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Relazione Honsell DDL 147 “Misure Intersettoriali”

Come Open Sinistra FVG siamo stati l’unico gruppo consiliare a votare espressamente contro a questo Disegno di Legge in commissione. Non riteniamo corretto che la maggior parte dei quasi 90 milioni di soldi pubblici manovrati, in questa si-fa-per-dire manovrina, vengano impiegati senza un’adeguata riflessione e non lascino traccia se non su qualche documento economico-finanziario per far bilanciare le due colonne della partita doppia.

In questo momento, superficialmente, straordinario nel quale viviamo, pesantemente condizionato dalla pandemia sul piano sanitario e dalle tensioni sociali che la sua profilassi comporta, ma anche eccezionalmente pingue sul piano finanziario con il contemporaneo allentamento se non addirittura la scomparsa di tutte le preoccupazioni e misure di contenimento della spesa pubblica che avevano soffocato il progresso del nostro paese in anni recenti, ben altro avrebbe dovuto essere il piglio di chi guida questa Regione. Invece, a fronte della maturazione di risorse inaspettate che ammontano a 54M di avanzo libero  e maggiori entrate di 33M, nulla sembra andare, al di là di un’ipocrisia di circostanza, nella direzione del contrasto alle più gravi emergenze dei nostri tempi, le cui radici risalgono a ben prima della pandemia, ovvero le disparità economiche che accelerano, l’assenza disperante di pari opportunità non solo di genere, ma anche e soprattutto educative, e una coraggiosa inversione di tendenza nella transizione energetica.

È certamente lodevole la corretta gestione della contabilità, ma questo non può essere il fine e l’unico orizzonte di un’azione legislativa. Se il ruolo della finanza virtuale diventa così forte rispetto a quella reale, non si tratta nemmeno più di privilegiare il valore di scambio rispetto a quello d’uso: la politica ha abdicato completamente la sua sovranità alla macchina amministrativa.

Non dimentichiamo, ancora una volta, il grido di paura lanciato dal Presidente Fedriga circa un anno fa, quello di non poter pagare i medici e gli infermieri in piena pandemia. Non solo tale valutazione si è rivelata completamente errata ma, tutto all’opposto, è come se l’amministrazione regionale avesse vinto la lotteria! Sono arrivati fiumi di denaro, compresi quelli manovrati da questo DDL, che a nostro avviso dovrebbero lasciare un segno profondo, il cui uso dovrebbe rispondere a scelte strategiche incisive. Non dunque a quelle di questo modestissimo DDL 147. Altrimenti ci ritroveremo come coloro che quando piove cercano di scaricare l’acqua per paura dell’inondazione per poi ritrovarsi assetati quando verrà la siccità.

Ecco i principali punti critici, che avrebbero meritato un’indagine più approfondita.

Il primo riguarda la sanità: l’Art. 8, tabella H. Vengono versati ulteriori 30M alle aziende ma, sebbene i numeri contabili ci siano stati dati al dettaglio dell’euro, non è risultato assolutamente chiaro né se queste ulteriori risorse saranno sufficienti a chiudere l’anno, né perché ci siano stati questi ulteriori disavanzi nei bilanci delle aziende. La qualità dei servizi nelle aziende sanitarie presenta numerosi criticità: le liste di attesa si allungano, i dipendenti ospedalieri diminuiscono, il sistema territoriale vive un clima di “aspettando Godot”, mentre vanno in pensione senza essere sostituiti i medici di base e molti territori segnalano la mancanza di operatori di continuità assistenziale/guardie mediche. I comitati per la difesa dei PPI, nei distretti meno centrali della regione, sono sempre più in agitazione. Nulla assicura che queste risorse mitigheranno tali criticità.

Il secondo punto critico riguarda i ben 33 milioni dell’art. 2, commi 10-14, che vengono volatilizzati per compensare “crediti non esigibili” relativi alla liquidazione del Consorzio Aussa Corno, di cui oltre due terzi dovuti alle escussioni da parte di istituti di credito di fideiussioni concesse dalla Regione per operazioni condotte dal Consorzio che non sono state compensate dalla sua liquidazione. La questione non è stata affatto chiarita in tutti i suoi dettagli. Non è chiaro che la somma sia sufficiente a chiudere tutta l’operazione relativamente alla Regione e le sue partecipate, né come mai essendo ormai noto da anni che non si sarebbe rientrati dagli investimenti (e qui è strano anche che i segni meno dovuti alle escussioni siano stati iscritti come crediti), gli stessi non sono stati compensati in modo proporzionale annualmente? Come mai non c’è stato un piano di rientro e si è dovuta aspettare la tragica vincita della “lotteria” del Covid per compensarli? Certamente è importante rilanciare le attività economiche in quell’area, ma sia ben chiaro che nulla di tutta questa operazione va in quella direzione. A mio avviso si sarebbe dovuto per lo meno delineare il nuovo piano di sviluppo di un’area strategica così importante.

Il terzo punto critico riguarda le ulteriori “milionate” dell’art. 4, tabella D, versate come incentivi al consumo di combustibili fossili! Sì a pochi giorni dal COP 26 di Glasgow un Assessorato che a parole dichiara di voler essere il primo in Italia a realizzare la transizione energetica continua a incentivare il consumo di combustibili fossili! (Va detto che tutto ciò avviene senza suscitare l’orrore in Consiglio!) Con una certa ipocrisia questa misura viene dichiarata come una misura a favore delle fasce deboli, ma poi si scopre che viene applicata indistintamente a tutti, e che la maggioranza degli utilizzatori riceve quote assai contenute. A chi va la maggior parte di queste risorse? Alle compagnie petrolifere che così possono artificialmente aumentare i costi della benzina al netto dell’incentivo nella nostra regione. Se davvero si volesse fare una misura per le fasce più deboli sarebbe meglio considerare dei contributi mirati per contrastare la povertà energetica delle famiglie, anche alla luce dei rincari avvenuti e preannunciati delle bollette energetiche. Oppure si potrebbero riqualificare le case popolari in modo da ridurre i consumi energetici delle famiglie più bisognose! È fastidioso, ma doveroso, ripetere che queste sono misure irresponsabili, si dovrebbe invece investire risorse pubbliche nella riqualificazione degli edifici e nell’incentivazione all’eliminazione del gasolio per riscaldamento.

Il quarto punto riguarda la curiosa gestione tramite commissario dei dragaggi nelle aree più problematiche della nostra costa. Un commissario straordinario ha senso se questi riceve dallo Stato poteri ulteriori per raggiungere più rapidamente l’obiettivo. Ma in questo caso l’unico aspetto che l’art. 4, commi 3-11, chiarisce è la pingue retribuzione che questo commissario riceverà e gli ulteriori costi necessari alla creazione del suo ufficio. L’aspetto sorprendente di queste norme è che non sono fissati termini per l’esecuzione dei doverosi dragaggi. L’unico aspetto che rende straordinario questo commissario è la sua inutilità!

Ulteriori fondi sono dedicati ad anticipazioni per la programmazione europea, ma tutto è molto generico. Non se ne è discusso.  Un po’ di milioni vanno per l’interporto Fernetti-Bagnoli, probabilmente utili, ma non ci è stata fornita l’illustrazione del progetto globale nel quale si inseriscono. La logistica è un settore cruciale di questa regione, sarebbe quindi necessario farne il punto.

Soldi ulteriori vanno alla ristrutturazione di sedi ARPA, allo scorrimento di varie graduatorie opere certamente utili e interventi meritevoli ma tutti passaggi di ordinaria contabilità.

Un elemento positivo di questa norma (art. 6, commi 9-11) è l’autorizzazione concessa al Comune di Udine di poter utilizzare i risparmi sulla ristrutturazione dello Stadio (alcune centinaia di migliaia di Euro) al rifacimento del manto della pista di atletica dell’impianto Dal Dan. Finalmente! Avevo segnalato la necessità di tale opera già in occasione dell’ultimo bilancio, ma mi era stato risposto che non si possono mantenere tutti gli impianti sportivi della regione. Peccato, che questo sia uno di quelli più usati. Con questa norma almeno la Regione non ne ha intralciato la ristrutturazione.

Infine vanno segnalati i commi 16-22 dell’Art. 4 che introducono la disciplina transitoria sull’installazione di impianti fotovoltaici a terra su zona agricola E. Non vi è dubbio che la Direzione abbia confezionato un documento che tiene conto della necessità di bilanciare la volontà di frenare tale proliferazione, con il rischio che se si evidenzia troppo il rischio di tali operazioni, la norma possa venire impugnata dal Governo. Non è chiaro cosa ne sarà degli impianti le cui procedure sono già avviate e di quelli che verranno proposti prima dell’entrata in vigore della norma. Certamente se tale norma entrerà in vigore renderà molto più difficile (ancorché con criteri in verità un po’ soggettivi e quindi facilmente curvabili e impugnabili) tali operazioni. È un passo comunque nella direzione giusta. Avremmo preferito che tali impianti fossero subordinati a parametri quantitativi che misurassero la loro concentrazione e valutassero il consumo di suolo agricolo anche in termini proporzionali. Soprattutto avemmo desiderato che fossero stati individuati meccanismi rigidi di ammortamento per la rottamazione di tali impianti e il ripristino di aree agricole. Altrimenti, senza misure post mortem il fotovoltaico a terra diventerà un meccanismo efficientissimo per produrre, tra qualche decina d’anni, migliaia di ettari di zone dismesse inquinate.

In conclusione, com’è nostra abitudine intendiamo proporre ordini del giorno ed emendamenti, ma difficilmente potremo essere favorevoli ad una manovrina che a nostro avviso non avrà pressoché alcun impatto che conduca questa regione fuori dalla stagnazione economica in cui versa verso una visione gestionale non più business-as-usual. Ormai non dovrebbe esserci più alcun dubbio che questo modo di legiferare porterà già la prossima generazione ad occuparsi solamente di riduzione dei danni che anche questa generazione ha provocato.

Qui il testo fuoriuscito dalla Commissione

Approvata all’unanimità mozione Honsell sul tema della sicurezza per i lavoratori

“Oggi in Consiglio regionale abbiamo proposto, come Open Sinistra FVG, una mozione volta a potenziare gli organici degli enti e dipartimenti di prevenzione e delle unità per la sicurezza negli ambienti di lavoro, nonché a sviluppare ulteriormente le attività di formazione e prevenzione “ex ante” e non solamente le sanzioni “ex post”, quando gli incidenti sono già avvenuti.
La regione FVG è balzata dall’essere “regione bianca” ad essere “regione arancione” per quanto riguarda l’incidenza
degli incidenti sul lavoro, da quando è ripresa l’attività lavorativa nei cantieri. Questa evoluzione è preoccupante anche alla luce dei molti subappalti in FVG, che indeboliscono i controlli, e delle gravi situazioni di autentico “caporalato” non tutelato sindacalmente, rilevate recentemente. Vi è dunque la necessità di istituire un osservatorio regionale in tema di sicurezza sul lavoro.
La mozione è stata approvata all’unanimità”: ha dichiarato il Consigliere regionale Furio Honsell.

Incidenti sul lavoro, una sequenza senza fine: in FVG necessaria una presa di posizione delle istituzioni e della politica

“Pochi giorni fa abbiamo depositato una mozione sul tema della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro allo scopo di aprire una discussione in seno al #ConsiglioRegionale sulle azioni da attivare. I dati parlano chiaro: nel primo semestre 2021 i dati raccolti da INAIL e altri soggetti esterni come CGIL dimostrano un preoccupante incremento degli infortuni e morti sul lavoro, si parla infatti di oltre 7.700 denunce di infortunio nei primi sei mesi del 2021 rispetto alle oltre 6.300 dell’intero 2020 e di 12 infortuni mortali nei primi sei mesi del 2021 rispetto ai 7 infortuni mortali registrati nell’intero anno 2020. Inoltre, secondo un’elaborazione dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering, la nostra Regione si posiziona tra quelle nelle quali le “morti bianche” incidono maggiormente in rapporto alla popolazione occupata e, in particolare, la provincia di Udine si colloca al 18° posto in Italia per incidenza di casi di mortalità sul totale degli occupati con 7 casi totali su quasi 220mila occupati, in controtendenza con il dato nazionale.”
“Dobbiamo scongiurare il rischio che il periodo della pandemia possa aver fatto abbassare la guardia su tutte quelle attività di controllo e prevenzione. A questo si aggiunge il dramma del caporalato, forma moderna di schiavitù, emerso anche nella nostra regione – come evidenziato da diverse inchieste della magistratura e notizie stampa – e del lavoro nero, entrambi fenomeni che statisticamente si accompagnano a maggiori rischi per la salute e la vita stessa dei lavoratori, unitamente a minori tutele e garanzie in caso di incidente, stante anche il clima di omertosa criminalità che li caratterizza.”
“È giunta l’ora che anche la politica e le istituzioni a livello locale aprano gli occhi e affrontino questa delicata e preoccupante situazione con azioni incisive a riguardo”: ha dichiarato il consigliere regionale Furio Honsell di Open Sinistra FVG.

Relazione Honsell su Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2022

Se le relazioni fossero un resoconto di quanto avvenuto nelle commissioni di merito, sul DEFR non ci sarebbe nulla da dire. Né il Presidente della Regione, che lo ha firmato, né gli assessori, si sono seriamente preoccupati di illustrarlo o di motivarlo a fronte dell’assestamento di Bilancio. Solo un anno fa questa Giunta Regionale lo aveva consegnato in bianco, in polemica con il Governo; e la maggioranza in Consiglio, quasi si stesse recitando una commedia di Ionesco, lo aveva eroicamente approvato senza battere ciglio. Qualcosa forse, poteva essere opportuno dichiarare oggi; invece, nulla. Ancora una volta quindi registriamo che questo genere di documenti, se non viene strumentalizzato per altri fini, è interpretato dalla Giunta Fedriga come mero adempimento burocratico. Che peccato – io non la penso così!

Eppure quest’anno, e un elogio va fatto a chi ha materialmente redatto il documento, rileviamo la comparsa di alcuni indicatori e misure: quelli del Benessere Equo e Sostenibile (BES), normativamente previsti, e altri scelti tra i 169 sotto-obiettivi dei 17 SDG dell’Onu nonché tra quelli rilevati dall’Istat e altri istituti di misurazioni econometriche. Tale strumento avrebbe dunque potuto essere di efficacia straordinaria se gli obiettivi delle ben 19 missioni in cui è delineata la, comunicativamente ambiziosa, politica regionale fossero stati raccordati in modo stringente a tali misure. Purtroppo le due parti del DEFR non dialogano e quindi si è perduta un’occasione di pianificazione e programmazione strategica.

Circa gli indicatori va subito detto che nelle commissioni di merito non è stato mai veramente chiarito chi abbia scelto tutti questi indicatori e perché siano stati scelti questi e non altri. Stenderò un velo sulle risposte ricevute nel mio tentativo di appurare tale criterio, perché chi ha cercato di rispondermi ha dimostrato per lo meno fantasia e buona volontà rispetto a chi semplicemente non mi ha risposto.

Ebbene, proprio la scelta di questi indicatori non è affatto secondaria e avrebbe potuto, forse dovuto, essere invece condivisa nelle commissioni di merito. Io stesso ho più volte auspicato in questi quasi tre anni e mezzo di attività legislativa la necessità di indicatori; presentando, per quanto riguarda l’impatto ambientale, anche una proposta di legge (Pdl n. 77, Disposizioni per la promozione di iniziative e azioni positive volte alla limitazione di emissioni di CO2 da fonti fossili e al riscaldamento globale antropogenico), e altrettanto mi sembra abbia fatto anche la Consigliera Dal Zovo.  Inoltre si sarebbero potuti dare i valori di tali indicatori nel contesto delle loro serie storiche, al fine di poter cogliere le tendenze strutturali. Ciò avrebbe costituito un esempio di “Legiferare meglio”, tema sul quale tanto in Consiglio si è pontificato e ancora si pontificherà. Auspico che nel tempo che ancora ci manca prima della fine di questa legislatura regionale si possa fare qualche passo avanti verso questo risultato.

In primo luogo vorrei segnalare la necessità di introdurre degli indici di concentrazione. Molti degli indici che compaiono nell’elenco sono dati in media, e quindi rischiano di nascondere le vere criticità. Gli indici di concentrazione permettono invece di sfuggire al paradosso di Trilussa, che richiamo per i pochi che ancora non lo prendono in considerazione: se tu mangi due polli e io salto il pasto, in media abbiamo mangiato un pollo a testa. Come ormai ho ribadito più volte in questi anni, la vera sfida della nostra epoca è quelle di ridurre le disparità. Disparità che sono decisamente cresciute a seguito alla crisi economica innescata dalla pandemia. Lasciare indietro gli ultimi non è etico, ma poiché viviamo in un clima culturale che si addice più al sofista Trasimaco, che sfidò Socrate, nel primo libro della Repubblica di Platone, a confutare la tesi che la giustizia sia l’utile del più forte, non cerco di convincere la Giunta su quel fronte e mi limito a far notare che la disparità non è nemmeno utilitaristicamente vantaggiosa. Come si è visto proprio nel caso della pandemia rispetto alla salute: la salute o è di tutti oppure non è.

Pertanto, quando l’indicatore-in-media, per la nostra regione, è decisamente migliore rispetto a quello nazionale, come ad esempio gli indicatori di povertà ed esclusione sociale (13,6% rispetto al 27,3% nazionale), di rischio di povertà (8,4 – 20,1) e del reddito disponibile pro capite (21.027 – 18.902), non ci si deve vantare. Non solamente i dati si riferiscono al 2019, dunque ad un periodo pre-Covid, ma questi dati non tengono conto dell’aspetto cosiddetto relativo. Ricordo che l’indicatore di povertà relativa è dato dalla “percentuale di individui che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente inferiore ad una soglia di povertà convenzionale, data dal 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare equivalente”. La nostra regione, rispetto alla povertà relativa, era in difficoltà, ultima tra le regioni del Nord, e certamente la situazione non è migliorata. Ovvero è molto più problematico essere poveri in Friuli Venezia Giulia che in Lombardia.

Ricordo ancora una volta, che il benessere di una società è correlato in modo stretto con l’indice di Gini. I paesi nei quali è distribuita meglio la ricchezza sono anche quelli più sani. Invito a leggere al riguardo l’articolo ‘Jaw-dropping’ fall in life expectancy in poor areas of England, report finds[1] comparso su The Guardian il 29 giugno 2021 oppure il libro The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone di Kate Pickett e Richard Wilkinson[2].

Gli indicatori presenti nel DEFR offrono comunque numerosissimi spunti di riflessione e di programmazione, e sono dispiaciuto che spesso nelle commissioni quanto ho sollevato sia stato lasciato cadere.

Nella parte rimanente della relazione mi limiterò dunque a discutere alcuni di questi indicatori che ritengo emblematici delle criticità di questa regione e rilevo che le azioni previste del DEFR 2022 proposto non le affrontano specificamente e quindi le lasceranno irrisolte.

Nell’ultima sessione europea con una difficile mediazione si è riusciti ad evitare che nel documento finale inviato all’UE comparisse la richiesta di eliminazione dell’obiettivo del 25% nella produzione agricola biologica entro il 2030, che originariamente l’assessore intendeva imporre. Se però andiamo a guardare gli indicatori per la nostra regione, relativamente alla produzione biologica, scopriamo che siamo drammaticamente indietro rispetto alla media nazionale: la superficie agricola investita da coltivazioni biologiche è 7,1% contro il 15,5% nazionale, a fronte di un’inquietante realtà: i prodotti fitosanitari distribuiti in agricoltura ammontano a 18,5 kg/ha contro i 12,8 nazionali e i fertilizzanti ammontano a 619,6 kg/ha contro i 509,8 nazionali. È evidente che proprio in uno dei settori nei quali si giocherà il futuro sostenibile, e che richiederà maggiore innovazione, siamo ancora legati a logiche del passato molto impattanti. La Giunta Fedriga di fronte a questo stato di cose non dovrebbe appiattirsi su come si operava in passato, cercando solamente di intercettare facili consensi, e per di più suggerendo proposte reazionarie in Europa, dovrebbe invece guidare la rivoluzione green e biologica, alla luce anche del fatto che sempre maggiore è la domanda di un’alimentazione eticamente sostenibile e responsabile. Il biologico andrebbe sostenuto e favorito non represso.

Gravi appaiono anche gli scarti rispetto ai dati nazionali di altri indicatori di sostenibilità ambientale, malgrado quanto venga ripetutamente dichiarato ufficialmente circa le ambizioni della nostra Regione: la percentuale di energia elettrica rinnovabile è del 29,4 contro il 34,3 e le istituzioni pubbliche che adottano Criteri Ambientali Minimi (CAM) in almeno una procedura di acquisto sono il 61,6 contro il 63,2!

Gravissimo lo scarto rispetto ai dati nazionali nella copertura della rete fissa di accesso ultra veloce a Internet 23,5% rispetto al 30%. Questa è una delle ragioni che poi ci condannano ad avere per lo più imprese terziste che operano con scarso contenuto di conoscenza. La percentuale di imprese con almeno 10 addetti con connessione a banda larga fissa o mobile in FVG è l’89,3% contro il 97,5 nazionale. Questo è anche uno dei motivi per cui l’indice di crescita delle imprese è del -0,6 contro lo 0,3 nazionale. E come opera la PA? Il grado di utilizzo dell’e-procurement nella PA è 43,3% contro il 65,6% nazionale, che si trascina un utilizzo dell’e-government da parte delle imprese del 74,0% contro l’80% nazionale. Perché ci si stupisce se non siamo economicamente attrattivi?

Preoccupa l’altissima percentuale di persone in lavoro agile 76,1% rispetto al 51,8% nazionale, perché non ci sono adeguate garanzie di tutela dei lavoratori in quella modalità.

Nel settore sanitario spicca l’alto il tasso di mortalità per incidente stradale (6/100.000 contro 5,3/100.000) e sull’abuso di alcol (22,4% contro 16,8).

Molti indicatori sono però migliori del corrispondente valore italiano. Colpisce in questo senso l’ostinazione di investimenti della Regione in sistemi di videosorveglianza quando i dati sui furti e rapine si confermino assai inferiori alla media nazionale.

Straordinariamente elevato il numero di associazioni non-profit ma non si capisce se ciò derivi da una forte presenza del volontariato, oppure da una difficoltà a fare rete, cosa che sarebbe possibile incentivare attraverso i bandi.

Infine spicca la difficile condizione della montagna friulana: a fronte di una popolazione montana del 5,2% corrisponde un’area del 43%, contro una media italiana del 12,1 su una percentuale 35,2.

In conclusione anche questa breve carrellata di dati indica quanto si sarebbe dovuto programmare e pianificare e quali analisi si sarebbero potute fare grazie agli indicatori, così da rendere il DEFR più puntuale a risolvere le criticità di questa regione. Purtroppo così non è, e registriamo nella seconda parte del documento solamente un ricco catalogo di belle promesse, alcune delle quali già sentite ripetutamente, marginalmente correlate alle criticità sopra evidenziate. Concludo con un ultimo rilievo di carattere lessicale del testo: la scarsissima presenza delle parole Udine, Pordenone, Gorizia rispetto alla parola Trieste. Chi ha orecchie da intendere intenda.

Il voto non sarà positivo.

Qui il testo del Documento di Economia e Finanza Regionale 2022

Note:

[1] Per visualizzare il testo: https://www.theguardian.com/uk-news/2021/jun/30/life-expectancy-key-to-success-of-levelling-up-in-uks-poorer-areas-covid-pandemic

[2] Traduzione italiana “La misura dell’anima”, ed. Feltrinelli.

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