Relazione Honsell su DDL 94

Relazione Honsell su DDL 94

Questo è un disegno di legge importante, che certamente non ci vedrà contrari. Presenta però numerosi aspetti che lo rendono ancora piuttosto debole e che andrebbero invece riconsiderati urgentemente. Cercheremo di articolarli in questa relazione.

Ci troviamo infatti, di fronte a misure ancora di tipo emergenziale, passive, di contenimento del danno che cercano di puntellare un auspicato ritorno alla normalità a prima dell’era a.C. (acronimo che non va letto come avanti Cristo ma avanti Covid).

Quasi tutte le misure del DDL 94 sono opportune e giuste, ma ci vorrebbe invece una legge che riconoscesse il fatto che quanto è avvenuto nei mesi scorsi è una svolta epocale, che ha innescato un cambiamento nel paradigma di sviluppo socio-economico mondiale. Sono mutate le modalità di rapporto tra le persone forse per sempre, queste rimarranno anche quando verrà superata la fase di distanziamento interpersonale. Il lavoro a distanza, la riduzione della mobilità fisica, la necessità di irrobustire la nostra resilienza in tutti i settori da quello primario, a quelli secondario e terziario, dovuti all’emergenza epidemiologica segneranno per sempre il nostro futuro. Inoltre quanto è avvenuto ci ha dato solamente un piccolo assaggio di quali potrebbero essere gli impatti socio-economici delle future crisi globali. Crisi, verso le quali siamo irrimediabilmente indirizzati se non trasformiamo rapidamente il nostro modello di sviluppo basato sul carbonio fossile, che saranno provocate dall’inarrestabile processo di riscaldamento globale di origine antropica. Ci sarebbe quindi bisogno di prendere atto dei cambiamenti e delle opportunità sopraggiunti, in mezzo a tanti lutti, dall’emergenza epidemiologica e articolare la prima legge dell’era d.C. (acronimo non da leggersi come dopo Cristo, ma dopo Covid).

Ci vorrebbe dunque una legge strategica in primo luogo dal punto di vista programmatico. Il DDL 94 è ancora ancorato invece ad una visione a silos. Affronta la tematica solamente dal punto di vista delle attività produttive. Non ci può essere vera ripartenza se questa non viene affrontata in modo olistico, integrando alle misure per le aziende produttive, anche misure per le politiche attive del lavoro, azioni sulla formazione professionale, azioni sulla sanità, sull’infrastruttura, sulla cultura, azioni volte ad una nuova responsabilità sociale e ambientale. Se le misure qui proposte rimangono slegate da misure parallele in altri settori non può che derivarne un’azione gracile che ancora si illude di poter ritornare ad una “normalità”, mentre il mondo è cambiato.

Una vera legge di rilancio avrebbe dovuto coniugare l’esperienza maturata dal lockdown, che ci ha fatti entrare di forza in una nuova dimensione, alla necessità di agire nella direzione dei 17 SDG, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, e il Green Deal europeo. Questo va fatto non solamente con le belle parole che ascoltiamo dagli assessori nelle audizioni sulla sessione europea, ma con i fatti. Questo DDL invece non ha abbastanza ambizione, parla più di dettagli che di principi. Non ha sufficiente energia per orientare in modo innovativo e strategico la ripresa nella fase post-emergenziale, né dal punto di vista finanziario (alla luce, ad esempio, dei forti investimenti del DDL 90 per la riduzione della TARI e COSAP, questa legge tanto più cruciale risulta pesantemente sotto-finanziata), né dal punto di vista della chiarezza degli indirizzi che promuove.

Questo DDL avrebbe potuto essere una nuova legge dell’innovazione, essere la legge della ripresa, portatrice di una sua originalità. Avrebbe potuto esser una nuova Legge 26/2005, ovvero la legge che declinò nella nostra regione quell’altro mutamento di paradigma epocale ovvero l’economia della conoscenza. Alla stesura di quella Legge mi onoro di aver partecipato, insieme ad altre persone presenti in quest’aula. Purtroppo basta leggere i sottotitoli degli articoli di questo DDL 94 per capire che non ha quell’ambizione e quindi non lo è. Ci vuole, quindi, urgentemente una legge di quella caratura per sostenere davvero e indirizzare il cambiamento di paradigma socio-economico in atto.

Più analiticamente il DDL 94 contiene tutta una serie di articoli, certamente opportuni, urgenti e di assoluto buon senso, come l’Art. 6 sui grandi eventi o articoli che vanno a ritoccare e ad ampliare in modo altrettanto opportuno leggi già varate, come la L.R. 3/2020 (Art. 3 e 4), oppure il Rilancimpresa L.R. 3/2015 (Art 7 e 8). Tutti i punti toccati sono significativi. Ma perché si è voluto lavorare con scalpelli, sgorbie, seghetti e pialletti, ovvero con gli strumenti da restauro e da intarsio su leggi esistenti, e non costruire una nuova visione con una legge organica che diventasse un punto di riferimento? C’era tutto il tempo per farlo in questi mesi.

Gli Artt. 3 e 4 offrono esempi di strumenti interessanti per l’agevolazione degli contributi a favore di un’innovazione che anche ben declinata, ma manca di un indirizzo incisivo. Anche il comma 7 dell’art. 3, che pone a carico della comunità alcuni rischi di impresa, non definisce in quali settori questi vadano presi ovvero quali start up si intenda promuovere. Giustamente si parla di valorizzazione economica dell’innovazione, di contributi a fondo perduto, ma non viene indicato un indirizzo stringente. Le nostre imprese non hanno tutte il capitale umano per potersi innovare, chi lo formerà e poi le animerà? I 17 SDG non vengono mai menzionati in modo diretto da questa Giunta, nemmeno in questa caso. (Incidentalmente rilevo che l’unica volta che lo ha fatto è stato nell’infelice episodio dei favolosi 17).

Corretto l’art. 4 ter introdotto dall’art. 4 del DDL, ma si sarebbe dovuta introdurre una cabina di regia, una struttura di coordinamento dell’innovazione e una struttura di consulenza. Faccio qui ancora una volta riferimento a come questa Regione rispose al cambiamento di paradigma dettato dall’Economia della Conoscenza 15 anni fa, con la legge regionale 26/2005. Allora accanto a misure economiche c’erano misure di promozione e formazione. Qui si assume che tutti sappiano già tutto su come fare. Mancano a mio avviso sia la formazione sia i luoghi dove progettare e sviluppare le strategie di innovazione. Ad esempio non c’è nemmeno un riferimento al software open source. Si rischia di consegnare il nostro sistema economico alle multinazionali del digitale. Al riguardo presenteremo presto come Open Sinistra FVG una proposta di legge per rendere efficaci le leggi che già esistono in materia.

Manca nel DDL 94 la scintilla vera dell’innovazione, non c’è infatti nessuna premialità.

Ci sono contributi e basta. Non sono definiti dei criteri che spingano verso il superamento dei modelli precedenti di sviluppo. Come si è detto più volte l’emergenza epidemiologica deve essere colta non solamente come una tragedia ma come un’opportunità di nuovo sviluppo.

Il 4 quater introdotto dall’art. 4 del DDL è un intervento interessante ma puntuale – dov’è articolata la nobilissima circolarità di cui si parla? Forse il tema dell’economia circolare avrebbe meritato un articolo più ampio!

Nel 4 quinquies introdotto dall’art. 4 del DDL si dovrebbero coinvolgere in modo massiccio università e enti di ricerca, nonché rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori. Ma a questo scopo ci sarebbe stato bisogno di audizioni. Solo ascoltando le voci di tutti si poteva rendere questa legge un documento epocale.

Rifaccio il solito commento all’Art. 5. Vanno bene le misure emergenziali come questa, che permettono l’espansione degli spazi di somministrazione per favorire il distanziamento. Ma queste misure devono essere temporanee, fino alla fine delle norme straordinarie, altrimenti potrebbero provocare conseguenze imprevedibili sulla qualità delle residenzialità.

Dell’Art. 6 sul turismo si è già detto: è corretto, ma di nuovo è meramente finalizzato a gestire l’emergenza. C’è bisogno di azioni forti per il turismo post-Covid, come il progettare grandi arene permanenti per lo spettacolo dal vivo. Queste esigenze erano già manifeste prima dell’epidemia, ma adesso con le restrizioni dovute all’emergenza sono emerse in modo più chiaro.

Positivo ragionare sul COSEF, ma è un controsenso che gli siano state tolte le quote e il ruolo che aveva nel parco Friuli Innovazione? C’era una sinergia perfetta con tale ente di promozione dell’Innovazione che vi era insediato. Oggi si vuole ricostituire tale asse, dopo aver distrutto quella miracolosa sinergia per la sciagurata idea di una regia unica regionale, che ha creato un unico padrone dell’innovazione?

Ottimo l’Art. 8 sulla responsabilità di impresa. Si sarebbe potuto ampliare in una più generale azione atta a promuovere e sostenere il lavoro femminile e la silver economy. Fa piacere qui inoltre, che almeno ci si ricordi della legge regionale 26/2005 che si sarebbe invece dovuta prendere a modello.

Si rileva infine quanto i finanziamenti di questa legge siano modesti in modo imbarazzante e quanto sia assente ogni riferimento alla progettazione europea e ai suoi obiettivi. Non ci può essere ripresa se non in sintonia con i programmi europei. Ma come si può pensare che questi siano gestiti da una direzione a parte?

Infine mancano misure per chi era già in difficoltà. C’è un rischio concreto che questa emergenza aggravi in modo irrimediabile le disparità. Quanto vediamo accadere negli Stati Uniti oggi, marxianamente, non è slegato dall’aumento dei disoccupati e degli emarginati dovuti alla crisi economica dell’emergenza Covid. C’è bisogno di misure che affrontino il tema della riduzione delle disparità e che tengano conto dei nuovi esclusi e inattivi.

In conclusione il DDL 94 è una norma di buon senso, ma auspico che le indicazioni date, possano spingere la Giunta a sviluppare al più presto i temi accennati mediante il varo di una nuova legge che innervi la nostra regione con più convinzione nel nuovo paradigma d.C.

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