Relazione Honsell su DDL 93 – Omnibus

Relazione Honsell su DDL 93 – Omnibus

Nel mio personale elenco delle leggi meno opportune questo Disegno di Legge n. 93 ha momentaneamente la posizione di testa. Forse, vista la curva della qualità legislativa di questa stagione, non la terrà per molto, comunque, per il momento questo triste primato è decisamente suo.

È l’ennesima legge omnibus. C’è stato messo dentro di tutto, estemporaneamente, senza rifletterci troppo. Dunque nulla di nuovo per questa Giunta. Ma il DDL n. 93 riesce ad interpretare questo suo essere non-legge nel peggiore dei modi perché viene proposto, come se niente fosse, a fronte delle gravissime problematiche che affliggono la nostra regione, acuite dall’emergenza epidemiologica. Affrontare queste problematiche richiederebbe invece interventi strategici urgenti, ricchi di prospettiva. Non c’è nulla in questo DDL che serva davvero a questa regione. Nulla che sia nemmeno immaginato.

Il DDL n. 93 è una legge confusa, che affastella provvedimenti di varie tipologie, accomunati solamente dall’essere introdotti a tutela del particulare di qualcuno, nell’accezione più piena di questo aggettivo che dobbiamo al Guicciardini. Questa omnibus per lo più replica per oltre 80 articoli il medesimo modello claustrofobico: concedere la deroga a norme precedenti al fine di elargire piccoli favori. I titoli di molti articoli dei Capi V, VIII e soprattutto VI in materia di infrastrutture, territorio e viabilità sono più che eloquenti si vedano gli: Artt. 30, 31, 45, 46, 48, 49, 59 e 63. A volte le giustificazioni date in Commissione sembravano infantili: “la mail non è giunta”, forse qualcuno non ha guardato cosa ci fosse in spam. Ma intanto facciamo una legge per salvare questo sprovveduto infelice. Ma lo strumento legislativo non dovrebbe avere qualcosa di universale e venir usato come strumento di progresso, invece che come il martello per un’aggiustatina ai cubetti di porfido? A volte sembra di essere di fronte a dirottamenti di fondi assegnati per una finalità ad un’altra, in barba a chi è stato escluso.

Nel DDL 93 si trovano articoli come quelli del Capo XI in materia di sanità, che recepiscono le indicazioni del Governo fino a svuotare, direi quasi a nientificare di un qualunque senso i corrispondenti articoli della tanto decantata Riforma Riccardi rendendoli assolutamente pleonastici. D’altra parte non si fosse fatto così sarebbe stato imbarazzante vedersi impugnare la legge, meglio lasciare che gli articoli non dicano niente, sperando che nessuno se ne accorga. Simile compito hanno gli Art. 40 e 41 sull’ambiente rispetto alla Legge 6/2019 lasciando aperta però la questione se simili modifiche non sarebbe stato forse opportuno che venissero discusse con i territori.

Vi sono poi articoli che manifestano una certa confusione programmatica, come l’Art. 5 che autorizza noleggi e acquisti di auto blu di grossa cilindrata a sola propulsione termica a fronte del tanto decantato progetto di mobilità elettrica NOEMIX. Incoerenza che non si può imputare però agli Assessori all’Ambiente o alla Mobilità, che candidamente hanno dichiarato in Commissione che ne erano all’oscuro. Evidentemente devono rivendicare maggiore trasparenza in Giunta.

Nel DDL 93 vi sono però anche articoli molto preoccupanti e pericolosi. Tesi nello sforzo di curare quel particulare interesse di qualche potentato rischiano infatti di compromettere un sistema urbanistico collaudato da decenni. Mi riferisco qui alla possibilità per i Comuni di disciplinare nell’Art. 32 come monetizzare le opere di urbanizzazione primaria; ma così si avvalla una progettazione e una prassi di stesura di convenzioni che non tiene conto di caratteristiche urbanistiche che si sono rivelate fondamentali nell’emergenza epidemiologica.

Gravi sono anche gli Artt. 12 del Capo III e 15 del Capo IV. La necessità di introdurli evidenzia quanto sia stata precipitosa l’abolizione delle UTI che adesso obbliga a trasferire in Regione anche quei pochi dipendenti delle ex-Province, che ancora erano rimasti al servizio degli enti locali. Quest’operazione senza un quadro generale provocherà solamente maggiori costi. È inquietante infatti l’improvvisazione che sembra profilarsi nella definizione dei futuri enti di area vasta, ovvero dei fantomatici Enti di Decentramento Regionale (EDR). Questi articoli al momento confermano solamente, ancora una volta, la politica di accentramento di questa Giunta in contraddizione con quanto ha sempre dichiarato. Ma quando verrà assegnato finalmente ai Comuni il personale del quale hanno estremo bisogno? Qui si parla di quasi un centinaio di lavoratori che andranno a ingrossare le file della Regione.

L’Art. 14 evidenzia poi la difficoltà nella quale si trovano i Comuni, che si è voluto lasciare da soli nella concertazione, nello spendere quanto è stato loro assegnato.

Agghiaccianti per l’ostinazione ideologica sono gli Artt. 19 e 20. In un contesto nel quale il Presidente continua a gettare la regione nel panico dichiarando che mancano i soldi per pagare il sistema sanitario si versa invece denaro ulteriore su programmi straordinari di sicurezza e si concedono proroghe per spendere le ingenti cifre assegnate ai Comuni per il sostegno all’operatività nel settore della sicurezza. Poiché queste voci sono finanziate da anni, perché l’Assessore non vuole arrendersi all’evidenza che non c’è più bisogno di interventi di questo tipo, almeno fino al superamento della crisi epidemiologica, e non cerchi invece di contribuire anche lui per la sua parte a mettere in sicurezza il sistema sanitario?

Puntuale c’è poi il colpo di accetta che va demolire qualsiasi progettualità in materia di immigrazione e sostegno alle persone straniere. Nell’Art. 25 scompare infatti il piano triennale per l’immigrazione. Si decide che si improvvisa. Così si riuscirà a drammatizzare meglio e quindi a strumentalizzare ancora più efficacemente su Facebook qualsiasi problematica futura, facendola diventare immediatamente emergenza imprevista.

Vi sono poi una miriade di articoli minori, alcuni notevoli solamente per l’infelicità della prosa. Ne cito uno l’art. 55, che recita verbatim “Per il finanziamento del contributo di cui al comma 1, è necessaria la partecipazione a maggioranza dei professionisti che esercitano l’attività con sede legale o operativa in regione”. Suggerirei in ossequio alle tante leggi sulla chiarezza normativa di riformularlo in positivo così: “I progetti di aggiornamento professionale sono aperti anche a professionisti che esercitano l’attività con sede legale o operativa fuori regione, purché non siano la maggioranza dei partecipanti.”

Molti articoli vanno nella direzione di ridurre la partecipazione come l’Art. 74 che esclude la consultazione delle assemblee locali dell’AUSIR in situazioni di emergenza. Ma se c’è una cosa che abbiamo scoperto da questa tremenda esperienza dell’epidemia è proprio quanto sia facile consultarsi per via telematica?

Ingiustificato l’art. 70, che rischia, insieme al taglio delle spese di funzionamento previste nell’ultima Legge, di compromettere l’operatività dell’UCIT che è l’unico strumento di controllo omogeneo della qualità delle emissioni in atmosfera che abbiamo in Regione.

Non avrei altro aggettivo per definire gli Artt. 43 e 44 se non come la quintessenza dell’improvvisazione.  Sul ruolo dei centri intermodali e sul trasporto ferroviario non ha senso intervenire con articoli puntuali. Si faccia un ragionamento legislativo ampio e soprattutto condiviso con i territori prima di legiferare in merito.

Chiudo con due esempi di leggi mancate. Una prende lo spunto dall’Art. 35 relativo all’eliminazione di un passaggio con il Ministero dei Beni Culturali nell’istallazione di antenne radio base di reti radiomobili. Invece di intervenire a favore degli enti gestori si sarebbe potuto dare una risposta alla cittadinanza e alla sua crescente preoccupazione relativa all’avvio del 5G, evitando che singoli comuni prendano decisioni avventate cavalcando un panico populista. Si sarebbe dovuto garantire ai cittadini il diritto ad avere modelli degli impatti delle antenne per valutarne consapevolmente in modo disaggregato la pericolosità. Ci vorrebbe una legge non un misero articolo di modifica. Cercheremo di presentarne una noi di Open-Sinistra FVG.

L’emergenza epidemiologica ha colpito soprattutto la scuola. Ha creato un vuoto che può essere pericoloso soprattutto per gli studenti provenienti dalle famiglie più svantaggiate o già emarginate. Vi è un forte rischio che ci possa essere una recrudescenza degli abbandoni sia a livello scolastico che universitario. Al riguardo andrebbe fatto uno sforzo di monitoraggio specifico e andrebbero avviate misure per contenere questo fenomeno, quali l’abbattimento delle Tasse Universitarie e le spese scolastiche, invece che solo quello della TARI e COSAP. Se non si agisce in fretta, questo fenomeno potrebbe avere effetti devastanti per la competitività della nostra regione in futuro. Cercheremo di presentare al riguardo, come Open-Sinistra FVG, una legge.

Esprimiamo quindi parere molto negativo su questo DDL senza sottrarci però al nostro dovere quali rappresentanti del popolo di migliorarlo là dove possibile con emendamenti e ordini del giorno.

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