Su replica Roberti a lettera sindaci su gestione minori non accompagnati e richiedenti asilo

Su replica Roberti a lettera sindaci su gestione minori non accompagnati e richiedenti asilo

“Inquietante, la risposta di un assessore regionale alla lettera dei sindaci che chiedevano maggiore aiuto nella gestione dei minori non accompagnati e dei richiedenti asilo.

Roberti fa dell’ironia di fronte ad una problematica oggettiva, che non si risolve con qualche comizio davanti a un centro di accoglienza come ha fatto il suo mentore e nostro presidente Fedriga. Chi è sindaco, come chi è Assessore ha responsabilità istituzionali che non deve mai dimenticare. I problemi non si risolvono scaricando responsabilità o con slogan elettorali e certo non si può pensare di trasformare in una best practice l’imbarazzante “modello Gonars”, frutto di uno scadimento non solo politico e amministrativo, ma anche morale della politica leghista. Ma forse questa Giunta risente delle intimidazioni di Casa Pound, megafonamente espresse recentemente in Consiglio Regionale?”: ha dichiarato Furio Honsell di Open-Sinistra FVG.

“Chi opera nelle istituzioni deve smettere di fare campagna elettorale per affrontare con senso di responsabilità la realtà , per quanto possa essere molto più difficile di quanto credesse quando si candidava.”

Qui sotto l’articolo del Messaggero Veneto:

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Furio Honsell administrator

1 commento finora

Augusta De PieroPubblicato il5:31 pm - Ago 21, 2020

L’orrore non nasce come un fungo. Percorre una strada a volte lunga ma c’è chi ci si avventura senza pietà, c’è chi sa vederne i segni in tappe intermedie, prima del risultato finale.
Certamente la gretta, pesante ironia dell’assessore segna una tappa. Non so a quale punto della strada. Non sarà inutile – forse – ricordarne un esito finale nella testimonianza di una vecchia signora che è stata bambina nella tragedia.
Mar, 04/12/2018 Segre sul confine svizzero che respinse lei e il padre: “Non perdono quell’uomo”
Entrambi furono poi deportati ad Auschwitz, dove il padre morì e la senatrice visse un tempo “indicibile”
Francesca Bernasconi –
Tutti attenti e in silenzio, con gli occhi puntati verso la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Lei sull’avambraccio ha ancora tatuato il suo numero di matricola, 75190, che “sarà accanto al mio nome sulla tomba, perché io sono quel numero”, come racconta il Corriere della Sera. Liliana Segre ha parlato davanti a 500 ragazzi, a Lugano, in Svizzera, il Paese che nel 1943 ha respinto lei e suo papà Alberto, impedendogli di passare il confine e salvarsi dalle persecuzioni. Pensavano di essere salvi, ma a causa di quel “no” vennero catturati dai soldati fascisti e trasportati nel campo di concentramento, dove Alberto morì poche settimane dopo e la senatrice visse un tempo “indicibile”.
Ora, per la priva volta dopo 75 anni, Liliana Segre ha ricevuto le scuse ufficiali del Paese, ma lei non può perdonare e dimenticare chi le ha fatto del male: “non posso dire di non provare rancore verso l’uomo che quel giorno ci rimandò in Italia. Mi buttai a terra come una disperata, abbracciai le sue gambe implorandolo di non mandarci via. Lui ci fece riaccompagnare dalle guardie con la baionetta puntata alle spalle. Ricordo che sghignazzavano”.
La senatrice a vita insiste sull’importanza del ricordo, ma “che cosa si può fare perché i giovani non dimentichino?”. La replica alla domanda di una ragazzina è semplice e diretta: “La risposta sei tu, qui”.

I ragazzi che chiedono non devono essere lasciati senza risposte.

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