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Sul DDL n. 88 “Misure urgenti in materia di cultura e sport”

Non vi è alcun dubbio che ci sia necessità di una norma che affronti le gravi criticità della vasta e articolata galassia delle imprese culturali e creative nonché di quelle a carattere sportivo non professionistico. Queste, a seguito della chiusura di tutti i luoghi della cultura e della pratica sportiva, nonché del confinamento dei cittadini e delle modalità di distanziamento sociale, sono quelle che più delle altre sono state paralizzate nella propria attività. A tutt’oggi queste imprese sono quelle per le quali sono più incerti i tempi di ripresa delle attività normali e quelle per le quali è più problematico rendere compatibili le modalità operative tradizionali con le restrizioni sanitarie attuali e probabilmente future, almeno a breve termine. Poiché molte di queste imprese non hanno fini lucrativi né vesti giuridiche omogenee non tutte hanno avuto accesso agli strumenti di sostegno alla liquidità o ai crediti di imposta che il governo nazionale e quello regionale hanno predisposto.

Questa norma quindi è benvenuta, ma mi sarei aspettato che intervenisse in modo qualitativamente diverso, con più forza e creatività, per scongiurare che questa crisi conduca ad una “desertificazione delle imprese e dei soggetti culturali e sportivi”, come recita l’appello a livello nazionale redatto da un nutrito gruppo di operatori e intellettuali. Mi sarei aspettato che fossero delineate strategie per una nuova convenzione tra soggetti culturali ed amministrazione regionale, e fosse istituito un osservatorio per monitorare le diverse problematiche di questa tipologia di soggetti e la loro evoluzione. Le imprese creative e sportive sono infatti fondamentali per sviluppare e sostenere quelle reti sociali che, già messe in crisi dal modello di sviluppo precedente alla crisi epidemiologica, sono state molto preziose per mitigare il disagio derivante dall’emergenza sul piano della salute, intesa come benessere non solo fisico ma anche relazionale e mentale. Il nostro paese, inoltre, proprio in queste imprese e questi soggetti manifesta uno dei suoi caratteri nazionali. Avrei desiderato che questa norma contenesse anche qualche idea nuova che indirizzasse il mondo delle imprese creative e culturali verso nuovi orizzonti innovativi, tecnologici e digitali. Queste aziende sono molto importanti per la crescita e la trasformazione della coscienza collettiva. Se riusciremo ad elaborare i lutti di questa epidemia sarà proprio attraverso il loro contributo. Avrei desiderato quindi che fossero introdotti strumenti finanziari per la sperimentazione artistica e riprogettazione dei contenuti e per la loro fruizione a distanza, e per il potenziamento telematico di queste imprese.

Questa legge invece non va oltre il mantenimento dello status quo. Certamente lo fa in modo ragionevolmente compiuto e, diciamo pure, generoso. Addirittura infila anche alcune deroghe che non sarebbero nemmeno tanto giustificate. In questo senso, l’Assessore dimostra attenzione puntuale, ma ci rimane la preoccupazione che alla fine si riesca a puntellare proprio le imprese più solide e si trascurino quelle più fragili. Non si ha la garanzia che siano state ricomprese proprie tutte le diverse forme giuridiche con le quali operano le varie imprese di questi settori.

La nostra posizione non è quindi contraria a questo DDL, se non su alcuni punti che cercheremo di emendare, ma vorremmo richiamare l’Assessorato “alle imprese culturali e creative” ad essere più creativo!

Mi sarei infine anche aspettato un controllo più preciso sugli investimenti, alla luce dell’urlo di dolore recentemente lanciato dal Presidente della Regione, che in clima di pandemia ancora non superata, ha alimentato lo sconforto generale dichiarando che “potranno mancare le risorse per garantire il sistema sanitario”!

Andando più nel dettaglio dell’articolato, si apprezzano tutti gli articoli per così dire emergenziali che confermano i contributi, se non addirittura li anticipano, permettendo rimodulazioni e rendicontazioni che possano compensare le spese derivanti dall’emergenza, come gli Artt.1-4, 7 e 8, 11 e 12, 17 e 18 e 21, 22 e 23. Incidentalmente si rileva l’attenzione riservata all’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano e dalmata agli Artt. 5 e 6. Il contributo dell’Art bonus all’Art. 9 poteva essere ulteriormente ridotto, come è stato richiesto da alcuni soggetti, per favorire le imprese culturali più piccole, e si sarebbero potuti introdurre altri strumenti di credito di imposta per azioni a favore di soggetti del settore. Lascia invece molto perplessi l’Art. 10 che permette di creare credito di imposta alle aziende investendo ne “I favolosi ONU 17”: a nostro avviso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile meriterebbero ben altra attenzione da parte di questa Giunta, che non devono essere solamente offerti come foglia di fico alle imprese, senza nessuna garanzia che partecipino attivamente allo sviluppo e al consumo responsabile e alla transizione energetica, ovvero allo spirito di tali obiettivi.

L’Art. 13 è invece il più discutibile, e ci vede assolutamente contrari. Vengono concessi contributi a Musei, a fondo perduto, senza che sia più necessario proporre e concordare un progetto culturale. Molti di questi musei, senza ombra di dubbio, non sono minimamente a rischio di fallimento. Perché è stato abbandonato il modello qualificante della precedente amministrazione regionale che prevedeva un protocollo, veramente creativo soprattutto per i musei privati, a fronte di contributi? Adesso vengono ammesse anche spese di mero funzionamento come le spese di pulizia o le utenze elettriche e il riscaldamento a enti che certamente in questo momento non hanno bisogno di queste risorse. Stranamente, proprio in un frangente nel quale i più creativi, se stimolati, avrebbero potuto spiccare voli innovativi straordinari nell’accessibilità e la fruizione a distanza del loro patrimonio, si curva invece la traiettoria del loro sviluppo verso il basso, ovvero verso il mero sussidio assistenziale. Ma davvero musei che dipendono da enti che hanno vitalità millenaria avevano bisogno, proprio in questo momento nel quale, come ci spaventa il Presidente Fedriga, forse non si riuscirà a mantenere nemmeno il sistema sanitario, di ricevere contributi generici a fronte di una mera loro esistenza? Tante imprese creative non si riprenderanno e noi facciamo piovere sul bagnato? Non a caso, infatti, si sono aperte le cateratte in Commissione e la moneta cattiva ha scacciato quella buona. Abbiamo assistito ad una corsa all’emendamento, cioè ad un assalto alla diligenza della quale hanno approfittato in modo scomposto un po’ tutti. Peccato! La via della progettualità creativa è stata sepolta. Queste cifre ancorché singolarmente non enormi, sono ancora più esagerate tenendo conto invece dell’esiguità delle risorse devolute al sistema delle biblioteche, sistema che peraltro è giustamente rafforzato dagli ottimi articoli 14, 15 e 16. Chiederemo qui un riequilibrio.

Gli Art. 18, 19 e 20, infine, sembrano poco giustificati in quanto prevedono deroghe strutturali che non sembrano direttamente correlate alle criticità della pandemia.

In conclusione non daremo certo un parere negativo a questo DDL perché l’Assessore ci ha anche confortato nel dichiarare di operare in stretto contatto con il governo nazionale, a differenza di quanto hanno dichiarato invece altri suoi colleghi assessori per le materie di loro competenza. Inoltre la natura stessa degli articoli emergenziali è appropriata alle esigenze del momento. Rimane però comunque l’insoddisfazione. Avremmo voluto veder gettate le basi per una svolta ad una situazione che era critica e sottovalutata anche prima dell’emergenza epidemiologica, una svolta che avviasse un Piano di sviluppo innovativo per le imprese creative e sportive, che oggi sono doppiamente a rischio di scomparsa. Invece abbiamo ricevuto una norma che cerca solamente di “tamponare” e mitigare il danno. Aspettiamo dunque fiduciosi una legge più significativa offrendo in tal senso la nostra collaborazione e quella della rete di operatori che a noi si sono rivolti.

Qui il testo del Disegno di Legge approvato in Commissione

Sulla soppressione di ERPaC

“Ieri durante l’audizione dell’Assessore Gibelli in V commissione è emerso con preoccupante chiarezza quanto l’ERPaC sia stato chiuso solamente per una volontà pregiudiziale dissimulata da una volontà di semplificazione”. Così afferma il Consigliere regionale di Open – Sinistra Fvg, Furio Honsell.

L’Assessore inoltre non ha voluto delineare quale sarà il piano attuativo delle attività di ERPaC all’interno della Direzione, anche perché questo è solamente abbozzato. “Siamo quindi molto preoccupati che queste incertezze provocate dall’abbandono di un percorso certo possano essere eccessivamente limitative per dare la giusta e adeguata risposta che il sistema museale e della cultura regionale richiede”.

Si chiede ancora Honsell: “certe funzioni quali l’attività di ricerca e catalogazione, l’attività di formazione mirata e di aggiornamento degli operatori culturali, l’organizzazione di eventi espositivi e musicali, la promozione, prima condotte dall’ERPaC, potranno essere gestite in modo adeguato da un ente di livello strategico e così complesso come la Regione?”.

“Noi di Open – Sinistra FVG monitoreremo, nel futuro, la gestione del personale e delle attività nella speranza che sia data continuità delle funzioni e la giusta dignità al sistema museale e culturale della Regione Friuli Venezia Giulia”.

Udine, 30 novembre 2019: idee comuni 2.0

Desidero ricordarvi l’appuntamento di sabato 30 novembreIDEE COMUNI 2.0” che si terrà dalle ore 09.30 alle 16.00 c/o Lino’s & Co, in Via Artico di Prampero 7 a Udine.

IDEE COMUNI 2.0 è un’iniziativa che nasce per aggiornare le idee programmatiche discutendone assieme nei tavoli tematici, fare un bilancio di quello che sta succedendo in Consiglio regionale e del lavoro che siamo riusciti a svolgere e ragionare sulle scelte organizzative in grado di rafforzare la nostra rete e di farla crescere sul territorio.

Per saperne di più circa il programma della giornata clicca qui.

Relazione Honsell su Documento di Economia e Finanza Regionale 2020 (DEFR)

Indubbiamente un titolo questo, da far tremar le vene e i polsi per citare la celebre endiadi dantesca, anche per la data 2020. Oltre 10 anni fa, il 2002 costituì l’orizzonte di molti documenti programmatici per traguardare azioni innovative decisive per il futuro del pianeta e dell’Umanità che lo abita. Ne ricordo soltanto uno il Covenant of Mayors 2020, il primo documento a livello mondiale che vedeva i sindaci impegnarsi per l’abbattimento delle emissioni di CO2 da fonti fossili. E invero, il DEFR che ci è stato presentato costituirebbe un’ottima premessa ad un DEFR per un anno simbolicamente così epocale, contiene molte parole chiave importanti ed è pieno di auspici e di buoni propositi. Purtroppo, questo documento però risulta già finito prima di incominciare con la vera sostanza. Questo documento riduce il DEFR, che dovrebbe essere il documento programmatico capitale di un’amministrazione, ad un mero adempimento burocratico, formulato certamente con coscienziosa genericità da puntuali funzionari e dirigenti. L’unico merito della Giunta è quello della franchezza, perché non hanno mai cercato, durante tutta la lunga settimana di attività in commissione, di spacciarlo per qualcosa di importante. Tutti gli assessori hanno infatti implicitamente condiviso con me la sua inutilità, nella formulazione attuale, semplicemente non facendo mai alcun riferimento ad esso!

Fossi stato in loro avrei presentato con orgoglio un DEFR, soprattutto dopo un anno di lavoro, anche con il desiderio di rivendicare i risultati ottenuti.

Per rispetto istituzionale e slancio ideale, farò comunque delle osservazioni in questo silenzioso deserto.

  1. La prima è una considerazione: la genericità a volte ha un merito, quello di svolgere una funzione eufemistica. Ecco che le drammatiche, quanto ottuse applicazioni del criterio del “prima i residenti da 5 anni”, riformulazione friulan-giuliana del “prima gli italiani” tanto caro al governo insediato a Roma nel 2018, ne esce ripulita: Missione 12 – Programma 6 – Interventi per il diritto alla casa diventa “verranno valorizzati gli anni di residenza”. Tremo al pensiero di quali prepotenze ed esclusioni si celeranno dietro a questa minaccia rappresentata in modo così angelico.
  2. Missione 18 – Relazioni con le altre autonomie territoriali e locali. L’unico tentativo fatto in Commissione di sostanziare i tre paragrafetti sull’assetto degli enti locali e in particolare cosa si intenda per assetto istituzionale che comprenda un nuovo livello di governo intermedio per le funzioni sovracomunali e di area vasta e come questo si raccorderà con la prevista revisione organica della disciplina regionale delle forme collaborative tra enti locali attualmente costituita dalle UTI hanno solamente innescato il trasporto dell’Assessore attraverso una macchina del tempo ad oltre un anno fa, scatenandolo in un’invettiva contro le UTI. Nulla è valso dirgli che dopo 14 mesi suona strano che si continui ad assegnare senza adeguato personale la gestione dell’edilizia scolastica delle scuole superiori, proprio alle UTI!
  3. Missione 13 – Tutela della Salute. Ottima. Soprattutto perché la Giunta è ritornata sui suoi passi riconoscendo la superiorità del modello proposto dalla riforma Telesca-Serracchiani rispetto a quello da loro propagandato in campagna elettorale. Leggiamo infatti: “…aziende che recuperino i percorsi virtuosi realizzati negli anni dalla nostra regione e… comprendano al loro interno sia l’area territoriale sia quella ospedaliera”.
  4. Missione 16 – Agricoltura, politiche agroalimentari e ambiente. La legge di assestamento che discuteremo tra breve, vedrà misure per compensare le gravi criticità derivanti dalla cimice asiatica, dalla sofferenza delle api, dal calo della produzione di kiwi, dalle problematiche sulle patate … per non menzionar dei molluschi. Ma la nostra Regione si illude ancora che un Fondo regionale per la gestione delle emergenze in agricoltura per il sostegno e gli indennizzi alle aziende per le perdite causate da epizoozie, fitopatie, infestazioni parassitarie, avverse condizioni atmosferiche e calamità naturali? Ormai a livello internazionale si parla invece dell’elefante nero, crasi tra quel cigno nero che indica un evento inaspettato e quell’elefante nella stanza, che tutti vedono ma che nessuno vuol dichiarare che c’è. Ben altro dovrebbe essere l’atteggiamento nei confronti di queste dinamiche che non sono più emergenziali, ma strutturali. Ci vorrebbero osservatori, gruppi di lavoro, pianificazioni di interventi. Non basta erogare i soldi per l’aspirina. Insomma qui ci vorrebbe un documento come un DEFR per elencarle… e qui mi fermo.
  5. Lo stesso ragionamento si potrebbe svolgere per la Missione 9 – Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente. Niente di nuovo sul fronte occidentale.  Sì c’è un riferimento ai 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’ONU. Ma nel 2009 io firmavo il Covenant of Mayors per l’abbattimento di Co2 da fonti fossili e a tutt’oggi forse solamente Udine c’è riuscita. L’obiettivo per il 2030 è l’abbattimento del 40% delle emissioni rispetto al 1990! Quali segnali ambientali dobbiamo ancora aspettare, quante Vaia, prima di dare il nostro contributo a cambiare passo?
  6. Missione 12 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia. Si conferma quanto c’è di buono nella tradizione e visione dei servizi sociali di questa regione, ma sono scomparsi i diritti. La famiglia è coniugale e genitoriale in primis, le altre sono forme solidaristiche che non meritano di essere analizzate, sono residuali. Una visione rivolta all’indietro, indifferente a volumi e volumi di ricerche sociologiche, sentenze di tribunali, vita reale e quotidiana di nostri cittadini. Infine non c’è ragionamento su come colmare la distanza tra i beneficiari del reddito di cittadinanza e coloro che beneficiavano di misure di inclusione attiva. E questo è indicatore di una mancanza ben più grave.
  7. Missione 15 – Politiche per il lavoro e la formazione professionale. Anche qui Business as usual. Nemmeno un grido d’allarme per la diaspora delle forze lavoro, nessuna idea nuova per la lotta allo squilibrio e le disparità di contratto, per la tutela dei lavoratori esternalizzati e in subappalto.

In conclusione la Regione si è dimenticata che il benessere è soprattutto relazionale e mentale. E questo passa attraverso l’inclusione e i diritti alla diversità. Siamo tutti diversi di qualche diversità. Il semplicismo di “prima gli italiani” ha fatto perdere di vista il fatto che ogni italiano, come tutte le altre persone in questo pianeta, in quanto ogni essere umano è diverso da tutti gli altri.

In sintesi si potrebbe dire che il traguardo simbolico del 2020 è stato brillantemente tagliato all’insegna del business as usual: i sonnambuli ci stanno facendo fare un ulteriore passo verso il precipizio. “Don’t Think Twice, it’s all Right”.

Qui puoi trovare l’ultima versione del Documento di Economia e Finanza Regionale 2020 (DEFR).

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