indicatore di povertà relativa è dato dalla “percentuale di individui che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente inferiore ad una soglia di povertà convenzionale, data dal 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare equivalente”. La nostra regione, rispetto alla povertà relativa, era in difficoltà, ultima tra le regioni del Nord, e certamente la situazione non è migliorata. Ovvero è molto più problematico essere poveri in Friuli Venezia Giulia che in Lombardia.

Ricordo ancora una volta, che il benessere di una società è correlato in modo stretto con l’indice di Gini. I paesi nei quali è distribuita meglio la ricchezza sono anche quelli più sani. Invito a leggere al riguardo l’articolo ‘Jaw-dropping’ fall in life expectancy in poor areas of England, report finds[1] comparso su The Guardian il 29 giugno 2021 oppure il libro The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone di Kate Pickett e Richard Wilkinson[2].

Gli indicatori presenti nel DEFR offrono comunque numerosissimi spunti di riflessione e di programmazione, e sono dispiaciuto che spesso nelle commissioni quanto ho sollevato sia stato lasciato cadere.

Nella parte rimanente della relazione mi limiterò dunque a discutere alcuni di questi indicatori che ritengo emblematici delle criticità di questa regione e rilevo che le azioni previste del DEFR 2022 proposto non le affrontano specificamente e quindi le lasceranno irrisolte.

Nell’ultima sessione europea con una difficile mediazione si è riusciti ad evitare che nel documento finale inviato all’UE comparisse la richiesta di eliminazione dell’obiettivo del 25% nella produzione agricola biologica entro il 2030, che originariamente l’assessore intendeva imporre. Se però andiamo a guardare gli indicatori per la nostra regione, relativamente alla produzione biologica, scopriamo che siamo drammaticamente indietro rispetto alla media nazionale: la superficie agricola investita da coltivazioni biologiche è 7,1% contro il 15,5% nazionale, a fronte di un’inquietante realtà: i prodotti fitosanitari distribuiti in agricoltura ammontano a 18,5 kg/ha contro i 12,8 nazionali e i fertilizzanti ammontano a 619,6 kg/ha contro i 509,8 nazionali. È evidente che proprio in uno dei settori nei quali si giocherà il futuro sostenibile, e che richiederà maggiore innovazione, siamo ancora legati a logiche del passato molto impattanti. La Giunta Fedriga di fronte a questo stato di cose non dovrebbe appiattirsi su come si operava in passato, cercando solamente di intercettare facili consensi, e per di più suggerendo proposte reazionarie in Europa, dovrebbe invece guidare la rivoluzione green e biologica, alla luce anche del fatto che sempre maggiore è la domanda di un’alimentazione eticamente sostenibile e responsabile. Il biologico andrebbe sostenuto e favorito non represso.

Gravi appaiono anche gli scarti rispetto ai dati nazionali di altri indicatori di sostenibilità ambientale, malgrado quanto venga ripetutamente dichiarato ufficialmente circa le ambizioni della nostra Regione: la percentuale di energia elettrica rinnovabile è del 29,4 contro il 34,3 e le istituzioni pubbliche che adottano Criteri Ambientali Minimi (CAM) in almeno una procedura di acquisto sono il 61,6 contro il 63,2!

Gravissimo lo scarto rispetto ai dati nazionali nella copertura della rete fissa di accesso ultra veloce a Internet 23,5% rispetto al 30%. Questa è una delle ragioni che poi ci condannano ad avere per lo più imprese terziste che operano con scarso contenuto di conoscenza. La percentuale di imprese con almeno 10 addetti con connessione a banda larga fissa o mobile in FVG è l’89,3% contro il 97,5 nazionale. Questo è anche uno dei motivi per cui l’indice di crescita delle imprese è del -0,6 contro lo 0,3 nazionale. E come opera la PA? Il grado di utilizzo dell’e-procurement nella PA è 43,3% contro il 65,6% nazionale, che si trascina un utilizzo dell’e-government da parte delle imprese del 74,0% contro l’80% nazionale. Perché ci si stupisce se non siamo economicamente attrattivi?

Preoccupa l’altissima percentuale di persone in lavoro agile 76,1% rispetto al 51,8% nazionale, perché non ci sono adeguate garanzie di tutela dei lavoratori in quella modalità.

Nel settore sanitario spicca l’alto il tasso di mortalità per incidente stradale (6/100.000 contro 5,3/100.000) e sull’abuso di alcol (22,4% contro 16,8).

Molti indicatori sono però migliori del corrispondente valore italiano. Colpisce in questo senso l’ostinazione di investimenti della Regione in sistemi di videosorveglianza quando i dati sui furti e rapine si confermino assai inferiori alla media nazionale.

Straordinariamente elevato il numero di associazioni non-profit ma non si capisce se ciò derivi da una forte presenza del volontariato, oppure da una difficoltà a fare rete, cosa che sarebbe possibile incentivare attraverso i bandi.

Infine spicca la difficile condizione della montagna friulana: a fronte di una popolazione montana del 5,2% corrisponde un’area del 43%, contro una media italiana del 12,1 su una percentuale 35,2.

In conclusione anche questa breve carrellata di dati indica quanto si sarebbe dovuto programmare e pianificare e quali analisi si sarebbero potute fare grazie agli indicatori, così da rendere il DEFR più puntuale a risolvere le criticità di questa regione. Purtroppo così non è, e registriamo nella seconda parte del documento solamente un ricco catalogo di belle promesse, alcune delle quali già sentite ripetutamente, marginalmente correlate alle criticità sopra evidenziate. Concludo con un ultimo rilievo di carattere lessicale del testo: la scarsissima presenza delle parole Udine, Pordenone, Gorizia rispetto alla parola Trieste. Chi ha orecchie da intendere intenda.

Il voto non sarà positivo.

Qui il testo del Documento di Economia e Finanza Regionale 2022

Note:

[1] Per visualizzare il testo: https://www.theguardian.com/uk-news/2021/jun/30/life-expectancy-key-to-success-of-levelling-up-in-uks-poorer-areas-covid-pandemic

[2] Traduzione italiana “La misura dell’anima”, ed. Feltrinelli.

Relazione Honsell su Assestamento di bilancio 2021 – 2023

Avendo già predisposto per questa sessione di Consiglio relazioni di minoranza relative sia al DEFR che al Rendiconto Generale, non svolgerò di nuovo i temi che ho analizzato in quei documenti, limitandomi a dei riferimenti nell’auspicio che siano stati letti precedentemente e che vengano tenuti presente nella lettura della presente relazione.

L’avanzo di amministrazione non vincolato utilizzabile (applicabile – in gergo) quest’anno ammonta a ben 362M€ e, da quanto abbiamo appreso, potrebbe rivelarsi anche maggiore mano a mano che si libereranno altre risorse grazie a interventi statali mirati ad obiettivi che attualmente hanno coperture regionali oppure derivanti dal PNRR. La somma è dunque di un ordine di grandezza maggiore di quella dell’anno scorso e qualificherà il 2021 come un anno di straordinarie risorse. È un effetto paradosso della pandemia! La disponibilità di risorse senza precedenti, combinate con la deroga a numerosi vincoli, a incominciare dal de minimis europeo, e accompagnate dalla revoca di tanti blocchi, a incominciare da quello assunzionale, ci porterà a ricordare questo 2021 come uno dei periodi, per quanto doloroso e amaro, tra i più pingui e felici finanziariamente. Dovremmo esserne all’altezza!

Ci saremmo pertanto immaginati che la Giunta Fedriga intendesse varare interventi che lasciassero il segno, anche come un simbolo di rinascita dopo la tragedia e lo sconforto della pandemia. Non certo nella forma celebrativa di una, per così dire, Colonna Massimiliana in Piazza Oberdan, ma certamente un paio di interventi forti e strategici che andassero ad affrontare le principali criticità evidenziate dagli indicatori che accompagnano il DEFR 2022, questo sì, ce lo aspettavamo, anzi lo pretendevamo. Per entrare subito in medias res, ne indico alcuni urgenti: la redazione e avvio di un PAESC regionale (Piano attuativo per l’energia e il clima) che tuteli lo straordinario patrimonio di biodiversità di questa regione per mitigare le terribili conseguenze che il riscaldamento globale potrebbe riservarci, creando al tempo stesso nuovi posti di lavoro ad alto contenuto di conoscenza; un piano di infrastrutturazione digitale a banda larga, che raggiungesse capillarmente tutti i territori, soprattutto quelli montani o anche urbani che sono ancora zone bianche oppure a fallimento di mercato, offrendo così pari opportunità di sviluppo a tutti i territori – e  non solamente all’angiporto triestino, che si vede dalle finestre del palazzo della Regione in Piazza Unità; un piano per la riqualificazione delle aree dismesse, in primo luogo quelle ex-militari – quasi  100Km2 sdemanializzati sono già in capo ai comuni che non riescono a valorizzarle –potrebbero costituire un polmone ove produrre energie alternative senza consumo di suolo; un piano per valorizzare il turismo lento di prossimità e sostenibile in montagna riqualificando rifugi, malghe, baite, sentieri, ferrate, ecc.; un piano straordinario per la formazione medio alta dei giovani, con abbattimento delle tasse universitarie, e per potenziare ulteriormente il dottorato di ricerca così da coprire il 100% delle vocazioni, nonché programmi di riqualificazione per i lavoratori che saranno a rischio nel prossimo decennio – tipicamente l’automotive e il suo indotto.

Purtroppo la proposta che abbiamo ricevuto dalla Giunta è invece strategicamente molto deludente e dovendola qualificare con un aggettivo direi che è “anonima” e priva di obiettivi ambiziosi. Insomma è una delle solite leggi di manutenzione/omnibus che hanno caratterizzato la strategia legislativa della maggioranza in questa XII legislatura regionale. Visto che ormai siamo quasi agli sgoccioli della legislatura quanto a programmi, era l’ultima occasione per lasciare un segno, che quindi non ci sarà.

Il cospicuo avanzo di amministrazione è stato infatti polverizzato in un duplice senso. Da un lato le risorse sono state spalmate sulle varie direzioni in modo alquanto erratico, dall’altro questo autentico fiume di denaro è arrivato a “ondate”, 194M nella prima ondata, ovvero quella discussa nelle Commissioni di merito, ulteriori 70M nella seconda, sotto forma di variazioni di bilancio illustrate in sede di I Commissione allargata, e una presumibile terza ondata di entità e direzioni ancora ignota al momento della scrittura di questa relazione.

Proprio questo atteggiamento reticente della Giunta, volto a ritardare il momento nel quale è offerto il quadro generale, ha indotto tutta l’opposizione ad una sollevazione di protesta che si è tradotta nel non esprimersi nelle commissioni di merito su un articolato che era provvisorio. Ancora una volta non c’è stato pertanto rispetto istituzionale da parte della Giunta nei confronti del Consiglio, il cui lavoro è stato oggettivamente svilito. Inoltre, questa tecnica di rinviare ad oltranza obbligherà il Consiglio ad un tour-de-force l’ultima settimana di luglio, che certamente favorirà la superficialità e non contribuirà al “legiferare bene” tanto frequentemente proclamato da Lei Presidente. Penso che questo atteggiamento non sia occasionale ma, come discuterò di seguito, intenzionale e la conseguenza di un certo modo di interpretare la politica.

Certamente, di primo acchito un assestamento come questo, che elargisce a piene mani risorse a quasi ogni tipologia di soggetti, potrebbe sembrare soddisfacente, ma a guardare bene è del tutto rapsodico e quindi rischia di non essere efficace. Tra gli interventi principali segnaliamo i seguenti. Numerose graduatorie di bandi regionali sono state estese, alcune fino a esaurimento, presso tutte le direzioni, ancorché il criterio con il quale è stata decisa l’estensione o meno appaia alquanto erratico; sono stati rimpinguati svariati fondi di rotazione con decine di milioni; sono state finanziate decine di iniziative turistiche e non, ma comunque milionarie o plurimilionarie: Interporto di Trieste, Arta, Grado, Arcidiocesi Udine, Monte Lussari, COSEF, EYOF, ecc. ecc. tanto per non fare interventi puntuali; decine di milioni sono stati assegnati a sostegno di varie categorie di imprese  da quelle alberghiere a quelle lattiero-casearie, ma la scelta di queste categorie e l’esclusione di altre non è stata motivata;  sono stati incrementati i contributi per la prima casa per 40 milioni e per la viabilità per 50; ulteriori 10M vanno all’edilizia scolastica (dove?); viene aggiunto qualche milione per la rottamazione di veicoli (con quale equità nel criterio?); due assegni di una ventina di milioni nella prima ondata e di 25 milioni nella seconda non vengono fatti mancare alla Direzione Salute; segnaliamo infine una decina di milioni per l’infrastruttura informatica, nonché decine di milioni per partecipazioni azionarie.

Tutti contenti? Non proprio. Alla luce della scarsa capacità delle Direzioni, non dico di spesa ma nemmeno di impegno, come evidenziato nel Rendiconto 2020, dovuta principalmente alla mancanza di strategie, prevedo che l’avanzo di amministrazione sarà ancora più cospicuo il prossimo anno, e centinaia di milioni si parcheggeranno nelle pieghe del bilancio, rimanendo intonsi per la gioia del luglio prossimo.

Ancora una volta non vengono chiariti i criteri utilizzati nell’estendere le graduatorie e nel definire i bandi, che certamente non verranno parametrati all’effettivo bisogno, e piovendo sul bagnato, andranno ad aggravare le disparità e la povertà relativa nella nostra regione. Cito tre esempi clamorosi.

Il primo riguarda la Sanità. Ho definito assegni, ancorché cospicui, gli stanziamenti ricevuti da quella direzione per la genericità con la quale sono stati allocati: solamente in autunno infatti si potrà avere il quadro dell’andamento finanziario delle aziende. Dunque perché queste misure adesso? Intanto, per la gioia della sanità privata convenzionata, arrivano annunci sull’assegnazione di decine di milioni a loro destinati con la scusa della riduzione delle liste di attesa e della riduzione dei rimborsi ad altre regioni. Ma proprio non si poteva invece potenziare la sanità pubblica del FVG con quella cifra?

Il secondo riguarda l’ennesima deroga a Tarvisio per l’ormai famosissimo ex-PISUS. Potrebbe essere rubricata solamente come l’esempio per antonomasia di cattiva amministrazione, se non fosse emblematica del fatto che anche gli enti locali rischiano di accumulare denaro che non riescono a spendere, soprattutto a seguito del fatto che non esistono più centri di decisione e spesa sovracomunali. Gli EDR e le comunità di comuni non sono in grado di svolgere quel ruolo, come ho più volte dichiarato.

Infine, en passant, scivolano altri 5M sulla benzina agevolata. Ma come lo devo spiegare che questi contributi di decine di milioni sono un abbaglio economico, nonché una violazione delle promesse di de-carbonizzazione? Questi interventi fanno lievitare di fatto il costo della benzina in regione, nell’interesse quasi esclusivo delle multinazionali che lo fissano al netto del contributo. Pochissimi sono ormai quei distributori che gestiscono in proprio l’acquisto della benzina (forse solo quelli frequentati da qualche assessore). I benzinai sono dipendenti e il prezzo è fissato altrove con sistemi di machine learning. Si vuole abbassare il costo dei combustibili fossili? Non diamo più contributi, e questo scenderà insieme agli auspicati consumi!  Piuttosto si cerchi di sostenere davvero le imprese regionali di autotrasporto che sono penalizzate dai vantaggi competitivi di altri territori!

È comunque difficile che molte di queste risorse non facciano contenti i numerosi clienti di questa Giunta, clientes nel senso romano del termine, ovviamente. Invece di ricondurre l’applicazione di oltre 300M di avanzo ad una strategia organica questo DDL sembra l’esito delle salutationes matutinae ricevute dai vari assessori. Per quanto l’Assessore Zilli abbia più volte dichiarato la sua disponibilità a considerare richieste anche da parte dell’opposizione, personalmente non credo che il problema per me sia quello di riuscire a ritagliarmi una fettina della grande torta, e spostare alcune risorse “qua piuttosto che là”, anche se certamente proporremo degli emendamenti di alto profilo. La mia vera richiesta sarebbe piuttosto meta-finanziaria. Il problema non è spalmare, più o meno a pioggia, risorse ma individuare gli obiettivi e definire una strategia per raggiungerli. Non si evince infatti una coerenza tra DEFR e DDL 141.

Ad esempio, ben vengano le risorse per le aziende sanitarie, ma solo se queste non vanno in larga parte ai privati a compensazione delle prestazioni non svolte nelle aziende pubbliche. Bene i soldi per i fondi di rotazione ma ci deve essere un piano per affrancare finalmente la nostra impresa dal ruolo debole di terzista per altre aziende che ha attualmente. Bene assegnare i soldi allo sviluppo rurale delle imprese agricole, ma dobbiamo evitare che vadano tutte a finanziare l’acquisto di fitofarmaci e fertilizzanti, il cui utilizzo ci vede ai primi posti in Italia come si evince dal DEFR, e non a incentivare invece la nascente agricoltura biologica. Bene finanziare la viabilità, ma non se si va contro la volontà delle comunità con straordinari consumi di suolo come per la circonvallazione di Aquileia o non si tiene conto delle richieste delle comunità come nel caso di Rigolato.

Segnalo infine sul tema della sostenibilità, che ancora una volta non sono finanziate opere che vanno della direzione dell’efficientamento energetico. E qui mi riferisco ad esempio agli impianti di cogenerazione che, come quello che proposi per Udine Sud e tramontò con le UTI, permetterebbero lo sfruttamento di energia altrimenti sprecata da industrie energivore come le acciaierie. Ancora manca un piano per eliminare l’utilizzo del BTZ negli impianti di riscaldamento a beneficio della qualità dell’aria.

Con inquietudine va sollevato l’appello disperato del CAI che chiede di fermare lo scellerato programma di quasi 57M volto alla realizzazione di impianti sciistici di bassa quota, che consumerà irrimediabilmente l’ambiente, riducendo la biodiversità – tutte opere destinate ad essere abbandonate nel giro di pochi anni a causa dei mutamenti climatici con conseguenti danni irreversibili. Rileviamo invece che al CAI viene tolto anche quel poco che gli era stato dato e che non viene finanziato un piano di recupero dei rifugi a sostegno del turismo non invasivo, cosicché l’ultima grande risorsa che dovevamo tutelare per le future generazioni verrà sacrificata sull’altare delle preferenze per le prossime elezioni.

Con disagio rileviamo che ancora non vi è un piano per il sostegno ai lavoratori dello spettacolo dal vivo, che sono stati i più penalizzati dalla pandemia anche a causa dell’intermittenza e della precarietà dei loro contratti, molti dei quali a chiamata.  Con soddisfazione invece rileviamo che l’Assessorato alla Cultura ha riscoperto il valore dell’agenzia ERPAC alla quale delega interventi in preparazione di Nova Gorica-Gorizia capitale europea 2025, anche se oltre ai soldi qui sarebbe importante anche il superamento di un certo oscurantismo nei confronti delle minoranze (vedi Pride).

Preoccupa infine che non siano affrontati i veri temi della sostenibilità ambientale, come la necessità di introdurre per legge indagini approfondite e di congrua durata, quando vengono presi in considerazione ampliamenti di impianti fortemente impattanti, che offrono posti di lavoro a basso contenuto di conoscenza, come nella zona industriale di Ponte Rosso. Preoccupa che non venga messo mano alla normativa relativa alla scellerata costruzione di impianti fotovoltaici a terra, con conseguente criminale consumo di suolo agricolo piuttosto che in aree abbandonate e dismesse.

La nostra valutazione di questo assestamento è quindi nettamente negativa.

La logica politica adottata dalla Giunta Fedriga, se posso prendere a prestito una distinzione della politologa Nadia Urbinati, è infatti repubblicana ma non democratica. Non cerca più una sana conflittualità in Consiglio dove si confrontano visioni del futuro diverse, anche dettate da ideali e ideologie diverse, come ad esempio tra chi vuole non lasciare indietro gli ultimi, comprendendo tra questi anche quelli che arriveranno per ultimi, perché ancora non ci sono, ovvero le future generazioni, e chi vuole invece continuare con il business as usual senza tenere in conto che non è più sostenibile una visione ipertrofica del presente. Tra chi si batte per una strenua difesa dello status quo falsamente meritocratico e chi vuole azzerare le disparità spingendo verso una società equa e pertanto diseguale in ciò che offre ai suoi cittadini.

La logica della Giunta Fedriga è invece quella che per bocca dell’assessore Roberti, dichiara con soddisfazione che la concertazione con i sindaci può non passare più per il Consiglio o le Commissioni, ma il riparto può essere deciso con una mera delibera di giunta.

La visione politica della Giunta Fedriga, sempre prendendo spunto dalla Urbinati, non è quella della democrazia, con il confronto anche aspro tra i demi, come nell’antica Grecia dai tempi di Clistene, è quella bipolare della repubblica romana, basata sulla divisione tra patrizi e plebei, tra domini e clientes, tra senatus e populus. Gli assessori, ovvero i domini, i patrizi, i senatori, accolgono ed elargiscono a loro discrezione. La Giunta è il senatus. Chi si dimostra leale e si adegua verrà premiato.

Preferirei un DDL molto meno pingue ma più democratico, nel quale i clientes non devono più perdere la loro dignità e i patrizi non rispondono più con il solo fine di mantenere la reputazione di uomini di potere, ma tutti concorrono ad un disegno più ampio. Mi auguro che non ci si riduca a farlo solamente quando non avrà più senso, perché troppo tardi.

Qui il testo fuoriuscito dalla Commissione

Relazione Honsell su Rendiconto 2020

Non vi è dubbio che il 2020 sarà un anno dolorosamente memorabile. Colpiti pesantemente, anche per la grave impreparazione, le cui cause non sono ancora state perfettamente indagate, dal primo grande contagio del Covid-19 che provocò percentuali di morti tra le più elevate al mondo, abbiamo successivamente assistito ad una crisi economica che ha ridotto il PIL regionale di percentuali mai viste dai tempi del terremoto, per arrivare ad un secondo picco del contagio che purtroppo ha trovato la regione FVG ancora più impreparata rispetto al primo, perché quasi nulla era stato fatto in termini di sanità territoriale e capacità di tracciamento.

È fuor di dubbio che abbiamo trascorso il  2020 con fortissimo sgomento e trepidazione a fronte delle tragedie, delle sofferenze e delle morti che il contagio stava provocando, aggravati al tempo stesso, dall’inquietudine derivante dall’impressione che molto, ma molto, di più si sarebbe potuto fare se fossero state analizzate con trasparenza, anche in questo Consiglio,  le dinamiche che hanno fatto perdere il controllo dei tracciamenti e reso fragilissimi i servizi di prevenzione e di sanità di prossimità. Tale situazione ha posto l’Italia ai vertici nel mondo per mortalità in percentuale, e ha posto la Regione FVG, in particolare, addirittura al terzo posto nel mondo con 3118 vittime per milione; facendo altresì rilevare una letalità della malattia del 3,6% (3789/103000) in FVG, contro il 2,3% a livello mondiale. Vanno ovviamente apprezzamento e riconoscenza straordinari a tutti gli operatori della sanità, ma la direzione politico-strategica della sanità non può rimandare un’analisi critica di quanto sia avvenuto, pena il suo ripetersi.

Il 2020 sarà anche un anno memorabile sotto il profilo finanziario, ma non lo sarà per la sua gravità ma per la sua paradossalità, che adesso cercherò di sintetizzare.

Va innanzitutto rilevato che come registrato nella Deliberazione del 13/7/2021 della Corte dei Conti: “Relazione sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi regionali approvate nel 2020 dalla Regione Friuli Venezia Giulia e …” vi è stata un’intensa attività legislativa per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica, con ben 12 leggi, e un’impennata dai 31 M€ del 2019 agli oltre 109 M€ del 2020, previsti dalle leggi adottate nel corso del 2020, risorse ovviamente al netto di quelle strettamente finanziarie. Va rilevato che tutti questi provvedimenti sono stati, con grande senso di responsabilità, varati all’unanimità dal Consiglio Regionale. Sono state misure che sono andate a compensare parzialmente le imprese sotto forma di ristori e di sostegni da aggiungersi a quelli statali.  Anche gli enti locali hanno ricevuto importanti risorse per compensare le minori entrate e poter ridurre o rinviare l’introito delle imposte comunali da parte degli operatori economici.

Lungo tutto il corso dell’anno abbiamo assistito a ingenti manovre di bilancio che sono risultate in storni centinaia di milioni a questi fini che originariamente erano state allocate dalla legge di stabilità 2020 ad altri.  Va detto che la facilità con la quale sono stati fatte queste variazioni hanno destato anche una certa sorpresa perché indicativa dell’ampia disponibilità di risorse non spese e della conseguente scarsa capacità strutturale di spesa della Regione. Ciò si rileva anche dalla Relazione sulla gestione 2020 (Allegato 16 del presente DDL 140) che vede una capacità di impegnare le risorse stanziate sulle diciannove Missioni inferiore al 66%, percentuale che scende ancora di più se si escludono i trasferimenti alle altre autonomie (che tradizionalmente soffrono a loro volta di ancora più faticose capacità di spesa – L’ex-PISUS di Tarvisio è l’esempio emblematico) e sprofonda in modo preoccupante a percentuali quali il 16% per la Missione 17 (Energia e diversificazione delle fonti energetiche) e del 26% per la Missione 9 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente). Infatti le variazioni di bilancio ammontano in generale a circa 2,6 G€. Insomma, detto un po’ semplicisticamente, è cambiato più di metà del bilancio.

Ma il vero paradosso della situazione finanziaria incomincia a delinearsi lo scorso luglio, quando il Presidente Fedriga terrorizzò la regione enfatizzando in modo cupo, più che i rischi di una ripresa della pandemia che poi tragicamente invece avvenne, quanto sui rischi economico-finanziari del Bilancio, dichiarando che addirittura non ci sarebbero state risorse nemmeno per pagare gli stipendi del personale sanitario. Gettò il Consiglio nello sgomento inducendo la maggioranza ad approvare in bianco il DEFR, per la prima volta dalla sua entrata in vigore con il D.lgs. n. 118/2011, tanta era l’incertezza!

Con queste premesse, visto anche il tragico andamento della pandemia in FVG, ci saremmo quindi aspettati un Rendiconto generale che riflettesse queste drammaticità. E invece il dibattito in Commissione qualche settimana fa si aperto con la notizia da parte dell’Assessore che questo conto consuntivo comporta un avanzo di amministrazione tanto ingente, che al netto di quello vincolato, lascia ben 362 M disponibili da applicare (ovvero spalmare) sul bilancio 2021!!!

Com’è possibile un tale scompenso tra le valutazioni del luglio scorso e la chiusura dei conti cinque mesi dopo? Non voglio nemmeno ipotizzare che ciò derivi da una scarsa consapevolezza dell’andamento del bilancio, da parte della Giunta? E questa non è una preterizione, ma va detto che non ho trovato né nella relazione di accompagnamento a questa legge né in altri documenti nella massa di allegati che l’accompagna, una chiara giustificazione di questa contraddizione. Va detto che l’Assessore ha fornito verbalmente delle argomentazioni, ma non è disponibile una giustificazione ufficiale e trasparente di questo fatto. Perché?

Mi pongo quindi il compito di fornirne una sulla base delle informazioni raccolte nel corso delle varie commissioni e che, non se verrà smentita, ché sarebbe troppo facile, ma se non verrà sostituita da un’altra giustificazione altrettanto esplicita, rimarrà dunque la sola agli atti di questa norma.

Nel corso del 2020 sono pervenute dallo Stato entrate molto ingenti che hanno coperto le spese straordinarie giustamente varate da questo Consiglio, inoltre il governo Conte-2 non ha richiesto il versamento del contributo annuale al saldo di finanza pubblica, che era stato previsto invece dall’accordo Tria-Fedriga del governo Conte-1 (ovvero nella variante Conte-amico), permettendo di rimandarlo al futuro, e da quanto mi è stato dato di capire, di rimodularlo alla luce delle entrate tributarie degli anni finanziari successivi. Infine la scarsa capacità di spesa già evidenziata, ha lasciato molte risorse non-impegnate presso tutte le Direzioni.

Rilevo che quest’ultimo fatto mi sembra piuttosto serio se davvero si vuole innescare la terza ripresa.

Un’ultima considerazione. Questa relazione viene redatta senza aver potuto leggere la Dichiarazione di Affidabilità (DAS) del Rendiconto Generale della Corte dei Conti, né la cosiddetta Parifica, che appunto vengono presentate proprio il giorno stesso nel quale è prevista la consegna di questo documento. Sarebbe opportuno in futuro che le tempistiche dei lavori permettessero una valutazione attenta dei documenti della Corte dei Conti che sono specificamente prodotti a beneficio del Consiglio Regionale.

Il mio voto a questo Bilancio non sarà positivo, non perché non lo ritenga corretto sotto il profilo contabile (da quanto sembra trapelare dalla Corte dei Conti la DAS verrà deliberata), ma un annus terribilis come il 2020 avrebbe dovuto essere accompagnato da una più trasparente documentazione di cosa sia davvero avvenuto aldilà della partita doppia. Un tale sforzo lo si doveva per chi ha sofferto e continua a farlo, e lo si doveva di fronte alla Storia.

Concludo con una considerazione di carattere diverso e umano perché “anche i matematici hanno un cuore”. Oltre ad esprimere l’apprezzamento all’Assessore per l’attenzione che, come di consueto, ha posto ai lavori della Commissione, colgo l’occasione per salutare ed esprimere il ringraziamento nei confronti del dott. Paolo Viola che, per limiti di età, è andato in quiescenza dopo aver svolto per anni ad un altissimo livello il ruolo di Ragioniere Generale della Regione FVG e che avevo imparato ad ammirare già mezzo secolo fa quando, in giovane età, ci sfidavamo alle gare matematiche promosse dalla Mathesis a Trieste. Faccio quindi i migliori auguri di buon lavoro al dott. Alessandro Zacchigna che da lui ha preso il testimone in quel ruolo.

Qui il testo del Rendiconto 2020 fuoriuscito dalla Commissione

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