Relazione Honsell sul Disegno di Legge 68 su minoranze linguistiche FVG

Relazione Honsell sul Disegno di Legge 68 su minoranze linguistiche FVG

Ecco ancora un altro Disegno di Legge mediante il quale questa Giunta interviene in modo rapsodico, e purtroppo superficiale, su una tematica. Interviene infatti su un patrimonio della più profonda rilevanza socio-politica per il Friuli Venezia Giulia, che deriva dalla presenza di ben tre minoranze linguistiche, ovvero il carattere multilingue e multiculturale, della nostra comunità. Questo è il principale, se non l’unico, e peraltro ancora attualissimo presupposto, per la specialità stessa della Regione.

E questa modalità rapsodica è purtroppo… stonata con la sinfonia di lingue e voci del Friuli Venezia Giulia. Lo è soprattutto per quel che riguarda la tutela e la promozione della lingua friulana e la sua faticosa storia sociale di lingua di un popolo che non ha avuto uno stato nazione a cui riferirsi ormai da 600 anni!

Su un tema di questa portata si sarebbe dovuto legiferare in modo organico e profondo per trasformare questo patrimonio territoriale in una competenza plurilingue e interculturale dei cittadini di questa regione. Qualora si fosse voluto mettere mano al coacervo di normative esistenti si sarebbe dovuto elaborare un testo unico che in maniera organica offrisse una serie di norme fondamentali per la salvaguardia, la valorizzazione e lo sviluppo delle tre famiglie linguistiche presenti nel nostro territorio. Invece questo DDL interviene intarsiando normativamente le leggi esistenti più con lo spirito di favorire finanziariamente alcune specifiche dinamiche e di punirne e censurarne altre.  Su una tematica tanto complessa opera in modo semplicistico invece che semplificativo. Quindi opera in modo totalmente inopportuno. E vede OPEN-Sinistra FVG contraria.

Questo Disegno di Legge dimostra inequivocabilmente come questa Giunta manchi completamente di visione e non abbia un’idea di come perseguire una politica linguistica di autentica promozione e tutela di quel patrimonio straordinario che è ancora stato così poco valorizzato nella nostra regione volto cioè a trasformare attraverso forme di educazione plurilingue rivolta alle diverse fasce d’età il multilinguismo  sociale esistente in una competenza effettiva in diverse lingue dei nostri cittadini e delle nostre cittadine. Gli effetti di questa legge andranno a rompere percorsi e processi virtuosi, ancorché complessi, che sono maturati in decenni di impegno.

Proprio questo atteggiamento semplicistico, che sin nel titolo è equivoco, dichiara infatti di voler “tutelare e promuovere le minoranze” invece del patrimonio linguistico e storico-culturale di cui sono portatrici le minoranze stesse, manifesta più la volontà di esercitare un divide et impera che un autentico sforzo per irrobustire le modalità di tale promozione e tutela. Sembra più una legge che disciplina alcune “riserve indiane” che una legge che vuole affrontare il nucleo pulsante della nostra specialità. Questo Disegno di Legge è informato da una volontà di trattare in modo uniforme le tre minoranze del Friuli Venezia Giulia, quando invece le caratteristiche di queste tre minoranze quanto a numeri, leggi di tutela pre-esistenti e modalità organizzative sono profondamente diverse e non omologabili ad un unico modello. Il risultato di omogeneità ovviamente non viene raggiunto, ma l’opera di omogeneizzazione che innesca ha l’effetto, là dove viene esercitata, di soffocare una rete di soggetti e dinamiche preesistenti.

Abbiamo appreso che per quanto concerne il tedesco e lo sloveno comitati e commissioni linguistiche hanno approvato questa legge, ma certamente altrettanto non si può dire del friulano. Apprendiamo che la legge è stata condivisa dall’ARLEF, ma non essendoci un comitato tutti i soggetti operanti nella tutela e promozione della lingua friulana, non si può dire che ci sia stata alcuna consultazione di tutti i soggetti operanti nella tutela e promozione della lingua friulana.

Anzi, ancora una volta colgo l’occasione Signor Presidente, per stigmatizzare come il percorso in Commissione di questo Disegno di Legge non è stato rispettoso del lavoro dei Commissari. La Giunta decise la data nella quale doveva andare in aula questo Disegno di Legge comprimendo i tempi per la sua analisi in Commissione, costringendomi ad un braccio di ferro per poter avere delle audizioni. Audizioni che sono state compromesse proprio perché non c’erano i tempi visto il raptus normopoietico da cui è stata posseduta nelle ultime settimane questa Giunta, il tempo è stato troppo ristretto per raggiungere la vasta platea coinvolta nella tutela della lingua friulana. Sono quindi risultate virtuali le dichiarazioni di disponibilità dell’Assessore quando le scadenze dei lavori in aula non permettevano i tempi per programmare un confronto serio.

Vengo adesso all’articolato evidenziando i difetti più macroscopici. Tratterò quasi esclusivamente la questione del friulano. In Commissione ho richiesto, inascoltato purtroppo, di stralciare le parti riguardanti il friulano proprio per permettere maggiore ponderazione. Sull’articolato relativo alle altre lingue le osservazioni saranno minime.

Come si può pensare di escludere qualsiasi riferimento all’Università e ai suoi centri di ricerca in glottodidattica in relazione alla formazione del personale docente e alla costruzione di materiali didattici, limitandosi al semplicistico Art. 17?

Come si può pensare che l’associazionismo e il volontariato, che pur in modo esemplare hanno condotto attività memorabili nella tutela delle lingue minoritarie, possano essere sufficienti a promuovere le lingue? La costituzione di un albo di associazioni, disciplinato nell’Art. 19, esclude tutti gli operatori dell’editoria. Certamente da un punto di vista semplicistico può addirittura sembrare un passaggio legittimo, ma l’attuale crisi dell’editoria nelle piccole lingue in particolare, necessiterebbe di interventi straordinari.

Come si può pensare che tutto si possa ridurre alla costituzione di albi di associazioni, che appiattiscono o addirittura azzerano attività e storie quasi secolari, per metterle in competizione tra loro alla caccia di qualche contributo, senza alcuna garanzia di continuità, come viene invece fatto nell’Art.19?

Alcune associazioni ed società responsabilità limitata sono state “messe in sicurezza”. È inevitabile che ciò avvolga in un’aura di arbitrarietà gli Art. 18 e 19. Ciò non fa bene né a loro né rispetta i meriti e la storia importantissima di altri soggetti come il giornale La Patrie dal Friûl, Glesie Furlane, o la casa editrice Kappa Vu, solamente per citarne alcune tra le principali. Certamente è legittimo aprire bandi di finanziamento ad associazioni nuove ma non si può rileggere in modo banale e piatto la storia.

Perché si parla di varietà linguistiche solamente per il tedesco (Art. 23) e lo sloveno (Art. 11)? Non è forse il nostro territorio molto più ricco di varietà linguistiche friulane (cfr. Atlante storico-linguistico-etnografico friulano del Pellegrini dell’Università di Padova)? Forse non è in gioco in questo Disegno di Legge la tutela della lingua, ma lo sono invece i favori politico-elettorali, come spudoratamente manifestato dal combinato dell’Art. 11, nel quale al comma 1 si parla, non di varianti, ma di “resiano” e nel comma 2 si creano meccanismi di deroga agli albi per finanziamenti specifici al riguardo. Se si vuole davvero affrontare criticamente il tema delle varianti linguistiche si deve avere bene chiaro che cosa siano. Tutta la ricerca scientifica considera le varianti linguistiche di quei territori come varianti più o meno antiche dello sloveno o del tedesco. Le varianti vanno rispettate e valorizzate, ma in ambito educativo costituiscono solamente le basi di partenza per costruire percorsi che permettano agli allievi di impossessarsi anche di livelli linguistici più alti e formali nelle rispettive lingue standard. Se non c’è questa duplice azione di tutela e di orientamento didattico parlare di varianti linguistiche è linguisticamente sterile. Non si fa menzione delle scuole multilingui, con lingue minoritarie che nella nostra regione si sono sviluppate sin dagli anni ottanta e che rappresentano un ‘unicum’ in Italia se si escludono la Val D’Aosta, il Trentino-Alto Adige e le Scuole con lingua d’insegnamento slovena del Friuli Venezia Giulia. 

Le varianti linguistiche non costituiscono espedienti per accontentare sindaci e i loro elettori a fini di iniziative folkloristiche, si tratta piuttosto di tutelare un patrimonio e continuare ad offrire opportunità per comunicare in diverse lingue alle generazioni future di tutta la regione.

Non c’è stato tempo di cogliere tutte le implicazioni dell’Art. 20. Sarebbe forse stato importante intervenire in modo da creare le condizioni per ottenere finalmente nel contratto di servizio della RAI l’informazione in friulano ai sensi della Legge 15 dicembre 1999, n. 482.

L’Art. 36 prevede una conferenza per il tedesco, in analogia a quanto avviene per le altre due lingue. Ma sarebbe molto più utile organizzare un’unica conferenza generale che coinvolga tutte le minoranze linguistiche della regione, per discutere in modo scientificamente disciplinato aspetti comuni e differenze.

In conclusione, questa legge, affrettata nel suo iter, rischia di provocare profondi squilibri in un contesto fragile come quello della tutela, della promozione e della valorizzazione delle lingue minoritarie. Ancora una volta chiedo che vengano stralciati gli articoli relativi al friulano per un’analisi più approfondita su come promuovere la rete che oggi esiste, audendo anche l’ARLEF e quelle che sono le sue strategie.

Con amarezza infine rilevo la totale assenza di una strategia che promuova l’educazione plurilingue di tutti i cittadini della nostra regione. Non si tratta solamente di circoscrivere “riserve indiane” disciplinate da albi, ma di far crescere la comunità tutta in un contesto multilingue che rappresenta, secondo il grande linguista Tullio De Mauro, un unicum paragonabile soltanto all’India per l’incontro della famiglia linguistica romanza, di quella germanica e di quella slava e che ha sempre suscitato l’interesse dei grandi linguisti stranieri.

È opportunità straordinaria quella del Friuli Venezia Giulia, non perdiamola. Questo Disegno di Legge è un misero coacervo di normette apparentemente innocue, ma che invece stonano pesantemente con la sinfonia di voci e di lingue che dovrebbe rendere orgogliosa la nostra regione.

Fermiamoci finché siamo ancora in tempo.

Ad ogni generazione scompaiono nel mondo il 50% delle lingue. La perdita di ogni lesser-user language impoverisce ciascuno di noi anche se non ne comprendiamo nemmeno una parola.

Puoi leggere il testo ultimo del Ddl 68.

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