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Recesso dalla Re.a.dy: insulto gratuito alla storia della Regione FVG

Il recesso dalla Rete Re.a.dy, la rete della Pubbliche Amministrazioni anti discriminazione per orientamento sessuale, è un insulto gratuito alla storia della Regione FVG. Storia di impegno nella promozione di valori di solidarietà, pari opportunità, dignità per tutti. Dalla Resistenza a Loris Fortuna a Basaglia fino ai giorni nostri il FVG si è sempre distinto nella nella difesa dei più fragili. Quale motivo per uscire dalla Rete se non un segnale di prepotenza e di disprezzo per le diversità?
Male Fedriga! Tolleranza e non discriminazione pensavamo fossero valori condivisi!

Sull’attacco al principio della separazione dei poteri e alla funzione di garanzia del Presidente

La situazione creatasi a livello istituzionale e politico con la rinuncia all’incarico da parte del prof. Conte preoccupa a prescindere dalle opinioni che ciascuno di noi può avere sulle questioni legate alle politiche europee. E’ molto grave infatti l’attacco diretto al principio della separazione dei poteri e alla funzione di garanzia del Presidente della Repubblica, spinta in queste ore fino ad ipotizzare una stravagante e pericolosa ipotesi di messa in stato di accusa dello stesso presidente che, anche se finirà nel nulla, dimostra chiaramente la lontananza culturale dei partiti populisti e sovranisti dallo spirito e dalla lettera della nostra Costituzione.

Esiste una oggettiva necessità di riequilibrio delle scelte europee in favore di politiche di crescita e di sviluppo, esiste il tema della riforma in senso democratico delle istituzioni comunitarie e di una rilegittimazione popolare del grande disegno sortito dal Manifesto di Ventotene. Ma tutto questo non può essere perseguito attraverso gli insulti scomposti, le campagne di aggressione via web, il sobillare le persone semplici fomentandone gli istinti e i pregiudizi peggiori, per questo manifesto la mia piena solidarietà al presidente Mattarella e mi auguro che tutte le forze di centrosinistra nazionale e regionale si impegnino per ricostruire in fretta il filo spezzato con il proprio popolo, che mai come ora ha bisogno di rappresentanza, punti fermi e progetti chiari.

Per restituire la Politica alla Politica ritengo necessario un piccolo contributo per porre un argine al progressivo imbarbarimento del linguaggio e delle modalità di rapporto tra partiti e istituzioni ed è per questa ragione che domani mattina presenterò un esposto formale alla Procura della Repubblica verso Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Giorgia Meloni per presunta violazione dell’art. 278 del c.p. “Offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”. Lo farò non solo come rappresentante del popolo, ma anche come cittadino mite che vuole vivere e contribuire al dibattito pubblico del proprio Paese in un clima di rispetto e di equilibrio.

Tagliare i fondi all’accoglienza diffusa non è solo una cosa indegna, ma anche un errore

Qui sotto la lettera integrale inviata ai principali quotidiani regionali relativa al dibattito sull’accoglienza diffusa: queste riflessioni sono sottoscritte insieme a Gianfranco Schiavone (Presidente ICS – Ufficio Rifugiati Onlus di Trieste).


Il presidente Fedriga ha annunciato la propria profonda contrarietà al sistema della “accoglienza diffusa” dei richiedenti asilo e l’intenzione di chiedere a Roma, attraverso una generalità di giunta, che questo modello cessi a favore dell’internamento di tutti i richiedenti asilo in strutture chiuse di grandi dimensioni (si suppone che ciò riguarderebbe anche le famiglie e i minori, che oggi costituiscono circa un terzo delle presenze).

Ci sono almeno quattro aspetti importanti che i cittadini debbono sapere in relazione a queste proposte di Fedriga, in modo che valutino con piena consapevolezza cosa si sta effettivamente annunciando.

1) L’accoglienza diffusa dei rifugiati è prevista da una legge nazionale che, con modifiche, è in vigore da molti anni e che ha come obiettivo proprio quello di superare l’approccio errato avuto dal nostro Paese ad inizio del decennio scorso (quando il numero dei richiedenti asilo era molto basso) di inviare le persone in grandi strutture nelle quali attendere l’esame della domanda di asilo. Oggi oltre 1000 comuni italiani sono coinvolti nell’accoglienza diffusa (anche nelle regioni governate dal centro-destra). Città della nostra regione come Trieste e Udine non sono quindi le uniche, ma solo quelle che hanno cercato di sviluppare maggiormente questo modello, con buoni risultati in termini di integrazione sociale e di sicurezza.

2) L’accoglienza diffusa è nata proprio per superare le concentrazioni di persone in grandi strutture, spesso isolate dal contesto sociale. Ove esse sono sorte (si pensi al caso di Gradisca, per non parlare dei molti “mostri” di cui è costellata l’Italia – Mineo – Cona- Bari Palese – Crotone etc) si è generata una seria ghettizzazione delle persone con enorme sperpero di denaro pubblico perché i percorsi di integrazione sociale di coloro che rimangono isolati, come chiunque può intuire, sono più lenti e difficili. Le grandi strutture hanno attratto altresì gli appetiti della malavita organizzata, come è stato nel caso di Mafia Capitale, per aggiudicarsi gli appalti (pasti, sorveglianza etc) mentre l’accoglienza diffusa coinvolge tanti piccoli operatori economici (ad esempio a Trieste e Udine sono oltre 200 gli affittuari delle case, ma si pensi anche ai piccoli negozi rionali per la rivendita degli alimentari etc) sostenendo l’economia locale. Inoltre al posto di guardiani e sorveglianti l’accoglienza diffusa punta a operatori sociali qualificati, in genere giovani laureati (ad esempio Trieste e Udine impiegano circa 300 persone) mediatori linguistici, insegnanti di italiano etc.

Tutti gli studi scientifici pongono l’accento sui seri rischi che nascono dal ricorso a strutture che isolano e separano i migranti dal resto della popolazione mettendo in guardia in particolare sul fatto che tutte le strutture ghettizzanti e isolate sono meno sicure e favoriscono la diffusione di atteggiamenti estremisti, a differenza di quanto accade nelle esperienze di accoglienza diffusa.

3) Forse Fedriga ritiene di evitare le problematiche di rapporto tra struttura e territorio prevedendo centri chiusi dai quali non è possibile uscire; si tratterebbe quindi di vere e proprie strutture concentrazionarie di internamento di persone, uomini, donne, bambini, provenienti dai più diversi paesi del mondo, di lingue, culture, religioni diverse (verrebbero internati anche i cristiani che pur non mancano tra i richiedenti asilo?) che condividono tra loro l’unica caratteristica di essere giunti nel nostro Paese per chiedere asilo. Questo scenario è totalmente al di fuori dell’ordinamento democratico della Repubblica Italiana che prevede la limitazione della libertà solo nei confronti di persone che hanno commesso seri reati penali o che, al più, prevede per tempi brevissimi delle forme di trattenimento amministrativo (di assai dubbia efficacia) per eseguire delle espulsioni già confermate dall’autorità giudiziaria.

La proposta di puntare su centri chiusi e controllati manifesta una visione autoritaria e intollerante della società e rischia di ricreare luoghi che con preoccupazione ricordano i “campi di concentramento” e i totalitarismi che hanno prodotto le catastrofi del ‘900.

4) Infine, anche volendo tacere su quanto sopra, il presidente Fedriga non dice dove nella sua visione dovrebbero sorgere i presunti luoghi di internamento dei richiedenti asilo. In un unico luogo nel quale vivrebbero migliaia di persone o invece in tanti luoghi, con un approccio, per così dire, di internamento diffuso? Vuole spiegare Fedriga come verrebbero scelti questi luoghi e come verrebbero presidiati? E infine chi ci vorrebbe vivere vicino?

Furio Honsell, Consigliere regionale Open Sinistra FVG

Gianfranco Schiavone, Presidente di ICS – Ufficio Rifugiati Onlus di Trieste

 

 

La salute dei cittadini non è estremismo!

Trovo grave che il candidato sconfitto Bertossi, per cercare un po’ di visibilità, oggi paragoni 10 anni di amministrazione a Udine da me guidata, anche con vicesindaco Martines, alle ideologie violente e razziste di un esponente di destra (si veda qui sotto articolo di oggi del Messaggero Veneto).
In dieci anni Udine è ai primi posti tra le città italiane per progetti europei volti a promuovere la salute, il benessere degli anziani, e la sostenibilità. Sono migliaia, per esempio, gli anziani che hanno partecipato ai progetti di ginnastica dolce nei quartieri, alla prevenzione, a Camminamenti.

Si è privilegiato la ristrutturazione delle scuole di quartiere e delle loro palestre rispetto a progetti faraonici di palazzetti per pochi. Grazie all’intelligente politica sul traffico e sul riscaldamento, negli ultimi anni, non sono stai superati i livelli di inquinamento dell’aria a Udine, che sono la causa in tante altre città della pianura padana, di morti precoci.

Se pensare in primo luogo alla salute dei cittadini è estremismo, bene ha fatto Martines a rifiutare l’alleanza con Bertossi.

L’articolo del Messaggero Veneto di oggi (Udine, p. 23):

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